HOME PAGE
FAVOLE
INCONTRI
BIBLIOSITOGRAFIA SCUOLA
CV
E-MAIL

PUBBLICAZIONI
ADALINDA GASPARINI                PSICOANALISI E FAVOLE
BOX in LIBeR n. 59 FAVOLE A SCUOLA
ALL'OMBRA DELLA PSICOANALISI
lug.-sett. 2003, Campi Bisenzio

C'era una volta un ubriaco che, avendo perso il suo orologio in un vicolo buio, lo cercava sotto un lampione. Qualcuno gli chiese che senso aveva la sua ricerca, e lui rispose che non c'erano altri posti illuminati.
Pensiamo ora al vicolo buio come all'inconscio, e alla coscienza come al cono di luce del lampione. Di notte, sognando, o nella follia, delirando, vaghiamo nell'oscurità, che è piena di figure, lampi, colori, pericolosamente fascinanti e quasi impossibili da riportare, anche solo per frammenti, nell'area illuminata della coscienza. Le figure della parte oscura segnalano la loro presenza anche durante la veglia, attraverso i lapsus, gli atti mancati, con innumerevoli sgambetti e agguati tesi al nostro controllo. Più nell'oscurità che nella coscienza risiedono quanto più desideriamo, Eros, e temiamo, Thanatos: quando si manifestano sotto il lampione rendono malcerte tutte le misure e le classificazioni che credevamo di aver stabilito.
Dove ha luogo l'educazione, e di cosa deve tener conto? Nella misura in cui coincide con l'istruzione e confina con l'ammaestramento, l'educazione prescinde dall'oscurità, e ha come scopo quello di convincere i bambini che devono stare sotto il lampione, nell'area della cultura di appartenenza. Si può considerare un alunno troppo fantasioso, o perfino troppo intelligente, se le sue espressioni non si mantengono entro il cono di luce.
Se poi lo psicoanalista viene chiamato nella scuola a offrire un contributo agli insegnanti, come mi capita di fare da vent'anni con miti e favole antiche, dove si colloca? Forse vuole illuminare col suo sapere le parti oscure? È ciò che gli viene chiesto quasi sempre: dire chi ha problemi, fornire ricette per far diagnosi o prognosi. Come se avesse una lampada per andare nell'oscurità, e non fosse semplicemente attento a quanto dell'oscurità lascia tracce nella parte illuminata. Lo psicoanalista che fornisse agli insegnanti l'ideale di un'educazione psicoanaliticamente illuminata seguirebbe piste estranee alla realtà psichica descritta da Freud: l'inconscio non è colonizzabile, l'anima può essere ascoltata con più attenzione, ma il suo discorso affonda sempre nel mistero. Meglio pensare a una possibilità di ombreggiare con la psicoanalisi qualche luogo dell'educazione in cui troppa luce impedisce di crescere ai fiori delicati, come quelli della realtà infantile.
A dispetto dell'illusione umana, per la quale l'ubriaco della storiella sarebbe qualcun altro, noi tutti vaghiamo incerti sotto qualche lampione, ma siamo anche l'orologio perduto, il vicolo buio, e il cono stesso di luce. Lo psicoanalista nella scuola può offrire solo un contributo alla consapevolezza di tutto questo, ricordando che non esiste procedimento fecondo se si trascura la domanda sul senso della ricerca stessa. La parte luminosa e quella oscura sono opposte e complementari, traendo vita una dall'altra: il greco Esiodo raccontava che dall'unione della Notte col Buio, generati dal Caos, nacquero l'Etere e il Giorno.
Se l'educatore vuole illudersi che la realtà umana possa ridursi a ciò che è oggettivabile e misurabile, svilendo la funzione del pensiero a una pratica ossessiva di classificazione, deve negare ascolto a ciò che il bambino presenta, se non gli appare immediatamente iscrivibile nel suo cono di luce. Non eludere la domanda sul senso dell'educazione o della ricerca, che sono forme della domanda sul senso della vita, permette di osservare che il grado di verità di un racconto, tradizionale o narrato da un bambino, non poggia sulla verosimiglianza delle sue figure e della successione dei suoi eventi, ma sulla pregnanza che si sprigiona fra narratore e ascoltatore, e sui rilanci di senso che arricchiscono e trasformano la loro relazione.
I miti e le fiabe antiche o raccolte da narratori analfabeti non hanno come destinatari i bambini, sono storie attraverso le quali gli esseri umani comunicano indipendentemente dalla loro età, come sono indipendenti da ogni confine di spazio e di tempo: Cenerentola si può trovare in una tribù africana come alla corte del Re Sole come in Tibet. Quando l'adulto seleziona o modifica le fiabe per destinarle a un pubblico infantile non pensa al bambino che ha accanto, ma al suo proprio bambino ideale, e del resto i grandi capolavori per l'infanzia non si lasciano mai circoscrivere in un'età particolare.
Nell'ambito di un ciclo di interventi promossi dalla Biblioteca Comunale di Bovezzo (BS) nel mese di maggio scorso, ho raccontato in una terza elementare una parte della Teogonia di Esiodo e l'episodio di Ulisse col Ciclope. Il mio racconto dalla Teogonia è consistito nella fabula che a partire dai quattro dei originari porta alla creazione di Urano/Cielo, alla sua evirazione da parte di Crono/Tempo, alla nascita di Afrodite/Venere, e di Giove/Zeus. Ho raccontato per mezz'ora circa, e i bambini hanno avuto altrettanto tempo per disegnare o scrivere, a loro scelta. Un bambino ha scritto la favola dalla Teogonia, e sull'altro lato del foglio ha disegnato la Terra che chiama i suoi figli in aiuto contro il padre Crono (nel disegno, in fondo alla pagine, si vede trasparire la parte scritta dall'altra parte del foglio).  Nella rinarrazione del bambino osserviamo come il figlio Crono, l'eroe, sia più attivo e determinante, secondo il desiderio del bambino stesso: nel mio racconto, come nella Teogonia, il progetto dell'agguato è tutto della Terra.

Tanto tempo fa, si creò il CAOS, la TERRA, l'INFERNO ed Eros.
La TERRA creò, tutto da sola, il CIELO affinche potessero creare nuovi esseri che vivevano sulla terra.
Nacquero i TITANI, ma dopo un po' il CIELO che era invidioso costrinse la TERRA a tenere gli esseri che avevano creato dentro di lei.
Allora la TERRA chiamò i suoi figli titani e chiese chi la voleva aiutare. Nessuno si fece avanti tranne Crono, il più piccolo, che chiese alla terra di tirare fuori, dalle sue viscere, un metallo potentissimo di nome Adamante per costruire una falce.
Di notte CRONO quando il cielo scese si avvicinò e tagliò gli organi genitali del CIELO che caddero nel mare e formarono la schiuma e dalla schiuma nacque Venere, la dea dell'amore.

Anche nel disegno che ha fatto sul retro il bambino attribuisce a Crono l'idea, come si legge nel fumetto. E' solo un esempio, fra gli ultimi che ho raccolto, di come i bambini rispondano alle favole antiche, sorprendendo i loro insegnanti che si domandano come siano riusciti a ricordare tutto e a rappresentarlo così bene, non meno di me, che pure lo sperimento da vent'anni. Non ci si abitua mai alla creatività e alla felicità espressiva, come non smette mai di parlare una poesia.



Ultima revisione 4 novembre 2018