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ADALINDA GASPARINI                PSICOANALISI E FAVOLE
A cura di Hamelin Associazione Culturale; prefazione di A. Faeti
Il Ponte Vecchio, Bologna 1999
IL RACCONTO DEL BAMBINO
E IL BAMBINO DEL RACCONTO
Postfazione di: La prima volta che. Buffe, strane e imprevedibili emozioni nei libri per bambini.


Pensi al deprimente contrasto tra la radiosa
intelligenza di un bambino sano e la debolezza
intellettuale dell'adulto medio. (Sigmund Freud)



Pinocchio continua a scappare con i carabinieri, sempre in coppia e sempre uguali, alle calcagna. Il burattino si suiciderà perché almeno il bambino normalizzato possa crescere, mentre l'anima di legno resterà nella carta stampata, che ne custodisce il germoglio segreto, come il giacinto nel bulbo che si interra: al bambino vero si impone una normalizzazione così metodica che del suo profumo originario resterà al massimo la nostalgia.
Alice gioca con le proporzioni anticipando le geometrie non euclidee, glielo lasciamo fare perché è una bambina che dorme, quando diventa donna deve stare ben attenta a non confondersi con le figure delle carte, e se una regina di picche o un fante di cuori le si presentano durante la veglia sarà bene che prenda una buona dose di psicofarmaci, e dormendo senza sogni li dimentichi al più presto.
Se poi qualcuno si sarà appassionato troppo alla grazia delle figure, così vicine all'infanzia, che per simboli poco decodificabili accennano al mistero dell'uomo e della natura, avrà un destino sublime, ma ci sembra logico che debba andarsene presto, come i fiori che non reggono ai primi freddi, come il Piccolo Principe morso alla caviglia da un serpente, come un pilota che si perde in cielo: lo cerchiamo fra le stelle, gli dedichiamo la nostra lacrima più struggente, ma se ci tira la manica per raccontarci qualcosa gli diciamo che dobbiamo dedicarci a cose serie, che non può capire. E a scuola, come a casa, mortifichiamo il suo desiderio e schiacciamo la sua fantasia con le cose che contano davvero nella vita, essendo disonesti, perché nessuno di noi è talmente sicuro di ciò che conta davvero nella vita da poter fare a meno della voce e del racconto dei bambini.
Costretti dal bisogno e dall'ingenuità a considerare le nostre asserzioni come il popolo eletto considerava le parole del suo dio, i bambini reggono lo specchio della condizione adulta, e in questo gioco dell'educazione, dal quale dipende la sopravvivenza, le generazioni si alternano, assediate dall'oscurità del fondamento del soggetto, dal carattere labile dell'identità. Alla nostra ambigua stabilità ci sembra di dover sacrificare quanto si presenta fluido, polimorfo, perturbante, mutevole, come il bulbo e il giacinto, che si leva dalla terra con colori smaglianti per diffondere il suo profumo.
La radiosa intelligenza di ogni bambino deriva dalla sua vicinanza, anche morfologica, alla mobilità della vita, alla quale, come l'artista, aderisce docilmente e con entusiasmo. Noi, genitori, educatori, per convincerlo a diventare una creatura del nostro mondo, pensiamo di dovergli spiegare che il bulbo è l'opposto del giacinto, come il bello è l'opposto del brutto, dividendoli in domini ben separati. Se il bambino crescendo si convincerà che il solo compito al quale vale la pena di dedicarsi è separare il fiore dal bulbo terroso, avrà rimosso il desiderio di restare vicino alla pregnanza generativa delle forme, e la sua stessa possibilità di trasformarsi e fiorire saranno compromesse.
Se il bambino è perduto, o cresciuto, se l'infanzia è finita, la amiamo rimpiangendola e raccontandola, fino a fare di Pinocchio, di Alice e del Piccolo Principe, nuove divinità alle quali dedichiamo funzioni e celebrazioni. Senza accorgerci della grazia e dell'intelligenza radiosa nel bambino che abbiamo accanto, che non ha nulla di divino, come noi del resto, ma che ha, proprio come noi, il pregio di esserci, di essere insieme a noi nella vita e nel linguaggio.
Le fiabe e tutte le storie che l'adulto può offrire ai bambini possono animare un luogo in cui è più facile incontrarsi, dove la ricchezza delle immagini, dei movimenti narrativi, e le parole stesse, si offrono al bambino come deliziosa anticipazione del tesoro del mondo: la cultura. Il bambino desidera ereditare il mondo, ma l'adulto più facilmente gli propone di diventare la guardia o il direttore di un carcere: se non obbedirà, se non crederà alla verità dei suoi educatori, i carabinieri di Pinocchio lo raggiungeranno e finirà dall'altra parte delle sbarre.
Una sequenza mirabile del comune misconoscimento di cui è oggetto il bambino la possiamo trovare nel Fantasma della libertà di Louis Buñuel, un film degli anni Settanta. Un babbo e una mamma ricevono una telefonata dal rapitore della loro bambina, e pieni di ansia vanno alla polizia. Dicono alla stessa bambina, che sta giocando in casa, di prepararsi velocemente e uscire, per una cosa della massima importanza che non hanno il tempo di spiegarle. Mentre la mamma piangente, col babbo che le cinge protettivamente le spalle, parla col funzionario di polizia, la bambina cerca di dire qualcosa, ma viene zittita dagli adulti e allora si siede in disparte. Il commissario solerte scrive i suoi connotati, sette anni, carina, con le treccine, statura... normale, per quell'età, e, indicando proprio la bambina, chiede alla madre: "Come quella lì?". I genitori la guardano e rispondono di sì, più o meno la statura è quella; la bambina si alza, si avvicina alla mamma, le tira la manica, e dice: "Mamma, mamma, io sono qui...". E la mamma, volgendosi dolcemente verso di lei, le dice: "Sì, ma ora stai zitta, lascia che la mamma e il babbo facciano questa cosa importante per te, e non disturbare".
Se pensiamo ai genitori che parlano bene dei figli quando sono assenti, per riservare loro critiche continue quando ci sono, possiamo vedere che Buñuel ha raccontato una situazione paradossale ma comunissima: l'educatore si accora, piange, o si rallegra, o si consola, per un bambino che non c'è. A quello presente chiede di non disturbarlo nelle cose che sta facendo per lui, dalle quali è escluso. Quale riforma della scuola si interroga sui bisogni del bambino? Quale coppia di genitori, per quanto lo affermi, resta unita o si separa tenendo conto dei bisogni del bambino?
Si tratterebbe di riconoscere che da adulti viviamo in un mondo che spesso non è meno irrazionale e fantastico di quello dei bambini, solo che quando giochiamo a guardie e ladri le parti sono fisse, mentre da bambini si possono scambiare. Ciò che chiamiamo responsabilità è spesso solo la definitiva fissità delle regole di un gioco, che manteniamo pur avendone smarrito il senso. Come Alice alla fine del sogno, grazie alle sue proporzioni, può imporre la sua logica al re e alla regina delle carte, noi adulti possiamo imporre la nostra regola, abbastanza grandi da minacciare di annientamento i piccoli esseri umani che vivono con noi.
Molti educatori considerano pericolose le fiabe antiche e i racconti fantastici, o si accorano per il timore che i bambini o gli adolescenti con tanta televisione e video-games confondano la realtà virtuale con la vera realtà. Esprimono così la loro paura che si scopra il carattere finzionale delle loro proprie asserzioni, perché chi è aperto al sentimento della verità, al Wirklichkeitsgefühl, come diceva Freud, non dipende dalla sua consuetudine con la realtà virtuale, come non è mai dipeso dalle ideologie o dalle superstizioni correnti. Se proviamo ad ascoltare il bambino, se riusciamo a non vacillare troppo contemplando la fioritura della sua intelligenza radiosa, possiamo vedere come distingue perfettamente i diversi piani di realtà. Lo ha scritto una bambina di prima media dopo che avevo raccontato nella sua classe una fiaba antica, come per tranquillizzare un immaginario interlocutore, pronto a vietarle il piacere della fiaba perché teme che smarrisca il suo senso della realtà. Ci dice che la bellezza, e il godimento che ne deriva, non minacciano la percezione della vita quotidiana:

Secondo me questa fiaba sarà anche fantastica, ma è bella, e mi piacerebbe molto che invece di essere fantastica fosse vera. Mi è piaciuta moltissimo. So superbenissimo che questa fiaba è fantastica, ma vorrei essere una protagonista.



Ultima revisione 4 novembre 2018