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PRESENTAZIONE

    L'ombra della psicoanalisi si stende sulla scuola sia perché il primato dell'affekt sulla cognizione mette in discussione i criteri didattici comunemente adottati e il senso stesso dell'insegnamento, sia perché i bambini e gli insegnanti più attenti godono di questa ombra che permette di riposarsi un poco dal dominio dell'Io ideale: si può prendere tempo per ascoltare, per formulare domande che non prevedono una risposta immediata o preconfezionata, ci si può concedere il lusso di non rimuovere l'incertezza.
    Questa pagina è dedicata agli insegnanti, agli educatori, ai bibliotecari, ai genitori, agli studenti interessati al lavoro psicoanalitico con la fiaba e il mito, in particolare a tutti quelli che ho incontrato in tante parti d'Italia.
    Tutto è cominciato con i bambini della seconda elementare della scuola Vamba, a Firenze, che ho incontrato lungo tutto l'anno scolastico 1980-81 (di loro conservo un prezioso materiale cartaceo), gli ultimi che ho incontrato sono state le bibliotecarie e le insegnanti di scuola materna di Roma, nell'anno scolastico 2009-10 (Biblioteca Centrale Ragazzi), e gli insegnanti che hanno frequentato il seminario che ho tenuto nell'ambito delle Chiavi della Città, a Firenze, nello stesso anno (durante il seminario sono state elaborate e presentate due versioni collettive, ora online, La Novella de' gatti e Il Re porco).

    La mia gratitudine va in primo luogo ai bambini, che avendo più speranza e meno difese di noi rispondono alle mie favole con entusiasmo corroborante, dandomi ogni volta più di quanto offro loro.
    Il contatto con la psicoanalisi apre interrogativi, non offre certezze, per questo suscita resistenze. Lavorando nella scuola e nelle biblioteche ho però conosciuto molti insegnanti, educatori, genitori, che ascoltando i bambini e se stessi giorno dopo giorno pensano che la mente somigli al paracadute: funziona solo se si apre.



UNA FIABA CORTA GRANDISSIMA A GIOCARLA



Alcuni anni fa, dopo una conferenza a Quarrata, una giovane insegnante mi lasciò un fascicolo, che aprii solo il giorno dopo, con sorpresa e ammirazione. L'insegnante, con la quale ho avuto il piacere di parlare successivamente, nell'anno scolastico 2003-2004, con la sua sezione di scuola materna, in provincia di Pistoia, aveva adattato in feconda autonomia il metodo della versione collettiva, per la sua classe di scuola materna. Dal suo fascicolo, che ha intitolato Il racconto del bambino e il bambino del racconto (lo stesso titolo di un mio breve scritto del 1999), viene il testo che segue, uno dei più belli fra i tanti che ha raccolto dalla voce dei bambini.
Il metodo dell'insegnante era questo: dopo aver raccontato una fiaba invitava i bambini a giocarla utilizzando come abiti di scena e scenografie la dotazione presente nella scuola materna, che comprendeva case e castelli di gommapiuma.

Seduta a un piccolo tavolino nella stessa stanza, invitava poi i bambini a raccontarle la fiaba dopo averla giocata, sedendosi di fronte a lei, che così la trascriveva.
Colpisce in particolare
in questo scritto la perfetta comprensione del senso della fiaba espressa alla fine, la sua estensione virtuale e variabile.

Io sono un cavaliere, vedi c'ho la spada, e c'ho la mappa per andare a trovare la principessa per liberarla dal drago. Poi quando guardo nella mia mappa c'è bisogno di andare a prendere il tesoro nella porta della paura. Io poi rivado al castello, uccido il drago, e l'ultima cosa che devo fare è salvare la principessa, la prima cosa che devo fare è uccidere il drago e uccidere la lava. Quando ero arrivato nella porta della paura avevo preso il tesoro e scappato via prima che la paura si svegliasse. Quando il re ha visto tutto quel tesoro e la principessa fu contenta, il principe sposò la principessa e vissero felici e contenti.
Maestra io questa storia te l'ho raccontata corta, ma a giocarla è grandissima.


e-mail di Valentina Mustone, 3 maggio 2010

Gent.ssa Adalinda Gasparini,
mi chiamo Valentina Mustone, ho ventun'anni e vengo da Lucera (FG); frequento il terzo anno di Scienze della Formazione Continua dell'Università di Foggia.
Le scrivo per dirle che sto stilando la mia tesi in psicologia dinamica sull'influenza psichica delle fiabe nello sviluppo del bambino.
Sono sempre stata appassionata di fiabe popolari e racconti per l'infanzia e tale amore è cresciuto dopo l'esame di letteratura per l'infanzia e dopo aver consultato il suo sito. Ho trovato fortemente interessante il lavoro che lei svolge servendosi di fiabe e psicologia e sono pienamente d'accordo con le sue teorie.
Ho letto due suoi libri: "Nella stanza dei bambini" e " La luna nella cenere" e mi sono di grande aiuto per il mio lavoro di tesi. 
Ho svolto il tirocinio in un Centro Educativo Diurno, nella Cooperativa Sociale Paidos di Lucera. Quest'ultima si occupa di bambini e adolescenti disagiati a livello economico, familiare e comportamentale. 
Ho cercato di progettare un labotorio ludico espressivo con l'intento di interpretare il disagio infantile attraverso la fiaba popolare. Ho fatto avvicinare i bambini alla fiaba attraverso il gioco di ruolo, il disegno, e l'invenzione; infine ho cercato di interpretare il loro disagio e le loro fasi di crescita attraverso le loro parole e invenzioni.  
La passione che lei è riuscita a trasmettermi mi ha portato a svolgere un ulteriore progetto in una scuola elementare. Ho lavorato con una classe II. Anche qui mi sono servita del gioco di ruolo, del disegno e dell'invenzione di fiabe e ho cercato di usufruire di alcuni suoi consigli circa la versione collettiva. Ho dato ascolto al linguaggio dei bambini, sforzandomi di non correggere i loro errori grammaticali per far fuoriuscire le loro paure e i loro desideri.
Queste due esperienze sono state meravigliose e molto gratificanti per il mio modesto lavoro. La fiaba mi ha aiutata a comprendere i problemi dei bambini. Non essendo una psicologa, ho interpretato i pensieri dei fanciulli con molta attenzione, cercando di non tralasciare parti significative, e chiedo scusa qualora io abbia commesso alcuni errori.
Tali progetti faranno parte della mia tesi, per la quale vale lo stesso discorso, essendomi avventurata nell'interpretazione di alcune fiabe.
Lei ovviamente non può esserne al corrente, ma la sua determinazione e le sue parole sono un grande supporto per me. Credo molto in quello che fa e sto cercando di accostarmi al sue esempio con impegno. Con questa e-mail voglio ringraziarla per il lavoro che svolge quotidianamente e per tutti i consigli che è riuscita ad elargirmi. Se vorrà offrirmene altri sarò ben lieta di accettarli.
Distinti saluti.

                                                                                     Valentina.



IL VENTO
poesia di Elena


Il vento si muove lentamente.
Passa sopra il mare
e lo ascolta raccontare.
Passa accanto al sole
e lo sente chiacchierare.
Passa sopra la luna
e la ode sospirare.
Continua a viaggiare
e le fiabe raccolte
lo cavalcano gridando.
Entra in una casa
e le storie vanno
nella bocca di una madre.
Le racconta al bambino
che ride nella culla. 

Questa poesia ha una storia che conviene raccontare. L'insegnante, Maura Landucci, aveva proiettato nella sua classe (quinta elementare della scuola Don  Minzoni, Firenze, a.s. 1997-1998) il film Il postino (M. Radford, 1994), nel quale Pablo Neruda (P. Noiret) e il postino (M. Troisi) parlano di metafora e poesia. Poi aveva proposto ai bambini di scrivere una poesia al pc.
Un bambino le aveva chiesto cos'era il vento e lei aveva risposto che il vento non ha una realtà propria, essendo l'effetto sensibile di forze che muovono masse d'aria. Quella mattina Elena ha scritto la poesia che racconta la realtà del vento, la stessa delle fiabe che raccoglie muovendosi senza confini. Maura Landucci, mia amica, mi ha dato questo piccolo gioiello.
Solo gli adulti che ascoltano veramente i loro bambini sono in grado di capire che solo una bambina poteva scrivere una poesia come questa, sul vento e sulle favole. 



FAVOLE A SCUOLA

Elena

    Questo disegno fa parte della versione collettiva della fiaba La novella de' gatti, presentata in una terza elementare a Castelmella, nell'anno scolastico 2000-2001. Elena ha disegnato me e lei mentre con gli stessi gesti ci raccontiamo la storia. Nel disegno riproduceper se i miei vestiti.







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© Adalinda Gasparini
Posted 10 January 2007
Last updated:30 marzo 2014