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RIFERIMENTI
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EDIPO GIUDA, EDIPO PAPA, EDIPO FAVOLA
SCELTA, RINARRAZIONE E NOTE DI
ADALINDA GASPARINI

SEC. XVI
DALLE PIACEVOLI NOTTI
DI GIOVAN FRANCESCO STRAPAROLA






PSICOMAPPA
PSICOMAPPA


Tebaldo, prencipe di Salerno, amorevoli donne, sí come piú fiate udi' da' nostri maggiori ragionare, ebbe per moglie una prudente e accorta donna e non di basso legnaggio, e di lei generò una figliuola, che di bellezza e di costumi tutte le altre salernitane donne trapassava. Ma molto meglio a Tebaldo sarebbe stato, se quella avuta non avesse, perciò che avenuto non li sarebbe quello che gli avenne. La moglie, giovene di anni ma vecchia di senno, venendo a morte, pregò il marito, che cordialissimamente amava, che altra donna per moglie prendere non dovesse, se l’anello, che nel dito portava, non stesse bene nel dito di colei che per seconda moglie prendere intendeva. Il prencipe, che non meno amava la moglie che la moglie lui, giurò sopra la sua testa di osservare quanto ella gli aveva commesso.
Morta la bella donna e orrevolmente sepolta, venne in animo a Tebaldo di prender moglie, ma rimembrandosi della promissione fatta alla morta moglie, lo suo ordine in maniera alcuna pretermettere non volse. Giá era divulgato d’ogn’intorno come Tebaldo, prencipe di Salerno, voleva rimaritarsi, e la fama pervenne alle orecchi di molte puncelle, le quali e di stato e di virtú a Tebaldo non erano inferiori. Ma egli desideroso di adempire la volontá della morta moglie, a tutte quelle puncelle, che in moglie offerte gli erano, volse primieramente provare se l’anello della prima moglie le conveniva, e non trovandone veruna a cui l’anello convenisse, perciò che ad una era troppo largo, a l’altra troppo stretto, a tutte a fatto diede ripulsa.
Ora avenne che la figliuola di Tebaldo, Doralice per nome chiamata, desinando un giorno col padre e avendo veduto sopra la mensa l’anello della morta madre, quello nel dito si mise, e voltatasi al padre, disse:
- Vedete, padre mio, come lo anello della madre mia mi si conviene al dito? -
Il che veggendo, il padre lo confirmò. Ma non stette molto tempo che un strano e diabolico pensiero entrò nel cuore a Tebaldo: di avere Doralice, sua figliuola, in moglie, e lungamente dimorò tra il sí e ’l no. Pur vinto dal diabolico proponimento e acceso della sua bellezza, un giorno a sé la chiamò, e le disse:
- Doralice, figliuola mia, vivendo tua madre e essendo nell’estremo della vita sua, caldamente mi pregò ch'io niun’altra per moglie prender dovessi, se non colei a cui convenisse l’anello che tua madre vivendo in dito portava, e io sopra il capo mio con giuramento le promisi di far quanto era il suo volere. Laonde, avendo io isperimentate molte puncelle, né trovandone alcuna a cui l’anello materno meglio convenga che a te, deliberai nella mente mia al tutto di averti per moglie, perciò che cosí facendo io adempirò il voler mio, e non sarò manchevole a tua madre della promessa fede -.
La figliuola, che era non men onesta che bella, intesa la mala intenzione del perverso padre, tra se stessa forte si turbò, e considerato il malvagio suo proponimento, per non contaminarlo e addurlo a sdegno, nulla allora li volse rispondere, ma, dimostrandosi allegra ne l’aspetto, da lui si partí. Né avendo alcuno di cui meglio si fidasse che la sua balia, a lei come a fontana d’ogni sua salute per consiglio liberamente ricorse. La quale inteso il fellone animo del padre e pieno di mal talento, e conosciuta la costante e forte intenzione della giovanetta, atta piú tosto a sostenere ogni gran pena che mai consentire al furor del padre, la racconfortò, promettendole aiuto, acciò che la sua virginitá con disonore violata non fusse. La balia, tutta pensosa a ritrovare il rimedio che alla figliuola di salute fusse, saltava ora in un pensiero ora ne l’altro, né trovava modo col quale assicurar la potesse, perciò che il fuggire e allontanarsi dal padre molto le aggradiva, ma la temenza dell’astuzia sua e il timore che non l’aggiungesse e uccidesse, forte la perturbava. Ora andando la fedel balia freneticando nella mente sua, entròvi un nuovo pensiero nell’animo, che è questo che intenderete. Era nella camera della morta madre un armaio bellissimo e sottilissimamente lavorato, nel quale la figliuola le sue ricche vestimenta e care gioie teneva, né vi era alcuno che aprire lo sapesse se non la savia balia. Costei nascosamente trasse le robbe e gioie che vi erano dentro e posele altrove, e mise nello armaio un certo liquore di tanta virtú, che chiunque ne prendeva un cucchiaro, ancor che picciolo, molto tempo senza altro cibo viveva; e chiamata la figliuola, dentro la chiuse, essortandola che là entro dimorasse fino a tanto ch'Iddio le porgesse migliore e piú lieta fortuna e che 'l padre dal fiero proponimento si rimovesse. La figliuola ubidiente alla cara balia fece quanto da lei imposto le fu. Il padre non raffrenando il concupiscibile appetito, né rimovendosi dalla sfrenata voglia, piú volte della figliuola addimandò, e non trovandola né sapendo dove ella fusse, s’accese di tanto furore che la minacciò di farla vituperosamente morire.
Non erano ancora trappassati molti giorni che Tebaldo una mattina ne l’apparir del sole entrò nella camera, dove l’armaio posto era, e vedendoselo innanzi a gli occhi, né potendo sofferire di vederlo, comandò con mano che indi levato fusse e altrove portato e venduto, acciò che ei da gli occhi levar si potesse questa seccaggine. Li serventi, molto presti a’ comandamenti del lor signore, preserlo sopra le spalle e in piazza lo portorono.
Avenne che in quel punto aggiunse in piazza un leale e ricco mercatante genovese, il quale avendo adocchiato l’armaio bello e riccamente lavorato, di quello fortemente s’innamorò, deliberando tra se stesso di non lasciarlo per danari, quantunque ingordo pregio addimandato li fusse. Accostatosi adunque il genovese al servente, che dello armaio cura aveva, e convenutosi del pregio con esso lui, lo comperò e messolo in spalla ad uno bastaio, alla nave lo condusse.
Alla balia, che ogni cosa veduta aveva, questo molto piacque, quantunque della perduta figliuola tra se medesima si dolesse molto. Ma pur si racconsolava alquanto, perciò che quando duo gran mali concorreno, il maggiore sempre si dee fuggire.
Il mercatante genovese levato da Salerno con la nave carica di preciose merci, pervenne all’isola di Britania, oggi dí chiamata Inghilterra, e fatta scala ad uno luoco dove era un’ampia pianura, vide Genese già poco tempo fa creato re, il quale, velocissimamente correndo per la piaggia de l’isola, seguitava una bellissima cerva che per timore già s’aveva gittata nelle maritime onde. Il re già stanco e affannato per l’aver lungamente corso si riposava, e veduta che ebbe la nave, al patrone dimandò da bere. Il patrone fingendo di non conoscere il re, amorevolmente l’accettò, facendoli quelle accoglienze che se gli convenevano, e con ingegno e arte tanto operò, che lo fece salire in nave. Al re, che giá veduto aveva il bello e ben lavorato armaio, accrebbe tanto desiderio di esso, che un’ora mille li pareva di averlo. Onde addimandò il patrone della nave quanto l’estimava; risposo gli fu, assai pregio valere. Il re invaghito molto di sí preciosa cosa, non si parti di lá, che col mercatante si convenne del pregio; e fattosi recare il danaro, e sodisfatto il mercatante pienamente del tutto e preso da lui il comiato, al palazzo lo fece portare e nella sua camera porre.
Genese, per esser troppo giovane, non aveva ancora presa moglie e ogni dí la mattina per tempo a caccia andare molto si dilettava. Doralice, figliuola diWarwick Goble Tebaldo, che nascosa si stava ne l’armaio che nella camera di Genese posto era, udiva e intendeva ciò che nella camera del re si faceva, e pensando a’ passati pericoli, cominciò di qualche buona sorte sperare. E tantosto che il re era della sua camera partito e alla caccia andato secondo il costume suo, la giovanetta usciva dell’armaio, e con grandissimo magistero apparecchiava la camera, scopandola, distendendo il letto, acconciando i capoletti e ponendoli sopra una coltre lavorata a certi compassi di perle grossissime con duo guanzali ornati a maraviglia. Appresso questo, la bella giovane pose sopra il vago letto rose, viole e altri odoriferi fiori, mescolati insieme con uccelletti cipriani e altri odori che piacevolmente olivano e al celebro molto erano confortativi. La giovane piú e piú volte, senza che mai da alcuno fusse veduta, questo ordine tenne. Il che a Genese re era di sommo contento, perciò che quando egli veniva dalla caccia ed entrava nella camera, li pareva esser tra tutte le speziarie che mai nacquero in Oriente.
Volse un dí il re dalla madre e dalle damigelle intendere, chi era colei sí gentilesca e di sí alto animo, che sí ornata e odorificamente gli apparecchiava la camera. A cui risposo fu che non sapevano cosa alcuna, perciò che quando ad acconciare il letto andavano, tutto di rose e di viole coperto e di soavi odori profomicato lo trovavano. Il che il re intendendo, deliberò al tutto di sapere onde procedeva la causa; e finse di andare una mattina per tempo ad uno castello, dalla città dieci miglia lontano, e chetamente nella camera si nascose, mirando fiso per una fissura e aspettando quello che avenir potesse. E non stette guari che Doralice piú bella che ’l chiaro sole, de l’armaio uscí fuori, e messasi a scoppare la camera, a drizare li tappeti e ad apparecchiare il letto, ogni cosa, sí come ella era solita di fare, diligentemente acconziò. Avendo adunque la gentil poncella giá pienamente compiuto il degno e laudevole ufficio, volse nello armaio entrare, ma il re, che intentamente avea veduto il tutto, le fu presto alle spalle e presala per mano e vedutala bella e fresca come un giglio, la dimandò chi ella era. La giovane tutta tremante disse che era unica figliuola di un prencipe, il cui nome non sapeva per esser giá molto ne l’armaio nascosa; ma la cagione di ciò dirle non volse. Il re, inteso il tutto, con consentimento della madre in moglie la prese, e con esso lei generò duo figliuoli.
Tebaldo continovando nel suo malvagio e perfido volere, non trovando la figliuola che piú giorni cercata e ricercata aveva, s’imaginò che nello armaio venduto nascosa si fusse, e uscitane fuori andare per lo mondo errando. Laonde vinto dalla ira e dal sdegno, deliberò provar sua ventura se in luoco alcuno trovare la potesse. E vestitosi da mercatante e prese molte gioie e lavorieri tutti d’oro a maraviglia lavorati, da Salerno isconosciuto si partí, e scorrendo per diversi paesi, s’abbattè in colui che prima l’armaio comperato aveva, e dimandòlo se di quello era riuscito in bene e alle mani di chi era pervenuto. A cui il mercatante rispose averlo venduto al re de Inghilterra e averne guadagnato altrettanto di quello che gli era costo. Il che intendendo, Tebaldo si rallegrò, e verso Inghilterra prese il cammino, e aggiunto ed entrato nella cittá regale, pose per ordine alle mura del palagio le gioie e lavorieri, tra’ quai erano fusi e rocche; e gridare incominciò:
- Fusi e rocche, donne! -
Il che udendo una delle damigelle, alla finestra si puose, e veduto ch’ella ebbe il mercatante con le care robbe, corse alla reina, e dissele che per la strada era uno mercatante con rocche e fusi d’oro, i piú belli e i piú ricchi che si vedessero giammai. La reina comandò che su in palagio venire lo facesse; ed egli asceso sopra le scale e venuto in sala, dalla reina non fu conosciuto, perciò che ella del padre piú non si pensava, ma ben il mercatante conobbe la figliuola. La reina adunque veduti i fusi e le rocche di maravigliosa bellezza addimandò al mercatante quanto ciascuna di esse apprecciava. Ed egli:
- Molto - rispose - ma quando fosse aggrado a vostra altezza ch’io dormisse una notte nella camera de’ duo figliuoli vostri, io in ricompensamento le darei tutte queste merci in dono -.
La signora semplicetta e pura, non avendo del mercatante alcuno sinistro pensiero, a persuasione delle sue donzelle li consentí. Ma prima che messo fusse dalle serventi a riposare, le donzelle con la reina determinorono di dargli una bevanda di allopiato vino.
Venuta la notte, e fingendo il mercatante di esser stanco, una delle damigelle lo menò nella camera i figliuoli del re, dove era apparecchiato un bellissimo letto, e innanzi che lo ponesse a riposare, disse la dongella:
- Padre mio, avete voi sete? -
A cui rispose:
- Si, figliuola mia -.
E preso un bicchiere che d’argento pareva, li porse l’allopiato vino. Ma il mercatante malizioso e astuto prese il bicchiere, e fingendo di bere, tutto il vino sopra le vestimenta sparse e andossene a riposare.
Era nella camera de’ fanciulli un usciolo, per lo quale nella stanza della reina entrare si poteva. Il mercatante nella mezza notte, parendoli ogni cosa cheta, tacitamente nella camera della reina entrò e, accostatosi al letto, le tolse un coltellino che per l’adietro adocchiato aveva, che la reina al lato portava, e gittosene alla culla dov’erano i fanciulli, ambe duo uccise, e subito il coltellino cosí sanguinoso nella guagina ripose, e aperta una finestra, si calò giú con una fune tutta nodosa; e la mattina nell’aurora andatosene ad una barbaria, si fece radare la lunga barba, acciò che conosciuto non fosse, e vestitosi de' nuovi panni larghi e lunghi, andò per la cittá. Le balie sonnogliose, all’ora solita destatesi per allattare i bambini e postesi su le culle, trovorono i fanciulli uccisi. Laonde cominciorono a gridar forte e dirottamente a piagnere, squarciandosi i capegli e stracciandosi i panni dinanzi e mostrando il petto. Venne subito la trista nova al re e alla reina, i quali scalci e in camicia corsero allo scuro spettaculo, e vedendo li figliuoli morti, amaramente piansero. Giá per tutta la cittá era sparsa la fama dell’uccisione di li duo bambini, e come era giunto in la cittá un famoso astrologo, il quale secondo i vari corsi delle stelle sapeva le cose passate e prediceva le future. Ed essendo alle orecchie del re pervenuta la gran fama sua, il re lo fece chiamare; e venuto al palagio, si appresentò a sua maestá. E dimandato dal re se egli saprebbe dirli chi li fanciulli uccisi avesse, li rispose saperlo. E accostatosi all’orecchio del re, secretamente li disse:
- Sacra maestá, fa che tutti gli uomini e tutte le donne, che coltello al lato portano e sono nella tua corte, si appresentino al tuo conspetto, e a chi troverai il coltello nella guagina ancora di sangue macchiato, quello sará de’ tuoi figliuoli stato il vero omicida -.
Onde per comandamento del re tutti e' cortigiani comparsero dinanzi a lui, il quale con le propie mani ad uno ad uno cercare volse, guatando con diligenzia se i lor coltelli erano cruentati, né trovandone alcuno che di sangue bruttato fusse, ritornò allo astrologo e raccontòli tutto quello che fatto aveva, né alcuno restare che ricercato non fusse, sol la vecchia madre e la reina. A cui lo astrologo disse:
- Sacra maestá, cercate bene, né di niuno abbiate rispetto, perciò che senza dubbio il malfattore trovarete -.
Il re cercata la madre e nulla trovandole, chiamò la reina, e presa la guagina che al lato ella teneva, trovò il coltellino tutto bruttato di sangue. Il re, d’ira e di furore acceso, veduto lo apertissimo argomento, contro la reina si volse, e dissele:
- Ahi malvagia e dispietata femina, nemica delle propie carni! Ahi traditrice de’ propi figliuoli! Come hai tu potuto mai sofferire di bruttar le mani ne l’innocentissimo sangue di questi bambini? io giuro a Dio che ne patirai la penitenza di tanta sceleraggine commessa -.
E quantunque il re fusse infiammato di sdegno e desideroso allora di vendicarsi con vituperosa e disonesta morte, nientedimeno, acciò che ella sentisse maggiore e piú lungo tormento, gli entrò un nuovo pensiero ne l’animo, e comandò che la reina fusse spogliata e, cosí ignuda sino alla gola in terra sepolta, e con buoni e delicati cibi nodrita, acciò che, cosí lungamente vivendo, i vermi le carni sue divorassino, ed ella maggiore e piú lungo supplicio ne sentisse. La reina, che per l’addietro molte altre cose aveva miseramente sostenute, conoscendo l’innocenza sua, con paziente animo la grandezza del supplicio sofferse.
L’astrologo intendendo la reina come colpevole esser condannata a crudelissimi tormenti, molto si rallegrò, e presa licenza dal re, assai contento d’Inghilterra si partí; e giunto celatamente al suo palagio, raccontò alla balia della figliuola tutto ciò che gli era avenuto, e come il re a grave supplicio aveala condannata. Il che intendendo, la balia dimostrò fuori segni di letizia, ma dentro fuor di modo si ramaricava, e mossa a pietá della tormentata figliuola e vinta dal tenero amore che le portava, di Salerno una mattina per tempo se partí, e tanto dí e notte sola cavalcò, ch’al regno d’Inghilterra aggiunse. Laonde, salita su per le scale del palagio, trovò il re che in una spaziosa sala audienza prestava; e inginocchiatasi a’ piedi del re, gli addimandò una secreta audienza di cose che all’onore della corona aspettavano. Il re abbracciatala la fece in piè levare, e presala per mano, licenziò la brigata e con lei sola si pose a sedere. La balia, ben instrutta delle cose occorse, riverentemente disse:
- Sappi, sacra Corona, che Doralice, tua moglie e mia figliuola: non che io l’abbia portata in questo misero ventre ma per averla lattata e nodrita con queste poppe, è innocentissima del peccato per lo quale fu da te a cruda morte miseramente dannata. E quando minutamente inteso averai, e tocco con mani, chi fu l’empio omicida, e la cagione per cui egli si mosse ad uccidere i tuoi figliuoli, rendomi certa che tu, mosso a pietá, subito da sí lunghi e acerbi tormenti la libererai. E se in ciò sarò bugiarda, mi offero di sofferire quella istessa pena che ora la misera reina patisse -.
E cominciando da capo, fino alla fine li raccontò a punto a punto tutto quello che era avenuto. Il re, intesa intieramente la cosa, diede fede alle parole sue, e immantinente fece la reina, che era piú morta che viva, della sepultura trarre; e fattala con diligenza medicare e ottimamente ricoverare, in breve tempo si riebbe. Il re dopo fece uno apparecchiamento grande per tutto il suo regno, e raunò un potentissimo essercito e lo mandò a Salerno, dove non stette molto tempo che fe’ della cittá conquisto, e Tebaldo, con torte funi i piedi e le mani strettamente legate, in Inghilterra fu prigione condotto. E volendo il re aver maggior certezza del giá commesso fallo, severamente contra lui processe, e messolo al martorio, diedegli delle buone. Ma egli, senza essere piú collato, il tutto ordinatamente confessò, e il giorno sequente con quattro cavalli sopra un carro per tutta la città menato e con tenaglie affocate attanagliato, come Gano di Maganza lo fece squartare, dando le sue carni a’ rabbiosi cani. E cosí il tristo e scelerato Tebaldo miseramente finí la vita sua, e il re e la reina Doralice per molti anni felicemente si goderono insieme, lasciando figliuoli dopo la morte loro -.




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RIFERIMENTI




Testo
Giovan Francesco Straparola (1554–1557) Le piacevoli notti. A cura di Donato Pirovano. Roma: Salerno Editrice, 2000. 2 Tomi. Notte prima, Favola IV. Tomo I, pp. 62–76.
Versione italiana e inglese
© Adalinda Gasparini 2010

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IMMAGINE Warwick Goble: Giambattista Basile. Stories from the Pentamerone. E. F. Strange, editor. Warwick Goble, illustrator. London: Macmillan & Co. 1911.
Fonte: http://www.all-art.org/world_literature/images/p/goblepent31.jpg,   consultato il 24 ottobre 2011. 


NOTE


INFANTICIDIO INCESTUOSO Pur travestito, è il padre che si presenta, ed è al padre, che l'ha perseguitata col desiderio incestuoso, che Doralice - o una sua ancella, vale a dire un suo alter-ego - offre la possibilità di passare una notte con i suoi bambini. Una domanda realistica, che consente di comprendere come questo sia assurdo - ovvero significativo per la realtà psichica - potrebbe formularsi così: non poteva Doralice chiedersi come mai lo straniero, in un palazzo con tante stanze, volesse dormire con i suoi bambini? E visto che comunque sospettava che potesse nuocere loro, come poteva accontentarsi di porgergli una coppa alloppiata, senza verificare che la bevesse? Come poteva non vegliare?
I bambini sono lasciati di fatto da Doralice in balia di suo padre, cosa plausibile se il padre, come nelle fantasie incestuose, fosse il padre dei bambini, e non il nonno.
La punizione inflitta dallo sposo a Doralice, che sia sepolta viva nella terra, con la testa fuori, in modo che i vermi la divorino lentamente, corrisponde alla copertura delle principesse di favola: pelle d'asino, forma d'orsa, veste di legno - il legno è come terra, materia.
L'eliminazione del frutto, che testimonia il passaggio dall'endogamia incestuosa all'eterosessualità esogamica, fa regredire alla condizione incestuosa stessa, che porterebbe alla morte, se la balia, unica figura materna della favola, non si decidesse ad andare a rivelare la verità al suo sposo. Spetta ora al maschile simmetrico eliminare il maschile asimmetrico che possiede la figlia e i suoi frutti, causandone la morte.
Ricordiamo lo scambio di battute prima di lasciare il padre travestito nella stanza con i bambini:


Principe di Salerno
Tancredi prenze di Salerno uccide l'amante della figliuola e mandale il cuore in una coppa d'oro; la quale, messa sopr'esso acqua avvelenata, quella si bee, e così muore.
http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_2/t318.pdf; p. 321;consultata il 23 novembre 2011.
Così si apre la quarta giornata del Decameron, retta da Filostrato con la prima novella, narrata da Fiammetta. Se da una parte si misconosce l'originalità di Straparola considerano Le piacevoli notti come uno dei tanti rifacimenti del Decameron, certo non dei migliori, dall'altra è innegabile che il genere nel quale il libro si inscrive sia quello genialmente aperto da Boccaccio. Radicalmente laico, di formazione non accademica, come si direbbe oggi, Boccaccio onora l'amore con la stessa costanza e la stessa genialità di Dante e Petrarca, che amava e venerava. E pone il discorso d'amore come in una sfera cangiante, che girando mostra un caleidoscopio talmente vario che i colori continuamente mossi attraggono tanto da far dimenticare che il loro generatore è sempre lo stesso, adamantino e costante come Beatrice che dal paradiso chiama e segue il movimento di Dante dalla selva oscura a lei.
Insomma, la favola di Doralice, che ha una dimensione tragica nell'infanticidio commesso dal principe di Salerno loro nonno, ha un lieto fine che scaturisce dalla punizione inflitta a questo crudele padre incestuoso, sul quale lo sposo di Doralice infierisce come sul traditore snaturato, che lo merita, avendo messo odio e crudeltà dove dovrebbe esserci compassione e amore.

Mise nello armaio un certo liquore di tanta virtú... Per un cibo magico, vedi i confettti nell'Aquila d'oro, con i quali si nutre Arighetto principe della Magna.

Era nella camera della morta madre un armaio bellissimo e sottilissimamente lavorato... Chissà se Maria di Legna e Maria Intavolata, entrambe fuggitive a causa del desiderio incestuoso del padre, derivano la loro copertura da questa favola di Straparola. Sarebbe lecito pensare a una veste di legno come a una bara, che significa la condizione luttuosa della fuggitiva, coperta da una pelle d'asino nella sua versione più famosa, perché la fuga dall'incesto è la fuga dalla propria condizione incestuosa, non solo dal padre. In ogni caso l'armadio si trova nella camera della madre morta, e in altre versioni della fiaba (O dente d'oo) è la stessa madre morta a suggerire dalla tomba come la figlia può contenersi col patre incestuoso.

Seguitava una bellissima cerva... In molte fiabe si potrebbe rintracciare il motivo dell'inseguimento della cerva compare facendo smarrire il suo regale inseguitore. Accade che inseguendo la cerva il re cacciatore si trovi in una caverna dove incontra una donna belissima che lo seduce per poi rivelarsi come strega. Qui il re inseguendo la cerva incontra la sua sposa, che porta con sé un destino pericoloso.

La bella giovane pose sopra il vago letto rose, viole e altri odoriferi fiori... Quando l'Orsa di Basile, fuggitiva dal padre per le stesse ragioni di Doralice, apparecchia il letto del principe, par di sentire un'eco di questa cura del letto regale.

E messasi a scoppare la camera, a drizare li tappeti e ad apparecchiare il letto... La bellissima principessa Doralice per uscire dall'armadio, e per amore del re che vede di nascosto, fa le stesse faccende alle quali Cenerentola è costretta dalla matrigna: la cura del corpo e della casa che lo ospita rappresenta il lavoro del femminile, nutrire e far crescere nel segreto della propria capacità di accogliere e curare.

Fusi e rocche, donne! I fusi e le rocche d'oro sono la merce offerta dal re incestuoso travestito e sono la stessa merce offerta dal re egualmente travestito da mercante ne La foresta d'agli, che vuol così scoprire la fanciulla amata, che alla sua corte era travestita da uomo.

Ch’io dormisse una notte nella camera de’ duo figliuoli vostri...
Le donzelle con la reina determinorono di dargli una bevanda di allopiato vino...
La richiesta ricorda quella della sposa del Re porco, che per dormire una notte col suo sposo dà alla regina sua rivale le galanterie che escono dalla noce, dalla nocciola e dalla mandorla. Qualche dubbio sulle intenzione dell'aspirante deve esserci, se gli viene servito vino alloppiato come nella fiaba fiorentina.

- Padre mio, avete voi sete? - A cui rispose: - Sí, figliuola mia -. La dongella - che sia Doralice stessa o una sua cameriera - chiama il falso mercante padre, e lui la chiama figlia. Non è sufficiente a mostrare che in qualche modo la figlia abbia riconosciuto il padre, ma lo fa pensare. Se escludiamo un vago riconoscimento del padre, resta il fatto che Doralice lascia che uno strano mercante dorma con i suoi bambini, mettendoli così in balia di altri, come la regina usurpatrice di Re porco quando lascia il marito con la sconosciuta Ginevra.

dando le sue carni a’ rabbiosi cani Il supplizio di Doralice, che poi viene liberata, e la morte che tocca a suo padre, sono di una crudeltà grandguignolesca che ricorda la morte di Giuda, che deve essere punito in misura maggiore e più cruda di chiunque altro. Si ricordi come Dante ne faccia la parte estrema e praticamente la cloaca dell'Inferno.



PSICOMAPPA DI DORALICE

TEMA
PELLE D'ASINO

ATTANTE SOGGETTO
MASCHILE E FEMMINILE

MOTIVI
ARCHÈ PADRE ECCEDENTE
MADRE ECCEDENTE
Come nella maggior parte delle versioni di Pelle d'asino la regina morendo si fa promettere dal marito di sposare una donna con un segno che la rende unica e simile a lei: la spinta endogamica qui parte dalla madre, che vuole che il marito si sposi con una donna che è lei stessa più giovane, e continua col padre, che vuole avere persé la figlia.
ASIMMETRICI
PERSECUZIONE
DA MASCHILE
A FEMMINILE
Il re esige di sposare la figlia, perché solo a lei va bene l'anello della madre morta. Che sappia o che ignori le disposizioni della madre, inflilandosi il suo anello davanti al padre Doralice appare come il suo doppio.
La persecuzione del padre si ripete con  ferocia nella parte finale della favola.
La mancanza di un elemento di persecuzione femminile corrisponde alla mancanza di una risposta dell'attante soggetto femminile, sia superare una prova impossibile, sia servire nello sporco, sia fare penitenza come nelle leggende di Vergogna e di Gregorio. Ne consegue una condizione inerme rispetto alla seconda persecuzione del padre, che causa la morte dei bambini: è Doralice stessa a dare al padre mascherato la possibilità di vendicarsi crudelmente. Si osservi come si chiamino padre e figlia la doncella e il padre incestuoso.
DONO
DA FEMMINILE A  FEMMINILE Un aiuto a Doralice viene dalla sua nutrice, che la fa nascondere nel bellissimo armadio della madre, nel quale giunge nella camera del re, e successivamente svela che il colpevole della morte dei bambini è il re padre di Doralice. Si può dire che l'aiutante materna in questo caso non imponga all'attante soggetto femminile un percorso di elaborazione della colpa incestuosa: alla fine Doralice è liberata, ma i suoi bambini non tornano in vita. Confrontare la minaccia ai bambini, che però restano vivi e vegeti, nella Fola d'Ohimè e nella Ricotta janca. In tutti questi casi l'attante soggetto femminile manca al suo compito, nel primo perché dimentica il suo benefattore magico, nel secondo perché non agisce per contrastare la persecuzione parentale.
Nella uscita dalla situazione incestuosa l'azione femminile è un motivo indispensabile.
SIMMETRICI
PROVA O RICERCA
ESIGENTE FEMMINILE AGENTE MASCHILE

È l'azione del re sposo di Doralice, che elimina il re padre incestuoso con una crudeltà che ricorda la morte di Giuda-Edipo nelle leggende medievali, e libera Doralice dal supplizio al quale lui stesso la'veva condannata.
TÈLOS NOZZE REGALI


ultimo aggiornamento: 27 novembre 2011