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RIFERIMENTI
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FAIRITALY
FIABE DIALETTALI E ALLOGLOTTE
SCELTA, RINARRAZIONE E NOTE DI ADALINDA GASPARINI


SEC. XIX
ALBANESE
SICILIA




PSICOMAPPA
  PSICOMAPPA





LA BEDDA DI LI SETTI CITRI


’Na Gnë cherë e gnë cherë isc gnë Reggh; chi Reggh nchë chisc bij e i qa Tinzotit se na chisc bij bën të rijq për stat viet vaj. Si scùan nënt muaj pati gnë bir e riodi vajët për stat viet.
Gnë dit në tierat, vate gnë plach me gnë picer sa mjiq vajë ma vajët chisc sosur e nëmi atë Reggh; e gheggh diali cë chisc stat viet e sturi gnë bocë, e i ciaiti rogghièn. Placa e nëmi, e i qa: – « Catëmarsc la Bedda di li setti citri. » U rit diali, e jati de’ t’e martocë më gnë vajzë më ebucura e corës. Ma diali i qa: – « U ca të mar: la Bedda di li setti citri. » Vate diali për në corët, e scich dizzà narënza, e nca gnë ci scich e pris e digl gnë copile. Preu pran më të maden e doli gnë copile, c’ isc: la Bedda di li setti citri. U puqën me vaizën, e i biri i regghit i qa: – « Ti rri ctu se u vete marr gghinten time e vemi te cora ime; vaizà i qa: – « Na jot ëmë të chërcon criet ti carrone nga cu. » Diàli vate té cora e tiic e i qa gghrivet se gghieti nusen, e lodët u stu sat flij e ejëma i chërcoi criet e diali carroi nusen.
Vur për mua. La Bedda di li setti citri mi gnë narënz pris dëndrin; ma dëndri nchë vic. Danz arvugamis, te cu isc la Bedda di li setti citri isc gnë crua e atiè vij gnë scave të mbloj nziren. Chëjò scave vërrechej te ujt e i ducu se isc e bucur, se la Bedda di li setti citri duchej te ujt, e i ducu scaves se isc ajò.
Stu nziren e u uj te croi. Ma cur pa atë vaiz mi narënzën i pieti ciWarwick Goble buj atiè e ajò i qa, se priis dëndrin.
E cë buri scavìa? bë té vij post la Bedda di li setti citri sat e crich. Scàvia chisc gnë gghilpur i fataarmë e ja ndenti te criet e la Bedda di li setti citri u bu zogg. Ma gnë dit në tierat i biri regghit u cuitua nca nusia, e vate t’ e mirrës. Ma cur pa scaven për la Bedda di li setti citri i pieti si cle se u bu e zezë; e ajo i qa, se dìali e buri astù.
I biri regghit chieghi nusen te cora. Jerdi dita cur chisc martoscin; burri cë buj të ngrënt pa gnë zogg cë chëndoj.
« Cocu cocu di la cucina
Chi fa lu Re cu la Riggina ?
Chi si pigghiau la scava
Pi la bedda di li setti citri. »
Aï burr jà qa birit të regghit, e chindruan, se chisc zëjin atë zogg. Te dita pran e zun e inzuartin gghilpurn, e zogga u bu la Bedda di li setti citri.
I biri i regghit bë të dogghën më dri të gnoma scaven; eu martua cu la Bedda di li setti citri.
Atà rruan e trasguan,
e na chëndruam si ur të sciuam.
LA BELLA DEI SETTE CEDRI

Una volta e una volta eravi un Re ; questo Re non aveva figli e promise a Dio che se ne avesse farebbe scorrere per sette anni olio. Dopo nove mesi ebbe un figlio, e corse olio per sette anni.
Un giorno tra gli altri andò una vecchia con un vaso per raccogliere olio, e maledì a quel Re ; la sentì il fanciullo che avea sette anni e le gettò una palla e le ruppe il vaso. La vecchia lo maledì e gli disse: – « Sposerà la Bella dei sette cedri. »
Crebbe il fanciullo, e il padre volealo sposare con una giovine bella del paese ; ma il giovine disse : – « Sposerò la Bella dei sette cedri. »
Andava il giovine per le città e vedeva le molte melarance, ed ognuna che vedeva la tagliava e ne usciva una giovine. Tagliò poi la più grossa e ne uscì una giovine che era la Bella dei sette cedri.
Si baciarono colla ragazza, e il figlio del Re le disse : – « Tu stai qui, che io vado a prendere i miei parenti e andremo nel mio paese. »
La giovine gli disse : – « Se tua madre ti cercherà i capelli, tu ti dimenticherai di me. » Il giovine andò nel suo paese e disse ai parenti che aveva trovato la Promessa, e stanco si gettò a dormire.
La madre gli cercò fra i capelli e il giovine dimenticò la Promessa.
Metti per me. La Bella dei sette cedri sopra un melarancio aspettava il damo, ma il damo non veniva. Vicino l’albero dove era la Bella dei sette cedri eravi un fonte ; ivi andava una mora per riempire l’idria. Questa mora si specchiava nell’acqua, e le parve di essere bella, perché la Bella dei sette cedri appariva nell’acqua, e parve alla mora di essere essa.
Allora gettò l’idria, e si assise vicino il fonte. Ma quando vide quella giovine sopra l’arancio le dimandò cosa facesse in quel luogo, e quella rispose : – « Aspetto il promesso. » E che fece la mora ? fece scendere la Bella dei sette cedri per pettinarla.
La mora aveva uno spillo incantato e lo ficcò nella testa di essa, e la Bella dei sette cedri diventò uccello. Ma un giorno tra gli altri il figlio del Re si ricordò della Promessa e andò a prenderla. Ma quando vide la Mora invece della Bella dei sette cedri le domandò come si fosse fatta nera, e quella rispose che il sole la aveva fatta così. Il figlio del Re condusse la Promessa nel paese. Venne il dì quando si doveva maritare. E l’uomo che faceva il mangiare vide un uccello che cantava :
« Cocu cocu di la cucina
Chi fa lu Re cu la Rigina ?
Chi si pigghiau la scava
Pi la bedda di li setti citri. »
Quell’uomo lo raccontò al figlio del Re e restarono che dovevano prendere l’uccello. Il giorno dopo lo presero, gli tolsero lo spillo e l’uccello diventò la Bella dei sette cedri. Il figlio del Re fece ardere con sarmenti verdi la mora, e si maritò colla Bella dei sette cedri.
E quelli vissero e godettero
E noi restammo qui tizzoni spenti.



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RIFERIMENTI




Testo e traduzione italiana

Giuseppe Pitrè, Fiabe novelle e racconti popolari siciliani. Raccolti e illustrati da Giuseppe Pitrè. Con Discorso preliminare, Grammatica del dialetto e delle parlate siciliane, Saggio di novelline albanesi di Sicilia e Glossario; in: Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, Palermo: L. Pedone–Lauriel, 1870–1913, voll. 25; voll. 4–7; ristampa anastatica, Bologna: Arnaldo Forni Editore 1985, 4 voll. Vol. IV, pp. 285–287.
Trascrizione del testo albanese da rivedere

LINGUA
http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_albanese; consultato il 6 gennaio 2011.

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IMMAGINE Warwick Goble: Giambattista Basile. Stories from the Pentamerone. E. F. Strange, editor. Warwick Goble, illustrator. London: Macmillan & Co. 1911. Fonte: http://www.all-art.org/world_literature/images/p/goblepent31.jpg; consultato il 30 ottobre 2011.


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NOTE

Ti cercherà i capelli... Se questa è la traduzione giusta, si allude probabilmente alla ricerca dei parassiti, come i pidocchi. In altre fiabe la madre fa dimenticare la bella con un bacio. Accade anche che il principi dimentichi la bella che ha lasciato in attesa semplicemente tornando alla sua casa, dove la madre gli ha trovato una sposa (Lo viso).





PSICOMAPPA DE LA BELLA DEI SETTE CEDRI

TEMA
AMORE E PSICHE O GLI SPOSI OCCULTI

ATTANTE SOGGETTO
MASCHILE E FEMMINILE

MOTIVI
ARCHÈ PADRE CARENTE
MADRE ASSENTE
Il padre non protegge il figlio, la madre non è nominata.
ASIMMETRICI
PERSECUZIONE
DA FEMMINILE
A FEMMINILE
La mora perseguita la Bella conficcandole lo spillone nella testa. La regina madre cerca tra i capelli del figlio e gli fa dimenticare la Bella, come lei aveva previsto.
AMBIVALENZA
DA FEMMINILE
A MASCHILE
Come ne L'amor dei tre naranzi la maledizione della vecchia è piuttosto un incantesimo, dato che in questo modo il principe trova la sua strada.
SIMMETRICI
PROVA O RICERCA ESIGENTE FEMMINILE
AGENTE MASCHILE
Il principe deve portare alla vita la bella dal cedro e poi deve ascoltare il cuoco e togliere lo spillo dal capo dell'uccello per farle riavere la forma umana.
TÈLOS NOZZE REGALI






Ultima revisione: 6 gennaio 2012