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ADALINDA GASPARINI              PSICOANALISI E FAVOLE
     
Psiche (ψυχή) in greco classico significava anche farfalla
Nessuna teoria riduttiva riuscirà mai a spiegare l'immensa varietà delle forme delle conchiglie, delle parate nuziali degli uccelli, delle nuvole o dei colori delle farfalle. Forse più grande è la varietà dell'anima, cangiante nelle diverse età, nei rapporti con gli altri, parlando lingue diverse e svolgendo compiti differenti, variando in se stessa di anno in anno, di giorno in giorno, colorata di diversi umori nelle diverse ore del giorno. Poi c'è la varietà delle anime, perché il corpo può essere identico, e identico il corredo genetico, come nei gemelli omozigoti, mentre l'anima è sempre diversa.
Senza l'immensa varietà dei colori e dei disegni sulle ali delle farfalle i nostri padri greci, che erano consapevoli quanto noi della varietà dell'anima, forse non avrebbero chiamato la farfalla con la parola psiche (ψυχή), che significa anima.

La parola psiche nella lingua greca antica significava anima, soffio vitale, fresco e freddo, respiro, sede dei sentimenti, farfalla. Un marmo del II secolo d. C. conservato agli Uffizi - accessibile con un click sulla immagine sopra, che ne presenta un particolare, rappresenta Amore e Psiche abbracciati: il dio ha ali simili a quelle degli uccelli, e a quelle degl iangeli cristiani, ali grandi per volare dalla terra al cielo. Psiche, sua sposa nell'aniles fabella di Apuleio, ha ali simili a quelle di farfalla.

Amore e Psiche II
                    sec. d. C.Forse più che la varietà dei loro colori e dei loro disegni hanno reso le farfalle adatte a significare psiche. L'infinito era un concetto ignoto ai nostri padri greci, che conoscevano l'innumerabile, l'immisurabile. La loro parola àpeiron significava sconfinato, e quindi incommensurabile, come il numero dei granelli di sabbia o delle stelle, qualcosa che non si può contare, ma che, se mai fosse possibile contarlo, potrebbe anche essere finito. Allo stesso modo la nominabilità di una cosa e la sua consistenza dovevano avere qualche corrispondenza concreta. Anche l'anima, invisibile, soffio vitale, come il vento, che, lo citiamo a memoria dall'oracolo  cinese I Ching, il libro delle mutazini, è ciò l'invisibile che rivela la sua presenza con effetti bvisibili al suo passaggio.

Quando Homo sapiens, il nostro antenato, ha intrapreso il cammino che gli ha consentito di incrementare la sua consistenza numerica fino a occupare l'intero pianeta, colonizzando tutte le sue nicchie ecologiche, dominando tutti gli animali, eliminando o assimilando tutte le altre forme homo presenti sulla terra, come l'uomo di Neanderthal, quando ha cominciato ad aver a che fare non con l'irrappresentabile, al quale pure si attribuisce un segno, sia un segno circolare come lo zero o un doppio cerchio come l'infinito, ma con il non più esistente, qualcosa che la memoria però può rendere presente, nominandolo, disegnandolo, cantandolo. I nostri lontani antenati avranno avuto nei sogni notturni uno strumento presente e inconsistente per immaginare, per godere delle immagini e temerle, e l'immaginazione e la memoria sarà stata lo strumento per disegnare creature non presenti sulle pareti delle caverne, o per dare loro forma con la creta, o incidendo e scavando la pietra. Non esistenti accanto a i vivi sono gli antenati scomparsi, quelli che abbiamo conosciuto, che avevano la nostra stessa consistenza, e quelli di cui ci hanno raccontato, vissuti prima di noi, e poi le presenze immaginate e divenute presenti, come gli spiriti degli alberi o dei fiumi o delle mntagne, e i creatori, gli dei, che abitano mondi diversi dal nostro. Il loro mondo è diverso dal nostro come il regno dei morti, dannati o beati, tristi o gioiosi.
 
Non si conosce cultura che non abbia una teoria dell'invisibile, e le culture, molto recenti, che hanno creduto di liquidarlo per la liberazione e il benessere del genere umano non ha fatto bene i conti con il senso e la necessità del nostro rapporto con l'invisibile. Possiamo operare con concetti matematici come l'infinito, con teorie che possono permettere di costruire oggetti in grado di portarci nello spazio o di permetterci di comunicare con qualcuno che si trova dall'altra parte del mondo, ma questo rapporto con l'invisibile non nutre un bisogno di immaginare, nel senso di rendere concepibile, rappresentabile, qualcosa che i nostri sensi non colgono, a meno che non si trovino in uno stato di alterazione della coscienza, come sotto l'effetto di una droga o in un delirio.

Quando i nostri antenati hanno cominciato ad abitare tutta la Terra, come obbedendo all'ordine del Dio della Genesi, hanno vissuto in un mondo comune a tutti, che è quello dei vivi, ai cui confini da sempre esistono per la nostra immaginazione ultramondi che si sono popolati, senza una nostra scelta, come i nostri sogni notturni, di creature lontanissime, irraggiungibili, come il Dio dei monoteismi, o di creature lontane, ma capaci di scendere fra noi, e perfino di generare insieme a noi eroi ed eroine di grande potenza e bellezza. Alle innumerevoli creature divine e semidivine, defunti asterizzati e propizi, da invocare, defunti offesi e vendicativi, da esorcizzare, si sono aggiunte e continuano ad aggiungersi nuove stirpi immaginarie, che si trovano a loro agio con una squadra di disegnatori per film di animazione quanto gli animali magnifici con i nostri antenati del paleolitico.
In questo sito la parte più importante la gioca la compagnia che si è costituita, per quanto possiamo saperne, circa cinque secoli fa, che abita il mondo delle fiabe, tanto vicino quanto lontano: orchi, fate, morti benefici, animali parlanti, alberi che con la corteccia formano una bocca e chiedono aiuto alla fanciulla di passaggio. Non c'è storia nella quale non si mescolano con noi esseri umani, mentre gli dei della Grecia classica scendevano di tanto in tanto, a loro piacimento, per non dire della rarità di comunicazione diretta del Dio unico.  e fate e orchi non sono mai divinità né esseri umani: sono le fate, le streghe, gli animali parlanti, i morti beneficati e beneficanti che animano l'immensa tradizione narrativa europea nata dopo il Rinascimento. Grazie a loro si può dormire un secolo e svegliarsi in gran forma, come la Bella Addormentata, essere trasformati in bestie e riavere forma umana, attraversare in un batter d'occhio distanze che richiedono anni di cammino, nascere come una pianta di mirto e diventare una bellissima fanciulla...
Presenti/assenti, come i nostri cari perduti, come le generazioni che verranno e che non vedremo, come  noi stessi, stranamente consapevoli e inconsapevoli della nostra assenza, prima di nascere e dopo la morte, e costantemente occupati a gestire i dubbi sulla natura della nostra presenza, per la quale è necessario il desiderio degli altri, che costantemente cerchiamo di alimentare, soprattutto quando fingiamo che non ci importi.
Presente/assente è ciò che ci fa vivere e morire, gioire e piangere. La sede di questa doppia presenza è l'anima, che esiste, almeno come problema, anche per i non credenti, con la sua immensa, stupefacente, insidiosa ricchezza.

Tutte le parti di questo sito ruotano intorno, spesso confusi e disarmonici, ridondanti o scarni, alla relazione costante tra visibile e invisibile, nella quale viviamo, bene o male, finché non passiamo dalla parte inconcepibile e certa dei non esistenti, dalla quale siamo venuti quando un uomo e una donna hanno aperto senza saperlo la nostra porta d'ingresso nella vita. Forse lo volevano, forse no. Certo non potevano desiderare chi non conoscevano, ma un po' di desiderio di noi c'è stato, se siamo cresciuti abbastanza da scrivere e leggere queste righe. 
Recenti indagini paleostoriche hanno scoperto siti megalitici, la cui funzione trascende qualunque bisogno concreto, elevati dai nostri progenitori cacciatori e raccoglitori, ed è stata avanzata l'ipotesi che l'elevazione di pietre funebri abbia preceduto l'uso del fuoco. Volgere lo sguardo verso l'invisibile, il regno della notte e del non più o non ancora esistente potrebbe aver preceduto la tecnica. Di certo quel che scandisce un'analisi, che permette una trasformazione cercata e desiderata, non è dell'ordine del visibile, non solo. Ha la consistenza, al massimo, dell'ala di una farfalla, o, meglio, di quel che noi possiamo pensare dei suoi colori, della polvere senza la quale non vola. Solo uccidendola si può possederla, da viva è indomabile e inafferrabile. (Peretola, 21 agosto 2018)








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Ultima revisione: 24/09/2018/