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L'INDOVINELLO
C'era una volta un re e una regina; questo re e questa
regina avevano una figliola tanto bella, e godevano perchè erano
felici. Dopo
del tempo, la regina s'ammala, e chiama a letto il su' marito, e gli
consegna
un anello e gli dice: - " Tieni questo anello: fin tanto 'un hai
trovato
una ragazza che gli stia bene questo anello 'un sarà nessuna tua
sposa; quando
tu la trovi, sia chiunque, tu la devi sposare ".
Difatti lei viene a morte, e il re ripone questo anello che
gli aveva lasciato la regina. Dopo tanto tempo, finito il lutto, 'un si
ricordava più di questa cosa. Un giorno 'un sapendo cosa fare,
si mette a
bracare per casa, ed in un piccolo cassettino trova l'anello. Allora si
ricordò cosa
gli aveva detto la regina; prende questo anello e va a fare un giro: a
vedere
se trovava qualche ragazza che gli stesse bene l'anello.
Dopo aver girato tanti paesi, tante città, 'un trova nissuno
che gli venisse l'anello; tutto sgomento ritorna a casa. Pensa cosa
doveva
fare, a chi lo doveva misurare; gli viene a mente che ci ha sua figlia;
la
chiama, e gli racconta quello che gli aveva lasciato detto la su'
mamma. Gli
misura l'anello, e gli stava bene. Povera figliola, sentendo questo,
tutta
sgomenta, piange e va dalla sua governante, e gli confida questa cosa:
che
doveva essere la sposa d'il su' babbo; e voleva fuggire. - " Possibile
(diceva) che io possa essere la sposa d'il mi' babbo! Si fuggirà
lontano
insieme, che 'un ci possa trovare ".
Ma la governante, bona, la consiglia che 'un farebbe mai
questo per non fare un insulto a il re, che in qualunque luogo li
avrebbe
trovato, e sarebbero state castigate.
Passa de' giorni senza sapere altro, e lei stava un pochino
più tranquilla, perchè, avendogli detto di no a su'
padre, credeva si fosse
dimenticato di tutto. Una mattina lui manda un servitore a chiamarla,
che in
tutte le maniere si presentasse un'altra volta a su' padre. Lei, la si
figuri
con che animo andiede; si raccomandava alla su' governante di dirgli
che lei
'un c'era in casa; ma la governante un lo poteva fare, perchè il
re 'un
n'avrebbe creduto che su' figlia fosse fori di casa a quell'ora. Si
presenta a
su' padre e lui gli fa il medesimo discorso: che doveva essere la su'
sposa,
che 'un poteva fare a meno di sposare altro che lei. - Prima la prese
con le
bone, poi con le cattive, con il dire che disubbidiva su' madre, che
'un
sarebbe stata felice in questo mondo se avesse sposato un altro uomo. E
lei
poverina, sempre sgomenta, si butta in ginocchioni a raccomandargli che
'un gli
facesse fare questo passo, che 'un poteva essere possibile! ... che lui
l'avesse abbandonata che l'avesse mandata lontana; fosse anche povera,
a lei
'un gli interessava di nulla. Per via del popolo anche.... che cosa
direbbe? E
poveretta piangeva piangeva!
Allora lui 'un sapendo che mezzo trovare gli disse, che
l'avrebbe castigata severamente, e non sarebbe sortita di lì,
senza che fosse
la su' sposa. Lei convinta di questo, per timore d'il padre, lo
sposò
segretamente senza farlo sapere a nessuno.
Dopo del tempo lei viene di essere incinta. Ora il re rimane
tanto confuso, disperato, vedendola in quello stato che è
lì, e 'un sapendo
come fare per non far scoprire nulla, che ti fa? chiama dei medici e la
fa
sparare, gli levano il figlio di corpo, e lei more. Morta la figliola
la fa
imbalsamare, e la chiude in un'urna di vetro, e poi in una vastissima
camera,
la più nascosta che ci sia nel palazzo, e dà ad intendere
al popolo che la su'
figlia è malata, e poi che è morta: e 'un gli manca di
fare quel che gli pare,
e di far nascondere tutto.' Affida questa stanza a un suo servo, e lui
'un ci
va mai più, e gli dice al su' servo che 'un la faccia vedere a
nissuno, pena la
testa.
Dopo avergli consegnato tutto questo, di nascosto gli
consegna anche il bambino, che lo porti a balia, ma distante dalla
città. Gli
consegna quattrini, gli consegna roba, e che lo dia a una balia, che lo
tenga
all'età di dodici anni, e se gli domandavano di chi era questo
figlio, che 'un
lo dicesse mai mai di chi era questo figliolo. Il servo mantiene di
tenere il
segreto; difatti, arriva a un piccolo paesetto, domanda se c'era punte
balie, e
gli fu indicato che c'era una balia che gli era morto un bambino da
pochissimi
giorni. E così arriva a questa casa, domanda di questa donna, e
si presenta una
donna tutta dispiacente, e lui gli dice se voleva prendere in consegna
questo
bambino infìno all'età di dodici anni. Lei 'un gli parve
vero di vedere quel
caro bambino. Quando vedde poi la roba, molti quattrini, rimase
più contenta,
di mantenersi in meglio stato, perchè lei era povera. Il servo
disse: quando
ritornava se avesse ritrovato il bambino in bono stato, e lei l'avesse
tenuto
bene sarebbe stata ricompensata. Poi fa un foglio, dove dice che l'avea
consegnato questo bambino.
Dunque lui prende il su' cavallo e ritorna a casa, a il re
consegna questo foglio, e gli dice: che l'avea consegnato a gente
perbene. Ma
il re rimase sempre malinconico, di pensare a questa cosa che avea
fatto alla
sua figlia per un capriccio.
Passa il tempo, e il servo ritorna a prendere il bambino, e
lo trova grande e bello. La si figuri che ricompensi avrà dato!
Il re si
raccomanda che entri nel palazzo di notte tempo senza essere veduto
nè da
servitori, nè da nessuno, perchè altrimenti gli sarebbe
dispiaciuto. Difatti
lui fa tutto quello che gli dice il su' padrone. Quando fu giunto a il
palazzo,
vedendo questo figlio tanto bello (somigliava tutto alla su' figlia) il
re principiò
abbracciarlo, baciarlo, e piangere dirottamente! Il su' servo lo
conforta, dice, che oramai 'un c'era più rimedio, che pensasse
di
voler bene a questo bambino.
Passa del tempo,
e lui per sortire da questa malinconia, da questa passione, volle
andare a fare un giro. Chiama i
servitori che preparino tutte le robe da viaggio, tutto il necessario,
che il
giorno dopo volea partire; e 'un dice quando sarebbe ritornato.
Prima di partire chiama Frivolíno (gli era così che si
chiamava questo suo servo) e gli dice che lui gli lascia questo
bambino, e
tutto quello che lui gli domandasse che lo contentasse in tutto, in
tutto, e che quando tornava lui, se avesse dato un dispiacere al
bambino, sarebbe
condannato a morte.
Frivolino gli promette ogni cosa; il re dà addio a tutti gli
amici, e parte. Gli dà ordine che chiamino i maestri, che quando
tornava volea
vedere il bambino un poco istruito. E gli ripete di non far vedere
nulla al
bambino, e che neppure lo portasse mai da quelle parti dov'era l'urna
di vetro,
che 'un venisse mai a scoprire questa cosa.
Il bambino fiero, abusato dalla bontà del servo, voleva fare
sempre a su' modo; e il povero servitore bisognava lo contentasse per
ubbidire
a il re; e lo portava tutti i giorni a girare per il castello, per il
palazzo,
per il giardino, ma lì 'un ce lo portava mai. Questo bambino si
avvide di
qualche cosa; un giorno gli disse: - " Senti, Frivolino: perchè
'un mi
porti mai in quella stanza? la veggo sempre chiusa? " - Lui gli
risponde:
- " lo 'un ci posso andare, perchè il re 'un vole; e poi io 'un
ho le
chiavi ". Un giorno tutto stizzito, capriccioso com'era: - " lo
voglio entrare in quella stanza, se no, lo dico al babbo! "
Il povero Frivolino con una scusa o un'altra lo allontanava
sempre da quel pensiero. Una mattina arrabbiato il bambino gli disse: -
"lo voglio entrare in quella stanza, voglio vedere quello che
c'è, altrimenti quando
viene il babbo, gli dico che m'hai picchiato, 'un mi hai contentato in
nulla,
in tutto quello che aveva detto il re, e ti farò condannare a
morte".
Allora lui impaurito di questa minaccia, si raccomanda a il bambino, e
gli dice
che il giorno dopo lo avrebbe portato in quella stanza; gli raccomanda
però che
'un dica nulla a su' padre, perchè altrimenti lui sarebbe stato
castigato. E
così il giorno dopo Frivolino lo porta in quella stanza.
Quando il bambino fu entrato in questa stanza e vedde
quell'urna, domanda chi era quella bella signora. Il servo gli spiega
tutto. Lui sentendo tutta la spiegazione del
servitore, ci aveva una cavallina, pensò: - Potrei far lo stesso
che hanno
fatto alla mi' mamma. Scese nella stalla, la fece sparare e venne fori
una cavallina.
Questa cavallina lui la custodiva. (La si fìguri, come la
teneva!) Allora lui
che ti fa? per tenersi più accosto su' madre, va nella stalla.,
prende un
pezzetto di pelle della cavallina morta, va nella stanza, la cambia con
un
pezzettino di quella della su' mamma, ci mette quella della cavallina,
e quella
della mammina se l'appicica nella su' mano.
Lui tutti i giorni 'un mancava di far visita a quella
signora, e ci discorreva sempre. Un giorno va per la città, e
vede i fogli, e
si diceva che una regina voleva sentire gli indovinelli; se li
indovinava,
bisognava che quello andasse alla morte; se no, lo sposava. Lui ritorna
a casa,
e si confida con il su' servo, e gli dice che voleva andare da questa
regina in
tutte le maniere. Il servo un voleva, ma poi che cosa poteva fare? Il
ragazzo
prende un po' di quattrini, il cavallino ' e va via. Quando fu giunto
in città,
domanda ove era il palazzo reale, e gli fu insegnato, e lui va
albergare in una
locanda proprio di faccia al palazzo reale. Stiede du' o tre giorni in
riposo
per il viaggio, ed intanto vedeva chi ci andava, e ne vedeva risortire
pochi.
Lui si mette un po' in pensiero, ma si fa coraggio " tanto, (dice) il
mio
'un lo indovina, perchè è troppo diffìcile ".
Si fa coraggio, e si presenta alla regina; entra in una
bellissima sala, dove c'era bande e grandi preparativi, e lei se ne
stava con
grande superbia a parlare con tutti quei giovani, e lei la indovinava
tutto.
(La sa cosa faceva? La notte si vestiva da omo per
indovinare, perchè andassero tutti alla morte, andava per le
locande, e
facendosi finta di essere un giovane di quelli che si dovevano
presentare alla
regina, scopriva tutto).
Ecco che si presenta il figliolo d'il re, e gli dice a
questa regina:
Nato
non sono io,
Neppure il cavallo mio;
In man porto mia madre,
Son figlío della figlia di mio padre.
E lei (era molto
difficile a indovinar questo!) gli
risponde: - " Oh! Oggi sono stanca, tornate domani; ci penserò
oggi cosa
vorrà dire ". Il re va via, la sera tardi, lei si veste da omo,
fa finta
di essere un forestiero, si presenta al padrone della locanda, e gli
dice, che
lui era giunto in un'ora tarda così, che se ci aveva posto, si
contentava di
qualunque posto, purchè andasse lì ad albergare. Gli
risponde che lui 'un ci
aveva posto, che era tutto pieno, che erano arrivati di gran
forastieri, che
andesse in un altro posto. E allora lei gli dice che si sarebbe
accomodata in
tutte le maniere, anche con quel giovane che era arrivato poco prima di
lei.
Il padrone va da questo giovane, e gli dice che c'era un
altro giovane: se si contentava che venisse a dormire con lui. - "
Fatelo
venire, purchè sia un giovane perbene ". Il locandiere va
giù dalla
regina, e dice che poteva andare, chè quel signore era contento.
Va su, entra
in camera, gli fa i suoi complimenti, che gli dispiaceva dargli quel
disturbo,
e che era un giovane anche lui, che si doveva presentare alla regina a
dire lo
indovinello; difatti si spoglia, spegne il lume, entra in letto. Il
figlio d'il
re gli dice: - " Quale sarebbe il vostro? ". Lei gliene dice uno
qualunque. - " E il vostro qual'è, giovane, ditemelo? ". - " Il
mio è troppo difficile; chi lo sa, se lo indovinate! ... ". Lei
la regina
si raccomanda; e il figlio d'il re gli spiega lo indovinello, "E' bello
di
molto, e difficile ". Lei birbona, la si figuri come la se lo tiene a
mente! Il re
s'addormentò, e lei la mattina si alzò ben presto per non
esser vista da
nessuno andar via, invece di pigliar la su' camicia, prende la camicia
d'il re;
dalla furia, ha inteso? e va via. Il re si sveglia, e 'un vede
più il giovane a
letto. - "Bella, e questa? Oh che affare l'è questo! Andar via
senza dir
nulla! Bravo giovane! ".
Va per vestirsi, invece di trovarci la su' camicia, e'
ci
trova una camicia da donna. Allora sì che rimane più
meravigliato che mai!
Guarda questa camicia, e vede le cifre della regina. Se la mette
addosso, si
veste più meglio che suole, e si presenta alla regina. Lei con
superbia gli
dice: - " Dite il vostro indovinello tanto difficile ". Il figlio
d'il re dice:
Nato non
sono io,
Neppure il cavallo mio;
In man porto mia madre,
Son figlio della figlia di mio padre.
" Off! ci vuol di molto a
indovinare il vostro
indovinello! Difficile! lo chiamate voi dífficile. Vuol dire
questo ", e
gli spiega tutto che aveva saputo la sera avanti.
Allora principiarono a sonare, a dire: - " A morte, a
morte, che sia condannato a morte! " - " Adagio, adagio, prima che io
vada alla morte, vi dirò il motivo perchè l'ha indovinato
questo. La vostra
figlia è una sfacciata (disse al re), una civetta, una pettegola
";
insomma gli dice tutti i trattamenti che gli poteva dare. Il padre
della regina
sentendo offendere la su' figlia, si figuri! Allora irritato più
che mai lo
voleva discacciare. - " Come potete dire che la mia famiglia è
in questa
maniera? " " Come? " e gli fa vedere la camicia - " Ho
ragione di dare questi nomi a vostra figlia? ".
Allora il padre la obbliga di sposarlo quel giovane. Fa un
gran convito di tutti i signori, di tutti i re, e la fa sposare.
E
lì se ne stiedero,
nulla mi diedero,
Mi diedero un confettino;
Lo messi in quel buchino;
Guarda se c'è più!
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