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ADALINDA GASPARINI              PSICOANALISI E FAVOLE

DORALICE
ITALIANO VENETO
1551-1553

Tebaldo, prencipe di Salerno, amorevoli donne, sí come piú fiate udi' da' nostri maggiori ragionare, ebbe per moglie una prudente e accorta donna e non di basso legnaggio, e di lei generò una figliuola, che di bellezza e di costumi tutte le altre salernitane donne trapassava. Ma molto meglio a Tebaldo sarebbe stato, se quella avuta non avesse, perciò che avenuto non li sarebbe quello che gli avenne. La moglie, giovene di anni ma vecchia di senno, venendo a morte, pregò il marito, che cordialissimamente amava, che altra donna per moglie prendere non dovesse, se l’anello, che nel dito portava, non stesse bene nel dito di colei che per seconda moglie prendere intendeva. Il prencipe, che non meno amava la moglie che la moglie lui, giurò sopra la sua testa di osservare quanto ella gli aveva commesso.
Morta la bella donna e orrevolmente sepolta, venne in animo a Tebaldo di prender moglie, ma rimembrandosi della promissione fatta alla morta moglie, lo suo ordine in maniera alcuna pretermettere non volse. Giá era divulgato d’ogn’intorno come Tebaldo, prencipe di Salerno, voleva rimaritarsi, e la fama pervenne alle orecchi di molte puncelle, le quali e di stato e di virtú a Tebaldo non erano inferiori. Ma egli desideroso di adempire la volontá della morta moglie, a tutte quelle puncelle, che in moglie offerte gli erano, volse primieramente provare se l’anello della prima moglie le conveniva, e non trovandone veruna a cui l’anello convenisse, perciò che ad una era troppo largo, a l’altra troppo stretto, a tutte a fatto diede ripulsa.
Ora avenne che la figliuola di Tebaldo, Doralice per nome chiamata, desinando un giorno col padre e avendo veduto sopra la mensa l’anello della morta madre, quello nel dito si mise, e voltatasi al padre, disse:
- Vedete, padre mio, come lo anello della madre mia mi si conviene al dito? -
Il che veggendo, il padre lo confirmò. Ma non stette molto tempo che un strano e diabolico pensiero entrò nel cuore a Tebaldo: di avere Doralice, sua figliuola, in moglie, e lungamente dimorò tra il sí e ’l no. Pur vinto dal diabolico proponimento e acceso della sua bellezza, un giorno a sé la chiamò, e le disse:
- Doralice, figliuola mia, vivendo tua madre e essendo nell’estremo della vita sua, caldamente mi pregò ch'io niun’altra per moglie prender dovessi, se non colei a cui convenisse l’anello che tua madre vivendo in dito portava, e io sopra il capo mio con giuramento le promisi di far quanto era
 il suo volere. Laonde, avendo io
isperimentate molte puncelle, né trovandone alcuna a cui l’anello materno meglio convenga che a te, deliberai nella mente mia al tutto di averti per moglie, perciò che cosí facendo io adempirò il voler mio, e non sarò manchevole a tua madre della promessa fede -.
La figliuola, che era non men onesta che bella, intesa la mala intenzione del perverso padre, tra se stessa forte si turbò, e considerato il malvagio suo proponimento, per non contaminarlo e addurlo a sdegno, nulla allora li volse rispondere, ma, dimostrandosi allegra ne l’aspetto, da lui si partí. Né avendo alcuno di cui meglio si fidasse che la sua balia, a lei come a fontana d’ogni sua salute per consiglio liberamente ricorse. La quale inteso il fellone animo del padre e pieno di mal talento, e conosciuta la costante e forte intenzione della giovanetta, atta piú tosto a sostenere ogni gran pena che mai consentire al furor del padre, la racconfortò, promettendole aiuto, acciò che la sua virginitá con disonore violata non fusse. La balia, tutta pensosa a ritrovare il rimedio che alla figliuola di salute fusse, saltava ora in un pensiero ora ne l’altro, né trovava modo col quale assicurar la potesse, perciò che il fuggire e allontanarsi dal padre molto le aggradiva, ma la temenza dell’astuzia sua e il timore che non l’aggiungesse e uccidesse, forte la perturbava. Ora andando la fedel balia freneticando nella mente sua, entròvi un nuovo pensiero nell’animo, che è questo che intenderete. Era nella camera della morta madre un armaio bellissimo e sottilissimamente lavorato, nel quale la figliuola le sue ricche vestimenta e care gioie teneva, né vi era alcuno che aprire lo sapesse se non la savia balia. Costei nascosamente trasse le robbe e gioie che vi erano dentro e posele altrove, e mise nello armaio un certo liquore di tanta virtú, che chiunque ne prendeva un cucchiaro, ancor che picciolo, molto tempo senza altro cibo viveva; e chiamata la figliuola, dentro la chiuse, essortandola che là entro dimorasse fino a tanto ch'Iddio le porgesse migliore e piú lieta fortuna e che 'l padre dal fiero proponimento si rimovesse. La figliuola ubidiente alla cara balia fece quanto da lei imposto le fu. Il padre non raffrenando il concupiscibile appetito, né rimovendosi dalla sfrenata voglia, piú volte della figliuola addimandò, e non trovandola né sapendo dove ella fusse, s’accese di tanto furore che la minacciò di farla vituperosamente morire.
Non erano ancora trappassati molti giorni che Tebaldo una mattina ne l’apparir del sole entrò nella camera, dove l’armaio posto era, e vedendoselo innanzi a gli occhi, né potendo sofferire di vederlo, comandò con mano che indi levato fusse e altrove portato e venduto, acciò che ei da gli occhi levar si potesse questa seccaggine. Li serventi, molto presti a’ comandamenti del lor signore, preserlo sopra le spalle e in piazza lo portorono.
Avenne che in quel punto aggiunse in piazza un leale e ricco mercatante genovese, il quale avendo adocchiato l’armaio bello e riccamente lavorato, di quello fortemente s’innamorò, deliberando tra se stesso di non lasciarlo per danari, quantunque ingordo pregio addimandato li fusse. Accostatosi adunque il genovese al servente, che dello armaio cura aveva, e convenutosi del pregio con esso lui, lo comperò e messolo in spalla ad uno bastaio, alla nave lo condusse.
Alla balia, che ogni cosa veduta aveva, questo molto piacque, quantunque della perduta figliuola tra se medesima si dolesse molto. Ma pur si racconsolava alquanto, perciò che quando duo gran mali concorreno, il maggiore sempre si dee fuggire.
Il mercatante genovese levato da Salerno con la nave carica di preciose merci, pervenne all’isola di Britania, oggi dí chiamata Inghilterra, e fatta scala ad uno luoco dove era un’ampia pianura, vide Genese già poco tempo fa creato re, il quale, velocissimamente correndo per la piaggia de l’isola, seguitava una bellissima cerva che per timore già s’aveva gittata nelle maritime onde. Il re già stanco e affannato per l’aver lungamente corso si riposava, e veduta che ebbe la nave, al patrone dimandò da bere. Il patrone fingendo di non conoscere il re, amorevolmente l’accettò, facendoli quelle accoglienze che se gli convenevano, e con ingegno e arte tanto operò, che lo fece salire in nave. Al re, che giá veduto aveva il bello e ben lavorato armaio, accrebbe tanto desiderio di esso, che un’ora mille li pareva di averlo. Onde addimandò il patrone della nave quanto l’estimava; risposo gli fu, assai pregio valere. Il re invaghito molto di sí preciosa cosa, non si parti di lá, che col mercatante si convenne del pregio; e fattosi recare il danaro, e sodisfatto il mercatante pienamente del tutto e preso da lui il comiato, al palazzo lo fece portare e nella sua camera porre.
Genese, per esser troppo giovane, non aveva ancora presa moglie e ogni dí la mattina per tempo a caccia andare molto si dilettava. Doralice, figliuola di Tebaldo, che nascosa si stava ne l’armaio che nella camera di Genese posto era, udiva e intendeva ciò che nella camera del re si faceva, e pensando a’ passati pericoli, cominciò di qualche buona sorte sperare. E tantosto che il re era della sua camera partito e alla caccia andato secondo il costume suo, la giovanetta usciva dell’armaio, e con grandissimo magistero apparecchiava la camera, scopandola, distendendo il letto, acconciando i capoletti e ponendoli sopra una coltre lavorata a certi compassi di perle grossissime con duo guanzali ornati a maraviglia. Appresso questo, la bella giovane pose sopra il vago letto rose, viole e altri odoriferi fiori, mescolati insieme con uccelletti cipriani e altri odori che piacevolmente olivano e al celebro molto erano confortativi. La giovane piú e piú volte, senza che mai da alcuno fusse veduta, questo ordine tenne. Il che a Genese re era di sommo contento, perciò che quando egli veniva dalla caccia ed entrava nella camera, li pareva esser tra tutte le speziarie che mai nacquero in Oriente.
Volse un dí il re dalla madre e dalle damigelle intendere, chi era colei sí gentilesca e di sí alto animo, che sí ornata e odorificamente gli apparecchiava la camera. A cui risposo fu che non sapevano cosa alcuna, perciò che quando ad acconciare il letto andavano, tutto di rose e di viole coperto e di soavi odori profomicato lo trovavano. Il che il re intendendo, deliberò al tutto di sapere onde procedeva la causa; e finse di andare una mattina per tempo ad uno castello, dalla città dieci miglia lontano, e chetamente nella camera si nascose, mirando fiso per una fissura e aspettando quello che avenir potesse. E non stette guari che Doralice piú bella che ’l chiaro sole, de l’armaio uscí fuori, e messasi a scoppare la camera, a drizare li tappeti e ad apparecchiare il letto, ogni cosa, sí come ella era solita di fare, diligentemente acconziò. Avendo adunque la gentil poncella giá pienamente compiuto il degno e laudevole ufficio, volse nello armaio entrare, ma il re, che intentamente avea veduto il tutto, le fu presto alle spalle e presala per mano e vedutala bella e fresca come un giglio, la dimandò chi ella era. La giovane tutta tremante disse che era unica figliuola di un prencipe, il cui nome non sapeva per esser giá molto ne l’armaio nascosa; ma la cagione di ciò dirle non volse. Il re, inteso il tutto, con consentimento della madre in moglie la prese, e con esso lei generò duo figliuoli.
Tebaldo continovando nel suo malvagio e perfido volere, non trovando la figliuola che piú giorni cercata e ricercata aveva, s’imaginò che nello armaio venduto nascosa si fusse, e uscitane fuori andare per lo mondo errando. Laonde vinto dalla ira e dal sdegno, deliberò provar sua ventura se in luoco alcuno trovare la potesse. E vestitosi da mercatante e prese molte gioie e lavorieri tutti d’oro a maraviglia lavorati, da Salerno isconosciuto si partí, e scorrendo per diversi paesi, s’abbattè in colui che prima l’armaio comperato aveva, e dimandòlo se di quello era riuscito in bene e alle mani di chi era pervenuto. A cui il mercatante rispose averlo venduto al re de Inghilterra e averne guadagnato altrettanto di quello che gli era costo. Il che intendendo, Tebaldo si rallegrò, e verso Inghilterra prese il cammino, e aggiunto ed entrato nella cittá regale, pose per ordine alle mura del palagio le gioie e lavorieri, tra’ quai erano fusi e rocche; e gridare incominciò:
- Fusi e rocche, donne! -
Il che udendo una delle damigelle, alla finestra si puose, e veduto ch’ella ebbe il mercatante con le care robbe, corse alla reina, e dissele che per la strada era uno mercatante con rocche e fusi d’oro, i piú belli e i piú ricchi che si vedessero giammai. La reina comandò che su in palagio venire lo facesse; ed egli asceso sopra le scale e venuto in sala, dalla reina non fu conosciuto, perciò che ella del padre piú non si pensava, ma ben il mercatante conobbe la figliuola. La reina adunque veduti i fusi e le rocche di maravigliosa bellezza addimandò al mercatante quanto ciascuna di esse apprecciava. Ed egli:
- Molto - rispose - ma quando fosse aggrado a vostra altezza ch’io dormisse una notte nella camera de’ duo figliuoli vostri, io in ricompensamento le darei tutte queste merci in dono -.
La signora semplicetta e pura, non avendo del mercatante alcuno sinistro pensiero, a persuasione delle sue donzelle li consentí. Ma prima che messo fusse dalle serventi a riposare, le donzelle con la reina determinorono di dargli una bevanda di allopiato vino.
Venuta la notte, e fingendo il mercatante di esser stanco, una delle damigelle lo menò nella camera i figliuoli del re, dove era apparecchiato un bellissimo letto, e innanzi che lo ponesse a riposare, disse la dongella:
- Padre mio, avete voi sete? -
A cui rispose:
- Si, figliuola mia -.
E preso un bicchiere che d’argento pareva, li porse l’allopiato vino. Ma il mercatante malizioso e astuto prese il bicchiere, e fingendo di bere, tutto il vino sopra le vestimenta sparse e andossene a riposare.
Era nella camera de’ fanciulli un usciolo, per lo quale nella stanza della reina entrare si poteva. Il mercatante nella mezza notte, parendoli ogni cosa cheta, tacitamente nella camera della reina entrò e, accostatosi al letto, le tolse un coltellino che per l’adietro adocchiato aveva, che la reina al lato portava, e gittosene alla culla dov’erano i fanciulli, ambe duo uccise, e subito il coltellino cosí sanguinoso nella guagina ripose, e aperta una finestra, si calò giú con una fune tutta nodosa; e la mattina nell’aurora andatosene ad una barbaria, si fece radare la lunga barba, acciò che conosciuto non fosse, e vestitosi de' nuovi panni larghi e lunghi, andò per la cittá. Le balie sonnogliose, all’ora solita destatesi per allattare i bambini e postesi su le culle, trovorono i fanciulli uccisi. Laonde cominciorono a gridar forte e dirottamente a piagnere, squarciandosi i capegli e stracciandosi i panni dinanzi e mostrando il petto. Venne subito la trista nova al re e alla reina, i quali scalci e in camicia corsero allo scuro spettaculo, e vedendo li figliuoli morti, amaramente piansero. Giá per tutta la cittá era sparsa la fama dell’uccisione di li duo bambini, e come era giunto in la cittá un famoso astrologo, il quale secondo i vari corsi delle stelle sapeva le cose passate e prediceva le future. Ed essendo alle orecchie del re pervenuta la gran fama sua, il re lo fece chiamare; e venuto al palagio, si appresentò a sua maestá. E dimandato dal re se egli saprebbe dirli chi li fanciulli uccisi avesse, li rispose saperlo. E accostatosi all’orecchio del re, secretamente li disse:
- Sacra maestá, fa che tutti gli uomini e tutte le donne, che coltello al lato portano e sono nella tua corte, si appresentino al tuo conspetto, e a chi troverai il coltello nella guagina ancora di sangue macchiato, quello sará de’ tuoi figliuoli stato il vero omicida -.
Onde per comandamento del re tutti e' cortigiani comparsero dinanzi a lui, il quale con le propie mani ad uno ad uno cercare volse, guatando con diligenzia se i lor coltelli erano cruentati, né trovandone alcuno che di sangue bruttato fusse, ritornò allo astrologo e raccontòli tutto quello che fatto aveva, né alcuno restare che ricercato non fusse, sol la vecchia madre e la reina. A cui lo astrologo disse:
- Sacra maestá, cercate bene, né di niuno abbiate rispetto, perciò che senza dubbio il malfattore trovarete -.
Il re cercata la madre e nulla trovandole, chiamò la reina, e presa la guagina che al lato ella teneva, trovò il coltellino tutto bruttato di sangue. Il re, d’ira e di furore acceso, veduto lo apertissimo argomento, contro la reina si volse, e dissele:
- Ahi malvagia e dispietata femina, nemica delle propie carni! Ahi traditrice de’ propi figliuoli! Come hai tu potuto mai sofferire di bruttar le mani ne l’innocentissimo sangue di questi bambini? io giuro a Dio che ne patirai la penitenza di tanta sceleraggine commessa -.
E quantunque il re fusse infiammato di sdegno e desideroso allora di vendicarsi con vituperosa e disonesta morte, nientedimeno, acciò che ella sentisse maggiore e piú lungo tormento, gli entrò un nuovo pensiero ne l’animo, e comandò che la reina fusse spogliata e, cosí ignuda sino alla gola in terra sepolta, e con buoni e delicati cibi nodrita, acciò che, cosí lungamente vivendo, i vermi le carni sue divorassino, ed ella maggiore e piú lungo supplicio ne sentisse. La reina, che per l’addietro molte altre cose aveva miseramente sostenute, conoscendo l’innocenza sua, con paziente animo la grandezza del supplicio sofferse.
L’astrologo intendendo la reina come colpevole esser condannata a crudelissimi tormenti, molto si rallegrò, e presa licenza dal re, assai contento d’Inghilterra si partí; e giunto celatamente al suo palagio, raccontò alla balia della figliuola tutto ciò che gli era avenuto, e come il re a grave supplicio aveala condannata. Il che intendendo, la balia dimostrò fuori segni di letizia, ma dentro fuor di modo si ramaricava, e mossa a pietá della tormentata figliuola e vinta dal tenero amore che le portava, di Salerno una mattina per tempo se partí, e tanto dí e notte sola cavalcò, ch’al regno d’Inghilterra aggiunse. Laonde, salita su per le scale del palagio, trovò il re che in una spaziosa sala audienza prestava; e inginocchiatasi a’ piedi del re, gli addimandò una secreta audienza di cose che all’onore della corona aspettavano. Il re abbracciatala la fece in piè levare, e presala per mano, licenziò la brigata e con lei sola si pose a sedere. La balia, ben instrutta delle cose occorse, riverentemente disse:
- Sappi, sacra Corona, che Doralice, tua moglie e mia figliuola: non che io l’abbia portata in questo misero ventre ma per averla lattata e nodrita con queste poppe, è innocentissima del peccato per lo quale fu da te a cruda morte miseramente dannata. E quando minutamente inteso averai, e tocco con mani, chi fu l’empio omicida, e la cagione per cui egli si mosse ad uccidere i tuoi figliuoli, rendomi certa che tu, mosso a pietá, subito da sí lunghi e acerbi tormenti la libererai. E se in ciò sarò bugiarda, mi offero di sofferire quella istessa pena che ora la misera reina patisse -.
E cominciando da capo, fino alla fine li raccontò a punto a punto tutto quello che era avenuto. Il re, intesa intieramente la cosa, diede fede alle parole sue, e immantinente fece la reina, che era piú morta che viva, della sepultura trarre; e fattala con diligenza medicare e ottimamente ricoverare, in breve tempo si riebbe. Il re dopo fece uno apparecchiamento grande per tutto il suo regno, e raunò un potentissimo essercito e lo mandò a Salerno, dove non stette molto tempo che fe’ della cittá conquisto, e Tebaldo, con torte funi i piedi e le mani strettamente legate, in Inghilterra fu prigione condotto. E volendo il re aver maggior certezza del giá commesso fallo, severamente contra lui processe, e messolo al martorio, diedegli delle buone. Ma egli, senza essere piú collato, il tutto ordinatamente confessò, e il giorno sequente con quattro cavalli sopra un carro per tutta la città menato e con tenaglie affocate attanagliato, come Gano di Maganza lo fece squartare, dando le sue carni a’ rabbiosi cani. E cosí il tristo e scelerato Tebaldo miseramente finí la vita sua, e il re e la reina Doralice per molti anni felicemente si goderono insieme, lasciando figliuoli dopo la morte loro -.

Tebaldo, Prince of Salerno, according to the story I have heard repeated many times by my elders, had to wife a modest and prudent lady of good lineage, and by her he had a daughter who in beauty and grace outshone all the other ladies of Salerno; but it would have been well for Tebaldo if she had never seen the light, for in that case the grave misadventure which befell him would never have happened. His wife, young in years but of mature wisdom, when she lay a-dying besought her husband, whom she loved very dearly, never to take for his wife any woman whose finger would not exactly fit the ring which she herself wore; and the prince, who loved his wife no less than she loved him, swore by his head that he would observe her wish.
After the good princess had breathed her last and had been honourably buried, Tebaldo indulged in the thought of wed ding again, but he bore well in mind the promise he had made to his wife, and was firmly resolved to keep her saying. However, the report that Tebaldo, Prince of Salerno, was seeking another mate soon got noised abroad, and came to the ears of many maidens who, in worth and in estate, were no whit his inferiors; but Tebaldo, whose first care was to fulfil the wishes of his wife who was dead, made it a condition that any damsel who might be offered to him in marriage should first try on her finger his wife's ring, to see whether it fitted, and not having found one who fulfilled this condition - the ring being always found too big for this and too small for that- he was forced to dismiss them all without further parley.
Now it happened one day that the daughter of Tebaldo, whose name was Doralice, sat at table with her father; and she, having espied her mother's ring lying on the board, slipped it on her finger and cried out, 'See, my father, how well my mother's ring fits me!' and the prince, when he saw what she had done, assented.
But not long after this the soul of Tebaldo was assailed by a strange and diabolical temptation to take to wife his daughter Doralice, and for many days he lived tossed about between yea and nay. At last, overcome by the strength of this devilish intent, and fired by the beauty of the maiden, he one day called her to him and said, 'Doralice, my daughter, while your mother was yet alive, but fast nearing the end of her days, she besought me never to take to wife any woman whose finger would not fit the ring she herself always wore in her lifetime, and I swore by my head that I would observe this last request of hers. Wherefore, when I felt the time was come for me to wed anew, I made trial of many maidens, but not one could I find who could wear your mother's ring, except yourself. Therefore I have decided to take you for my wife, for thus I shall satisfy my own desire without violating the promise I made to your mother.' Doralice, who was as pure as she was beautiful, when she listened to the evil designs of her wicked father, was deeply troubled in her heart; but, taking heed of his vile and abominable lust, and fearing the effects of his rage, she made no answer and went out of his presence with an untroubled face. As there was no one whom she could trust so well as her old nurse, she repaired to her at once as the surest bulwark of her safety, to take counsel as to what she should do. The nurse, when she had heard the story of the execrable lust of this wicked father, spake words of comfort to Doralice, for she knew well the constancy and stead fast nature of the girl, and that she would be ready to endure any torment rather than accede to her father's desire, and promised to aid her in keeping her virginity unsullied by such terrible disgrace.
After this the nurse thought of nothing else than how she might best find a way for Doralice out of this strait, planning now this and now that, but finding no method which gained her entire approval. She would fain have had Doralice take to flight and put long distance betwixt her and her father, but she feared the craft of Tebaldo, and lest the girl should fall into his hands after her flight, feeling certain that in such event he would put her to death.
So while the faithful nurse was thus taking counsel with herself, she suddenly hit upon a fresh scheme, which was what I will now tell you. In the chamber of the dead lady there was a fair cassone, or clothes-chest, magnificently carved, in which Doralice kept her richest dresses and her most precious jewels, and this wardrobe the nurse alone could open. So she removed from it by stealth all the robes and the ornaments that were therein, and bestowed them elsewhere, placing in it a good store of a certain liquor which had such great virtue, that whosoever took a spoonful of it, or even less, could live for a long time without further nourishment. Then, having called Doralice, she shut her therein, and bade her remain in hiding until such time as God should send her better for tune, and her father be delivered from the bestial mood which had come upon him. The maiden, obedient to the good old woman's command, did all that was told her; and the father, still set upon his accursed design, and making no effort to restrain his unnatural lust, demanded every day what had become of his daughter; and, neither finding any trace of her, or knowing aught where she could be, his rage became so terrible that he threatened to have her killed as soon as he should find her.
Early one morning it chanced that Tebaldo went into the room where the chest was, and as soon as his eye fell up on it, he felt, from the associations connected with it, that he could not any longer endure the sight of it, so he gave orders that it should straightway be taken out and placed elsewhere and sold, so that its presence might not be an offence to him. The servants were prompt to obey their master's command, and, having taken the thing on their shoulders, they bore it away to the market-place. It chanced that there was at that time in the city a rich dealer from Genoa, who, as soon as he caught sight of the sumptuously carved cassone, admired it greatly, and settled with himself that he would not let it go from him, however much he might have to pay for it. So, having accosted the servant who was charged with the sale of it, and learnt the price demanded, he bought it forthwith, and gave orders to a porter to carry it away and place it on board his ship. The nurse, who was watching the trafficking from a distance, was well pleased with the issue thereof, though she grieved sore at losing the maiden. Wherefore she consoled herself by reflecting that when it comes to the choice of evils it is ever wiser to avoid the greater.
The merchant, having set sail from Salerno with his carven chest and other valuable wares, voyaged to the island of Britain, known to us to-day as England, and landed at a port near which the country was spread out in a vast plain. Be fore he had been there long, Genese, who had lately been crowned king of the island, happened to be riding along the seashore, chasing a fine stag, which, in the end, ran down to the beach and took to the water. The king, feeling weary and worn with the long pursuit, was fain to rest awhile, and, having caught sight of the ship, he sent to ask the master of it to give him something to drink; and the latter, feigning to be ignorant he was talking to the king, greeted Genese familiarly, and gave him a hearty welcome, finally prevailing upon him to go on board his vessel. The king, when he saw the beautiful clothes-chest so finely carved, was taken with a great longing to possess it, and grew so impatient to call it his own that every hour seemed like a thousand till he should be able to claim it. He then asked the merchant the price he asked for it, and was answered that the price was a very heavy one. The king, being now more taken than ever with the beautiful handicraft, would not leave the ship till he had arranged a price with the merchant, and, having sent for money enough to pay the price demanded, he took his leave, and straightway ordered the cassone to be borne to the palace and placed in his chamber.
Genese, being yet over-young to wive, found his chief pleasure in going every day to the chase. Now that the cassone was transported into his bedroom, with the maiden Doralice hidden inside, she heard, as was only natural, all that went on in the king's chamber, and, in pondering over her past misfortunes, hoped that a happier future was in store for her. And as soon as the king had departed for the chase in the morning, and had left the room clear, Doralice would issue from the clothes-chest, and would deftly put the chamber in order, and sweep it, and make the bed. Then she would adjust the bed-curtains, and put on the coverlet cunningly embroidered with fine pearls, and two beautifully ornamented pillows thereto. After this, the fair maiden strewed the bed with roses, violets, and other sweet-smelling flowers, mingled with Cyprian spices which ex haled a subtle odour and soothed the brain to slumber. Day after day Dora- lice continued to compose the king's chamber in this pleasant fashion, without being seen of anyone, and thereby gave Genese much gratification ; for every day when he came back from the chase it seemed to him as if he was greeted by all the perfumes of the East. One day he questioned the queen his mother, and the ladies who were about her, as to which of them had so kindly and graciously adorned his room, and decked the bed with roses and violets and sweet scents. They answered, one and all, that they had no part in all this, for every morning, when they went to put the chamber in order, they found the bed strewn with flowers and perfumes.
Genese, when he heard this, deter mined to clear up the mystery, and the next morning gave out that he was going to hunt at a village ten leagues distant; but, in lieu of going forth, he quietly hid himself in the room, keeping his eyes steadily fixed on the door, and waiting to see what might occur. He had not been long on the watch before Doralice, looking more beautiful than the sun, came out of the cassone and began to sweep the room, and to straighten the carpets, and to deck the bed, and diligently to set everything in order, as was her wont. The beautiful maiden had no sooner done her kindly and considerate office, than she made as if she would go back to her hiding-place; but the king, ho had keenly taken note of everything, suddenly caught her by the hand, and, seeing that she was very fair, and fresh as a lily, asked her who she was; whereupon the trembling girl confessed that she was the daughter of a prince. She declared, however, that she had forgotten what was his name, on account of her long imprisonment in the cassone, and she would say nothing as to the reason why she had been shut therein. The king, after he had heard her story, fell violently in love with her, and, with the full consent of his mother, made her his queen, and had by her two fair children.
In the meantime Tebaldo was still mastered by his wicked and treacherous passion, and, as he could find no trace of Doralice, search as he would, he began to believe that she must have been hid den in the coffer which he had caused to be sold, and that, having escaped his power, she might be wandering about from place to place. Therefore, with his rage still burning against her, he set himself to try whether perchance he might not discover her whereabouts. He attired himself as a merchant, and, having gathered together a great store of precious stones and jewels, marvellously wrought in gold, quitted Salerno unknown to anyone, and scoured all the nations and countries round about, finally meeting by hazard the trader who had originally purchased the clothes chest. Of him he demanded whether he had been satisfied with his bargain, and into whose hands the chest had fallen, and the trader replied that he had sold the cassone to the King of England for double the price he had given for it. Tebaldo, rejoicing at this news, made his way to England, and when he had landed there and journeyed to the capital, he made a show of his jewels and golden ornaments, amongst which were some spindles and distaffs cunningly wrought, crying out the while, 'Spindles and distaffs for sale, ladies.' It chanced that one of the dames of the court, who was looking out of a window, heard this, and saw the merchant and his goods; whereupon she ran to the queen and told her there was below a merchant who had for sale the most beautiful golden spindles and distaffs that ever were seen. The queen commanded him to be brought into the palace, and he came up the stairs into her presence, but she did not recognize him in his merchant's guise; moreover, she was not thinking ever to behold her father again; but Tebaldo recognized his daughter at once.
The queen, when she saw how fair was the work of the spindles and distaffs, asked of the merchant what price he put upon them. 'The price is great,' he answered, 'but to you I will give one of them for nothing, provided you suffer me to gratify a caprice of mine. This is that I may be permitted to sleep one night in the same room as your children.' The good Doralice, in her pure and simple nature, never suspected the accursed design of the feigned merchant, and, yielding to the persuasion of her attendants, granted his request.
But before the merchant was led to the sleeping chamber, certain ladies of the court deemed it wise to offer him a cup of wine well drugged to make him sleep sound, and when night had come and the merchant seemed over come with fatigue, one of the ladies conducted him into the chamber of the king's children, where there was prepared for him a sumptuous couch. Before she left him the lady said,' Good man, are you not thirsty ' 'Indeed I am,' he replied; whereupon she handed him the drugged wine in a silver cup; but the crafty Tebaldo, while feigning to drink the wine, spilled it over his garments, and then lay down to rest.
Now there was in the children's room a side door through which it was possible to pass into the queen's apartment. At midnight, when all was still, Tebaldo stole through this, and, going up to the bed beside which the queen had left her clothes, he took away a small dagger, which he had marked the day before hanging from her girdle. Then he re turned to the children's room and killed them both with the dagger, which he immediately put back into its scabbard, all bloody as it was, and having opened a window he let himself down by a cord. As soon as the shopmen of the city were astir, he went to a barber's and had his long beard taken off for fear he might be recognized, and having put on different clothes he walked about the city without apprehension.
In the palace the nurses went, as soon as they awakened, to suckle the children; but when they came to the cradles they found them both lying dead. Whereupon they began to scream and to weep bitterly, and to rend their hair and their garments, thus laying bare their breasts. The dreadful tidings came quickly to the ears of the king and queen, and they ran barefooted and in their night-clothes to the spot, and when they saw the dead bodies of the babes they wept bitterly. Soon the report of the murder of the two children was spread throughout the city, and, almost at the same time, it was rumoured that there had just arrived a famous astrologer, who, by studying the courses of the various stars, could lay bare the hidden mysteries of the past. When this came to the ears of the king, he caused the astrologer to be summoned forthwith, and, when he was come into the royal presence, demanded whether or not he could tell the name of the murderer of the children. The astrologer replied that he could, and whispering secretly in the king's ear he said, 'Sire, let all the men and women of your court who are wont to wear a dagger at their side be summoned before you, and if amongst these you shall find one whose dagger is befouled with blood in its scabbard, that same will be the murderer of your children.'
Wherefore the king at once gave command that all his courtiers should present themselves, and, when they were assembled, he diligently searched with his own hands to see if any one of them might have a bloody dagger at his side, but he could find none. Then he returned to the astrologer-who was no other than Tebaldo himself- and told him how his quest had been vain, and that all in the palace, save his mother and the queen, had been searched. To which the astrologer replied,' Sire, search everywhere and respect no one, and then you will surely find the murderer.' So the king searched first his mother, and then the queen, and when he took the dagger which Doralice wore and drew it from the scabbard, he found it covered with blood. Then the king, convinced by this proof, turned to the queen and said to her, 'O, wicked and inhuman woman, enemy of your own flesh and blood, traitress to your own children! what desperate madness has led you to dye your hands in the blood of these babes? I swear that you shall suffer the full penalty fixed for such a crime.' But though the king in his rage would fain have sent her straightway to a shameful death, his desire for vengeance prompted him to dispose of her so that she might suffer longer and more cruel torment. Where fore he commanded that she should be stripped and thus naked buried up to her chin in the earth, and that she should be well fed in order that she might linger long and the worms devour her flesh while she still lived. The queen, seasoned to misfortune in the past, and conscious of her innocence, contemplated her terrible doom with calmness and dignity.
Tebaldo, when he learned that the queen had been adjudged guilty and condemned to a cruel death, rejoiced greatly, and, as soon as he had taken leave of the king, left England, quite satisfied with his work, and returned secretly to Salerno. Arrived there he told to the old nurse the whole story of his adventures, and how Doralice had been sentenced to death by her husband. As she listened the nurse feigned to be as pleased as Tebaldo himself, but in her heart she grieved sorely, overcome by the love which she had always borne towards the princess, and the next morning she took horse early and rode on day and night until she came to Eng land. Immediately she repaired to the palace and went before the king, who was giving public audience in the great hall, and, having thrown herself at his feet, she demanded an interview on a matter which concerned the honour of his crown. The king granted her re quest, and took her by the hand and bade her rise; then, when the rest of the company had gone and left them alone, the nurse thus addressed the king: c Sire, know that Doralice, your wife, is my child. She is not, indeed, the fruit of my womb, but I nourished her at these breasts. She is innocent of the deed which is laid to her charge, and for which she is sentenced to a lingering and cruel death. And you, when you shall have learnt everything, and laid your hands upon the impious murderer, and understood the reason which moved him to slay your children, you will assuredly show her mercy and deliver her from these bitter and cruel torments. And if you find that I speak falsely in this, I offer myself to suffer the same punishment which the wretched Doralice is now enduring.'
Then the nurse set forth fully from beginning to end the whole history of Doralice's past life; and the king when he heard it doubted not the truth of it, but forthwith gave orders that the queen, who was now more dead than alive, should be taken out of the earth; which was done at once, and Doralice, after careful nursing and ministration by physicians, was restored to health.
Next King Genese stirred up through all his kingdom mighty preparations for war, and gathered together a great army, which he despatched to Salerno. After a short campaign the city was captured, and Tebaldo, bound hand and foot, taken back to England, where King Genese, wishing to know the whole sum of his guilt, had him put upon the rack, where upon the wretched man made full confession. The next day he was conducted through the city in a cart drawn by four horses, and then tortured with red-hot pincers like Gano di Magazza, and after his body had been quartered his flesh was thrown to be eaten of ravenous dogs.
And this was the end of the impious wretch Tebaldo; and King Genese and Doralice his queen lived many years happily together, leaving at their death divers children in their place.



La giovanetta usciva dell’armaio, e con grandissimo magistero apparecchiava la camera,
scopandola, distendendo il letto, acconciando i capoletti e ponendoli sopra una coltre
lavorata a certi compassi di
perle grossissime con duo guanzali ornati a maraviglia.

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TESTO
Giovan Francesco Straparola (1554–1557) Le piacevoli notti. A cura di Donato Pirovano. Roma: Salerno Editrice, 2000. 2 Tomi. Notte prima, Favola IV. Tomo I, pp. 62–76.

Disponibile online:
Giovan Francesco Straparola, Le piacevoli notti, a cura Giuseppe Rua. Bari: Gius. Laterza & Figli Tipografi-Editori-Librai, 1927. Online: http://www.intratext.com/IXT/ITA2969/_INDEX.HTM; consultato il 3 ottobre 2018..
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ENGLISH TRANSLATION
The Facetious Nights of Straparola. Translated by W. G. Waters; illustrated by E. R. Hughes A.R. W.S. London: Lawrence and Bullen 1894. http://www.surlalunefairytales.com/facetiousnights/night1_fable4.html consultato il 3 ottobre 2018.;
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IMMAGINE Warwick Goble: Giambattista Basile. Stories from the Pentamerone. E. F. Strange, editor. Warwick Goble, illustrator. London: Macmillan & Co. 1911.
Fonte: http://www.all-art.org/world_literature/images/p/goblepent31.jpg, consultato il 24 ottobre 2011. 
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NOTE


Principi di Salerno fra Boccaccio e Straparola: ìnfanticidio e incesto.
Tancredi prenze di Salerno uccide l'amante della figliuola e mandale il cuore in una coppa d'oro; la quale, messa sopr'esso acqua avvelenata, quella si bee, e così muore. (http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_2/t318.pdf; p. 321; sito consultato il 3 ottobre 2018).

Così si apre la quarta giornata del Decameron, retta da Filostrato con la prima novella, narrata da Fiammetta. Se da una parte si misconosce l'originalità di Straparola considerando Le piacevoli notti come uno dei tanti rifacimenti del Decameron, certo non dei migliori, dall'altra è innegabile che il genere nel quale il libro si inscrive sia quello genialmente aperto da Boccaccio. Radicalmente laico, di formazione non accademica, Boccaccio onora l'amore con la stessa costanza e la stessa genialità di Dante e Petrarca, che amava e venerava. E pone il discorso d'amore come in una sfera cangiante, che girando mostra un caleidoscopio nel quale i colori continuamente mossi attraggono tanto da far dimenticare che il loro generatore è sempre lo stesso, l'amore adamantino e costante come Beatrice che dal paradiso chiama e segue il movimento di Dante dalla selva oscura a lei. (Vedi: Ghismonda e Guiscardo; sito consultato il 3 ottobre 2018).
Per il nome del padre di Doralice Straparola potrebbe essersi ispirato al crudele principe di Salerno di Boccaccio, protagonista di una storia altrettanto - per quanto non letteralmente - incestuosa.


Ma non stette molto tempo che un strano e diabolico pensiero entrò nel cuore a Tebaldo: di avere Doralice, sua figliuola, in moglie... La favola di Doralice è l'antenata di Pelle d'Asino, con una dimensione tragica che scomparirà nelle tante fiabe d'incesto successive (vedi, ad esempio, Maria 'd Legna, Maria Intaulata, L'Orsa). Rispetto alla novella di Boccaccio citata nella nota precedente, in questa storia alla dimensione tragica nell'infanticidio commesso dal padre, segue un lieto fine determinato dalla punizione inflitta al crudele principe di Salerno dallo sposo di Doralice.

Mise nello armaio un certo liquore di tanta virtú... Per un cibo magico, vedi i confettti nell'Aquila d'oro, con i quali si nutre Arighetto principe della Magna.

Era nella camera della morta madre un armaio bellissimo e sottilissimamente lavorato... Chissà se Maria di Legna e Maria Intavolata, entrambe fuggitive a causa del desiderio incestuoso del padre, devono la loro lignea copertura a questa favola di Straparola. Una veste di legno, come quella che indossano, fa pensare a una bara, che significa la condizione luttuosa della fuggitiva.
L'armadio di Doralice si trova nella camera della madre morta: in altre versioni della fiaba (O dente d'oo) è la stessa madre morta a suggerire dalla tomba come la figlia può contenersi col patre incestuoso.

Seguitava una bellissima cerva... In molte fiabe ricorre il motivo dell'inseguimento della cerva che si rivela una pericolosissima strega al regale inseguitore. Qui il re inseguendo la cerva incontra la sua sposa, che porta con sé un destino pericoloso.

La bella giovane pose sopra il vago letto rose, viole e altri odoriferi fiori... Quando l'Orsa di Basile, fuggitiva dal padre per le stesse ragioni di Doralice, apparecchia il letto del principe, par di sentire un'eco di questa cura del letto regale.

E messasi a scoppare la camera, a drizare li tappeti e ad apparecchiare il letto... La bellissima principessa Doralice per uscire dall'armadio, e per amore del re che vede di nascosto, fa le stesse faccende alle quali Cenerentola è costretta dalla matrigna: la cura del corpo, e della casa che lo ospita, rappresenta il lavoro del femminile, nutrire e far crescere segretamente la propria capacità di accogliere e far prosperare.

Fusi e rocche, donne! I fusi e le rocche d'oro sono la merce offerta dal re padre incestuoso e sono la stessa merce offerta dal re innamorato e travestito da mercante ne La foresta d'agli. In questo caso la protagonista è fuggita dal giovane re che grazie al suo travestimento e alla merce che offre riuscirà a ritrovarla-
Come espediente per scoprire chi si occulta, l'offerta di merci preziose ha il suo antecedente nella mitologia greca. Per far uscire allo scoperto Achille, che si nascondeva fra le donne nell'isola di Sciro, Ulisse fingendosi mercante andò al palazzo reale a offrire ornamenti femminili, fra i quali era una bella spada. Interessandosi a questa e non ai gioielli, Achille si fece scoprire.
Nella citata Foresta d'agli la protagonista, a differenza di Ulisse, non cade nei tranelli che le tende il principe per scoprire il suo sesso, finché non le fa visita mascherato da mercante.

Le donzelle con la reina determinorono di dargli una bevanda di allopiato vino...

-.
La richiesta del principe di Salerno ricorda quella della sposa del Re porco, che per dormire una notte col suo sposo dà alla regina sua rivale le galanterie che escono dalla noce, dalla nocciola e dalla mandorla. Qualche dubbio sulle intenzione dell'aspirante deve esserci, se gli viene servito vino alloppiato come nella fiaba fiorentina. La storia non dice che Doralice ha in qualche modo riconosciuto il padre, certo la regina lascia che uno strano mercante dorma con i suoi bambini in cambio di oggetti preziosi, mettendoli così in balia di altri, come la regina rivale di Re porco quando lascia il marito con la sconosciuta Ginevra.
Come Doralice si era messa di sua spontanea volontà l'anello della madre, così concede al padre mascherato di dormire con i suoi bambini in cambio di fusi d'oro.

- Padre mio, avete voi sete? - A cui rispose: - Sí, figliuola mia La dongella - che sia Doralice stessa o una sua cameriera - chiama il falso mercante padre, e lui la chiama figlia.


- Sappi, sacra Corona, che Doralice, tua moglie e mia figliuola...

L'aiuto a Doralice era venuto dalla balia, che l'aveva fatta nascondere nel bellissimo armadio della madre, a lei sola accessibile, e che svela che il colpevole della morte dei bambini è il marchese padre di Doralice. L'aiutante materna in questo caso suggerisce all'attante femminile un occultamento ma non una fuga, alla quale si accompagna un servizio umile che significa un'elaborazione della colpa incestuosa: Doralice può essere liberata, e la successione diventa possibile, solo quando tutta la storia viene raccontata al re.
Lo stesso motivo è presente nella fiaba La facce de crapa (Giambattista Basile, Lo cunto de li cunti, trattenemiento ottavo de la jornata primma; http://www.letteraturaitaliana.net/pdf/Volume_6/t133.pdf; ultimo accesso: 6 febbraio 2012). Si trova anche nella fiaba abruzzese Fiore e Cambedefiore, dove la protagonista Fiore mente sulle sue virtù al re che la sposa.
I neonati sono minacciati di morte o sacrificati anche nella Fola d'Ohimè e nella Ricotta janca. Nel primo caso la protagonista femminile dimentica il suo benefattore magico, nel secondo non è attiva rispetto alla persecuzione dei genitori draghi.

Dando le sue carni a’ rabbiosi cani Il supplizio di Doralice, che poi viene liberata, e la morte che tocca a suo padre, sono di una crudeltà grandguignolesca che ricorda la morte di Giuda nelle leggende medievali. Il traditore già incestuoso deve essere punito in misura maggiore e più cruda di chiunque altro. Seguendo questa leggenda teologica Dante ne faccia la parte estrema dell'Inferno, la sua cloaca.








 © Adalinda Gasparini
Online dal 10 gennaio 2003
Ultima modifica:3 ottobre 2018