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ADALINDA GASPARINI                PSICOANALISI E FAVOLE
Bollettino dell'Accademia degli Euteleti, n. 61 da LA FIABA, LA MORTE, LA PAURA
UN TORNIO, UN FUOCO, UN BAMCO DA EBANISTA
San Miniato (PI) 1994
pp. 27-45




6. Un fuoco, un tornio, un banco da ebanista

Il mondo delle fiabe di magia, e quello dei sogni notturni, appaiono a prima vista bizzarri, vi accadono vicende e trasformazioni che tendiamo a definire immotivate e aleatorie. L'indagine psicoanalitica vi individua invece un senso rigoroso: si può dire che le fiabe e i sogni non conoscano il caso. Le loro leggi non sono come quelle della coscienza, non tengono conto del principio della non contraddizione, né della stabilità delle forme, né della divisione regolare del tempo e dello spazio che ci consente di orientarci nella realtà comune a tutti. In sogno possiamo trovarci bambini in una casa che non esiste più, incontrare una persona perduta, che però è contemporaneamente un passante incontrato il giorno prima. Nelle fiabe un genio la cui testa sfiora le nuvole può entrare in una bottiglia, e i morti possono tornare in vita.
Applicare la psicoanalisi a un oggetto come la fiaba significa individuare un senso e un significato dove sembrava manifestarsi un gioco incoerente e irrealistico. Potrebbe apparire immotivato, casuale, il fatto che alla fine il Giovannino russo e quello dei Grimm, oltre ad essere guariti della loro mancanza di paura, siano ricchissimi e sposi della figlia del re, mentre Giovannino-Flamminio se ne torna a casa a mani vuote, nonostante entrambi sentissero il bisogno di incontrare la paura. Se torniamo all'inizio delle storie vediamo che il Giovannino del Cinquecento è descritto come un vagabondo senza interessi e un po' sciocco; non ha famiglia, non saluta nessuno partendo, e nessuno lo aspetta: la sua identità è povera, ed è privo di nessi con il suo contesto affettivo. Tutt'altro che isolato e incapace era il Giovannino russo, di cui Afanasjev racconta che è figlio di un mercante, forte e ardito. Quando si mette in viaggio, ha un suo lavorante come fedele compagno: si descrive un'identità più strutturata, un punto di partenza meno debole.
Lungo la via sconfigge grazie alla sua mancanza di paura una banda di briganti, e giocando d'astuzia ottiene in sposa la figlia del re. Agisce con le connotazioni dell'eroe, di cui è privo Giovannino-Flamminio, e questo rappresenta la condizione per sposare una principessa di sangue reale.Anche il Giovannino dei Grimm ha dei legami affettivi, si parla di un fratello e del padre, che pur senza successo cerca di educarlo. Il Giovannino dei Grimm non libera il castello dagli spettri come per caso, ma dopo aver saputo che se riuscirà otterrà in sposa la figlia del re. Se il re ha offerto la sua stessa figlia in premio a chi libererà il castello, dobbiamo pensare che nell'economia della fiaba si tratti di un impresa di valore fondamentale. Giovannino è il prescelto, quello che soddisfa i requisiti richiesti dal bando regale, è simile agli eroi, il sui compito essenziale è di sconfiggere i mostri.
Inoltre, per quanto non conosca ancora la pelle d'oca, Giovannino non ignora la potenza degli spettri, quando si presenta per affrontare la prova:

Il re lo guardò, lo trovò simpatico e disse: - Puoi chiedermi anche tre cose e portarle nel castello con te, ma devono essere cose non vive -. Il giovane rispose:
- Chiedo un fuoco, un tornio e un banco da ebanista col suo coltello. (Grimm, Jakob e Wilhelm [1812-1819], Fiabe per i fanciulli e le famiglie, Mondadori, Milano 1980; 3 voll.; p. 18)

A che servono strumenti come questi per affrontare spiriti maligni e morti? Da un punto di vista razionalistico a niente, ma la loro importanza, che ha riscontro nella loro efficacia, è comprensibile se pensiamo alle valenze simboliche del fuoco, e a cosa significa il suo possesso, sia nei miti che nella storia dell'uomo. Gli altri oggetti richiesti sono strumenti che l'uomo ha formato col suo ingegno, con i quali modella la creta creando vasi e lavora il legno per trarne preziosi manufatti. Giovannino chiede dunque al re il fuoco e alcuni strumenti che mediano il rapporto tra l'uomo e la natura, consentendogli di trasformarla. Con una dotazione simbolica come questa il Giovannino dei Grimm è destinato a un grande successo. Andiamo a leggere come l'intrepido Giovannino nel castello affronta due gattacci infreddoliti, ai quali dice di scaldarsi al suo fuoco.

E come l'ebbe detto, due grossi gatti neri s'accostarono d'un balzo, gli si posero ai lati e lo guardarono ferocemente con i loro occhi di fuoco. Dopo un po', quando si furono riscaldati, dissero: - Camerata, vogliamo giocare a carte? - Perché no? - egli rispose, - però fatemi vedere le zampe -.
Essi allungarono le grinfie. - Oh, - disse il giovane, - che unghie lunghe! aspettate, prima devo tagliarvele -. Li prese per la collottola, li sollevò sul banco, e avvitò le zampe. (Ivi)

In ogni raccolta di fiabe, a Oriente come a Occidente, l'incontro con le forze perturbanti della natura, mostri, spiriti o giganti, ha successo se è mediato dall'astuzia, dalla capacità di pensare, e dall'uso di oggetti che l'ingegno umano ha forgiato per domare la materia. Diciamo spesso che i giovani oggi hanno tutto, e ci stupiamo che non si godano la vita: quando i più sfortunati di loro si lanciano a velocità folle contro un muro o gettano massi su sconosciuti automobilisti, dovremmo chiederci se mai abbiano conosciuto un fuoco, un tornio, un banco da ebanista. E se chiedercelo ci fa soffrire, perché neppure noi sappiamo se abbiamo qualcosa per affrontare gli eventi più terrificanti della vita, possiamo almeno domandarci cosa sono questi simboli, gli stessi di cui parlano i nostri sogni e le fiabe antiche.


Ultima revisione 3 novembre 2018