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ADALINDA GASPARINI                PSICOANALISI E FAVOLE
A cura di Hamelin Associazione Culturale; prefazione di A. Faeti
Il Ponte Vecchio, Bologna 1999
PADRE ABBONDANZA, MADRE MANCANZA
Postfazione di: Agata e Pietra Nera. Il difficile sentiero dell'educazione sentimentale.

Donna si diventa, pensava Freud, prendendo come rappresentazione la formazione di Eva dalla costola di Adamo. Donna si nasce, pensava Jones, ricordando che nella Genesi è scritto che maschio e femmina Dio li creò. Per Lacan invece, donna si inventa. Ricordiamo per formule la questione del femminile nella psicoanalisi per dire subito come la sessualità, e l'identità che è anche necessariamente identità di genere, sia femminile che maschile, sia, semplicemente, umana, attraversino vicende complesse. Perché l'educatore sia consapevole che non esistono percorsi sicuri per crescere, e diffidi di qualunque specialista che gli proponga formule e scan-sioni seguendo le quali si arriverebbe a una vita sessuale felice. L'ultima essenza delle teorie salvifiche della sessualità umana potrebbe essere riassunta dalle parole di un canzone: pensa positivo. Quando l'oggetto della riflessione è molto complesso, è giusto tentare delle semplifi-cazioni, ma si rischia di smarrire il senso se è formidabilmente complesso, come la sessualità e l'affettività umane.
La letteratura e il mito lo sapevano prima della psicoanalisi: l'eros germoglia da una mancanza che non si può mai colmare, se non per un tempo tanto breve da poter successivamente essere considerato illusorio. Mancanza e ricchezza sono legate nell'amore e nel sesso, intendendo per sesso qualcosa di evidentemente diverso da un evento naturale dove istinti predeterminati, come per gli animali, si manifestano indipendentemente dalla cultura e dalla soggettività.
Adamo era solo, e Dio tolse una parte dal suo corpo perché da questo nascesse la sua compa-gna, e come la sua costola gli mancherà sempre, così cercherà sempre Eva, che però non potrà prendere il posto della parte mancante. Sarà di più, e di meno. Così Afrodite, dea dell'unione tra diversi, nasce dalla castrazione di Urano, ed è più e meno dell'unione illimitata tra il Cielo e la Terra che quella castrazione ha interrotto. L'androgino era un essere che aveva due volti, quattro arti, e due sessi; siccome era troppo orgoglioso Zeus lo divise a metà, e da allora ogni parte cerca quella che le manca, e quando si incontrano non vorrebbero separarsi mai.
Il discorso più bello sull'amore, che mi pare il più vicino alla concezione psicoanalitica, è quello di Socrate nel Simposio, quando ci racconta che, per il compleanno di Venere, Penia/Miseria/Mancanza, sempre in cerca di qualcosa, vide Poros/Abbondanza/Soluzione che dormiva sazio, e abbracciandolo concepì Eros, il grande demone, che trae dal padre e dalla madre la sua natura paradossale:

Anzitutto è sempre povero, e ben lungi dall'essere morbido e bello, come crede il volgo; piuttosto è irsuto e scalzo e senza asilo, si sdraia sempre per terra, senza coperte, dorme a cielo scoperto davanti alle porte e sulle strade, e possiede la natura della madre, sempre dimorando assieme all'indigenza. Secondo la natura del padre, d'altro canto, ordisce complotti contro le cose belle e le cose buone; invero, è coraggioso e si getta a precipizio ed è veemente, è un mirabile cacciatore, intreccia sempre delle astuzie, è desideroso di saggezza ed insieme ricco di risorse, passa tutta la vita ad amare la sapienza, ed è un terribile mago, e stregone, e sofista. E la sua natura non è né di un immortale né di un mortale: in una stessa giornata, piuttosto, ora è in fiore e vive, quando trova una strada, ora invece muore, ma ritorna di nuovo alla vita grazie alla natura del padre; ciò che si è procurato, peraltro, a poco a poco scorre sempre via, cosicché Eros non è mai sprovvisto né ricco, e d'altro canto sta di mezzo fra la sapienza e l'ignoranza. (Simposio, 203, d-e)

Questa rappresentazione mitica mi pare molto più scientifica di quella presentata da chi offre ricette relativamente a buon mercato promettendo l'equilibrio della maturità con una ricca vita sessuale.
Le strutture difensive che proteggono la nostra crescita quando siamo bambini e la nostra sta-bilità da adulti, cercano di limitare l'angoscia che proviamo di fronte alla mancanza, alla perdita, al lutto. Affermiamo di cercare Eros, ma senza accogliere Penia, perché vogliamo evitare la povertà, il lutto, la mancanza. Finché riusciamo a farlo Eros non può nascere.
Se la psicoanalisi appare pessimista, è perché viene guardata da un punto di vista idealizzante, secondo un pensiero che dividendo il bene dal male si illude di trovarsi sempre dalla parte giu-sta. Rispetto alla convinzione di controllare la nostra mente, di padroneggiare i nostri affetti, la psicoanalisi ha lo stesso effetto della scienza di Galileo per la visione geocentrica della Bibbia, Freud lo sapeva bene. Ma chi vorrebbe rinunciare alla scienza, alla conoscenza di se stessi? È forse questa l'attività più erotica, se la intendiamo come un amore che privilegia l'apertura al nuovo, la sorpresa, la scoperta carica di dubbi, rispetto alla stabilizzazione e alla conservazione di una visione esistente. C'è una solidarietà fra la conoscenza e il sesso, la cui prima rappresentazione è nella Bibbia, quando si dice che Adamo conobbe Eva, come nel dubbio sulla natura del frutto proibito e della prima colpa. D'altra parte la repressione della sessualità come fenomeno affettivo e l'inibizione del desiderio di conoscere sono costantemente legate e quasi scambiabili una con l'altra. E nell'antica lingua greca il termine ghnòsis indicava sia l'atto ses-suale che la conoscenza.
La psicoanalisi quasi non esiste per chi si trova bene con percorsi predeterminati e dall'esito rassicurante, né per chi riesce a evitare le proprie contraddizioni. E' un metodo di conoscenza per chi non sottomette la propria capacità di sentire e pensare a regole date una volta per tutte. Chi chiude gli occhi il meno possibile, prima di tutto su se stesso, esercitando responsabil-mente la propria riflessione, si troverà con molte contraddizioni, e per lo più in conflitto: ma al conflitto, come alla mancanza, sono intrecciate le risorse migliori.

 

Ultima revisione 4 novembre 2018