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| Adalinda
Gasparini LA FIABA, LA MORTE, LA PAURA: UN FUOCO, UN TORNIO, UN BANCO DA EBANISTA In: Bollettino della Accademia degli Euteleti, n. 61, San Miniato (PI); pp. 27-45. |
6. Un fuoco, un tornio, un banco da ebanistaIl mondo delle fiabe di magia, e quello dei sogni
notturni, appaiono
a prima vista bizzarri, vi accadono vicende e trasformazioni che
tendiamo a definire immotivate e aleatorie. L'indagine psicoanalitica
vi individua invece un senso rigoroso: si può dire che le fiabe
e i sogni non conoscano il caso. Le loro leggi non sono come quelle
della coscienza, non tengono conto del principio della non
contraddizione, né della stabilità delle forme, né
della divisione regolare del tempo e dello spazio che ci consente di
orientarci nella realtà comune a tutti. In sogno possiamo
trovarci bambini in una casa che non esiste più, incontrare una
persona perduta, che però è contemporaneamente un
passante incontrato il giorno prima. Nelle fiabe un genio la cui testa
sfiora le nuvole può entrare in una bottiglia, e i morti possono
tornare in vita.
A che servono strumenti come questi per affrontare spiriti maligni e morti? Da un punto di vista razionalistico a niente, ma la loro importanza, che ha riscontro nella loro efficacia, è comprensibile se pensiamo alle valenze simboliche del fuoco, e a cosa significa il suo possesso, sia nei miti che nella storia dell'uomo. Gli altri oggetti richiesti sono strumenti che l'uomo ha formato col suo ingegno, con i quali modella la creta creando vasi e lavora il legno per trarne preziosi manufatti. Giovannino chiede dunque al re il fuoco e alcuni strumenti che mediano il rapporto tra l'uomo e la natura, consentendogli di trasformarla. Con una dotazione simbolica come questa il Giovannino dei Grimm è destinato a un grande successo. Andiamo a leggere come l'intrepido Giovannino nel castello affronta due gattacci infreddoliti, ai quali dice di scaldarsi al suo fuoco.
In ogni raccolta di fiabe, a Oriente come a Occidente, l'incontro con le forze perturbanti della natura, mostri, spiriti o giganti, ha successo se è mediato dall'astuzia, dalla capacità di pensare, e dall'uso di oggetti che l'ingegno umano ha forgiato per domare la materia. Diciamo spesso che i giovani oggi hanno tutto, e ci stupiamo che non si godano la vita: quando i più sfortunati di loro si lanciano a velocità folle contro un muro o gettano massi su sconosciuti automobilisti, dovremmo chiederci se mai abbiano conosciuto un fuoco, un tornio, un banco da ebanista. E se chiedercelo ci fa soffrire, perché neppure noi sappiamo se abbiamo qualcosa per affrontare gli eventi più terrificanti della vita, possiamo almeno domandarci cosa sono questi simboli, gli stessi di cui parlano i nostri sogni e le fiabe antiche. |