Insipidus est ex rivulis querere quod possis ex fonte percipere.
Sciocco è nei rivoli cercare quel che alla fonte puoi provare.

(Giovanni Boccaccio)

 

FAVOLE DA LEGGERE, VEDERE, STUDIARE

libri
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Avvertenza

Capire qualcosa di sensato e rigoroso sulla fiaba e sul mito è un'impresa ardua, inversamente proporzionale alla gioiosa facilità con la quale ognuno può fruirne. A chi non abbia voglia di lavorare, di interrogarsi, rinunciando a ricette e semplificazioni buone solo per esibire qualche competenza e sentenziare in questa o quella occasione, conviene lasciar perdere. La psicoanalisi è uno strumento efficace per comprendere la forza narrativa delle favole, e prevede un percorso lungo e difficile.

Ho scelto i saggi secondo il mio gusto e la mia esperienza, senza seguire criteri di obbiettività o completezza, mentre le raccolte possono fornire un panorama sufficientemente ampio.
Gli insegnanti interessati alla fiaba e alla psicoanalisi per il loro lavoro, se soffrono per la continua tensione tra la necessità di rispondere a criteri di valutazione e di adesione a programmi oggettivamente validi e la percezione, o, meglio, il sentimento, della ricchezza soggettiva e insatura che caratterizza la loro relazione con i discenti e i processi stessi di apprendimento, potranno trovare materiali da utilizzare e tracce da percorrere in questa pagina.

Pagina messa in rete circa dieci anni fa, che da tempo aveva bisogno di una revisione e di un aggiornamento. La ricchezza dei materiali ora disponibili in rete lo ha reso più complesso ma anche più appassionante: si trovano in rete, liberamente disponibili studi e raccolte famose e rare, di tutti i tempi e di tutti i paesi, con meravigliose illustrazioni, spesso nella versione originale,e poi filmati preziosi, per prendere contatto con fiabe cinematografiche che vanno dalla Cendrillon di Méliès (1899) ad Avatar di Cameron (2009). L'arbitrarietà della mia scelta si fa più evidente con questa ricchezza: spero che le mie indicazioni possano essere utili, come tracce da seguire, da lasciare, da riprendere.

Per le correzioni e i suggerimenti, ringrazio.

26 dicembre 2010

Saggi

libria
BETTELHEIM, Bruno (1976)
The Uses of Enchantment. The Meaning and Importance of Fairy Tales, New York: A. Knopf 1976; Il mondo incantato, tr.it. Andrea D'Anna, Milano: Feltrinelli, 1977.
È il punto di partenza per lo studio psicoanalitico delle fiabe, di cui Bettelheim scoprì il potenziale comunicativo osservando che potevano coinvolgere bambini sofferenti per disturbi psichici, in maniera ben diversa dalle storielle realistiche. Osservò inoltre che le versioni originarie, dalle quali non erano stati rimossi gli elementi conflittuali e perturbanti, permettevano ai bambini di rappresentare i loro conflitti con una ricchezza molto maggiore. Le interpretazioni, che corrispondono alla prima topica freudiana, possono suonare schematiche e datate, senza che questo tolga valore alle pagine dedicate alla coppia narratore/ascoltatore costituita dall'adulto, dalla mamma in particolare, e dal bambino.
BETUSSI, Giuseppe (1564)
testiDella geneologia de gli dei di m. Giovanni Boccaccio libri quindeci: ne' quali si tratta dell'origine, & discendenza di tutti gli dei de' Gentili. Con la spositione, & sensi allegorici delle fauole ... (frontespizio)
Tradotti et adornati per m. Gioseppe Betussi da Bassano. In Venetia: appresso Francesco Lorenzini da Turino, 1564. http://bivio.signum.sns.it/ (consultato il 12 dicembre 2010).
BION, Wilfred Rupert (1961)
Experiences in Groups and other Papers, Londra: Tavistock Publications, 1961; Esperienze nei gruppi, tr. it. S.Muscetta; Roma:Armando Armando, 1971.
Chi disponga di qualche nozione psicoanalitica, o almeno di un buon dizionario della materia (vedi, ad esempio, Laplanche e Pontalis), leggendo questo libro potrà imparare a leggerecerte dinamiche di gruppo, ricorrenti in una classe di scuola elementare o media come in ogni gruppo umano.
BOCCACCIO, Giovanni (1350-1367)
Genealogie Deorum Gentilium Libri. (Tradotto in italiano nel 1564 da Giuseppe Betussi)
È il primo testo scientifico di mitologia, al quale Boccaccio lavorò dal 1350 al 1367, lasciandolo incompiuto. L'opera, in quindici libri, dedicata Ad Ugonem inclitum Ierusalem et Cypri regem, descrive le parentele fra gli dei latini e greci citando le fonti originali con l'orgoglio che derivava a Boccaccio dall'aver introdotto per primo lo studio della lingua greca in Italia, a Firenze, col monaco bizantino Leonzio Pilato, che gli permise di ascoltare per primo in Italia dopo tanti secoli la parola originaria di Omero. La sua conoscenza del greco era però tale da farlo incorrere in numerosi errori e in qualche grosso abbaglio interpretativo: questo commuove il lettore contemporaneo e aumenta il valore dell'opera alla quale Boccaccio dedicò tanti anni, disegnando lui stesso numerosi alberi genealogici per facilitare il percorso del lettore fra le complicate famiglie di dei, chimere, eroi epici e tragici, esseri umani d'eccezione.
La prima enciclopedia mitologica del mondo intreccia tre criteri interpretativi:
1) storico o evemeristico: gli dei pagani sono antichi eroi divinizzati;
2) naturalistico: le divinità rappresentano forze e fenomeni naturali;
3) morale: le divinità personificano doti o qualità morali.
Seguendo il modello umanistico petrarchesco Boccaccio svelava la "mundana sapientia" nascosta negli dei e nelle storie pagane, intendendo queste e quelli come le molteplici forme nelle quali veniva colto il Dio unico prima della rivelazione cristiana, quindi non false né vere, ma capaci di avvicinare alla verità e di prepararne l'avvento. Il senso più profondo dell'opera è comprensibile leggendo gli ultimi due libri, interamente dedicati all'elogio e alla difesa della poesia. Come gli antichi hanno potuto conoscere Dio attraverso le immagini e le storie di dei ed eroi, così la poesia, l'arte della scrittura, è per Boccaccio una forma di teologia, avvicinando a Dio per immagini e metafore. Essendo quindi autonoma, può fare a meno di qualunque legittimazione: è la stessa rivoluzione del Decameron, nel quale si raccontano storie che non dimostrano altro che ciò che contengono. Il vero per Boccaccio non è quindi più soltanto ciò che un'autorità di indiscutibile potenza, come la Chiesa, attesta come vero. Vero, come la poesia, è ciò che avvicina alla verità.
testiGenealogie Deorum Gentilium Libri. (consultato il 12 dicembre 2010).
CAILLOIS, Roger (1978)
Les champs des signes. Récurrences dérobées. Paris: Hermann 1978; Ricorrenze nascoste, tr. it. Anna Zanetello; Palermo: Sellerio, 1986.
Si può pensare a questo, come agli altri libri di Caillois, come a specchi che rifrangono la ricchezza e la complessità irriducibile della fiaba e del mito. A chi non ha bisogno di criteri sistematici Caillois suggerisce percorsi di grande sensibilità estetica e coraggio intellettuale.
CARTARI, Vincenzo (1556)
Le immagini con la spositione dei Dei degli antichi. In Venetia per Francesco Marcolini. MD LVI.
Le imagini de i dei de gli antichi; a cura di Ginetta Auzzas, Federica Martignago, Manlio Pastore Stocchi e Paola Rico; Vicenza: Neri Pozza Editore, 1996.
Cartari scrisse il primo trattato di mitologia in volgare, in forma manualistica, rispondendo così all'esigenza degli artisti che, non conoscendo le lingue classiche, non potevano accedere alle fonti per rappresentare soggetti mitologici. Traduce e ordina fonti che spaziano da Omero, Filostrato, Pausania, Virgilio, Ovidio, Apuleio, Macrobio, attingendo largamente a traduzioni umanistiche precedenti. L'opera è corredata di numerose tavole che rappresentano i soggetti con i loro attributi. Il successo dell'opera è attestato dalle numerose traduzioni - 15 tra il 1556 e il 1615 e dalle ancor più numerose ristampe e riedizioni. Il testo con le sue illustrazioni è stato la fonte per moltissime opere successive.
testiLe immagini con la spositione dei Dei degli antichi (consultato il 12 dicembre 2010).
CASTORIADIS, Cornelius (1978)
Les carrefours du labyrinthe, Paris: édition du Seuil, 1978; Gli incroci del labirinto, trad. it. Maria Gloria Bicocchi e. Fortunato Lepore; Firenze: Hopeful Monster 1988.
CICERONE, Marco Tullio (45 a. C.)
testiDe natura deorum, 45 a. C. La natura degli dei, edizione pdf a cura di Patrizio Sanasi (consultato il 12 dicembre 2010).
COX, Marian Emily Roalfe (1892)
Cinderella. Three Hundred and Forty-five Versions of Cinderella, Catskin and Cap O' Rushes, Abstracted and Tabulated, with a discussion of Mediæval Analogues, and notes. With an Introduction by Andrew Lang. London: Publication of The Folk-Lore Society, 1892. Nendeln/Lichtenstein: Reprinted by permission of the F.-L. S., Kraus Reprint Limited, 1967.
A chi legga Cox appare evidente il debito - non dichiarato, a quanto mi risulta - che Aarne, e successivamente Thompson, ebbero verso di lei. Non mi risulta che Propp abbia conosciuto direttamente il lavoro di Cox, ma è indubbio il suo debito indiretto, attraverso i primi lavori pubblicati dalla Scuola Finlandese di A.A. Aarne. Marian Roalfe Cox si riferisce con deferenza alla Folk-Lore Society, che aveva promosso la sua ricerca, e l'autorevole Andrew Lang scrive per lei un'introduzione che trasuda superiorità ad ogni riga. Probabilmente inconsapevole di essere andata molto oltre rispetto ai comparatisti della gloriosa Folk-lore Society di Londra, Marian Emily Roalfe Cox aveva raccolto e schematizzato le sue fiabe secondo criteri nuovi, tanto fecondi da costituire il punto di partenza per gli studi del secolo successivo. Il libro è fondamentale per la ricerca sulle fiabe. Ho dedicato una piccola nota a Cox ne La luna nella cenere, ma la studiosa inglese meriterebbe uno studio monografico.
testiCinderella by Marian Roalfe Cox. Part of The SurLaLune Fairy Tale Pages by Heidi Anne Heiner (consultato il 12 dicembre 2010)
D'AGOSTINO Maria, a cura di (2008)
La leggenda di Cola Pesce, Una versione spagnola del secolo XVII. Roma: Salerno Editrice, 2008.
La ricchezza e il rigore di questa ricerca ne fanno un testo ideale per chi è mosso dall'interesse verso una lettura psicoanalitica di un motivo mitico e fiabesco grande per diffusione e intensità poetica. La storia racconta come la mancanza di limite - l'essere umano non può vivere nell'acqua - sia connessa a una maledizione parentale, più frequentemente materna, primaria, ma anche paterna, o di entrambi i genitori, che viene pronunciata perché Cola rifiuta di tornare a casa per partecipare al lavoro o alla vita della famiglia. Andando oltre il limite è possibile accedere a tesori altrimenti invisibili, o a un sapere straordinario, che come le gemme e le navi giace in fondo al mare. Questo sapere, questa ricchezza, possono essere anche messe da Cola Pesce a disposizione dei naviganti, ai quali insegna come evitare le tempeste e altri pericoli del mare di fronte ai quali soccomberebbero senza il suo intervento. La legge infranta grazie a una straordinaria e magica abilità di nuotatore, capace di resistere anche negli abissi marini, si ripresenta grazie alla fama che deriva al personaggio proprio da questa abilità. Il re o l'imperatore, la figura che rappresenta la legge al sommo grado, chiede a Cola Pesce di andare a prendere una coppa d'oro che lancia nel mare, dove il Mediterraneo ha una profondità abissale, nello stretto di Messina, miticamente guardato da Scilla e Cariddi.
Notiamo che le feroci guardiane della massima profondità del mare conosciuto dagli antichi sono due figure divenute mostri per metamorfosi: lo stretto abissale può essere considerato il femminile insondabile, che solo Ulisse, eroe della mente e del ritorno, riesce ad attraversare, pagando come prezzo la perdita di tutti i suoi compagni, sperimentando quindi una solitudine radicale, trovandosi dopo il passaggio hilflösigkeit, derelitto, ma vivo. Tornando a Cola Pesce, l'attante fiabesco riporta la coppa d'oro al sovrano, che lancia quindi un altro oggetto negli abissi. Cola Pesce obbedisce all'ordine di andare a riprenderlo, in alcuni racconti perché sarebbe condananto a morte se non lo facesse, in ogni caso consapevole del fatto che non riemergerà mai più. La legge quindi, la festa durante la quale l'ultimo episodio avviene, mettono in scena il desiderio di umanizzarsi, impossibile per chi ha oltrepassato i limiti della condizione umana. Il pregio della storia di Cola Pesce, come di tutte le grandi fiabe, è nel rappresentare sia il desiderio struggente di forzare i limiti, sia il desiderio di far parte della comunità umana sottomettendosi alla legge del re. Che la storia dipenda da uno o da molti motivi mitici antichi, locali o greci o normanni o arabi, racconta di Cola Pesce come di un personaggio fiabesco, che ha una dote straordinaria, tanto grande da farlo apparire soprannaturale. Come in ogni fiaba, l'umanizzazione, l'appartenenza alla propria comunità umana, è il punto di tensione della fiaba. Questo la differenzia dal mito, nel quale l'eroe trascende l'umano in un finale che trasforma la sua morte, il suo scacco fra gli uomini, in una asterizzazione o in un'altra forma di divinizzazione. La vittoria sul tempo e sui limiti di un personaggio come Cola Pesce, che appartiene interamente alla sfera umana, è la sua esistenza nella memoria, nelle varianti della sua storia, nella vitalità del suo personaggio. L'attante fiabesco non può contare su alcun aiuto soprannaturale, per quanto faccia esperienza di talismani magie o virtù miracolose. La forza della fiaba è il suo paradigma che sempre riconduce il fruitore e il narratore alla realtà quotidiana, non grazie a commenti moralistici, ma per la forza della rappresentazione. Non c'è fiaba in cui l'oggetto o la virtù magica alla fine non debbano essere lasciati, o nella quale la magia basti al soggetto per vivere con gli altri esseri umani.
L'immersione negli abissi di Cola Pesce ha un'analogia con le fiabe in cui l'attante accede a una dimensione temporale altra (vedi ad esempio la favola ladina di Cian Bolfin). Il protagonista di questa fiaba ladina vive presso una signora delle nevi, Dama Kenina, e quando gli sembra passato un anno torna al suo paese, per scoprire che è passato un secolo. La sua permanenza nel regno ultramondano, quello delle nevi, come quello delle acque per Cola Pesce, è tale da impedirgli per sempre il ritorno nella dimensione umana, che da un certo momento gli viene interdetta per sempre.

L'ultima versione della fiaba in cui questo limite viene attraversato, fino a portare l'attante protagonista a vivere per sempre in un mondo diverso dalla Terra, è il film di James Cameron Avatar. Per una lettura ideologica marxista e lacaniana, vedi Slavoj Žižek.

Per altri pesci magici e fiabeschi, in questo sito si possono trovare il Pesce Tonno di Pietropazzo, o il principe metamorfizzato in pesce, motivo molto diffuso in Europa, qui in una versione marchigiana, Lu Re Pesce.
DEKKER, T., VAN DER KOOI, J., MEDER, T. (1997)
Van Aladdin tot Zwaan kleef aan. Lexicon van sprookjes: onstaan, ontwikkeling, variaties; Nijmegen: Uitgeverij SUN, 1997. Tr. it.: Dizionario delle fiabe e delle favole. Origini, sviluppo, variazioni, tr. it. Fernando Tempesti; Milano: Bruno Mondadori, 2001. Testo base utile per orientarsi nella comprensione della fiaba, soprattutto per la ricchezza di dati storici e geografici.
DETIENNE, Marcel & VERNANT, Jean-Pierre (1974)
Les ruses de l'intelligence - Les mètis des Grecs Paris: Flammarion 1974; Le astuzie dell'intelligenza nell'antica Grecia, tr.it. Andrea Giardina, Milano: Mondadori 1992.
Si tratta di un testo monografico sul mito, dedicato al concetto di ruse, astuzia : in greco, mètis. Nella Teogonia di Esiodo, Mètis unita a Zeus concepisce Atena, dalla mente perfetta, e Zeus la ingoia prima che partorisca, quando sa che la dea è destinata a concepire un figlio destinato a spodestarlo. La tiene dentro di sé perché lo aiuti per sempre a discernere il bene e il male. Interessante osservare che comunemente si ricorda il mito di Atena come nata per partenogenesi dalla testa del padre.
Métis indica la capacità di immaginare e realizzare una soluzione per un problema apparentemente irresolubile, per superare uno scoglio definito come insormontabile. Il fascino del concetto, e la sua presenza nei miti e nell'epica, offre un affondo nella cultura antica.
Una tradizione mitica considera Mètis madre di Poros (Ricchezza, Soluzione, Guado, Passaggio), che concepiì Eros con Penìa (Povertà, Mancanza). Métis è la dote con cui Ulisse vince il ciclope Polifemo, la stessa con la quale David uccide Golia.
L'espressione corrente più vicina a mètis è pensiero divergente. La traduzione migliore mi sembra reperibile nei dialetti: nel modenese ad esempio usta, pur non avendo alcuna divinità corrispondente, corrisponde bene al greco mètis.
FORNARI, Franco (1963)
La vita affettiva originaria del bambino, Milano: Feltrinelli 1963
Lavorando con i bambini nella scuola ho spesso pensato che le loro rappresentazioni delle fiabe fossero molto kleiniane. Franco Fornari ha introdotto Melanie Klein in Italia, come un'integrazione alla teoria freudiana. Come osserva Elvio Fachinelli (Il bambino dalle uova d'oro, Milano: Feltrinelli, 1965; pp. 20-21), Freud ha lasciato a "[M]elanie Klein e ai suoi discepoli l'intiera conquista del reame dei fantasmi percettivi". E nella nota a piè pagina: "Dove forse esiste un sovraccarico di mito, dove il mito genera se stesso".
Anche con la prima topica freudiana, con la successione delle fasi orale, anale, fallica, latente, genitale, si interpretano agevolmente le rappresentazioni dei bambini che hanno ascoltato una fiaba (si vedano, ad esempio, i disegni dei bambini di terza elementare ai quali avevo raccontato il mito esiodeo della castrazione di Urano/Cielo).
La facilità con la quale una teoria psicoanalitca consente di interpretare sogni, favole, lapsus, non testimonia del suo grado di verità, ma della sua analogia mitica con la realtà psichica: è un mito contemporaneo che interpreta un mito antico. Ricordiamo che Freud stesso ha scritto: "La teoria delle pulsioni è per così dire la nostra mitologia".
La conoscenza della fantasmatica kleiniana, dotata quindi della stessa forza di significazione dei miti, rappresenta comunque un antidoto al moralismo e al buonismo con i quali sovrapponiamo al bambino che ci sta accanto il nostro bambino ideale.
von FRANZ, Marie-Louise (1972)
Il femminile nella fiaba, tr. it. Bianca Sagittario e Nadia Neri, Torino: Boringhieri 1983.
Si tratta di un'entrata agevole per comprendere psicoanaliticamente la fiaba nella chiave junghiana. Si tratta quindi di un libro adatto a chi deve cominciare a legare il senso delle rappresentazioni fiabesche, mitiche e archetipiche, ai sogni e alle vicende personali di donne analizzate dall'Autrice.
L'Autrice ha riveduto il testo, nato da un seminario tenuto all'Istituto C. G. Jung di Zurigo nell'inverno del 1959, della prima edizione, in inglese (Problems of the feminine in Fairytales, Dallas: Spring Publications 1972), sia per l'edizione tedesca (Das Weibliche im Märchen, Stoccarda: Bonz 1977), che per quella francese (La femme dans les contes de fées, Paris: Fontaine de Pierre 1979), che per l'edizione l'italiana, tradotta da Bianca Sagittario e Nadia Neri, Il femminile nella fiaba, Torino: Boringhieri 1983.
Come il testo di Fornari può costituire un ingresso nella fantasmatica kleiniana, questo libro di von Franz lo costituisce per la teoria junghiana sulle fiabe. Legare le figure e le avventure fiabesche agli archetipi, e descriverne le analogie con i sogni e le storie di donne un analisi, insegna a usare la chiave junghiana all'inconscio. Chiave tanto mitica quanto quella kleiniana: usare entrambe le prospettive, e poi rileggere le fiabe con la due prospettive freudiane, della prima e della seconda topica, e magari applicare la teoria lacaniana, allontanerà dalla psicoanalisi chi cerca una verità pseudo-religiosa, mentre avvicinerà i pochi che amano la ricerca scientifica.
FREUD, Sigmund
  • 1900 Die Traumdeutung, Leipzig und Wien: Franz Deuticke 1900; G.W., Bd. 2/3; L'interpretazione dei sogni, tr. it. di Ezio Luserna, OSF V, Torino: Boringhieri 1966.
    Le due date dell'opera - stampata nel 1899, ma recante la data 1900 per volontà dell'editore - possono far pensare alla sua funzione di chiusura del secolo XIX e a quella di apertura del XX. Curiosamente la stessa doppia datazione è di un libro che ha grande importanza per l'immaginario del Novecento: Il mago di Oz (The Wonderful Wizard of Oz) di Frank Baum.
    L'opera può essere letta e compresa a più livelli, come molti libri di Freud. Leggere l'Interpretazione dei sogni, significa scegliere la via maestra, iniziare il proprio studio dal momento in cui scaturisce la psicoanalisi, o tornarvi, e poterne sentire la sorgente.
    Le leggi del sogno descritte da Freud nel capitolo VII aprono alla comprensione delle favole, e delle rappresentazioni con le quali bambini e adulti le rinarrano, riducendole o ampliandole: trasformandole come sempre si sono trasformate e come sempre si trasformeranno.
    testiIl sogno raccontato nella letteratura moderna, Vanessa Pietrantonio; Abstracts del ciclo di lezioni bolognese. Il sogno nella letteratura: un'introduzione. (gennaio-giugno 2000) (consultato il 20 dicembre 2010).
    testiBibliographie Sigmund Freud (consultato il 15 dicembre 2010).
    testiGW, Gesammelte Werken(consultato il 15 dicembre 2010).
  • 1913 Totem und Tabu, Leipzig und Wien: Franz Deuticke 1913; G.W., Bd. 9; Totem e tabù, tr.it. Silvano Daniele,
    OSF VII, Torino: Boringhieri 1975; pp. 1-164
    Il rapporto indagato da Freud fra il soggetto umano e la sua cultura, fra la vita psichica individuale e quella collettiva, centrato sul conflitto edipico, apre una via di ricerca necessaria a chi voglia studiare e comprendere le favole.
  • 1913 Das Motiv der Kästchenwahl. In: Imago, Bd. 2 (1913), S. 257- 266; G.W., Bd. 10, S. 24-37.
    Il motivo della scelta degli scrigni, tr. it. Mario Ciarfaglini, Pietro Veltri, Silvano Daniele, OSF VII, pp. 203-218.
    Il tema della scelta degli scrigni; traduzione di Antonello Sciacchitano.
    Fra il 2005 e il 2006, all'Istituto Gradiva di Firenze, nell'ambito del mio ciclo su Psicoanalisi e arte del racconto, ho tenuto un seminario intitolato La morte e la più bella, che viaggiava in questo testo e nelle fiabe e nei miti ai quali fa riferimento.
    In poche pagine Freud porta ad esempio una gran quantità di fiabe e miti, forzandoli a significare quel che lui desidera affermare: la vittoria della morte come madre silenziosa. Secondo Antonello Sciacchitano, che ha ritradotto il saggio su mia richiesta, Freud anticipa qui in forma mitica il concetto di Todestrieb, Thanatos, pulsione di morte, che sarà enunciato nel 1920. Questa alta posta spiegherebbe l'insolito dispiegamento di favole di tutti i tempi.
    Se poi ci chiediamo cosa era accaduto nella vita di Freud, il pensiero corre a un incontro del 1912: quello con Lou Andreas Salomé, che sarebbe rimasta per tutta la vita la sua corrispondente più fedele e comprensiva. E se questo breve saggio segnalasse la rinuncia definitiva a un pieno incontro con la donna, una donna, intelligente, colta, affascinante, e insieme devota a lui dal primo momento come un'allieva? Bella, la più bella, che aveva rifiutato la proposta di nozze di Nietzsche, aveva avuto come amante Rilke, e disponeva liberamente di se stessa. Freud potrebbe aver domato e rimosso la sua passione per l'incontro con la donna, celebrando la vittoria della pulsione di morte. Il femminile estremo, il più verace, come il piombo nella scelta dei pretendenti di Porzia, alla fine è per Freud la donna/madre/terra/sepolcro. Così Freud considera una tomba lo scrigno di piombo del Mercante di Venezia. Ma nell'opera di Shakespeare quel che la maggior parte degli uomini rifugge è l'impenetrabile scrigno, il grembo che contiene la vita, e sceglierlo significa una vittoria sulla morte. La scelta di Bassanio non è felice solo per lui e per Porzia, ma anche per il mercante che viene liberato da lei. La figura di Porzia, che travestita da avvocato è superiore a tutti gli uomini che celebrano il processo di fronte al Doge di Venezia, potrebbe essere apparsa a Freud simile a quella di Lou Salomé. E rinunciando ad averla per sé, non potendo fare la parte di Bassanio, Freud non vede il lieto fine, estremamente raffinato, della favola di Shakespeare. Con chi avrebbe potuto identificarsi Freud se non con l'ebreo Shylock, il personaggio più intenso e drammatico, che fa le spese delle favola? Il suo desiderio di vendicarsi delle umiliazioni subite lo acceca, lo induce a rifiutare ogni mediazione, restando attaccato a una legge rigida e concretistica che soccombe di fronte alla finezza veneziana.
    Eppure fuori dal teatro, o nel gran teatro del loro incontro, Porzia/Lou preferirà Shylock/Freud a qualunque Bassanio, e gli resterà fedele fino alla morte. Perché la vita non somiglia a una fiaba.
    Trattando di favole, abile a smontarle, ma non a comprenderle, Freud vuole dimostrare che il lieto fine è un abbaglio, e che la dura verità alla quale è giusto sacrificare qualunque altra cosa, è l'ultima amante: la morte. Ma se è vero che la vita somiglia poco a una fiaba, è altrettanto vero che non somiglia al suo rovescio. La vita può incantare le teorie, mentre le teorie non incantano la vita nemmeno per un tempo breve. Per questo vale solo l'arte di Orfeo.
  • 1914 Das Unheimliche, in Imago, Bd. 5, 1919, S. 297-324; GW ; Il perturbante, tr. it. Silvano Daniele, OSF, IX, Torino: Boringhieri 1977; pp. 81-118.
    Il saggio può costituire un punto di partenza per comprendere il concetto freudiano di sublimazione e i saggi dedicati all'arte. Analizzando un racconto di E.T.A. Hoffmann Freud mostra che il carattere fascinante non riguarda i contenuti, ma il modo in cui vengono proposti: come nei sogni. Un incubo è tale non per ciò che mette in scena, ma per la relazione tra una rappresentazione che viene dall'inconscio e una posizione della coscienza, il corpo a corpo tra una pressione della realtà psichica e uno stato dell'essere che ne ostacolerebbe l'affioramento.
    Insoddisfacente tradurre la parola di Freud con perturbante, occorre quindi riferirsi al termine tedesco unhemlich (perturbante, spaesante, straniante) che converge a un certo punto col suo opposto, heimlich (confortante, appaesante, familiare). Nel linguaggio si possono reperire numerosi esempi di questa doppia significazione, e definire questi termini ambigui significherebbe attribuire loro un giudizio prima di comprenderli. In latino, ad esempio, altus è sia alto, come un monte, che profondo, come un abisso. Nella nostra lingua resta l'espressione in alto mare. Sacer significa sia consacrato che dissacrato, e incantatus significa legato, circondato da un canto, chiuso in un cerchio, nel senso vagheggiato da Dante:

    Guido, i' vorrei che tu e Lapo ed io,
    fossimo presi per incantamento,
    e messi in un vasel ch'ad ogni vento
    per mare andasse al voler vostro e mio.

    Ma designa anche lo stato della Bella e di tutto il palazzo dei suoi regali genitori, che dormono per cento anni. Allo stesso modo sono incantate le città pietrificate delle Mille e una notte, e i loro jinn, genii, demoni ribelli, imprigionati in boccali di rame dal sigillo di Salomone. Sono incantate le principesse che dalla nascita vivono come una rosamarina, il cui nome ricorda il rosmarino, o una mortella, un mirto, alle quali una rivale può strappare tutte le foglie, ferendole a morte, e le belle che si trasformano in colombe per uno spillone infilato nel loro capo dalla onnipresente rivale. Incantato è anche il principe ereditario che si presenta come un pesce, un porco o un lucertolone, fino a che una principessa lo ami tanto da rendergli forma umana, sciogliendo l'incantesimo, il nodo che lo stringeva in quel cerchio.
  • 1937 Konstruktionen in der Analyse. In: INTERNAT. ZSCHR. PSYCHOANAL., Bd. 23 (1937), S.
    459-469. Costruzioni nell'analisi, tr. it. Renata Colorni, in OSF XI, Torino: Boringhieri 1979; pp. 537-552.
    Freud liquida definitivamente, anche a livello terminologico, qualsiasi possibilità di confusione tra analisi ed ermeneutica. L'analisi non è il disvelamento della verità, il suo presentarsi improvviso e abbagliante sulla scena dell'io, non è nemmeno l'essere che si incarna nella parola (nel logos) del maestro (il maître lacaniano), ma è un lungo e faticoso processo di costruzione di una formazione significativa, storicamente determinata, attraverso l'analisi di altre formazioni significative storicamente determinate." (Antonello Sciacchitano, nota al testo citato)
    testiCostruzioni in analisi, traduzione di Antonello Sciacchitano. (consultato il 15 dicembre 2010)
  • 1939 Der Mann Moses und die monotheistische Religion: Drei Abhandlungen. Amsterdam: De Lange 1939.
    GW XVI, 103-246; L'uomo Mosè e la religione monoteistica: tre saggi (1934-1939). Tr. it. Pier Cesare Bori, Giacomo Contri, Ermanno Sagittario, in OSF XI, Torino: Boringhieri 1979; pp. 329-453. Composto in tre tempi e pubblicato postumo, il saggio può essere letto come un testamento spirituale di Freud. Freud, che è morto prima di vedere Auschwitz, ipotizza che l'antiebraismo abbia le sue radici nell'ostilità inconscia dei cristiani verso i fondamenti della loro stessa religione. Mosé sarebbe stato un nobile egizio, che dopo il fallimento della grande riforma monoteistica di Amenofis IV si sarebbe messo alla testa del piccolo popolo ebraico guidandolo fuori dalla schiavitù egizia e dal politeismo. La lucidità di Freud nei confronti della propria cultura, al di là del rigore storico della sua ipotesi, è attestata fra l'altro da una lettera del 1930, con la quale Freud declinava la richiesta di sostenere il progetto di uno stato sionista in Palestina: "Devo tristemente riconoscere che l'infondato fanatismo della nostra gente è in parte colpevole di aver suscitato la diffidenza araba. Non provo alcuna simpatia per una religiosità ebraica mal diretta, che trasforma un pezzo di mura erodiane in cimelio nazionale, offendendo così i sentimenti della gente del luogo. Giudichi dunque lei se io, avendo simili opinioni critiche, possa essere la persona giusta per farsi avanti e confortare un Popolo deluso da speranze ingiustificate". (Il giudizio di Sigmund Freud sullo Stato d'Israele; consultato il 29 dicembre 2010)
    Anche Yerushalmi, Il Mosè di Freud. Giudaismo terminabile e interminabile.
GASPARINI, Adalinda
Per una bibliografia completa di A.G.:
fino al 2007
dal 2008
1988
Aladino sul lettino, Firenze: Paese Sera, 25 aprile
La magia della fiaba, in AA. VV., Rappresentazioni, n. 1, Rivista dell'Istituto Gradiva. Firenze: Archivio Sassolini. Pp. 86-113
1991
A proposito della fiaba come rappresentazione eidopoietica. In AA. VV., Rappresentazioni, n. 2, Rivista dell'Istituto Gradiva, Firenze. Pisa: ETS. Pp. 67-112.
1992
Adalinda Gasparini utilizza la fiaba di Aladino nella psicoterapia infantile; intervista di Erfan Rashid. London: Al Hayat, June 30th [in arabo]
1993
Un istante prima di svegliarsi. Analisi della storia del principe calligrafo. In AA. VV., Rappresentazioni, n. 3, Rivista dell'Istituto Gradiva, Firenze. ETS, Pisa. Pp. 63-91.

Aladino e la lampada meravigliosa. Viaggio psicoanalitico. Prefazione di Antonio Faeti. Firenze: Ponte alle Grazie (Ristampa 1996)
1994
Conversazione sul fondamentalismo con Erfan Rashid. London: Al Wasat, January 3rd-4th. [In arabo]

Il motivo dell'enigma. Trasformazioni e costanti del discorso interiore. In Rappresentazioni, n. 4, Intorno alla conoscenza, a c. di S. Caluori; ETS, Pisa. Pp. 93-131.

Amore di fiaba. LIBeR, n. 24: Campi Bisenzio.

La fiaba, la morte, la paura: un fuoco, un tornio, un banco da ebanista. In: Bollettino dell'Accademia degli Euteleti, n. 61. San Miniato (PI), Pp. 27-45.

L'ambivalenza perduta. In: Schedario, periodico di letteratura giovanile, Firenze: Giunti.
1997
Re porco e i bambini narratori. In Rappresentazioni, n. 5, La crescita misconosciuta, a c. di S. Caluori; Pisa: ETS. Pp. 93-131.
1999
La luna nella cenere. Analisi del grande sogno di Cenerentola, Pelle d'asino, Cordelia. Prefazione di Antonio Faeti. Milano: FrancoAngeli.

Il racconto del bambino e il bambino del racconto. Postfazione a: La prima volta che. Buffe, strane e imprevedibili emozioni nei libri per bambini. A c. di Hamelin Ass. Culturale, pref. di Antonio Faeti. Bologna: Il Ponte Vecchio.

Padre Abbondanza, madre Mancanza. Postfazione a: Agata e Pietra Nera. Il difficile sentiero dell'educazione sentimentale. A c. di Hamelin Ass. Culturale, pref. di Antonio Faeti. Bologna: Il Ponte Vecchio.

Il fiore chiuso. L'adolescenza e il tempo delle storie vere che sembrano false. In Rappresentazioni, n. 6, Il fiore chiuso. Dubbi sulla tentazione di crescere, a c. di S. Caluori; ETS, Pisa. Pp. 253-295.
2003
Silvia Albertazzi e Adalinda Gasparini, Il romanzo new-global. Storie di intolleranza, fiabe di comunità Prefazione di A. Faeti, postfazione di S. Tilli, Pisa: ETS 2003.
2009
Anna Antoniazzi e Adalinda Gasparini, Nella stanza dei bambini tra letteratura per l'infanzia e psicoanalisi; Bologna:CLUEB 2009.

From a Murdering Gaandu to Another Day. Beyond the Phallic Axis in Vikram Chandra's Sacred Games. (Da un gaandu assassino a un'altro giorno. Al di là dell'axis fallico nei Giochi sacri di Vikram Chandra), in POSTCOLONIAL INDIAN FICTION IN ENGLISH AND MASCULINITY, a volume of critical essays edited by Rajeshwar Mittapalli (Kakatiya University, India) and Letizia Alterno (University of Manchester, UK); Delhi: Atlantic.
http://www.flipkart.com/postcolonial-indian-fiction-english-masculinity
2010
Farewell Father Œdipus. Freedom and Uncertainty in Vikram Chandra's Sacred Games [Addio Padre Edipo. Libertà e incertezza nei Giochi Sacri di Vikram Chandra] , in: ENTWINING NARRATIVES. CRITICAL EXPLORATIONS INTO VIKRAM CHANDRA'S FICTION, New Delhi 2010, by Sarup & Sons of Delhi, on behalf of WASLE (World Association for Studies in Literatures in English). Editors: Sheobhushan Shukla, Christopher Rollason, Anu Shukla.
http://yatrarollason.info/files/VikrambookpresentationAlmeria.pdf
http://www.vikramchandra.com/Default.aspx?tabid=130

Tabish Khair, The Bus Stopped; London: Palgrave 2004; Il bus si è fermato, tr. it. Adalinda Gasparini; Roma: Nova Delphi 2010

Se le metafore giocano. Fiaba e psicoanalisi; LIBER 87/2010 Con le fiabe ai piedi; Idest Campi Bisenzio

Exceptionally Sensitive Travelling within The Bus Stopped by Tabish Khair (Straordinariamente sensibile. Viaggiando con il bus si è fermato di Tabish Khair); Forthcoming 2011, New Delhi, India, O.P. A.N. Dwivedi.

Inner Diaspora. To be published in: INDIAN DIASPORIC WRITERS, Edited by Prof. A.N. Dwivedi of Allahabad University, INDIA, currently working as a Prof. and Chairman of English Dept, at Taiz University, YEMEN; by Pencraft International, New Delhi,

A Mooving Labyrinth. The Bus Stopped by Tabish Khair. To be published in: The Indian Novel in the new Millennium. Editors: Sheobhushan Shukla & Anu Shukla Un labirinto in movimento. Il bus si è fermato di Tabish Khair.
GLISSANT, édouard (1996)
Introduction à une poétique du divers, Paris: Gallimard 1996; Poetica del diverso, tr. it. Francesca Neri, Roma:     Meltemi 1998.
Più di ogni altro autore Glissant mostra il continuo scambio fra storie di tempi e di luoghi diversi: la creolizzazione. "La mia tesi è che il mondo si creolizza, cioè che le culture del mondo, messe oggi in contatto in modo simultaneo e assolutamente cosciente, cambiano scambiandosi colpi irrimediabili e guerre senza pietà, ma anche attraverso i progressi della coscienza e della speranza che permettono di dire - senza essere utopici o, piuttosto, accettando di esserlo - che le umanità di oggi abbandonano, seppure con difficoltà, la convinzione molto radicata che l'identità di un essere è valida e riconoscibile solo se esclude l'identità di ogni altro essere. è proprio dentro questo cambiamento doloroso del pensiero umano che vorrei ci incamminassimo insieme" (p. 14). Difficile non riconoscere il carattere mitico dell'ipotesi che ha sostenuto fino ad oggi le identità culturali particolari, che propone come una realtà oggettiva una superiorità di lingua, come quella delle culture europee contrapposte alle culture semitiche, di razza, di elezione religiosa.
HARTLAND, Edwin Sidney (1894-1896)
The Legend of Perseus. A Study of Tradition in Story Custom and Belkief, by E. S. H. , 3 voll., London: David Nutt in the Strand, 1894-1896.
testi The Legend of Perseus. Vol. I. The Supernatural Birth (1894) (ultimo accesso: 19 febbraio 2012)
testi The Legend of Perseus. Vol. II. The Life-Token (1895) (ultimo accesso: 19 febbraio 2012)
testi The Legend of Perseus. Vol. III. Andromeda. Medusa (1896) (ultimo accesso: 19 febbraio 2012)
HYPNEROTOMACHIA POLIPHILI (1499)
Hypnerotomachia Poliphili; Venezia: Aldo Manuzio 1499
Battaglia onirico erotica dell'innamorato di Antica, questo significa il titolo del libro, che è un canto all'amata morta: Polia, l'antica, la lingua latina, che muore mentre si stabilizzano le lingue volgari, e con lei muore il sogno umanistico e rinascimentale di una lingua e di una cultura universali. Parente orbatus, orfano di padre, vale a dire anonimo, il libro fu pubblicato nel 1499 grazie alla generosità di Guidobaldo di Montefeltro duca di Urbino. Leggendo di seguito le iniziali dei suoi trentotto capitoli il libro (POLIAM FRATER FRANCISCUS COLUMNA PERAMAVIT) è stato attribuito sia a frate Francesco Colonna del convento veneziano dei Santi Pietro e Giovanni, sia al principe romano Francesco Colonna, signore di Palestrina. Se si intendesse l'acrostico COLUMNA non come un cognome ma come l'ablativo di colonna, le trentotto iniziali potrebbero essere così interpretate: l'amico Francesco ha cinto d'amore appassionato Polia con questa colonna - la colonna sarebbe costruita dall'allineamento in verticale dei trentotto capilettera -, e farebbero riferimento all'artigiano artista che ha eseguito i capilettera usati da Manuzio: Francesco Griffo da Bologna. Gli studi che attribuiscono l'Hypnerotomachia a Leon Battista Alberti ipotizzano che l'acrostico si riferisca al principe romano, o al frate veneziano, che curò la pubblicazione dell'opera. Dopo la morte di Leon Battista Alberti il manoscritto, abbastanza pericoloso da non poter essere pubblicato finché era vivo l'autore,sarebbe stato affidato all'Accademia neoplatonica di Firenze che lo avrebbe rivisto e corretto prima di farlo pervenire a Manuzio. L'ipotesi più recente lo attribuisce a Giovanni Pico della Mirandola, che per vastità di interessi, per la sua conoscenza delle lingue latina, greca, araba, aramaica, per la ricchissima biblioteca dalla quale non manca nessuno degli autori citati nell'Hypnerotomachia, per i contatti con Boiardo, Mantegna, ai quali sono riferite le illustrazioni, può sembrare l'autore più probabile del libro.
Giocare con immagini e simboli di culture diverse, con riferimenti a molte lingue, con la libertà di uno sperimentalista contemporaneo che Les Oulipienne avrebbero acclamato, con una cultura enciclopedica, con ricchi riferimenti filosofici e politici, era certamente possibile per Pico della Mirandola più che per gli altri personaggi ai quali il libro è stato attribuito. L'Hypnerotomachia illustra il grande sogno umanista della lingua universale, e della pacifica e prospera unione dei popoli ad essa collegata, nel momento in cui il sogno si spezza. Allo stesso tempo ponte e cesura fra il Rinascimento e la Modernità, esercita un fascino insuperabile sul lettore che voglia affrontare questo sesto grado della letteratura.
Capolavoro tipografico di Aldo Manuzio, con centosettantadue xilografie anonime, di livello tale da essere state attribuite al Mantegna, l'Hypnerotomachia è considerata l'incunabolo più bello del mondo. è scritta in un volgare italiano dell'Italia settentrionale intrecciato al latino, con molte parole, anche di nuovo conio, riferibili all'ebraico, al greco, all'arabo, comprende anche geroglifici egizi di fantasia.

Dentro il capo dilla gioia egregiamente excalpto era uno sacrificulo satyrico, cum una aruletta ad uno tripode subiecta cum uno coculo antiquario bulliente, & due nude nymphe, una per lato, cum una fistuletta nel foco flante, & proximo alarula dui pueruli uno per lato, cum uno vasculo [per] uno. Similmente & dui lascivi Satyri cum indicio di vociferare, cum uno pugno strictamente verso le nymphe levato, cum itricatione anguinea. (Dall'Hypnerotomachia Poliphili)

Carl Gustav Jung amava il libro e considerava le sue immagini oniriche un'anticipazione della teoria degli archetipi. Per chi ami e studi le favole il libro rappresenta un vertiginoso gioco dell'immaginario, per il tema, la lingua, le figure.

Il libro è unico per il modo e il grado in cui il contenuto, i simboli, i caratteri tipografici e i disegni si compenetrano, e la sua forza di significazione ha generato costruzioni, labirinti, parchi: vedi La città ideale dell'architetto Tommaso Buzzi e il labirinto di bambù realizzato da Franco Maria Ricci nella campagna parmense.
Immagini realizzate al computer, tridimensionali e colorate, si trovano nell'Hypnerotomachia: Il giardino di Polifilo. Ricostruzione virtuale dalla Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna stampata a Venezia nel 1499 da Aldo Manuzio di Silvia Fogliati e Davide Dutto con una introduzione di Giovanni Mariotti. Nota al Liber de simplicibus di Susy Marcon. Milano: Franco Maria Ricci 2002.

A tal punto l'Hypnerotomachia è un Giardino che la siepe delle parole viene a tratti modellata com una siepe di bosso. Spesso le rientranze della composizione tipografica riproducono la forma dell'oggetto che le combinazioni dell'alfabeto vanno descrivendo. Technopaegnion è il nome di quest'artificio- (Da G. Mariotti, Il giardino di Polifilo, p. 7)

testi Hypnerotomachia Poliphili. Venezia: Aldo Manuzio 1499
Hypnerotomachia Poliphili -1 (consultato il 19 marzo 2011)
Hypnerotomachia Poliphili -2 (consultato il 19 marzo 2011)
JUNG, Carl Gustav (1970)
Symbole der Wandlung. Analyse des Vorspiels zu einer Schizophrenie [zuerst 1911-1912 unter dem Titel: Wandlungen und Symbole der Libido]. Gesammelte Werke, V; Zurich-Stuttgart: Rasher Verlag.
Simboli della trasformazione, tr. it. Renato Raho; in Opere, vol. V, Boringhieri, Torino 1970.
Se la comprensione junghiana della fiaba è agevole leggendo M.L. von Franz (cit.), tornare a Jung, o partire da lui, come si è detto per Freud, significa comprendere qualcosa che va oltre rispetto all'uso che è stato fatto della sua teoria e dei suoi scritti. L'esercizio dell'ermeneutica junghiana, per l'appassionato di fiabe e miti, è qui serrato come in Psicologia e alchimia (Opere, vol. XII, Boringhieri, Torino 1992), che rappresenta una buona alternativa. Jung riservò ai simboli un'attenzione costante, pensando che fossero la chiave per la comprensione della vita psichica. Nell'alchimia, della quale aprì lo studio moderno, vide una sorta di prefigurazione della psicologia del profondo, o psicologia analitica, come si è chiamata la sua terapia dopo la rottura con Freud. Per quanto Jung sia stato per Freud il primo grande eretico, il primo maestro e il grande ex-allievo hanno continuato a dialogare a distanza per tutta la loro opera. Mentre Jung sembra trovare risposte, Freud sembra non trovarne mai: gli anni della loro intesa sono stati fecondi per entrambi.
KERÉNYI, Károly (1951-1958)
Die Mythologie der Griechen. Band 1: Die Götter- und Menschheitsgeschichten (1951); Band 2: Die Heroengeschichten (1958); Gli Dei e gli Eroi della Grecia, tr. it. Vanda Tedeschi, Milano: Il Saggiatore 1963. La fortuna di questa opera dello studioso rumeno, che ebbe contatti con il campo psicoanalitico attraverso un lungo scambio con C.G. Jung, testimonia della sua validità come introduzione alla mitologia greca, per il rigore e l'intensità narrativa.
KRISTEVA, Julia (2000)
Melanie Klein ou le matricide comme douleur et comme créativité. Le génie féminine, t. ii, La folie ; Librairie Arthème Fayard, Paris 2000; Melanie Klein. La madre, la follia ; tr.it. Monica Guerra, Roma: Donzelli Editore 2006.
KLEIN, Melanie (1957)
Envy and Gratitude: A Study of Unconscious Sources, London: Hogarth Press 1957, Invidia e gratitudine, tr. it. Laura Zeller Tolentino, Firenze: Martinelli 1969.
Insieme al libro di Bion e a quello di Fornari, il testo di Klein sull'elaborazione del lutto, che porta a una condizione di equilibrio, dove la gratitudine emerge destituendo l'invidia, è una potente chiave di comprensione sia per l'immaginario infantile. Chi rilegga la Teogonia, che probabilmente M. Klein non conosceva, potrebbe avere la bizzarra impressione che Esiodo si fosse accordato con lei, se non con gli psicoanalisti in genere: smembramenti, azioni cannibaliche, reinfetazioni, sono i fantasmi kleiniani letteralmente rappresentati in questa opera arcaica. I bambini con i quali lavoro a scuola raccontando le favole confermano largamente con i loro disegni questa impressione.
LAPLANCHE, Jean e PONTALIS, Jean-Bertrand (1967)
Vocabulaire de la psychanalyse, Paris: Presses Universitaire de France, Paris 1967.  Enciclopedia della psicoanalisi, tr. it. a cura di Giancarlo Fuà, Roma-Bari: Laterza 1968.
Chi si avvicina alla psicoanalisi può temere di perdersi nei suoi labirinti, anche se spesso sono univiarii - si percorrono interamente, ma come si entra se ne esce. Un repertorio come questo, un po' dizionario, un po' enciclopedia, non facilita il viaggio, pur essendo il primo libro da mettere nel bagaglio. Il fatto è che questo non è un viaggio facile, e pur avendo moltissime vie, non ha scorciatoie.
LOMI, Carla (2004)
Alle origini della fata. La donna e la sua psiche allo specchio, Prato: E.d.M. 2004. Libro bello da leggere, che insegna a conoscere le grandi fate medievali, come Melusina dalla coda di pesce. La Sirenetta di Andersen (1836), rinarrata dalla Walt Disney (1989), insieme alle sirene protagoniste di tanti film, mostra l'attualità di questo mito.
MILLOT, Catherine
(1979) Freud antipedagogo, Emme Edizioni, Milano 1982.
Il libro più prezioso per ripercorrere sistematicamente quanto Freud ha scritto intorno all'educazione, con capitoli sulle successive teorizzazioni, in particolare di Anna Freud e Melanie Klein, e sulle esperienze di scuole condotte secondo principi psicoanalitici, come Summerhill. La lettura che l'A. conduce fra i testi freudiani non lascia spazio all'ipotesi di una sensata applicazione della psicoanalisi all'educazione: ma le parole di Freud possono aprire molteplici prospettive. Per questo mi piace parlare non di educazione psicoanaliticamente illuminata, ma psicoanaliticamente ombreggiata. [Nel sito: Favole a scuola all'ombra della psicoanalisi]
OLSHANSKY, Dmitry (2008)
testi The Birth of Structuralism from the Analysis of Fairy-Tales, University of Toronto, Academic Electronic Journal in Slavic Studies. Toronto Slavic Quarterly n. 25, 2008 (consultato il 16 dicembre 2010).
OVADIA, Moni (2010)
video Intervista a Moni Ovadia, in occasione del conferimento del Premio Cesare Musatti; Congresso Nazionale della Società Psicoanalitica Italiana, Taormina, 27 maggio 2010.
PROPP, Vladimir Ja. (1928)
Morfologija skazki, Leningrad 1928; Morfologia della fiaba, tr. it. a cura di Gian Luigi Bravo, con un intervento di Claude Lévi-Strauss e una replica dell'autore. Torino: Einaudi 1966.
Troppo spesso l'opera di Propp viene considerata datata, mentre a nostro parere mantiene intatta la sua forza pionieristica. Le catalogazioni di fiabe, [vedi Stith Thompson] ci hanno fornito repertori tanto vasti da essere difficilmente utilizzabili, e se hanno permesso di riconoscere temi universali, non hanno però aiutato a comprenderne il senso e il valore. Propp era animato, soprattutto nella Morfologia, da un desiderio poetico, attestato dal costante richiamo alla Morfologia di Goethe.  L'insegnante che intenda usare la fiaba nella scuola può giovarsene, per non confondersi fra le tante volgarizzazioni ancora circolanti.
È della Morfologia di Propp pubblicata a San Pietroburgo nel 1928, l'intuizione di una struttura umana ricorrente, e del potenziale conoscitivo che potrebbe fornire per lo studio non solo della fiaba, ma delle tradizioni popolari e della letteratura in genere. Propp ha anticipato lo strutturalismo francese dando un grande contributo a questi studi con la sua opera, che quando fu tradotta per la prima volta dal russo (Morphology of the Folktale, traduzione inglese a cura di Svatava Pirkova-Jakobson, The Hague: Mouton 1958) suscitò l'immediato interesse di Claude Lévi-Strauss. Rivisitando le funzioni proppiane con la psicoanalisi, si può immaginare una morfologia, un lavoro di formalizzazione, che descriva le strutture della realtà psichica senza ridurre i risultati a formule insignificanti, morte. Fecondi spunti in questa direzione, purtroppo troppo complessi perché si possano e utilizzare, sono nei lavori di René Thom. [Nel sito fra i miei lavori vedi: Aladino e la lampada meravigliosa, Appendice al capitolo quinto. Escursione morfologica; Un istante prima di svegliarsi; La luna nella cenere, capitolo VIII, L'insostenibile vaghezza del senso].

Sul contributo decisivo di Propp allo strutturalismo, e sui nessi fra la morfologia e il lavoro psicoanalitico, vedi Dmitry Olshansky
RICHTER, Dieter (1987)
Das fremde Kind. Zur Entstehung der Kindheitsbilder des bürgerlichen Zeitalters. Frankfurt: Fischer 1987; Il bambino estraneo. La nascita dell'immagine dell'infanzia nel mondo borghese, trad. it. P. Viti, Firenze: La Nuova Italia 1992.
SONTAG, Susan (1966)
Against Interpretation, New York: Farrar, Straus & Giroux 1966.
La lettura psicoanalitica dell'arte - che Sontag critica insieme a quella marxista - fallisce se tende al padroneggiamento dell'espressione. Il lavoro sull'arte vale se ne incrementa la comprensione, cosa che è possibile se lo psicoanalista resiste alla tentazione di utilizzare un'opera, o la vita di un artista, come prova della validità della propria metapsicologia. Lo psicoanalista onesto sa che può proporre una lettura interessante di un romanzo o di una fiaba, come di un sogno, facendo riferimento a qualunque metapsicologia. Il suo lavoro sarà interessante per la sua sensibilità di fronte all'opera e per i nessi con la realtà psichica che farà emergere, non perché la sua teoria di riferimento è più giusta delle altre. Non solo la teoria delle pulsioni è sozusagen unsere mythologie (la nostra mitologia, per così dire), ma ogni teoria psicoanalitica. Del resto la storia della scienza ci insegna che ogni teoria scientifica diventa una mitologia quando una nuova teoria la destituisce, come la cosmologia tolemaica di fronte al sistema copernicano. Analogamente, quando si afferma una nuova religione essa destituisce le religioni che l'hanno preceduta, e considera false quelle successive. Forse la particolarità della psicoanalisi è che il rapporto con l'inconscio non permette nemmeno un temporaneo accasamento in una teoria, che, mentre si formula, mostra la sua natura di risposta a bisogni che con la verità scientifica non hanno nulla a che fare. Se lo psicoanalista dimentica la natura fluida, topologica, delle sue teorie, e usa i propri strumenti come oggetti concreti, e perfino come armi di difesa e di offesa, provoca una reazione analoga a quella di Baudrillard, che dopo uno scontro con Lacan sarebbe uscito dal Seminaire esclamando: "Meglio il lettino da campo che quello di Lacan".
testi Against Interpretation
THOM, René (1968, 1985, 1991)

Ciò che limita il vero, non è il falso, è l'insignificante.

Stabilité Structurelle et Morphogénèse. Essai d'une théorie générale des modèles, Paris: InterEditions 1968; Stabilità strutturale e morfogenesi. Saggio di una teoria generale dei modelli tr. it. Antonio Pedrini; Torino: Einaudi 1972 ...

Come si vedrà nel capitolo XIII, la geometria euclidea classica si può considerare come una magia: al prezzo di una distorsione minima delle apparenze (il punto senza estensione, la retta senza spessore...), il linguaggio puramente formale della geometria descrive adeguatamente la realtà spaziale. In questo senso si potrebbe dire che la geometria è una magia che ha successo. Mi piacerebbe enunciare la reciproca: ogni magia, nella misura in cui ha successo, non è necessariamente una geometria ? (p. 15, n.4)

Modèles mathémathiques de la morphogénèse, Paris: Christian Bourgois 1980; Modelli matematici della morfogenesi, tr.it. Silvia Costantini; Torino: Einaudi 1985. Lista delle morfologie archetipo
Predire n'est pas expliquer René Thom à la question par Emile Noel; Paris: Eshel 1991.
Thom Carte du sens

Carte du sens (p. 137), calco delle secentesche Carte du tendre.
Come un racconto istituisce un ordine narrabile nella complessità potenzialmente caotica degli eventi, così una mappa fornisce un'immagine di una realtà altrimenti impossibile da cogliere e da percorrere.
testi Carte du Tendre (consultato il 15 dicembre 2010).
Carte du tendre 72dpi   [37x27cm - 217 Kb]
Carte du tendre 300dpi [37x27cm - 5.6 Mb]
video Carte du tendre, scritta ed eseguita da Georges Moustaki (consultato il 15 dicembre 2010).
video Carte du tendre, tradotta, commentata ed eseguita da David Riondino (consultato il 15 dicembre 2010).
testi Paolo Fabbri, Introduzione a Morfologia del semiotico di René Thom (2006), (consultato il 15 dicembre 2010).
THOMPSON, Stith (1946)
The Folktale, New York: Holt Rinehart Winston 1946; La fiaba nella tradizione popolare,  tr.it. Quirino Maffi, Milano: Il Saggiatore 1967.
Conoscere la fiaba significa anche conoscere la tradizione del suo studio, e questo libro apre alle ricerche che hanno portato agli immensi repertori del folclore consultabili nelle biblioteche più fornite. Aiuta a rendersi conto della diffusione universale dei motivi fiabeschi, della loro molteplicità, dei loro apparentamenti. L'indice del folklore elaborato dalla scuola finlandese nei primi decenni del XX secolo sotto la guida di A.A. Aarne è stato integrato da Stith Thompson, dando luogo al monumentale The Types of the Folktale: A Classification and Bibliography di Antti Aarne & Stith Thompson. Helsinki: The Finnish Academy of Science and Letters 1961.
testi Daniele Ferrero, La classificazione delle Fiabe secondo l'Indice Aarne-Thompson (consultato il 15 dicembre 2010)
VERNANT, Jean-Pierre (1985)
La mort dans les yeux, Paris: Hachette 1985; La morte negli occhi. Figure dell'Altro nell'antica Grecia, tr. it. Caterina Saletti, Bologna: Il Mulino 1987.
YERUSHALMI, Yosef Hayim (1991)
Freud's Moses: Judaism Terminable and Interminable, Yale: Yale University Press 1991; Il Mosè di Freud. Giudaismo terminabile e interminabile, tr. it. Gaspare Bona, Torino: Einaudi 1996.
Libro affascinante sulla psicoanalisi, il racconto, l'identità, su Freud e le sue radici ebraiche.
ŽIŽEK, Slavoj (2010)
testi Avatar: an Exercise in Politically-Correct Ideology; JEP, European Journal of Psychoanalysis, 28/2008; 2010; (consultato il 15 dicembre 2010)
testi Return of the Natives; New Statesman, Published 04 March 2010. (consultato il 15 dicembre 2010)

L'esercizio di critica ideologica di Žižek impedisce di vedere la natura regressiva e drammatica della storia di Avatar, che ha interessanti analogie con le fiabe di Cola Pesce e Can Volpin. L'attante protagonista passa in un mondo ultraumano - gli abissi marini per Cola pesce, i ghiacciai per Can Volpin, Pandora per Jacksully - dove può trovare una sposa regale, grandi tesori, virtù superumane, al prezzo di perdere la sua appartenenza alla terra, e al suo tempo.
Pensando ad Avatar come a una fiaba, il reame minacciato di distruzione è il nostro pianeta, che può salvarsi ottenendo il magico minerale che si trova su Pandora. La salvezza viene a Jakesully dalla capacità di trasmigrare su Pandora, lasciando il suo fragile debilitato corpo umano per la forma potente del Na'vi, e lasciando il pianeta Terra al destino di morte che merita a causa della violenza predatrice dei suoi abitanti, guidati da un capitalista e da un colonnello senza scrupoli. Occorre osservare l'aspetto spettrale dei Na'vi, il cui colore blu è l'opposto del rosso e del rosa della vita, i cui corpi hanno poche differenze fra maschi e femmine, giovani e vecchi. La stessa leggerezza, e l'agilità quasi senza limiti che ne consegue, rimanda a creature incorporee, quindi vicine al regno dei morti. Per i mortali che abitano la terra l'ultramondano è il regno dei morti, infero o paradisiaco.
 L'Osservatore Romano mette in guardia dalla femminilizzazione della divinità: il mito contemporaneo, new-age e ideologicamente ecologistico, di una terra/madre buona con chi la rispetta e cattiva con chi le fa violenza, ha a che fare con la realtà psichica ma può diventare un delirio se applicato alla natura concreta. I maremoti, le malattie, gli tsunami, nonostante tutti i tentativi di antropomorfizzarli, non sembrano fare distinzioni fra le loro vittime, e non esistono da quando il pianeta è inquinato.
La natura regressiva di Avatar è chiara se si pensa che tocca all'abitante della Terra, al marine americano Jake Sully, di essere colonizzato alla fine dai 'primitivi' Na'vi: assume definitivamente il loro aspetto, ne diviene sovrano conquistando il potere secondo il loro mito, cavalcando Toruk Makto, come l'avo della protagonista, e non si preoccupa di lasciare il suo, e nostro, pianeta al un destino di morte.
Il successo del film potrebbe rappresentare una regressione che attesta il fallimento del mito eroico fallocentrico e colonizzatore, impotente di fronte al terrorismo, all'inquinamento, alle nuove crisi economiche.

Fiabe
Raccolte e Film

cinema
CHILDREN'S MYTHS, FAIRY TALES, etc. (Bookshelf)
testiChildren's Myths, Fairy Tales, etc. (Bookshelf) (consultato il 7 marzo 2011)
AFANASJEV, Aleksandr Nikolaeviç (1885-1863)
Narodnya russkija skazki.8 vols. Moscow: 1885-1863; Antiche fiabe russe, tr. it. Gigliola Venturi, Torino: Einaudi 1953 (I millenni), e 1974 (Gi struzzi).
Da questa raccolta Propp ha tratto le cento fiabe che ha formalizzato nella Morfologia. Fa parte dei libri di fiabe che uniscono amore e rispetto per il racconto popolare, sensibilità estetica e rigore nella ricerca.
ANDERSEN, Hans Christian (1835-1837)
Eventyr fortalte for Børn. Første Samling. Første Hefte, Andet, Tredie Hefte; DK 1835
Eventyr fortalte for Børn. Første Samling. Andet Hefte; DK 1835
Eventyr fortalte for Børn. Første Samling. Tredie Hefte; DK 1837
Si cita qui solo la prima raccolta, rimandando per una biografia e una bibliografia alla voce Hans Christian Andersen, Fiabe (consultato il 21 dicembre 2010)
Fiabe e storie. Edizione integrale tradotta e curata da Bruno Berni; Roma: Donzelli Editore 2001.

Le storie di Andersen possono essere lette come favole d'autore, appartenenti quindi sia all'insieme delle fiabe sia ai libri della grande letteratura per l'infanzia che forzano il racconto della tradizione popolare a rispecchiare l'immagine più o meno conscia del loro autore. Le favole di Andersen contengono una precisa morale, che spiega in che modo si salvino o soccombano i personaggi che, come Andersen stesso, lascino il mondo delle loro origini per entrare in un mondo nuovo. Le fiabe narrano di una trasformazione attraverso la quale l'attante protagonista lascia il luogo delle origini e viaggia fino ad acquisire ciò che gli/le serve per non soccombere alle minacce mortali di matrigne e padroni di ogni genere.
Spesso Andersen suscita nel lettore più senso di colpa che fiducia nella possibilità di venir a capo dei suoi nodi, e quando il protagonista trionfa ciò solitamente avviene senza una vera trasformazione. Così accade in una delle fiabe più celebri, Il brutto anatroccolo: quando il protagonista, alla fine, vede i meravigliosi cigni decide di andare verso di loro anche se, brutto com'è, lo uccideranno a beccate. Solo l'accoglienza degli altri gli svelano che ora lui è un bellissimo cigno adulto. Durante una conferenza una signora, bibliotecaria a Firenze, mi ha riferito che alla fine del racconto un bambino di scuola elementare le ha chiesto: "Ma non si era accorto che non era più un brutto anatroccolo?". Se si legge l'episodio in cui il protagonista svolazzando nella casa dei contadini fa dei danni impossibili per un piccolo di anatra.
Interessante l'episodio precedente in cui l'anatroccolo, che si era fermato insieme a delle anatre selvatiche, si nasconde agli spari dei cacciatori. Un cane che nella palude cerca le prede da recuperare gli si avvicina terrorizzandolo, e siccome se ne va senza far caso a lui l'anatroccolo pensa di essere talmente brutto che ha fatto scappare anche il tremendo animale. Un'espressione dolcissima, ma da non dimenticare che la riflessione esprime una forma certa di onnipotenza, che nell'insieme del racconto, come in tutta l'opera di Andersen, oscilla tra una bruttezza e una piccolezza come queste del brutto anatroccolo e la assoluta bellezza del cigno.
Questa celebre frase di Andersen, che figura proprio nel Brutto Anatroccolo, "Non importa che sia nato in un recinto d'anatre: l'importante è essere uscito da un uovo di cigno"
testiAndersen Stories, in: Italiano, English, Dansk, Deutsch, Español, Français, Nederlands
video The Snow Queen (1844-46). Illustrated by Vladyslav Yerko. Best children's book 2006 USA, Andersen Foundation.
video Il Brutto Anatroccolo 1 (consultato 21 gennaio 2011)
video Il Brutto Anatroccolo 2
video Il Brutto Anatroccolo 3 (Corso Le TIC come mediazione didattica, Palermo, 2008) (consultato 21 gennaio 2011)
ANTONIAZZI, Anna (2003, 2011)
Romagna incantata. Luoghi e personaggi, simboli e misteri delle fiabe e delle leggende romagnole. Prefazione di Emy Beseghi. Cesena, Ponte Vecchio, 2003.
Trascritte e commentate dalla amica e coautrice, le fiabe fanno emergere l'immaginario popolare nella sua particolarità, che è, allo stesso tempo, la sua universalità.

Labirinti elettronici. Letteratura per l'infanzia e videogame. Prefazione di Emy Beseghi. Milano: Apogeo 2007.
Libro prezioso per chi si interessi di immaginario collettivo, di educazione, di letteratura, che consente anche a chi sa poco o nulla dei videogame di non essere ignorante di fronte a un fenomeno così rilevante.

Nella stanza dei bambini. Psicoanalisi e letteratura per l'infanzia. Con Adalinda Gasparini. Bologna: CLUEB 2009.

Romagna notturna. Fantasmi, spiriti e apparizioni tra fiaba, leggenda e storia. Prefazione di Emy Beseghi. Cesena, Ponte Vecchio, 2010.
video Lo sguardo di Chamsous Sabah. Università di Bologna, Dipartimento di Scienze dell'Educazione, Facoltà di Scienze della Formazione. Laboratorio Mela. (consultato il 22 marzo 2011.)
APULEIO (LUCIUS APULEIUS) (II sec. d. C.)
Metamorphoseon Libri. Asinus aureus (II sec. d. C.) Metamorfosi. L'asino d'oro
Amore e Psiche, prefazione, traduzione e note di Gian Franco Pasini. Torino: Fògola 1983.
Per Le metamorfosi, conosciute anche col titolo L'asino d'oro, Apuleio si sarebbe ispirato al romanzo Lucio o l'asino, attribuito a Luciano di Samosata. La meravigliosa storia di Amore e Psiche, che fa parte del romanzo (IV, 28 - VI, 24), il solo in lingua latina pervenutoci integralmente, può essere considerata la fiaba più antica del mondo e contiene motivi che le fiabe hanno ripreso e rielaborato incessantemente: le prove impossibili risolte in una sola notte con aiutanti magici, come la cernita e il riordino di un cumulo impossibile (confusa congeries, Apuleio) di semi o piume, la persecuzione di Venere nei panni della spietata matrigna, lo sposo magico terrificante e bellissimo, qui il divino Eros che si innamora pungendosi con la sua stessa freccia.

Lector, intende: laetaberis
Lettore, senti: ne avrai piacere
(Asino d'oro, I)

Nel sito, vedi: Il motivo dell'enigma. Trasformazioni e costanti nel discorso interiore
testiMetamorphoseon Libri (consultato il 13 marzo 2011).
testi Apuleio, Metamorphoses . Testo latino e traduzione italiana. (consultato il 19 febbraio 2012)
testiL'asino d'oro (consultato il 13 marzo 2011).
BANDELLO, Matteo (1554-1573)
Novelle (i primi tre libri), Lucca: Busdrago 1554; Novelle (il quarto libro); Lione: Marsili 1573.
Novelle. Prefazione di Francesco Picco; Milano: Bietti, Classici del Ridere, 1973.
testiNovelle di Matteo Bandello (consultato il 21 dicembre 2010).
testiNovelle di Matteo Bandello; Milano: Giovanni Silvestri 1813 (consultato il 21 dicembre 2010).
BASILE, Giambattista (1634-1637)
Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de peccerille. Le muse napolitane e Le lettere. A cura di Mario Petrini. Roma-Bari: Gius. Laterza & Figli [Scrittori d'Italia], 1976.

Lo cunto de li cunti overo lo trattenemiento de li peccerille; a cura di Michele Rak. Milano: Garzanti, Milano 1986.

Se Le mille e una notte sono la Bibbia della fiaba, come ha scritto Dino Buzzati, il Pentamerone è il Vangelo. Non si trova una raccolta successiva al Pentamerone per la quale non si possa ipotizzare qualche debito con Basile. Seguendo il giudizio di Benedetto Croce, Basile,. Shakespeare della fiaba, ci ha dato la più bella raccolta di fiabe del mondo e la massima opera barocca della letteratura italiana. I Grimm, ad esempio, attinsero largamente alla raccolta, anche se circola ancora, non di rado fra addetti ai lavori, l'ipotesi romantica che il popolo tedesco sia stato l'unica fonte delle loro fiabe. Percorsi storici e letterari, labirinti poco esplorati, arruffano la matassa delle raccolte, senza che le fiabe e i loro narratori, di tutti i tempi, ne abbiano ricevano alcun danno. Chi può legga Basile nella lingua napoletana popolare e raffinata, vertiginoso laboratorio sperimentale, arduo e splendente, accessibile con il testo italiano a fronte. Da Maestro di fiaba e del Barocco, Basile somiglia a Shakespeare nell'alternanza impeccabile tra registri diversi, comico e tragico, bucolico e volgare. Nella scrittura di Basile, anche per la ricchezza di trame e simboli, la fiaba abita tutte le stanze, tutti i registri, è esaltata nella sua grazia e nella sua forza di significazione: la favola mette in scena la realtà psichica e chiama a partecipare alla rappresentazione la realtà psichica del lettore, fra conflitti, minacce di morte, crescite, trasformazioni, elementi perturbanti e squarci lirici.

Nel sito: La Gatta Cennerentola Li sette palommielle
testi Lo cunto de li cunti,. Letteratura italiana Einaudi; edizione di riferimento a cura di Michele Rak, Garzanti, Milano 1995 (consultato il 27 agosto 2011).
testi Stories from Pentamerone by Giambattista Basile. Selected and edited by E. F. Strange. Illustrated by Warwick Goble.  (consultato il 29 dicembre 2010).
testi Il Pentamerone; or, The Story of Stories by Giambattista Basile. Illustrations by Warwick Goble and George Cruickshank. (consultato il 29 dicembre 2010).
BARRIE, sir James Matthew (1902-1911)
The Little White Bird; London: Hoddder & Stoughton 1902
Peter Pan, Duke of York's Theater, London 1904
Peter Pan in Kensington Gardens; London: Hoddder & Stoughton 1906
Peter Pan and Wendy; London: Hoddder & Stoughton 1911
La morte prematura del fratello maggiore David, avvenuta quando James Matthew Barrie aveva sei anni, portò lo scrittore a cercare di consolare della perdita la madre, di cui David era il figlio prediletto. Peter Pan apparve per la prima volta nel romanzo del 1902, come protagonista di alcuni capitoli, ispirati allo scrittore da un gruppo di bambini che incontrava nei giardini di Kensington, dove si recava col suo cane San Bernardo. Nel 1904 Peter Pan andò in scena a Londra, nel teatro Duke of York, e due anni dopo fu pubblicato Peter Pan in Kensington Gardens.
Nel 1911 fu pubblicata l'ultima e più famosa versione, Peter Pan and Wendy. Il bambino volante, che si muove fra il mondo dei vivi e un mondo senza tempo, appare come la figura poetica di un lutto sempre presente nella vita di Barrie. Particolari inquietanti sono presenti nell'opera del 1906, dove si racconta come vengano pietosamente e talora troppo frettolosamente sepolti al mattino i bambini smarriti nei giardini di Kensington, che non possono sopravvivere alla gelida notte, abitata da fate minuscole come Trilly (Campanellino), non sempre propizie, e uccelli parlanti.
Come altri personaggi fondamentali della letteratura per bambini fra XIX e XX secolo, Peter Pan è portatore di una nostalgia struggente per l'infanzia, che è più un paese dell'utopia che confina e sconfina col regno della morte che un paese dove i bambini possono desiderare di diventare adulti.
Nonostante il lutto, la nostalgia, i particolari macabri che spesso sfuggono al lettore, qualcosa di vitale accade, perché anche se tratta di morte, il racconto è opera dei vivi per i vivi. James Matthew Barrie nonostante il suo lavoro incessante non riuscì mai a consolare la madre, che non si riprese dalla perdita del prediletto David, ma riuscì a prendersi cura dei cinque bambini Llewellyn-Davies, uno dei quali si chiamava Peter, alla morte della loro madre. La vicenda, inclusi i sospetti di pederastia caduti sullo scrittore, è stata rinarrata nel film Neverland, di Marc Forster (USA 2004).

Vedi L'isola che non c'è - La tentazione di non crescere (di A. Antoniazzi) e 46619 BISEICENTODODICI (di A. Gasparini), prima e seconda parte del II capitolo - La crescita: Nella stanza dei bambini tra letteratura per l'infanzia e psicoanalisi, 2009.
testi Titles by James Matthew Barrie (1860-1937) (consultato il 21 dicembre 2010).
video Peter Pan in Kensington Gardens. Illustrated by Arthur Rackham
video Peter Pan, Herbert Brenon (USA 1924)
video Peter Pan (part 1/7), Walt Disney (USA 1953). (consultato il 1 marzo 2011)
video Neverland (2004)
BAUER, John (1882-1918)
video Fantastic World of John Bauer
BAUM, Frank Lyman (1900)
The Wonderful Wizard of Oz, Chicago: George M. Hill Company 1900.
testi The Wizard of Oz (consultato il 30 dicembre 2010).
video The Wonderful Wizard of Oz, Victor Fleming (US 1939) (consultato il 30 dicembre 2010).
BILIBIN, Ivan Yakovlevich (1876-1942)
video Russian Golden Age Illustrator (consultato il 30 dicembre 2010).
BOLOGNINI, Nepomuceno (1883-1889)
Le leggende del Trentino; Rovereto: Tipografia Roveretana 1884
Le leggende del Trentino; Rovereto: Tipografia Roveretana 1889
Le leggende del Trentino; ristampa anastatica (tratta da diverse edizioni), Bologna: Arnaldo Forni Editore 1997.
Questa ristampa anastatica è tratta da raccolte conservate nella Biblioteca Comunale di Trento, fra le quali ne abbiamo citate due; vedi: Bibliografia delle tradizioni popolari di Giuseppe Pitré.
BONAVENTURE DES PÉRIERS (1561)
Les nouvelles récréations et joyeux devis de Bonaventure des Périers; Lyon: De l'imprimerie de Robert Granjon 1558
Contiene probabilmente la prima versione di Pelle d'Asino, accessibile nel sito sotto indicato. L'Asino d'oro di Apuleio era stato ristampato di recente in Francia, ed era stata rapida la diffusione delle Piacevoli notti di Straparola.
Les nouvelles récréations et joyeux devis (consultato 15 gennaio 2011).
BURTON, sir Richard (1882-1885)
The Book of Thousand Nights and One Night, with Introduction Explanatory Notes on the Manners and Customs of Moslem Men and Terminal Essay upon the History of the Nights, 10 voll., London: Burton Club, for subscribers only, 1882-1884.
Supplemental Nights to the Book of the Thousand and one Nights with Notes Anthropological and Explanatory, 4 voll., London: Burton Club, for subscribers only, 1885

....But when it was midnight Shahrázád awoke and signalled to her sister Dunyázád who sat up and said, "Allah upon thee, O my sister, recite to us some new story, delightsome and delectable wherewith to while away the waking hours of our latter night." "With joy and goodly gree," answered Shahrázád, "if this pious and auspicious King permit me." "Tell on," quoth the King who chanced to be sleepless and restless and therefore was pleased with the prospect of hearing her story...

Molto bella la versione di sir Richard Burton, viaggiatore e narratore di prim'ordine, fino a vent'anni fa accessibile solo in poche biblioteche, ora disponibile integralmente e liberamente in rete, con i suoi dieci volumi, più i quattro di supplementi, che raccolgono favole, come quella di Aladino, inscritte nella raccolta ma certamente estranee al suo nucleo originario. Per questo vedi nel sito Breve storia delle mille versioni.
testi The Thousand Night and a Night... & Supplemental Nights..., edizione integrale dei dieci volumi e dei quattro supplementari (last updated 100109; consultato il 16 dicembre 2010)
CALVINO, Italo (1956)
Fiabe italiane, Torino: Einaudi 1956.
Italo Calvino ha riportato alla luce racconti popolari raccolti da studiosi, di diversa levatura letteraria e scientifica, che hanno operato come demologi, così si definivano, in ogni parte d'Italia, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo. L'opera di Calvino costituisce il punto di partenza per avvicinarsi alla fiaba senza faticare su scogli linguistici e letterari come quelli di Basile o delle raccolte dialettali. Nella sua introduzione che apre alla comprensione del valore delle fiabe popolari, auspica una ripubblicazione delle raccolte dialettali pubblicate tra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX che sono state la sua fonte.
testi Indice delle Fiabe italiane; Torino: Einaudi 1974 (consultato il 4 agosto 2011)
CAMERON, James (2007)
Avatar, The Original Screenplay by James Cameron; (consultato il 14 dicembre 2010).
video Avatar Per una nota sulla lettura ideologica del film vedi Žižek.
CARROL, Lewis (1865)
Alice's Adventures in Wonderland. First Edistion with Fortytwo Illustrations by John Tenniel. London: MacMillan & and Co. 1865
video HarryRansomCenter: First Edition
video Alice's Adventures in Wonderland Illustrated by Arthur Rackham
CATAUDELLA, Quintino, a cura di (1981)
Il romanzo antico greco e latino. (Il romanzo di Nino. Antonio Diogene: Le meraviglie di là da Tule. Caritone: Le avventure di Cherea e Calliroe. Senofonte Efesio: Abrocome e Anzia (Racconti efesii). Giamblico: Le storie babilonesi. Luciano di Samosata: Storia vera. [Luciano]: Lucio o l'asino. Achille Tazio: Leucippe e Clitofonte. Longo Sofista: Le avventure pastorali di Dafni e Cloe. Eliodoro: Le etiopiche. Petronio: Il romanzo satirico. Apuleio: Le metamorfosi. Storia di Apollonio re di Tiro.) Firenze: Sansoni 1981

Il romanzo antico ebbe una diffusione e una popolarità tali che possiamo considerarlo una delle forme narrative dominanti nell'immaginario europeo, sia popolare sia colto. Pochi esempi: la traduzione inglese della Storia di Apollonio re di Tiro è il primo testo in volgare inglese, al quale si ispirò anche Shakespeare per Pericles, King of Tyre. In questo romanzo compare per la prima volta il motivo della morte apparente della Bella Addormentata. Moltissimi altri motivi fiabeschi, ipotizziamo la maggior parte di questi, potrebbero essere rintracciati nei romanzi antichi, soprattutto nella storia di Amore e Psiche contenuta nel'Asino d'oro di Apuleio. La fortuna del romanzo antico durò ininterrotta fino alla nascita dei due generi che ne raccolsero integralmente l'eredità: il romanzo moderno, a partire dal Don Quijote, e la favola, a partire dal Cunto de li cunti, entrambi secenteschi. Si possono osservare significative corrispondenze nelle vite dei due grandi autori secenteschi: entrambi soldati di ventura, per quasi tutta la vita alle prese con gravi difficoltà economiche.
CERVANTES SAAVEDRA, Miguel de (1605-1615)
El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha; Madrid : Juan de la Cuesta 1605 (primera parte), 1615 (segunda parte).
testi Don Chisciotte della Mancia, Traduzione di Bartolommeo Gamba (1818)
Don Quijote, Orson Welles (film incompiuto).
video Don Chisciotte, Francesco Guccini (2000)
video The man who killed Don Quixote Terry Gilliam (film incompiuto).
CENERENTOLA
video Moovie connections for Cendrillon (1898-2009)
CHANDRA,Vikram (1995)
Red Earth and Pouring Rain, London: Faber 1995; Terra rossa e pioggia scrosciante, tr. it. Anna Nadotti e Fausto Galuzzi, Torino: Instar Libri 1998.
Si può leggere questo romanzo come una raccolta new-global di fiabe e miti, che si intrecciano alla storia contemporanea. Vedi: S. Albertazzi e A. Gasparini, Il romanzo new-global
CHRISTILLIN, Jean-Jacques (1902-1905)
Contes du Val d' Aoste recueillis dans la Vallée du Cogne; Aoste: Revue "La Tradition" 1902-1905. Contes du Val D'Aoste. Recueillis dans la Vallée de Cogne; Quart: A.V.A.S. Musumeci Editeur, 1992.
Nel sito: Le valet du marchand.
COLETTE/RAVEL (1925)
L'enfant et les sortilèges, Fantaisie lyrique en deux parties; poème de Colette, musique de Maurice Ravel; Paris 1925.
L'Enfant et les Sortilèges, fantasia lirica in due parti, libretto di Colette, musica di Maurice Ravel. Prima esecuzione: Montecarlo 1925.
In occasione di una rappresentazione a Berlino Melanie Klein lesse una presentazione dell'opera, a partire dalla quale scrisse Situazioni d'angoscia infantile espresse in un'opera musicale e nel racconto di un impeto creativo, che presentò alla Società Britannica di Psicoanalisi il 15 maggio 1929.
Il tema è lo stesso del Paese dei mostri selvaggi di Sendak, e di Coraline di Gaiman e di Selick.
Sul tema, vedi in questo sito: Anna Antoniazzi e Adalinda Gasparini, Nella stanza dei bambini. Psicoanalisi e letteratura per l'infanzia. Bologna: CLUEB 2009. Capitolo IV, La parola magica ...
testi Il bambino e gli incantesimi. Fantasia lirica in due parti. Libretto de Colette, musica di Maurice Ravel; tr. it. di Marion Chateauvieux. (consultato il 19 dicembre)
video L'enfant et les sortilèges, Versione per balletto di Jiri Kylian col Nederlands Dans Theater, Orchestra di Parigi, diretta da Lorin Maazel. (consultato il 19 dicembre 2010).
http://www.youtube.com/ part.1. consultato il 19 dicembre 2010.
http://www.youtube.com/ part.2. consultato il 19 dicembre 2010.
http://www.youtube.com/ part.3. consultato il 19 dicembre 2010.
http://www.youtube.com/ part.4. consultato il 19 dicembre 2010.
http://www.youtube.com/ part.5. consultato il 19 dicembre 2010.
COLTRO, Dino (1991)
Fole e lilole. Fiabe della tradizione orale veronese; Venezia: Marsilio 1991.
"Nella fiaba che ancora resta patrimonio dell'oralità contadina, la 'patina' del quotidiano (linguaggio, immagini, aspetti, tematici) non arriva mai a coprire o cancellare 'l'eccezionale'. Si può dire, anzi, che proprio 'l'eccezionale' costituisca l'elemento narrativo della oralità." (Ivi, Introduzione, p. LIII).
Nel sito: La fontana che brila, l'albero che canta e l'ucelin belverde
COMPARETTI, Domenico (1875, 1866)
Novelline popolari italiane, Roma-Torino-Firenze: Loesher 1875.Ristampa anastatica, Bologna: Arnaldo Forni Editore 1968.
testi Saggi dei Dialetti Greci dell'Italia Meridionale. Raccolti ed illustrati da Domenico Comparetti. Pisa: Presso i Fratelli Nistri 1866. (consultato il 17 marzo 2011).
testi Novelline popolari italiane (1875) (consultato il 10 febbraio 2011)
Nel sito: Fiore di mare
CORONEDI BERTI, Carolina (1883)
Favole bolognesi. Al sgugiol di ragazù; Bologna: Premiato Stabilimento Tipografico Successori Monti 1883; Ristampa anastatica, Bologna: Arnaldo Forni Editore 2000.
CRISTOFORO ARMENO (1557)
Peregrinaggio di tre giovani figliuoli del re di Serendippo; Venezia: Michele Tramezzino 1557. Peregrinaggio di tre giovani figliuoli del re di Serendippo, a cura di Renzo Bragantini; Roma: Salerno Editrice 2000.
L'opera uscì pochi anni dopo la pubblicazione delle Piacevoli notti, e una delle ipotesi su chi si nascondesse dietro lo pseudonimo di Cristoforo Armeno - che indica la religione dell'autore e il suo legame con l'oriente - è che fosse lo stesso scrittore che aveva scelto lo pseudonimo Straparola per le Piacevoli notti.
Fecondo incontro fra culture diverse, il libro fu tradotto in francese nel 1717 e in inglese nel 1719. Dopo averlo letto, sir Horace Walpole da Serendib coniò il termine serendipity, in una lettera del 28 gennaio 1754 indirizzata all'amico Horace Mann, che viveva a Firenze. Le particolari qualità che il termine indicava caratterizzano il procedimento di indagine del detective. Pare inoltre che Voltaire scrivendo Zadig avesse presente il Peregrinaggio. L'opera di Cristoforo Armeno era un rimaneggiamento, più che una traduzione, di una storia persiana, eppure, per un suo motivo narrativo è conesso a una novella del Pecorone di Giovanni Sercambi.
testi The Three Princes of Serendib. By Richard Boyle © 2000. Part Two (consultato il 28 dicembre 2010).
testi La serendipità in Cristoforo Armeno. Comunità armena di Roma. Di Barbara Najarian (consultato il May 14th 2010)
testi Il giallo e il noir. Parte prima: La detection dal cavalier Dupin a Sherlock Holmes, di Massimo Bonfantini (consultato il 28 dicembre 2010).
testi Encyclopaedia Iranica. Italy xi. Translations of Persian Works in Italian. (consultato il 28 dicembre 2010).
testi Peregrinaggio di tre giovani figliuoli del re di Serendippo (II-V) HASHIMOTO Katsuo (consultato il 28 dicembre 2010).
DE GUBERNATIS, Angelo (1893-1895)
Rivista delle tradizioni popolari italiane. Direttore Angelo De Gubernatis, Roma 1893-1895. 2 voll.  Anno I, 1 Aprile 1894, fascicolo V, p. 353-356.
Le novelle indiane del Panciatantra e il discorso degli animali di Agnolo Firenzuola; Firenze: Tipografia Cellini e C. 1864.
Nel sito: Mo finì 'l tonto
testi Le novelline di Santo Stefano in Calcinaia raccolte da Angelo De Gubernatis e precedute da una introduzione sulla parentela del mito con la novellina. Torino: Augusto Federico Negro Editore 1869.
testi Mythologie des plantes, ou les légendes du règne végétal; Paris: C. Reinwald 1878-82.
testi Zoological Mythology or the Legends of Animals; London: Teubner 1872; 2 volume (consultato il 29 dicembre 2010).
testi Mitologia comparata, Milano: Hoepli 1887 (consultato il 29 dicembre 2010).
DE ROSSI DI SAN GIULIANA, Hugo (1912)
Märchen und Sagen aus dem Fassetale, Innsbruck: 1912. Fiabe e leggende della Val di Fassa. I Parte. Nuova edizione a cura di Ulrike Kindl. Trad. Amalia Zacchia. San Giovanni, Vigo di Fassa/Vich: Istitut Cultural Ladin "majson di fašegn", 1984.
Nel sito: Čian Bolfin.
DE SAINT éXUPERY, Antoine (1949)
Le Petit Prince (in francese) The Little Prince (in inglese); New York: Reynal & Hitchcock 1943.
Il Piccolo Principe; trad. it. Nini Bompiani Bregoli, Milano: Bompiani 1949.
testi Le petit prince [Testo francese con i disegni originali]. (consultato il 29 dicembre 2010).
DE SIMONE, Roberto (1976)
La gatta Cennerentola. Opera musicale in tre atti (Prima rappresentazione: 1976)
videoDa La gatta Cennerentola: La canzone delle sei sorelle (consultato il 28 dicembre 2010).
DIRITTI, Giorgio (2005 e 2009)
Il vento fa il suo giro (E l'aura fai son vir ) (2005)
L'uomo che verrà (2009)
Il film del 2009 parla della tragedia di Marzabotto, ma come di una storia che il soggetto - la bambina muta da quando era morto il suo fratellino - deve raccontare, per intrecciare fili altrimenti scissi, insensati. Alla fine la bambina ritrova la parola per cantare una nenia al neonato fratellino, che ha salvato dopo la morte di tutta la sua famiglia. Così alla fine del film del 2005 il giovane riaccende la stufa della stanza abbandonata alla fine de Il vento fa il suo giro, film che racconta il rifiuto dell'altro come evento umano, indipendente da qualunque spiegazione ideologica. In questo film è straziante il suicidio del 'matto' del villaggio, dopo la partenza del capraio professore francese, col quale aveva trovato un posto, e un lavoro da fare.
video Il vento fa il suo giro (E l'aura fai son vir ) (2005) (consultato il 28 dicembre 2010).
video L'uomo che verrà (consultato il 29 dicembre 2010).
testi L'uomo che verrà "Non ho fatto un film né storico né bellico, ma ho raccontato una storia di persone semplici che vedono arrivare la guerra" (consultato il 29 dicembre 2010).
DISNEY, Walt (1901-1966)
Il più grande narratore di fiabe del XX secolo.
video Skeleton Dance (consultato il 1 marzo 2011)
video Snow White and the seven dwarfs (US 1937) (consultato il 1 marzo 2011)
Biancaneve e i sette nani (parte I)
Biancaneve e i sette nani (parte II)
Biancaneve e i sette nani (parte III)
Biancaneve e i sette nani (parte IV)
Biancaneve e i sette nani (parte V)
Biancaneve e i sette nani (parte VI)
Biancaneve e i sette nani (parte VII)
Biancaneve e i sette nani (parte VIII)
Biancaneve e i sette nani (parte IX)
Biancaneve e i sette nani (parte X)
video Peter Pan (USA 1953) (consultato il 1 marzo 2011)
http://www.youtube.com/ (parte I)
Peter Pan (parte II)
Peter Pan (parte III)
Peter Pan (parte IV)
Peter Pan (parte V)
Peter Pan (parte VI)
Peter Pan (parte VII)
Peter Pan (parte VIII)
video Cinderella (US 1950) (consultato il 1 marzo 2011)
Cinderella (parte I)
Cinderella (parte II)
Cinderella (parte III)
Cinderella (parte IV)
Cinderella (parte V)
Cinderella (parte VI)
Cinderella (parte VII)
ESIODO (VII sec. a. C.)
La Teogonia di Esiodo e tre Inni Omerici, nella traduzione di Cesare Pavese, Einaudi, Torino 1981.
Quando nascono Gaia/Terra, o Urano/Cielo, insieme alla divinità nascono le corrispondenti realtà fisiche e i nomi. La Teogonia è un breve repertorio di mitologia greca, ed è poco nota al grande pubblico perché è priva di una struttura narrativa, come i poemi omerici. Era destinata al canto, rivolto a un pubblico che conosceva la materia di cui trattava, come chi assistendo alla messa sa chi erano Gesù e la Madonna, e non ha bisogno di note esplicative. Il testo probabilmente aveva per l'aedo la funzione dello spartito per il musicista jazz: forniva la base per l'improvisazione e le variazioni.
La bellezza di questa opera si rivela lettura dopo lettura, e somiglia a un'immersione nella sorgente della nostra cultura, che consente di illuminare la pregnanza e la storia di tante nostre parole e di tanti elementi della nostra tradizione culturale. Non tutti ricordano che Esiodo fu il primo poeta a firmare la sua opera, raccontando all'inerno di essa come proprio lui fu chiamato dalle Muse perché narrasse le loro storie false che sembrano vere insieme a quelle vere. Quando le Muse scelgono un loro alunno, gli versano alla nascita sulla lingua una dolce rugiada, così dalla sua bocca le parole usciranno soavi, più dolci del miele:

... felice chi è amato dalle Muse:
dalla bocca dolce gli scorre la voce;
perché se qualcuno ha un dolore che gli opprime l'anima,
e gli dissecca anche il cuore, basta che il poeta,
alunno delle Muse, canti la gloria degli uomini primi,
e degli dei beati dell'Olimpo, perché si dissolva
l'angoscia, e lasci tutte le sue pene.
(vv. 94-102)

Nel sito: Teogonia, versione letterale e versione in endecasillabi, indice dei nomi e link che facilitano l'accesso ai repertori mitologici e alle versioni disponibili in rete.
ESOPO (ca 620-560 a. C.)
Aesop's Fables, Online Collection
testi Aesop's Fables
FEDRO (ca 20-50 d.C.)

Superior stabat lupus, longeque inferior agnus.
Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit:
"Cur - inquit - turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?"
Laniger contra timens :
"Qui possum - quaeso - facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor."
Repulsus ille veritatis viribus:
"Ante hos sex menses male - ait - dixisti mihi".
Respondit agnus:
"Equidem natus non eram!"
"Pater, hercle, tuus - ille inquit - male dixit mihi!"
Atque ita correptum lacerat iniusta nece.

testi Favole di Fedro. Commentate da Felice Ramorino. Terza edizione riveduta e corretta. Torino: Ermanno Loescher, 1892. Ebook and Texts Archive, American Libraries. Testo latino commentato; (consultato il 23 dicembre 2010).
FINAMORE, Gennaro (1882)
Novelle popolari abruzzesi. Prima parte. Lanciano: R. Carabba Editore 1882; seconda edizione a cura di Emiliano Giancristofaro [con ristampa anastatica della prima] Lanciano: R. Carabba Editore 1979.

Il nostro popolo crede a quello che racconta? Se gli si domanda, risponde: Eh, si racconta! E ciò dice con una cert'aria tra scettica e dispettosa, che vuol significare: Saranno panzane; ma che male ci è a correre un po' il mondo incantevole de' fantasmi? La vita ordinaria non è povera abbastanza perché sia lecito darsi il lusso, di quando in quando, specie in solenni occasioni, e tra liete brigate, di una imbandigione di cui la fantasia fa a larga mano le spese? Non si è forse già sognato e cantato di un antico secolo d'oro? (Prefazione, p. XIII)
...Si sa, quanto più il narratore è idiota, tanto meno riesce a persuadersi come un uomo serio possa aver voglia di stare a sentire e mettere in carta le sue novelle; e, quasi per pia condiscendenza, dopo molte smorfie, dice il fatto suo, non come ad un fanciullo o ad un pari suo lo direbbe, ma elevando a suo modo lo stile, abborracciando, e come va parlato a un uomo cui vuol mostrare gentilmente di non ritenere rimbambito o affatto perduto il cervello. Il che è a scapito della naturalezza e della vivacità della forma. Ma io non ho lisciato né raffazzonato nulla. Presento studi dal vero. (Ivi, p. XV)

Nel sito: Fiore e Cambedefiore.
FIRENZUOLA, Agnolo (1493-1543)
Opere. A cura di Adriano Seroni. Firenze: Sansoni 1958
LA FONTAINE, Jean de La 1668-1694
Fables, Paris: 1668-1694
testi Fables on line
testi Favole, tr. it. Emilio De Marchi (1851 - 1901)
GABRIELI, Francesco, diretta da (1948)
Prima versione integrale dall'arabo diretta da Francesco Gabrieli, Torino: Einaudi (I millenni) 1949 [Colophon 1948];  (Gli struzzi) 1972, 4 voll.
L'unica traduzione integrale italiana di una raccolta araba, precisamente l'egiziana (Bulàq, 1835). Reca in appendice, la fiaba di Aladino già tradotta dalla prima versione araba da Francesco Gabrieli, che ha supervisionato la traduzione dell'intera raccolta.

Scrivendo il mio saggio su Aladino ho avuto il privilegio di conoscere Francesco Gabrieli, che mi ha incoraggiato nel mio lavoro psicoanalitico per la soluzione del piccolo giallo filologico sulla prima versione tramandata della fortunata storia. [Nel sito: Aladino sul lettino articolo del 1988, nel quale anticipavo la soluzione]. In una successiva corrispondenza Francesco Gabrieli mi consigliò di scrivere all'arabista Muhsin Mahdi, che stava lavorando allo stesso problema filologico. Muhsin Mahdi mi rispose che l'esame del primo manoscritto arabo l'aveva portato alle stesse conclusioni alle quali ero giunta con la mia filologia psicoanalitica.
[Vedi  Appendice al capitolo quarto. Una storia della storia di Aladino: Kabikàj - Fiaba originaria e sogno originario. Breve storia delle versioni originarie della 'Lampada di Aladino'. Un contributo psicoanalitico al problema filologico. Fedeltà, traduzione, tradizione. In Aladino e la lampada meravigliosa. Viaggio psicoanalitico]
GALLAND, Antoine (1704-1717)
Les Mille et Une Nuits. Contes arabes (1704-1717), 1965, Garnier-Flammarion, Paris 1965, 3 voll. Disponibile in varie traduzioni italiane, l'opera fu il best-seller del secolo dei Lumi, con innumerevoli edizioni e oltre cinquanta traduzioni in lingue diverse. Gli studi dedicati a Galland sono quantitativamente insignificanti rispetto alla bellezza e all'importanza della sua opera, che resta probabilmente la migliore porta di accesso alle Mille e una notte. [Nel sito: Breve storia delle mille versioni]
testi Les Mille et Une Nuits
GASPARINI, Adalinda
La vera storia di Aladino, traduzione dal testo originario di Antoine Galland e adattamento di A.G.; prefazione di Antonio Faeti; Milano: Bompiani (I Delfini) 1995.
Vedi nel sito: Breve storia delle mille versioni.
Le prime fiabe del mondo, raccolte e tradotte da Basile e Straparola; Giunti [Gemini], Firenze 1996; Giunti [Scuola] 1999; Brescia: La Scuola, 1999.
Le prime fiabe pubblicate nel mondo (Venezia XVI secolo, Napoli XVII secolo), come quelle popolari raccontate a veglia fino all'avvento della televisione, sono per adulti e bambini: non pedagogizzate, rappresentano per il bambino la realtà psichica, e possono costituire uno straordinario strumento per l'apprendimento della lingua....
GIANANDREA, Antonio, e MANNOCCHI, Luigi (1878)
Fiabe e novelle popolari marchigiane. Jesi: Tipografia Ruzzani 1878; Ristampa anastatica, Palermo: Edikronos 1981.
Nel sito: Lu Re Pesce.
GIGLI, Giuseppe (1893)
Superstizioni, pregiudizi e tradizioni in terra d'Otranto, Firenze: Tipografia di G. Barbèra 1893; Ristampa anastatica, Bologna: Arnaldo Forni Editore 1979.
GIOIELLI, Mauro (1993)
Fiabe, leggende e racconti popolari del Sannio. Cosmo Iannone, Isernia 1993.
L'antologia include versioni in italiano moderno, altre dai testi dei ricercatori che andavano raccogliendo fiabe tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, e alcune versioni delle minoranze linguistiche, come quella slavo-molisana.
Nel sito: L' tacc' taccune d' Maria d' legna, la fiaba serbo-croata Djevojka sa zvijezdom e la slavo-molisana Das Mädchen mit dem Stern.
SER GIOVANNI (1378)
Il Pecorone. In appendice i "sonetti di donne antiche innamorate" del ms. II, II, 40 della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. A cura di Enzo Esposito; Ravenna: Longo Editore 1974. Nel sito: L'aquila d'oro.
GORTANI, Luigi (1904)
Tradizioni popolari friulane, Udine: Tipografia Domenico Del Bianco 1904.
Nel sito: Meni Fari. Da wikipedia Luigi Gortani
GRIMM, Jakob e Wilhelm (1812-1815)
Fiabe per i fanciulli e per la famiglia (1812-1815). Tr.it. Mondadori, Milano 1980, 3 voll.
La raccolta può essere considerata un ponte tra le versioni antiche (come quelle di Straparola e Basile) e le più recenti, dalle quali sono stati rimossi gli elementi più conflittuali e perturbanti. Dimenticando che è la loro presenza a rendere appassionante la storia degli attanti che vengono a capo di qualunque difficoltà.
testiLe fiabe e le favole dei Fratelli Grimm
GROOME, Francis Hindes (1899)
Gypsy Folk Tales
testiGypsy Folk Tales (consultato il 17 marzo 2011).
GUARNERIO, Pier Enea (1886)
Il Dialetto catalano d'Alghero. Saggio di Pier Enea Guarnerio, nell'Archivio glottologico italiano, diretto da Graziadio Isaia Ascoli. Volume nono, pp. 261-364. Roma Torino Firenze: Ermanno Loescher 1886.
Alle pagine 261-364 si possono leggere le fiabe in catalano raccolte da Pier Enea Guarnerio dalla viva voce di pastori e contadini: 1 Rundalija de Belindu lu mostru; 2 de Cirurè; 3 de G'univeldana, 4 de don Nicora; 5 del Magu; 6 de un rej i de us sous tres fils; 7 de mestru Françiscu; 8 Lu paldàl velt; 9 Lu Calbunaju; 10 Maria Antaurara.
In questo sito: Rundalija de Belindu lu mostru
testi Guarnerio, Fiabe (consultato il 18 marzo 2011)
HADDAWI, Husain (1990)
The Arabian Nights. Translated by H. H. Based on the text of the Fourteenth-Century Syrian Manuscript edited by Muhsin Mahdi. W.W. Norton & Company, New York - London, 1990
Le Mille e una notte, Prima traduzione italiana del più antico manoscritto arabo stabilito da Muhsin Mahdi, tr. it. Roberta Denaro e Mario Casari, Roma: Donzelli Editore 2007.

L'opera di Husain  Haddawi è la prima e al momento la sola traduzione filologica di un manoscritto antico delle Mille e una notte, precisamente di quello (sec. XIV) che si fece mandare Galland per tradurre le magnifiche fiabe orientali . Il lettore può entrare in contatto diretto con la fonte antica della raccolta di Galland e delle raccolte arabe dell'Ottocento. Le fiabe non sentono il peso del tempo, e la loro bellezza non ha nulla a che fare col rigore filologico. Ma, come l'appassionato di miti ritrova una sorgente se legge Esiodo, e chi ama le fiabe la ritrova leggendo Basile o Pitré, così chi ama le Mille e una notte sentirà in questa versione la loro grazia sorgiva. In questa versione viene rispettata la divisione fra le notti, con le formule, ricorrenti ma di grande varietà, che notte dopo notte ricreano la cornice del racconto nella relazione fra la narratrice Shahrazàd, il sultano Shahriyar suo sposo che fino alla fine non rinuncia all'intenzione di farla uccidere all'alba, e Dinarzad, la sorella minore di Shahrazad, che nell'ora che precede il giorno le chiede di riprendere il racconto. L'insonnia del crudele Shahriyar, ed era insonne anche il califfo Harun ar-Rashid, protagonista di molte storie delle Mille e una notte, apre uno spazio al racconto della figlia del visir.

Nel sito: La storia delle tre mele, una delle prime narrate da Shahrazad al sultano, una singolare storia poliziesca.
HURRINGTON, Curtis (1971)
Who Slew Auntie Roo? (Chi giace nella culla di zia Ruth? ), GB USA 1971.
Una ricca vedova ha perso la figlioletta in un tragico incidente, e non si è mai rassegnata. I suoi due domestici si approfittano di lei insieme a un sedicente medium per scucirle denaro. Durante le feste di Natale le si presenta l'opportunità di ospitare degli orfani, quando la piccola Clarine varca la soglia di casa e a lei pare di vedere la figlioletta morta. Per questo decide di tenerla con sé, ma il fratello della piccola scambia le buone intenzioni della vedova per qualcosa di molto peggio. Introdottosi in casa convince la sorella che la signora che li ospita altri non è che la strega di Hansel e Gretel: decideranno di agire di conseguenza.
Il film ibrida la favola di Hansel e Gretel con Psycho, senza prendersi troppo sul serio, adottando dickensiani orfani fin troppo pronti a difendersi.
ILLUSTRATIONS IN FAIRY TALES
video Illustrations in fairy Tales from Early 20th Century Europe
IMBRIANI, Vittorio (1887)
LA NOVELLAJA FIORENTINA. Fiabe e novelline stenografate in Firenze dal dettato popolare da Vittorio Imbriani. Ristampa accresciuta di molte novelle inedite di numerosi racconti e di note, nelle quali è accolta integralmente LA NOVELLAJA MILANESE dello stesso raccoglitore. Livorno: Tipi di F. Vigo 1877. Ristampa anastatica con prefazione di Marcello Vannucci; Palermo: Edikronos 1981.

Con questo testo si entra in contatto con le prime raccolte rispondenti a criteri sia romantici, sia positivistici: per il romantico i narratori analfabeti, depositari di un sapere primigenio, conservavano l'autentico spirito popolare, per il positivista sono una fonte 'oggettiva' da ascoltare e trascrivere senza variare il senso né la lettera. Imbriani correda ogni fiaba di ampi riferimenti ad altre versioni, sia popolari che appartenenti alla tradizione letteraria.
Nel sito: Re porco e El Tredesìn.
testi La novellaja fiorentina, Vittorio Imbriani (consultato l'8 febbraio 2011).
JACOPO DA VARAGINE (1228-1298)
Leggenda aurea; trad. dal latino di Cecilia Lisi; Firenze: Libreria Editrice Fiorentina 1990; 2 voll.
Legenda aurea. Presentazioni di Franco Cardini e Mario Martelli. Testo e note a cura di Arrigo Levasti. Firenze: Le Lettere 2000, 2 tomi.

"Se si dovessero salvare da un cataclisma i dieci libri che hanno fatta l'Europa, un posto spetterebbe di diritto alla Legenda aurea sive legende sanctorum" (Franco Cardini, prefazione, op. cit.) di Jacopo da Varagine (o Jacobus de Voragine - Varazze), domenicano, che fu anche arcivescovo di Genova. Forse fu il primo traduttore della Bibbia in volgare, e con la Legenda Aurea, raccolse e ordinò storie edificanti, di santi, miracoli, di pagani puniti o convertiti, adatte alla lettura e tali da ispirare pittori e scultori fino al sec. XVI. Si può avere un'idea della sua diffusione pensando agli oltre mille manoscritti latini giunti fino a noi, ai circa cinquecento codici in lingue volgari, alcuni con miniature straordinariamente belle, ai quasi cento incunaboli del XV secolo, alle molte edizioni del sec. XX, fra i quali quella delle Lettere, sopra citata, è corredata da molte riproduzioni di opere pittoriche ispirate direttamente alla Legenda aurea.  riproduzioni recenti, come quella de Le Lettere che ci sono pervenuti, sia dalla onnipresenza delle storie di santi di questa raccolta nell'iconografia medievale e rinascimentale. Nel libro sono presenti molti motivi fiabeschi, e storie assurde, come quella dell'imperatore Nerone che volendo rimanere incinto ordinò ai suoi medici di provvedere, pena la morte. I medici allora gli fecero ingoiare un girino, e quando alcuni mesi dopo Nerone ebbe grandi dolori di pancia gli somministrarono un lassativo che fece uscire una rana. Nerone ne teneva gran conto, e la teneva in un guscio di tartaruga. Nell'incendio di Roma del quale incolpò i cristiani, il guscio con la rana bruciò in un luogo che in onore della creatura di Nerone da testudo, tartaruga, fu denominato Testaccio.
Particolarmente interessante la storia di Giuda Iscariota, che coincide col mito di Edipo: dopo aver scoperto di aver ucciso suo padre Ruben e sposato sua madre, Giuda per espiare il suo peccato si unisce a Gesù come suo discepolo. La storia in latino è presente nel link sottonotato.
testi Legenda aurea, Testo latino incompleto (consultato il 12 marzo 2011).
testi Illustrazioni medievali della Legenda Aurea (consultato il 12 marzo 2011).
KHAIR, Tabish (2004)
The Glum Peacock. Illustrated by Nilima Eriyat. Delhi: Zubaan Books 2008.

Il libro ha preso forma contro la politica identitaria dominante: si dovrebbe scegliere se appartenere a questo o a quello. Il cigno è bianco. Il corvo è nero. E il povero pavone? Ha tutti i colori possibili. Come può vivere? Cosa può essere? Bene, la risposta è: cos'altro può essere se non un pavone?
[...]
Credo che prendiamo in giro noi stessi quando permettiamo al mondo di dirci cosa siamo. Comunque è molto difficile imparare a guardare il proprio sé. Ed è duro vivere con la differenza. Si può leggere nella storia e nei quotidiani quante volte delle persone vogliono sterminare persone diverse, o 'civilizzarle' omologandole a sé. Essere diversi rende la vita molto più difficile. Due cose procedono appaiate: lasciare che gli altri siano quello che sono e permettere a noi stessi di essere quel che siamo. Se ne deducono due condizioni necessarie: reciproco rispetto e benessere personale. Penso che sia questo che tutti noi, come il Pavone, dobbiamo imparare. E cercare di non dimenticarlo.
(A proposito di "The Glum Peacock", dall'intervista del 20 febbraio 2009 di Padmini Mongia a Tabish Khair, sotto citata; trad. it. A. Gasparini)

The Bust Stopped, London: Picador 2004; Il bus si è fermato, tr. it. Adalinda Gasparini, Roma: Nova Delphi 2010.

Gli esseri umani sono come pezzi di stoffa nella pioggia del tempo: porosi. Le culture filtrano in noi: acquistiamo peso con la nostra storia e con le storie di tutti gli altri.
(Il bus si è fermato; voce narrante: l'eunuco Parvati/Farhana)

Sito Tabish Khair
testi Intervista del 20 febbraio 2009 di Padmini Mongia a Tabish Khair, Oxford Bookstore. Literary Review; (consultato 11 gennaio 2010).
testi Nova Delphi Libri - Tabish Khair
Vedi nel sito, da Il bus si è fermato, La storia di Zeenat
MANFREDI, Teresa e Maddalena, e ZANOTTI, Teresa Maria e Angiola Anna Maria (1742)
La Chiaqlira dla Banzola O per dir mìi fol divers Tradutt dal parlar Napulitan in lengua Bulgnesa per rimedi innucent dla sonn, e dla malincunj dedica' al merit singular del nobilissim dam d' Bulogna. In Bulogna MDCCXLII. Per Ferdinand Pisarr, all'Insegna d'S. Antoni. Con Licenza di Superiur.

La Ciaqlira dla Banzola o sia zinquanta fol detti da dis donn in zeinq giurnat per rimedi innuzèint dla sonn e dla malincunì. Traduzion dal napolitan in lèingua bulgnèisa. Boulogna 1883; Ristampa anastatica Milano: Studio Editoriale Insubria 1979.

La versione bolognese, fedele e integrale, del testo di Basile apparve nel 1742, per avere la versione italiana si dovette aspettare Benedetto Croce. Preziosa per chi volesse osservare il grado massimo di traducibilità della fiaba, qui fra la lingua popolare e colta di Basile e quella della Ciaqlira, più vicine tra loro che all'Italiano contemporaneo.
Le sorelle Manfredi e le sorelle Zanotti, alle quali si deve la traduzione in lingua bolognese, non figurano sul libro.
Nel sito: La zinderlazza (La Gatta Cennerentola)
testi La Chiaqlira dla Banzola o per dire mìi fol divers tradutt dal parlar Napulitan in lengua Bulgnesa....
LA SORSA, Saverio (1927-1938)
Fiabe e novelle del popolo pugliese. Con prefazione di A. Mari, 2 voll.; Roma-Bari: F. Casini & Figlio Editori 1927-1928.
Leggende poetiche di Puglia. Catania: Prampolini 1938.
Nel sito: Rè fendana d'aure
LUCIANO DI SAMOSATA (120-180)
Ἀληθῆ διηγήματα [Alethè dieghèmata, Storie vere]
Iniziando la sua opera, il siriano Luciano avverte che la sola verità che vi è contenuta è che non c'è nulla di vero, e ricorda quanti insigni personaggi hanno narrato cose mai viste e mai udite:

Duca di costoro e maestro di tale ciarlataneria fu l'Ulisse d'Omero, che nella corte d'Alcinoo contò della cattività de' venti, di uomini bestioni e salvatici con un solo occhio in fronte, di belve con molte teste, de' compagni tramutati per incantesimi, e di tante altre bugie, che ei sciorinò innanzi a quei poveri sciocchi dei Feaci. Abbattendomi in tutti costoro io non li biasimavo troppo delle bugie che dicono, vedendo che già sogliono dirle anche i filosofi, ma facevo le meraviglie di loro che credono di darcele a bere come verità." (Dal Libro I)

Detto questo, il racconto procede come un realistico resoconto di viaggio, narrando di un viaggio al di là delle Colonne d'Ercole, di un viaggio sulla Luna, e dell'ingoiamento della nave con tutto l'equipaggio da parte di una balena fantasticamente grande. Questo romanzo antico ebbe probabilmente una fonte nelle Meraviglie al di là di Thule di Luciano di Samosata, ed esercitò un influsso difficile da quantificare sulle favole e sulla letteratura successiva. Per comprendere la sua importanza basti pensare a opere come L'Orlando furioso di Ludovico Ariosto, I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, Pinocchio di Collodi, Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne.
testi Di una storia vera, traduzione italiana di Luigi Settembrini (1862) (consultato il 29 dicembre 2010).
LETTERIO DI FRANCIA (1931)
Fiabe e novelle calabresi. Seconda parte; in: Pallante. Studi di filologia e folklore diretti da P. S. Leicht, F. Neri & L. Suttina. Fascicoli settimo e ottavo. Ottobre 1931 - IX, ottobre 1931; Giovanni Chiantore, Successore Ermanno Loescher 1931.
Nel sito: La ricotta janca.
MANGO, Francesco (1890)
Novelline popolari sarde. Raccolte e annotate da Francesco Mango; Palermo: Libreria internazionale Carlo Clausen 1890; ristampa anastatica, Bologna: Arnaldo Forni Editore 1987.
testi Novelline popolari sarde. A cura di Cristina Lavinio. Riedizione dell'opera Novelline popolari sarde. Raccolte e annotate dal Dott. Francesco Mango, Palermo, Libreria internazionale Carlo Clausen (già Luigi Pedone Lauriel), 1890. ; Nuoro: Ilisso 2005 (consultato l'8 marzo 2011)
testi In Limba : Novelline popolari sarde , n. 2. Tradizione popolare trascritta da Francesco Mango. Regia: Cristina Maccioni; musica Stella Veloce; tecnico audio Davide Zurru; letture: Clara Murtas. Editore: RAI Sardegna, 13/11/2010 (versione mp3) (consultato l'8 marzo 2011)
Nel sito: Is tresgi bandius.
MARGHERITA D'ANGOULÊME, regina di Navarra (1558)
Heptaméron des Nouvelles, 1558
Eptamerone; Prefazione e prima versione italiana di Francesco Picco. Milano: Bietti, Classici del Ridere, 1973.
MASUCCIO SALERNITANO (1890)
Il Novellino di Masuccio Salernitano.
testi Il Novellino di Masuccio Salernitano restituito alla sua antica lezione da Luigi Settembrini ; Napoli, presso Antonio Morano Libraio-Editore 1874. (consultato il 27 agosto 2011)
MAZZINI, Ubaldo (1911)
Saggio di folklore spezzino, in: "Archivio per la etnografia e la psicologia della Lunigiana", diretto da G. Sittoni e G. Podenzana Saggio di folklore spezzino; "Archivio per la etnografia e la psicologia della Lunigiana", diretto da G. Sittoni e G. Podenzana; La Spezia: 1911. Saggio di folclore spezzino. La Spezia : Ente Provinciale Turismo 1974

I feno 'n beo pranso grande e grosso,
Me a eo sotto a toa e i m'han cacià n' osso
Ch'i m'è arestà zü per er canoosso.
Toca un po' chi com'a gh'ho grosso!

(Formula di chiusura de O dente d'oo)

Nel sito: O dente d'oo.
MÉLIÈS, Georges (1899, 1903)
Cendrillon (France, 1899)
Alle fiabe più famose del mondo si sono ispirati i primi film: un intreccio fra l'antica sempre attuale potenza narrativa della favola e quella nuova del cinema.
video Cendrillon (France, 1899) (consultato il 29 dicembre 2010).
video La Lanterne Magique (France, 1903) (consultato il 29 dicembre 2010).

video Cendrillon (France, 1899) (consultato il 29 dicembre 2010).
video La Lanterne Magique (France, 1903) (consultato il 29 dicembre 2010).
video Les hallucinations du baron de Münchhausen (France, 1910) (consultato il 7 agosto 2011).
LE MILLE E UNA NOTTE
Vedi in questa pagina: F. Galland, F. Burton, F. Gabrieli, H. Haddawi.
testi Per la lettura integrale di altre versioni inglesi delle Mille e una notte (Dom Chavis & M. Cazotte, Arabian Tales, 1792; Sylvanus Hanley, Caliphs and Sultans, 1870; Jonathan Scott, Arabian Nights, 1890; John Payne, The Book of the Thousand Nights and One Night, 1882-1901; W.F. Kirby, The New Arabian Nights, 1883; W.A. Clouston, The Bakhtyar Nama, 1883, The Book of Sindibad, 1884; E. Dixon, Fairy Tales from the Arabian Nights, 1893, More Fairy Tales from the Arabian Nights, 1895; Andrew Lang, Arabian Nights, 1898; J. W. Scott, Jack Hardin's Arabian Nights, 1903; Edward Lane, Arabian Nights, 1909), si rimanda al sito wollamshram.ca. Queste opere, ora liberamente accessibili, erano fino a vent'anni fa riservate ai frequentatori di ricche biblioteche.
testi The Thousand Nights and a Night last updated on 100109 (consultato il 16 dicembre 2010).
MOZART, Wolfang Amadeus, e SCHIKANEDER, Emanuel (1791)
Die Zauberflote Prima rappresentazione, Vienna: 30 settembre 1791.
Il flauto magico, disegno animato di Emanuele Luzzati e Giulio Gianini (1978)
video Il flauto magico, di E. Luzzati e G. Gianini; Papageno e Papagena, ; (consultato il 7 agosto 2011)
video Il flauto magico, di E. Luzzati e G. Gianini; Parte prima; (consultato il 7 agosto 2011)
video Il flauto magico, di E. Luzzati e G. Gianini; Parte seconda; (consultato il 7 agosto 2011)
video Il flauto magico, di E. Luzzati e G. Gianini; Parte terza; (consultato il 7 agosto 2011)
video Il flauto magico, di E. Luzzati e G. Gianini; Parte quarta; (consultato il 7 agosto 2011)
MUSSO, Guido (1996)
Conte, fàule e legende dla tradission popolar piemontèisa contà da l'anvod dij Bré e barba Guido; Torino: Piemonte in Bancarella 1996.
NERUCCI, Gherardo (1880)
Sessanta novelle popolari montalesi. (Circondario di Pistoia). Raccolte da Gherardo Nerucci. Successori Le Monnier, Firenze 1880. Rist. an. a cura di Roberto Fedi, Rizzoli, Milano 1977.
Come Imbriani, Nerucci raccolse le sue fiabe da narratori analfabeti, ma non seguendo alla lettera il criterio demologico imperante, dichiarò di averle lievemente modificate, secondo un criterio comunque popolare: La novella nun è bella se sopra non ci si rappella. Il risultato è una delle più belle raccolte ottocentesche.
Nel sito: La bella Caterina ovvero la novella de' gatti, La Regina Marmotta
testi Sessanta novelle popolari montalesi, Edizione integrale on line. (consultato il 29 dicembre 2010)
IL NOVELLINO (XIII sec.)
Il Novellino. L'anonimo autore, sicuramente toscano, probabilmente ghibellino, compose la raccolta di cento novelle traendole da fonti latine, medievali, provenzali. La prima edizione a stampa è del 1525.
testi Il Novellino ossia Libro di bel parlar gentile, ridotto a uso delle scuole e riveduto nei manoscritti da Domenico Carbone, con aggiunta di dodici novelle di Franco Sacchetti e con note di vari. Firenze: G. Barbèra Editore 1872 (consultato il 27 agosto 2011)
OVIDIO (43 a.C.-18)
Metamorphoseon Libri XV. Le metamorfosi, Testo latino e traduzione in versi italiani di Ferruccio Bernini, Bologna: Zanichelli 1983, 2 voll.
Fondamento essenziale dell'immaginario mitologico nel Medio Evo, senza rivali come repertorio mitologico prima della diffusione della lingua greca antica (vedi Boccaccio), merita di essere più letta e consultata. Raccontando tutti i miti più importanti, con un livello espressivo insuperabile, Ovidio ci sorprende per la finezza e psicologica e la modernità nel cogliere l'umanità dei personaggi. Da raccomandare a si illuda che la sensibilità moderna sia superiore all'antica.
testi Le Metamorfosi. Traduzione di Giovanni Andrea dell'Anguillara (1563) (Traduzione integrale italiana) (consultato il 15 marzo 2011)
testi Metamophoseon (testo latino integrale) (consultato il 15 marzo 2011)
testi The Metamorphoses by Ovid. Engravings by Johannes Baur (1703). The Ovid Project: The Images from the 1640 Edition Traslated by George Sandys. (consultato il 15 marzo 2011)
Metamorfosi, Torino: Einaudi 1979 e 1994; Testo a fronte. Con un saggio di Italo Calvino. A cura di Piero Bernardini Marzolla. pp. 705.
PANCHATANTRA
Un re indiano affida l'educazione dei tre principi suoi figli al saggio Visnusarman, che scrive per loro i cinque libri del Panchatantra. I tre principi lo leggono e in sei mesi diventano colti e saggi. Il nucleo narrativo è stato fatto risalire a un periodo tra il II e il VI secolo d.C. Come per le Mille e una notte, i manoscritti più antichi che ci sono pervenuti sono del XIII secolo, fra i quali il manoscritto persiano Marzban-name, di Sa'doddin Varavini, che traduce il primo dei cinque libri del Panchatantra.
Una raccolta antica, intitolata Tantrakhyâyika, risalirebbe a un periodo compreso fra il II e il VI secolo d.C.; e da una versione in pahlavi del VI secolo serebbe derivata la versione araba dell'VIII secolo: Kalila e Dimna. La materia è quella del primo libro del Panchatantra, il cui tema è la separazione degli amici, e i protagonisti sono due sciacalli, che tramano per far litigare il leone e il toro, signori degli animali. Da una versione in lingua ebraica di questo manoscritto arabo deriverebbe la prima versione latina (Giovanni da Capua, Directorium humanae vitae, XIII sec.), da questa la prima versione in italiano (La moral filosophia del Doni, tratta da gli antichi scrittori; allo illustriss. Signor don Ferrante Caracciolo dedicata. In Vinegia : per Francesco Marcolini, 1552 ) e altre versioni europee. Nel XIII sec. il poeta italiano Baldo aveva scritto alcune favole in latino, Novus Esopus, probabilmente basandosi su un manoscritto arabo. Da una versione spagnola Agnolo Firenzuola trasse la sua versione, La prima veste de' discorsi degli animali, trasferendo l'ambientazione del primo libro del Panchatantra sull'appennino toscano (Firenze: appresso I Giunti, 1548; in Firenzuola, Opere, a cura di E. Ragni; Roma: Salerno Editrice 1971; pp. 439-518). Nel XVI secolo Giulio Nuti aveva tradotto in italiano la versione greca del Pañcatantra di Simeon Seth, ebreo bizantino del sec. XI. Nell'Ottocento Angelo De Gubernatis ripubblicò La prima veste de' discorsi degli animali di Agnolo Firenzuola.

La raccolta contiene motivi favolistici che rimandano indietro alla favolistica classica di Esopo e di Fedro (I sec. d. C.) sia alla favolistica successiva e alla fiaba. Si veda ad esempio in Straparola la favola dell'Asino Brancaleone, (Notte X, favola II) che riprende il confronto fra l'animale affamato e vessato e il sovrano che non teme confronti, già contenuto nel Panchatantra, dando alla storia una trama diversa, nella quale alla fine le risorse dell'asino trionfano sul prepotente dominatore consentendogli di vivere in pace sfamandosi ogni giorno senza portare il basto.
Alla struttura della raccolta è connesso indirettamente Il Peregrinaggio dei tre giovani figliuoli del re di Serendippo di Cristoforo Armeno, per la storia cornice, che riguarda l'educazione di tre principi. Se riconosciamo nel Panchatantra il più antico libro di racconti, possiamo dire che è il primo a organizzare storie diverse con una storia cornice. In questo caso la cornice riguarda l'educazione perfetta, dei futuri sovrani, nelle Mille e una notte le favole vengono narrate per evitare che il sultano metta a morte la sposa narratrice Shahrazad, come ha fatto con le precedenti. La cornice è diversa perché è una donna a raccontare, di cui si dice che era immensamente colta, simile quindi a Visnusarman, il saggio che scrive le cinque parti del Panchatantra per i tre principi: lo scopo è comunque l'educazione del sovrano, volta in questo caso a mitigare la sua crudeltà, che si traduce nell'eliminazione della parte femminile.  La prima grande cornice letteraria dell'Occidente, quella del Decameron, non sembra volta a educare nessuno, e i narratori sono gli stessi ascoltatori: sono giovani che si educano a vicenda, in un contesto che pone l'educazione attraverso le favole o le novelle come un piacere mutuo, fra uomini e donne. Si potrebbe pensare a un terzo passaggio (giovani che si raccontano novelle a vicenda), che ha nel Panchatantra il primo (un saggio che scrive per educare tre giovani principi), e nelle Mille e una notte il secondo (la sposa che racconta per educare il sultano suo sposo a non uccidere né lei né altre donne). Il pericolo mortale nel Decameron è nella peste di Firenze del 1348: la lettura delle pagine di Boccaccio dedicate alla città durante l'epidemia permette di comprendere lo sfondo dal quale traggono ragione e senso le novelle. I giovani narratori e ascoltatori del Decameron soggiornano in villa per far passare il tempo della peste, che sta annientando la città. Si può ricordare quanto ha scritto Walter Benjamin, che è la morte a dare dignità al racconto.
La distruzione e la morte di fronte alle quali solo il racconto permette di non soccombere sono presenti nel tema della successione al trono, che è della cornice del Panchatantra e del Peregrinaggio cinquecentesco. Significativo che in entrambe le raccolte i principi siano tre, come i figli del re di tante fiabe, che attraverso prove di coraggio, di intelligenza o d'amore deve scegliere fra loro il successore al trono.
testi The Panchatantra. A Collection of Ancient Hindu Tales. In the recension, called Panchakhyanaka, and Dated 1199 A.D., of the Jaina Monk, Purnabhadra. Critically Edited in the Original Sanskrit by Dr. Johannes Hertel, Oberlehrer am Koeniglichen Real-Gymnasium, Doebeln, Saxony. Cambridge, Massachusetts. Published by Harvard University 1908. (consultato il 29 dicembre 2010)
video Pancha Tantra: The Donkey without Brain consultato il 29 dicembre 2010).
video Pancha Tantra: The Wise Gander (consultato il 29 dicembre 2010).
video Pancha Tantra: The Two Headed Weaver (consultato il 29 dicembre 2010).
video Panchatantra Tales: Common Sense (consultato il 29 dicembre 2010).
NOEL, François, POZZOLI, Girolamo, ROMANI, Felice, PERACCHI, Antonio (1819-1825)
Dizionario della favola o mitologia greca, latina, egizia, celtica, persiana, siriaca, indiana, chinee, maomettana, rabbinica, slava, scandinava, affricana, americana, araba, iconologica, cabalistica, ecc., ecc., di Fr. Noel tradotto dal francese sulla terza edizione del testo con correzioni ed aggiunte anche di nomi appartenenti alla storia antica da Girolamo Pozzoli. Dal III vol.: Dizionario d'ogni mitologia e antichità continuato e ampliato dal prof. Felice Romani e dal D.r Antonio Peracchi] 6 voll. Milano Tipografia e Calcografia di Batelli e Fanfani, 1819-1825. 6 volumi.
testi Dizionario d'ogni mitologia e antichità incominciato da Girolamo Pozzoli sulle tracce del dizionario della favola di Fr. Noel continuato ed ampliato dal prof. Felice Romani e dal Dr. Antonio Peracchi. Volume III. Milano, presso Batelli e Fanfani Tipografi e Calcografi. MDCCCXXII
PAYNE, John (1901)
testi The Book Of The Thousand Nights And One Night: Now First Completely Done Into English Prose and Verse, from the Original Arabic by John Payne; London: Delhi Editions, for subscribers only, 1901. (consultato il 29 dicembre 2010).
PERRAULT, Charles, 1697
Les Contes de ma Mère l'Oye, Paris: Barbin 1697; I racconti di Mamma l'Oca, in Fiabe francesi della corte del re Sole e del secolo XVIII, tr. it. Elena Giolitti con la collaborazione di Diego Valeri per la traduzione dei versi; Torino: Einaudi 1957; pp. 3-62
Grimm e Perrault, con le loro raccolte, sono gli autori di fiabe più noti. Da Perrault Walt Disney ha tratto la sua Cenerentola. Charles Perrault dedicava la sua raccolta ai bambini ma spesso si rivolgeva a un pubblico adulto. Per molte delle sue storie si ispirò al Cunto de li cunti di Giambattista Basile. Il successo ottenuto dai Contes a Parigi fu determinante per indurre François Galland, che avendo vissuto a lungo in Oriente ne aveva conosciuto e apprezzato le favole, a procurarsi il manoscritto arabo da tradurre.
testi PÉTIS DE LA CROIX, François (1710-1712)
Les mille et une jour, Contes Persans, traduise en François par M. Pétis de la Croix; Paris 1710-1712; I mille e un giorno; tr. it. e introduzione di Massimo Jevolella; Milano: Mondadori 1985, 2 voll.

La raccolta fu pubblicata dopo Les mille et une nuits di Galland, e ne condivise il successo. La storia rimasta più famosa è forse di Turandot, ambientata, come quella di Aladino, in una Cina di fantasia. Ambientata in Cina è la Turandot di Giacomo Puccini, e alla fine del secolo scorso Turandot è stata rappresentata a Pechino, con il sapore di un ritorno di Turandot alla sua patria originaria.
Nelle Mille e una notte il sultano per non essere tradito decide di far uccidere all'alba la fanciulla che sposa la sera, e Shahrazad, avendolo sposato, con i suoi racconti gli fa sospendere il crudele decreto. Nei Mille e un giorno Nel Fiore delle mille e una notte Pier Paolo Pasolini ha raccontato la storia cornice dei Mille e un giorno, nei quali la principessa Farroukhrouz non vuole sposarsi perché un sogno le ha rivelato che gli uomini non amano le donne come le donne amano gli uomini. Ha sognato che un colombo resta preso nella rete dai cacciatori, e la colomba sua compagna va a liberarlo, poi, quando la colomba cade nella rete, il colombo vola in cielo e la lascia prigioniera. La nutrice della principessa le racconta storie per convincerla a sposarsi, ma solo un principe che sognerà il suo stesso sogno la potrà curare. Pier Paolo Pasolini ha raccontato questa storia nel Fiore delle Mille e una notte (1974); la principessa che crede ai sogni, ma alla fine non solo ai suoi, qui si chiama Dumia.
(Sulla storia di Turandot, che come Farroukhrouz/Dumia rifiuta le nozze, vedi: Il motivo dell'enigma. Trasformazioni e costanti del discorso interiore)
testi Le Cabinet des Fées ou Collection Choisie des Contes de Fèes et Autres Contes Merveilleux, Ornées des Figures. Tome Quatorzième. Ces volume contient Les Mille et une Jour, Contes Persans, traduise en François par M. Pétis de la Croix, Doyen des Secrétaires-Interprètes du Roi, Lecteur et professeur au Collége Royal. Tome Premier. A Amsterdam et se trouve à Paris, Rue et Hotel Serpente, 1785. (consultato il 18 dicembre 2010).
video Nessun dorma, dalla Turandot di Giacomo Puccini; Kalaf: Luciano Pavarotti; (consultato il 18 dicembre 2010)
video Il sogno di Dumia, da Il fiore delle Mille e una Notte di Pier Paolo Pasolini; (consultato il 18 dicembre 2010)
PITRÉ, Giuseppe (1870-1913)
Fiabe novelle e racconti popolari siciliani. Raccolti e illustrati da Giuseppe Pitrè. Con Discorso preliminare, Grammatica del dialetto e delle parlate siciliane, Saggio di novelline albanesi di Sicilia e Glossario; in: Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, Palermo: L. Pedone-Lauriel, 1870-1913, voll. 25 (voll. 4-7); ristampa anastatica, Bologna: Arnaldo Forni Editore 1985, 4 voll.

Bibliografia delle tradizioni popolari d'Italia compilata da Giuseppe Pitré con tre indici speciali.  Torino-Palermo: Carlo Clausen 1894.
La raccolta di fiabe di Pitré è la più bella, per valore estetico, rigore, completezza, respiro, fra le raccolte condotte dai demologi in tutta Italia fra la fine del XIX secolo e l'inizio del XX. Non solo chi ami la Sicilia, ma chiunque ne senta nella letteratura italiana la presenza essenziale, da Pirandello a Stefano D'Arrigo, troverà preziosa questa raccolta. Vi si trovano tutti i motivi fiabeschi più noti, con esempi di tutte le parlate dell'isola, e poi, come splendidi castoni, frammenti narrativi e rinarrazioni delle Mille e una notte. Si può ipotizzare che siano state tramandate oralmente dagli Arabi, perché si trovano solo in Sicilia: si dovrebbero trovare infatti in altre raccolte popolari italiane se dipendessero invece dalla diffusione a stampa delle Mille e una notte, avvenuta dal secolo XVIII.
Il repertorio bibliografico del 1894, tuttora insostituibile per ampiezza e rigore, basterebbe a mostrare la statura intellettuale di Giuseppe Pitré e la sua dedizione alla raccolta del patrimonio popolare siciliano.
Nel sito: La Bella di li setti citri, Lu Figgiu du re, Sfurtuna
testi Fiabe novelle e racconti popolari siciliani. Raccolti e illustrati da Giuseppe Pitrè. Con Discorso preliminare, Grammatica del dialetto e delle parlate siciliane, Saggio di novelline albanesi di Sicilia e Glossario (consultato il 19 dicembre 2010).: Bibliografia delle tradizioni popolari d'Italia compilata da Giuseppe Pitré con tre indici speciali. Torino-Palermo: Carlo Clausen 1894. (consultato il 19 dicembre 2010).
testi Fiabe e leggende popolari siciliane; Palermo: Luigi Pedone Lauriel, 1888. (consultato il 5 marzo 2011).
testi Bibliografia delle tradizioni popolari d'Italia compilata da Giuseppe Pitré con tre indici speciali.  Torino-Palermo: Carlo Clausen 1894 (consultato il 19 dicembre 2010).
PRATI, Angelico (1925)
Folclore trentino Classici di folk-lore a cura di Giovanni B. Bronzini. Cattedra di Storia delle Tradizioni Popolari Facoltà di Lettere e Filosofia Università di Bari; Milano: L. Trevisini 1925; rist. anastatica Bologna: Forni 2005.
Nel sito: L'amor dei tre naranzi.
PRIMAVERA, Silvana, e VERDEGIGLIO, Diego (1992)
Taliant dë la pèirë da Garroc. Canti, filastrocche, racconti, indovinelli e proverbi di Guardia Piemontese. Raccolti e presentati da Silvana Primavera e Diego Verdegiglio, a cura e con Introduzione di Arturo Genre. Alessandria: Edizioni dell'Orso, 1992
Nel sito: Ndëvinë ndëvinatourë.
LA PRINCIPESSA RANOCCHIA (1954)
video ЦАРЕВНА-ЛЯГУШКA (Russia, 1954)
La Principessa Ranocchia (I parte)
La Principessa Ranocchia (II parte)
La Principessa Ranocchia (III parte)
La Principessa Ranocchia (IV parte)
PROUST, Marcel (1913-1927)
à la recherche du temps perdu, a cura di P. Clarac e A. Ferré; Paris: Gallimard, Bibliothèque de la Pléiade, 1954.
Alla ricerca del tempo perduto, edizione diretta da Luciano De Maria e annotata da Alberto Beretta Anguissola e Daria Galateria; traduzione di Giovanni Raboni; Milano: Mondadori (I Meridiani) 1983-1993; 4 voll.

Victor Hugo dit: "Il faut que l'herbe pousse et que les enfants meurent." Moi je dis que la loi cruelle de l'art est que les êtres meurent et que nous-mêmes mourions en épuisant toutes les souffrances pour que pousse l'herbe non de l'oubli mais de la vie éternelle, l'herbe drue des œuvres fécondes, sur laquelle les générations viendront faire gaiement, sans souci de ceux qui dorment en dessous, leur « déjeuner sur l'herbe (Texte intégral)

Victor Hugo dice:"Il faut que l'herbe pousse et que les enfants meurent". Io dico che è la legge crudele dell'arte che gli esseri umani muoiano e che noi stessi moriamo, dand ofondo a tutte le sofferenze, perché spunti l'erba non dell'oblio ma della vita eterna, l'erba rigogliosa delle opere feconde, su cui le generazioni verranno a fare allegramente, senza preoccuparsi di chi dorme là sotto, il loro "déjeuner sur l'herbe" (Tr. it. cit., vol. IV, p. 749)

[...]

Moi, c'était autre chose que les adieux d'un mourant à sa femme que j'avais à écrire, de plus long et à plus d'une personne. Long à écrire. Le jour, tout au plus pourrais-je essayer de dormir. Si je travaillais, ce ne serait que la nuit. Mais il me faudrait beaucoup de nuits, peut-être cent, peut-être mille. Et je vivrais dans l'anxiété de ne pas savoir si le Maître de ma destinée, moins indulgent que le sultan Sheriar, le matin, quand j'interromprais mon récit, voudrait bien surseoir à mon arrêt de mort et me permettrait de reprendre la suite le prochain soir. (Texte intégral)

Era ben altro [che l'addio di un moribondo a sua moglie] che dovevo scrivere, io: qualcosa di più lungo, e per più di una persona. Lungo da scrivere. Di giorno, al massimo, avrei potuto dormire. Se avessi lavorato, sarebbe stato solo di notte. Ma ci sarebbero volute molte notti, forse cento, forse mille. E sarei vissuto nell'ansia di non sapere se il Padrone del mio destino, meno indulgente del sultano Shahriyàr, quando, al mattino, avessi interrotto il racconto, avrebbe voluto soprassedere alla mia condanna a morte e consentirmi di riprendere il filo la sera successiva. (Tr. it. cit., vol. IV, p. 755)

testi Texte intégral de l'édition original de à la recherche du temps perdu, découpé en 78 épisodes, et indexé (moteur de recherche interne). (consultato il 1° gennaio 2011).
RACKHAM, Arthur (1867-1939)
video Alice's Adventures in Wonderland Illustrated by Arthur Rackham (consultato il 19 dicembre 2010)
video Peter Pan in Kensington Gardens. Illustrated by Arthur Rackham (consultato il 19 dicembre 2010).
video Tribute to Arthur Rackham (consultato il 19 dicembre 2010).
video The Fairy world of Arthur Rackham (consultato il 19 dicembre 2010).
REŠETAR, Milan (1911)
Die Serbokroatischen Kolonien Süditaliens; Wien: Alfred Hölder, 1911. Tr. it.: Le colonie serbocroate nell'Italia meridionale. Traduzione italiana, prefazione, note, bibliografia a cura di Walter Breu e Monica Gardenghi; Campobasso: Amministrazione Provinciale 1997. Versione elettronica: Walter Breu, 2001.
testi le Colonie Serbocroate Nell'Italia Meridionale (consultato il 3 marzo 2011).
RODIN, P., JUNG, C.G., KERENYI, C.
Il briccone divino (1954), Milano: Bompiani 1965.
RUSHDIE, Salman (1990, 1992, 2008)
Haroun and the Sea of Stories 1990; London: Granta Books. Harun e il Mar delle Storie, tr. it. Ettore Capriolo, Milano: Mondadori 1991


The Wizard of Oz, London: British Film Institute 1992. Il Mago di Oz, tr. it. Giuseppe Strazzeri, Milano: Mondadori 2000.

The Enchantress of Florence, London: Random House 2008; L'incantatrice di Firenze. tr. it. Vincenzo Mantovani, Milano: Mondadori 2009.
Salman Rushdie scrivendo questo romanzo ha realizzato un desiderio: rendere possibile un incontro mai avvenuto fra il  Rinascimento fiorentino ai tempi di Machiavelli e l'impero Moghul di Akbar il Grande.
video Google presents Salman Rushdie [in occasione dell'uscita di The Enchantress of Florence]. June 18, 2008 (consultato il 19 dicembre 2010).
SPIRIN, Gennady (2008)
video Gennady Spirin, Russian Illustrator of Fairy Tales (consultato il 19 dicembre 2010).
SENDAK, Maurice (1963)
Where the Wild Things Are. Story and Pictures by Maurice Sendak, New York: Harper Row 1963; Nel paese dei mostri selvaggi, tr. it. Antonio Porta; Torino: Einaudi 1981.
Il tema del libro di Sendak è lo stesso de L'enfant et les sortilèges di Colette/Ravel, e la sua versione più recente è Coraline di Selick (2009).
video Where the Wild Things Are, 1963 (consultato il 19 dicembre 2010).
video Far Away in the Forests, Peterson-Berger Frösöblomster 11 - Olof Höjer piano (consultato il 19 dicembre 2010).
STRAPAROLA, Giovan Francesco (1551-1553)
Le piacevoli notti, Venezia: Comin da Trino 1551-1553; Le piacevoli notti. A cura di Donato Pirovano, 2 tomi Roma: Salerno Editrice 2000.
Le piacevoli notti, note a un pubblico ben più ristretto di quello di Basile, come uno dei numerosi rifacimenti e imitazioni del Decameron di Boccaccio, sono il primo libro stampato nel mondo che contenga fiabe nel senso moderno del termine. Sono state un best seller europeo del Cinquecento, come Le mille e una notte di Galland nel Settecento. Secondo la studiosa Daria Perocco, con la quale ho avuto una conversazione, lo scrittorepotrebbe aver trascorso gli anni della maturità in Oriente, membro di una legazione della Serenissima e aver appreso presso gli arabi l'importanza delle fiabe, che pure rappresentano solo una parte delle sue storie. Straparola sarebbe uno pseudonimo. A differenza di quella di Basile, la lingua di Straparola, l'Italiano dell'Italia settentrionale, non presenta difficoltà di comprensione. Basile attinse a Straparola per un certo numero delle sue storie, ed è possibile che il successo delle Piacevoli notti abbia avuto parte nell'ispirare a Giovan Battista Basile il progetto del Cunto, il primo libro stampato nel mondo completamente dedicato alle fiabe. Nelle Piacevoli notti si trovano le prime versioni a stampa di fiabe che hanno avuto molta fortuna, come il Gatto con gli stivali. Mentre Straparola racconta di una gatta lasciata in eredità dalla madre al figlio minore, Basile rinarra la storia con una gatta lasciata in eredità dal padre, e Perrault, com'è noto, racconta la storia di un gatto lasciato al solito figlio minore dal padre. C'è poi in Straparola una fiaba che racconta di una poavola, bambola nel dialetto bergamasco, che a beneficio della sua affettuosa padroncina evacuava monete d'oro; in Basile, al quale doveva difettare la comprensione della parlata bergamasca, la stessa fiaba non racconta di una bambola ma di un'oca, che fornisce monete d'oro dallo stesso orifizio. I Grimm, che attinsero questa ed altre fiabe da Basile, raccontarono la fiaba con l'oca come aiutante magico, al posto della bambola di pezza. Ora si dà il caso che il re trovandosi a caccia e dovendo nettarsi il posteriore prese la cosa che aveva a portata di mano. Nelle fiabe capita di tutto, e a volte anche ai loro narratori: né Basile, né i fratelli Grimm trovarono poco plausibile che un'oca potesse prestarsi a quel servizio, e nessuno andò a vedere che in Straparola l'aiutante magico era una bambola di pezza. Ma sia la bambola che l'oca si attaccarono al di dietro del malcapitato re, e solo l'arrivo della sua cara padroncina le convinse a lasciare la presa. Dettagli significativi per chi ama i labirinti letterari e storici delle fiabe, e i giochi inesauribili dell'immaginario collettivo. Leggendo Straparola poi si abbandona un mito corrente: che le fiabe nascano orali per poi diventare scritte e letterarie. Il libro cinquecentesco contiene storie che si ritrovano raccolte dalla voce di narratori analfabeti tre o quattro secoli dopo. L'immaginario è profondamente democratico, come tutto ciò che si nutre delle fantasie inconsce: non privilegia né colti né incolti, e viaggia in tutte le direzioni come se fosse dotato di un passaporto universale.

Nel sito: La Poavola, Biancabella e la biscia sua sorella, (versione originale); e altre dieci fiabe tradotte in italiano contemporaneo (L'Augel Belverde, Giovannin cercò la morte, Il rubino meraviglioso, La gatta, Il ladro matricolato, L'uomo selvatico, Pietropazzo, Brancaleone, Re Porco, La bella prigioniera)
testi
testi
Giovan Francesco Straparola, Le piacevoli notti, a cura di Giuseppe Rua. Bari: Laterza & Figli Tipografi-Editori-Librai, 1927. (consultato l'11.11.11).
testi The Nights of Straparola. Translated by W. G. Waters. Illustrated by E. R. Hughes A.R. W.S. London: Lawrence and Bullen 1894.
ŠUÇUR, Alexandra, a cura di (2000)
Fiabe dei Balcani, a cura di Alexandra Šuçur, introduzione di Antonio Faeti; Einaudi, Torino 2000.
Bella raccolta di fiabe, in una bella traduzione dalla raccolta ottocentesca del grande linguista Vuk Stefanoviç Karadziç: il mondo slavo e balcanico rivela la sua appartenza all'Europa e il suo intreccio con motivi orientali, in particolare con la tradizione delle Mille e una notte.
TARGIONI-TOZZETTI, Giovanni (1891)
Saggio di Novelline, canti ed usanze popolari della Ciociaria. Per cura del Dott. Giovanni Targioni-Tozzetti. In: Curiosità popolari tradizionali. Pubblicate per cura di Giuseppe Pitrè. Vol. X. Palermo: Libreria internazionale Carlo Clausen (già Luigi Pedone Lauriel), 1891. Ristampa anastatica: Bologna: Arnaldo Forni Editore, 1966.

Le novelline ed i Canti popolari che pubblico, incoraggiato dal D.r Giuseppe Pitrè, a cui volli, in segno di riverente gratitudine, dedicare questo libretto, furono raccolte da me, nell'anno 1887, mentre stava a Ceccano, piccola città della Ciociaria.
Il lettore troverà nelle Novelline, più o meno, conservate le forme del dialetto, e ciò per la differente cultura dei narratori, né io volli niente mutare a' racconti presi dalla viva voce del popolo, per non togliere loro il pregio massimo della spontaneità. (Dall'Avvertenza, p. vii)

Nel sito: Gli tustamintu d'una fata.
TOSCHI, Paolo (1926)
Romagna solatia. Canti - Novelle - Tradizioni delle Regioni d'Italia. Collana diretta da Luigi Sorrento. Per le scuole medie e le persone colte; Milano: Formiggini 1926
Nel sito: La fola d'Ohimè.
VREDENBURG, Edric (1921)
My Book of Favourite Fairy Tales. Retold by the Editor & Others. Illustrated by Jennie Harbour. Edited by Capt. Edric Vrendburg. Raphael Tuck & Sons. Ltp Publishers in Their Majesties the King & Queen. London & Paris Designed & Printed in Great Britain Philadelphia David McKay Company Washington Square, 1921
testi Favourite Fairy Tales (consultato il 7 marzo 2011)
WILDE, Oscar (1875-1949)
L'usignolo e la rosa e altri racconti, tr. it. Francesca Gnetti, introduzione di Adalinda Gasparini. Roma: Nova Delphi 2010.
testi The Fairy Tales of Oscar Wilde. With Illustrations by: Jessie Marion King and Charles Robinson (consultato il 20 dicembre 2010).
WOLFF, Karl Felix (1913)
Dolomiten-Sagen Gesamtausgabe. Sagen und Überlieferungen, Märchen und Erzählungen der ladinischen und deutschen Dolomitenbewohner. Mit zwei Exkursen: Berner Klause und Gardasee; Bolzano: Selbstverlag 1913.
I monti pallidi. Leggende delle Dolomiti . tr. it. di Clara Ciraolo da Empoli, Bologna: Cappelli 1932.
Il Regno dei Fanes. Nuove leggende delle Dolomiti, trad. it. Clara Ciraolo da Empoli, Bologna: Cappelli 1932.
L'anima delle Dolomiti, tr. it. Clara Ciraolo da Empoli; trad. it. delle leggende "La figlia dell'albero", "I fedeli compagni", "La croda rossa" di Gladys Marchesi e Luigi De Lisa. Bologna: Cappelli 1967.
Rododendri bianchi delle Dolomiti, trad. Roberta Infelise Fronza e Ersilia Baroldi Calderara; Bologna: Cappelli, 1989.

Bisogna conoscere Carlo Felice Wolff, l'entusiastico amatore delle leggende dolomitiche, il folclorista tipico del monto alpino.
Ecco: se incontrate a Bolzano un uomo sulla quarantina, munito d'un par d'occhiali a stanghetta - dietro i quali due
occhi miopi guardano perfettamente trasognati chi sa dove, con uno sguardo tra il serafico e l'acchiappanuvole - e d'un bastone sul quale s'appoggia marciando di sghimbescio, potete star sicuri che quell'uomo è Carlo Felice Wolff. Ha l'aria, in complesso, di un grosso topo, s'intende di biblioteca, scappato fuori da qualche scaffale pieno di polvere e di sciocchezze stampate e rilegate.
Fermatelo, adunque, l'uomo acchiappanuvole: vi farà un grande inchino con una scappellata larga e solenne e risponderà alle vostre domande in un chiaro e caratteristico italiano nel quale le parole si ficcano l'una accanto all'altra con ordine, proprio come i libri negli scaffali di una biblioteca... ben ordinata.
Bel tipo questo Wolff! è generalmente occupatissimo, ma se voi lo occupate con un nugolo di domande intorno alle leggende ladine e gli domandate come fu che Soreghina "filo di sole" morì dolcemente a mezzanotte, egli vi accompagna gironzolando per Bolzano e parlando continuamente.
Parla con un tono fra il declamatorio e il predicatorio per il quale gli occorrerebbe più tosto un pulpito che la strada affollata, lungo la quale egli distribuisce quei larghi saluti che conoscete: un pulpito ideale, per esempio un picco eccelso delle Dolomiti.
Davanti al gran quadro delle montagne misteriose, evocazione di un antichissimo mondo, nel quale le fole ingenue erano la storia, meglio ascolteremo il poeta e il ravvivatore delle leggende dolomitiche." (da Il Resto del Carlino, Bologna, 17 gennaio 1922, cit ne I monti pallidi).

Per il rapporto fra l'originale tedesco e le traduzioni italiane, parziali e relativamente aderenti al testo, vedi:
testi La saga dei Fanes - Gli studi sulla leggenda. Confronto fra il testo originale di Wolff e le sue traduzioni in italiano. (consultato il 29 dicembre 2010)
ZINGERLE, Ignaz Vincenz (1859)
Gebräuche aus Tirol. Gesammelt und herausgegeben von Ignaz Vincenz Zingerle; Innsbruck: Verlag der Wagner'schen Buchandlung, 1859.
testi Gebräuche aus Tirol, I. V. Zingerle, 1859 (consultato il 9 gennaio 2011).
Ultimo aggiornamento 19 marzo 2011
librib