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ADALINDA GASPARINI              PSICOANALISI E FAVOLE


GIOVANNIN SENZA PAURA
1885

C'era una volta un omo. Quest' omo aveva un nipote che si chiamava Giovannino, ed era uno stupido, 'un capiva niente; ma 'un aveva paura di nulla.
Quest' omo partì, e lasciò detto a Giovannino, che badasse a' ladri, che non gli portassero via la roba di casa. E lui disse : " Che sono questi ladri ? che cosa è questa roba di casa? io non ho paura di niente."
Eccoti i ladri, gli dicono : " Cosa fai costì, ragazzo ? Noi si vòl rubar tutta la roba." - " E rubatela pure, chi ve lo impedisce ?" e si lasciò rubare tutta la roba. Torna il su' zio, e vede che gli avevano spogliato tutta la casa, e dice al suo nipote : " Hai fatto venire i ladri ? " - " Ero qui sulla porta. Son venuti i ladri e mi han detto : - Che tu fai costì ?
no si vòi rubar tutta la roba. - E chi ve lo impedisce ? gli ho detto io ; e hanno portato via tutto ; io non ci ho che fare." - " Tu sei un gran stupido ! "
Quest' omo pensò che aveva un fratello che faceva il prete, e gli disse : " Tu devi andare da tuo zio prete." - " Che cos' è questo zio prete ? io non conosco zii preti, io ci anderò."
Quest' omo scrive così una lettera a su' fratello, che lui gli avrebbe mandato suo nipote per educarlo ; e il fratello gli risponde che l' avesse pure mandato : e ci avrebbe pensato lui. Giovannino si mette in viaggio, cammina, cammina, arriva da suo zio, e suo zio 'gli era ad aspettarlo.
Eccoti che questo zio gli dice a Giovannino : " Questa sera devi andare a spengere i lumi nella chiesa." Giovannino dice : " Cosa sono questi lumi ? che cosa è questa chiesa ? Io 'un conosco lumi, io 'un conosco chiesa ; io anderò dove volete, 'un ho paura di niente."
Eccoti che lui la sera va (aveva detto lo zio che nel tempo che lui era giù a spengere i lumi, calassero un corbello pieno di candele tutte accese, e che dicessero : - Chi vòi vedere il regno de' cieli, venga qui
dentro - ). E lui allora cosa fa ? prende un coltello, e sentendo queste voci, arriva e taglia la fune, e dice : " Tiratemi su che ci son dentro." Quegli uomini tiran su, ma 'un sentivano il peso, perchè lui aveva strappato la fune e il corbello era caduto in terra.
Eccoti che Giovannino va a casa di suo zio, e suo zio gli dice : '^ Sei stato a spengere i lumi ? " - " Sì, gli ho spenti ; e poi e' era certi grulli, che avevano calato il corbello con le candele accese, e che dicevano : - Chi vòi vedere il regno de' cieli, venga qui dentro. - E io ho preso un coltello, e ho tagliato la fune, e così essi hanno tirato su il corbello, credendo che ci fossi io, ed invece hanno tirato su la fune." - " Tu sei un gran grullo ! vòi dire che erano angioli, e che quegli angioli avevan calato quel corbello, e chi volesse andar dentro, andava a vedere il regno de' cieli."
Un' altra volta lo zio fissò con gli omini, che uno di quelli si mettesse in una bara e figurasse morto, e quando lui fosse là , si rammaricasse, ed ora alzasse la testa, ora una gamba, e via discorrendo. " Sissignore, farò tutto ciò che mi comanda," rispose uno degli omini. Ecco che lo zio dice a suo nipote : " Questa sera vai a far nottata al morto." - " Che cos' è questo morto ? che cos' è questa nottata ? Io anderò in tutti i posti." La sera va a guardare il morto. C'era là  un lumicino, appena appena che si poteva vedere, perchè gli doveva far paura. Eccoti che quando 'gli era lì, il morto alza una gamba ; lui però 'un lo vide con il lumicino piccolo che e' era. Il morto alza la testa, e gli dice : " Son vivo ancora." Lui allora : " Se tu sei vivo, morirai ora." Va e piglia il coso da spengere i lumi, e glielo dà sulla testa, e gli stiaccia il cervello ; e così quel pover' omo more. Torna a casa, e suo zio gli dice : " Sei stato a guardare il morto ? " - '^ Sì, e perchè 'un era finito di morire, l' ho ammazzato io; ho preso lo spengitoio, e l'ho ammazzato." Lo zio rimase spaventante a questa notìzia ; e costì 'un sapendo più come si fare, gli disse : " Vattene, 'un ti voglio più."
Eccoti che lui si mette in viaggio, e quando l'è a un certo punto, trova du' ladri, e dicono : " Guarda, giovìnotto : noi s' ha questo vasetto, che ci si taglia la testa in un minuto, e ci si riappiccica." - " 'Un è vero nulla." Eccoti che uno : " Guarda, per farti vedere." Arriva, si taglia la testa, e poi se la unge con quell' unguento, e se la riappiccica. " Hai veduto ?" - " Avete ragione. Quanto volete ? " - " Tanto." E lui gli dà  i quattrini, e prende il vasetto.
Quando 'gli ha preso questo vasetto, lui dice: - Adesso voglio far di corpo, voglio vedere se peno meno tempo a far di corpo che a riappiccicarmi la testa. - Arriva, e si taglia la testa, e poi se la riappiccica, e se la riappiccica col davanti di dietro ; sicchè si vidde venir fori lo stronzolo dal sedere, e va a casa co' calzoni giù tutto spaventato, e per la strada l' urlava : - Son morto, son morto ! - Eccoti che arriva alla casa dello zio, e lo zio a vederlo così: " Che cos' hai ?" - " 'Un vede ! io ho visto una cosa che 'un avea visto mai ! Son morto ! " - " Ma 'un lo vedi che hai la testa di dietro ? " - " Allora tagliatemela, e riappiccicatemela, con questo vasetto, davanti." -- " Ma ti pare, figliolo ! " - " Ma se l' ho fatto anche per la strada questo lavoro? ma ho visto una cosa che mi ha fatto moltissimo spaventare, e perciò son morto." E costì lo zio arriva e gli taglia la testa, e gliela riappiccica davanti. " Guarda che miracolo ! che vasetto ! " dice lo zio.
E da quella paura divenne un virtuoso ragazzo ; ed allora 'un era stupido come prima, e lo zio diceva sempre : - 'Un bastò le paure che gli aveva fatto il su' zio prete, ma però bastò ciò che vidde. -

Se ne stettero, e se ne godettero,
E a me nulla mi dettero ;
Mi dettero un panierin di vino,
Un fiaschette di pane,
Un paio di scarpettine rosse,
Andetti a casa e eran tutte rotte.
 

 

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TESTO
Giuseppe Pitrè, Novelle popolari toscane. Illustrate da Giuseppe Pitrè. Volume unico.Firenze: G. Barbèra Editore, 1885. Novella XXXIX, pp.. 204-208.
Volume online, http://www.archive.org/stream/novellepopolari02pitrgoog#page/n9/mode/2up; consultato il 14 gennaio 2012.

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ALTRE VERSIONI
Per la versione cinquecentesca della fiaba, compresa nelle Piacevoli notti di Giovan Francesco Straparola (1551-1553), vedi: Flamminio senza paura. Vedi inoltre la versione di Italo Calvino dalle Fiabe italiane (1956), Giovannin senza paura, e la traduzione di Antonio Gramsci dai Fratelli Grimm, Storia di uno, Giovannin Senzapaura, che partì di casa per imparare cos'è la pelle d'oca.

Per un confronto fra queste diverse versioni della storia dell'impavido attante fiabesco, che a volte muore (come nella versione di Calvino), altre diventa re (come nella versione dei Fratelli Grimm), vedi anche, di chi scrive: La fiaba, la morte, la paura, 1994.
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IMMAGINE
Giovannin senza paura, immagine tratta da Roberta Bagni. Laboratori per bambini da 0 a 99 anni; http://www.robertabagni.eu/giovannin-senza-paura/; ultimo accesso: 28/09/2018.
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NOTE


- 'Un bastò le paure che gli aveva fatto il su' zio prete, ma però bastò ciò che vidde. -
Scrive a questo proposito Giuseppe Pitrè:

Una variante siciliana è in Gonzenbach, n. 57 : Von dem der sich vor Nichts fürchtete. Per altri riscontri non italiani vedi la nota del Köhler al 57 de' Sic. Märch., II, pagg. 237 e 238. Si legga la novella seguente de' Sette maghi.
Sul capo mal riappiccato vedi la nov. del Novellino dove si racconta d' un cavaliere a cui, secondo si dicea, non mancava altro che l'ira di Dio (cfr. D'Ancona, Studi di Critica e Storia lett., pagg. 352, 353), e la XLIV delle Sessanta Novelle montalesi del Nerucci. (Giuseppe Pitrè, Novelle popolari toscane...; testo e fonte citati sopra, a proposito del testo)

















 © Adalinda Gasparini
Posted 10 October 2011
Last updated: 28 September 2018