PUBBLICAZIONI
ADALINDA GASPARINI                PSICOANALISI E FAVOLE
DA
LA MAGIA DELLA FIABA

AA.VV. Rappresentazioni, n.1, Gradiva,  Firenze: Archivio Sassolini 1988; pp. 86-113


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Psiche ha perduto lo sposo, Eros; la suocera ostile, Venere, l'ha minacciata di morte se non porterà a termine tre prove. Una di queste consiste nel separare in una notte un mucchio di semi secondo la loro specie. Vediamo alla sua destra il mucchio confuso. Psiche, afflitta, si lascia andare allo sconforto, forse si addormenta. Ma una formica, pensando che Psiche è la sposa del grande dio Eros, chiama a raccolta le sue compagne, e tutte insieme lavorano fino all'alba per ordinare in mucchietti i semi.
Nell'affresco possiamo vedere questo lavoro in corso, con i mucchietti ordinati che si stanno formando alla sinistra di Psiche. Questo motivo ricorre in molte fiabe. Avere davanti un'immensa quantità di semi, o di piume di vari uccelli: questo ho provato di fronte alla vastità della ricerca sulla fiaba.
La fiaba, come il mito, è diffusa ovunque. Forma narrativa tramandata oralmente, nata agli albori della civiltà in area indoiranica e diffusasi in tutto il mondo, o germinata dalla fantasia di ogni gruppo sociale sotto ogni cielo, e simile ovunque come sono simili gli esseri umani, è nata molto più tardi come narrazione scritta e quindi codificata.
Nella forma in cui ancora oggi la conosciamo, la fiaba compare per la prima volta in Italia nel 1500, tra i racconti delle "Piacevoli notti" dello Straparola. Ma il primo libro di fiabe dell'Occidente, del 1600, è il "Pentamerone" di Basile, napoletano. Il libro è ritenuto dal Croce, che lo tradusse in italiano, e da alcuni critici contemporanei, il maggior testo di prosa barocca del nostro paese.
Agli inizi del '700 in Francia giunsero, portate dal Galland, uno straordinario viaggiatore in terre orientali, le "Mille e Una Notte", delle quali comparvero successivamente diverse edizioni nei paesi d'origine. L'apporto della straordinaria materia delle Notti, che costituiscono una summa letteraria del vicino Oriente e dell'Egitto, è vastissimo, e non solo per la fiaba occidentale, ma per tutta la letteratura romantica. Apporto difficilmente descrivibile e comunque non molto indagato.
Sia nella russa dello zar o nelle tribù africane, sia nella Germania dei Grimm o tra gli appassionati folkloristi italiani che nel secolo scorso operarono in quasi ogni regione d'Italia, la fiaba è un insieme composito e polimorfo, rispetto al quale si possono elaborare molteplici definizioni, nessuna delle quali esaustiva.
I suoi personaggi, che chiamiamo "attanti", protagonisti o antagonisti, madri crudeli o soccorrevoli, orchi e gnomi, cambiano a seconda del tempo e del luogo in cui vengono evocati e rivestiti di diverse vesti e denominazioni, rappresentando quell'insieme di magia e di vita quotidiana, di dabbenaggine, astuzia, saggezza, di dolore, di ostacoli insormontabili e di soluzioni felici che vive sospeso tra il sogno e la realtà.
Le sue caratteristiche, i suoi movimenti, le sue articolazioni interne hanno parentela con quelle del sogno, con quelle del romanzo e della poesia.
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pp. 86-87

Psiche, Giulio Romano, Palazzo Te, Mantova
Giulio Romano e aiuti, Cernita dei semi, prima prova imposta da Venere a Psiche, soccorsa dalle formiche
(1527-28) - Affresco, lunetta, Sala di Psiche, Palazzo Te, Mantova


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Ultima revisione 2 novembre 2018