homealbero del sitofavoletabtalesbibliografiapubblicazioniscuolaeventicvlinke-mail
ANTICHE FAVOLE ITALIANE
SCELTE RISCRITTE E ANNOTATE DA ADALINDA GASPARINI


PIETROPAZZO
DA LE PIACEVOLI NOTTI DI GIOVAN FRANCESCO STRAPAROLA
ITALIANO VENETO, SEC. XVI


Warwick Goble
"Oh, Pietro! Tu vedi come io  che sono innocente
subisco questa pena per colpa tua, e tu ridi come un
pazzo, e mangi e bevi, senza pensare che pericolo corriamo"



Si racconta che una volta, tanto tempo fa, c'era nell'Isola dei Cavoli una casa piccina in cui viveva una vedova con un solo figlio un po' matto, ed erano così poveri che spesso non avevano nulla da mangiare. Il figlio, grande, grosso e sgraziato,  si chiamava Pietro, ma tutti lo chiamavano Pietropazzo. Siccome Pietro di mestiere faceva il pescatore, tutti i giorni  andava a pescare e lo faceva dalla mattina alla sera, ma era tanto sfortunato che non pigliava mai nulla. Quando  tornava a casa, di lontano cominciava a gridare:

Corri mammetta con pentoloni,
vasi, secchielli, boccioni,
ecco Pietro con tanti pescioni!

La sua mamma, credendo che finalmente avesse preso qualcosa, correva in casa a cercare i recipienti e li metteva in fila sull'uscio, ma Pietro non aveva nemmeno un pesciolino e la prendeva in giro piegandosi in due dalle risate, e facendo le boccacce tirava fuori la lingua che era lunga un palmo. Lì vicino c'era il palazzo del re dell'Isola dei Cavoli, che aveva una figlia ancora bambina, la principessa Giulia, bellissima e piena di  grazia. Quando  sentiva Pietropazzo che arrivava gridando:

Corri mammetta con pentoloni,
vasi, secchielli, boccioni,
ecco Pietro con tanti pescioni!

correva alla finestra e si divertiva tanto che moriva dal ridere.  Quando Pietro vedeva che lo prendeva in giro si infuriava e gliene diceva di tutti i colori, ma Giulia vedendolo così goffo e arrabbiato rideva ancora di più.
Questa scena si ripeteva ogni sera da tanto tempo, quando  un giorno il povero Pietro pescò un enorme Pescetonno. Era tanto contento che saltellava e ballava sulla spiaggia, cantando:

Buona cenetta
a Pietro e alla mammetta!
Buona cenetta
a Pietro e alla mammetta!

Ma il pescetonno, quando si vide in trappola, parlò così:

Fratel Pietro, per cortesia,
libera me dalla prigionia!
Quando il mio corpo sfamato ti avrà,
avrai vinto la tua povertà?

Pietro scosse la testa: aveva bisogno di mangiare il pesce, non di stare a sentire le sue chiacchiere. Così se lo caricò sulle spalle e prese la strada di casa, ma dopo un po' che camminava il pesce gli disse:

Fratel Pietro, se mi volessi di grazia salvare,
ti darei tutti i pesci che nuotano in mare!

Pietro continuò a camminare verso casa, e il pescetonno che ormai si sentiva mancare il fiato, con un filino di voce gli parlò ancora:

Il pesce magico non devi ammazzare
se quel che desideri vuoi realizzare...

Pietropazzo sentiva un po' di compassione per il gran pesce moribondo, e incuriosito per i suoi discorsi tornò in riva al mare e spingendolo con le mani  e con i piedi riuscì lo rimise in acqua. Lì per lì il Pescetonno scomparve, perché doveva riprendersi, ma poi tirò la testa fuori dall'acqua e disse:

Prendi la barca e comincia a remare
vedrai quanti pesci ti faccio pescare

Pietro lo fece, e quando si fu allontanato dalla riva il pesce gli disse di inclinare la barca finché il bordo sfiorasse il pelo dell'acqua: allora innumerevoli pesciolini e pescioloni di tutte le specie  saltarono nella barchetta di Pietro riempiendola fino a farla quasi affondare,  ma lui non pensava al pericolo e non stava nella pelle dalla gran contentezza. Tornato a riva, si caricò sulle spalle una enorme quantità di pesci e corse verso casa, gridando:

Corri mammetta con pentoloni,
vasi, secchielli, boccioni,
ecco Pietro con tanti pescioni!

Quella sera la mamma, che non ce la faceva più a sopportare gli scherzi del suo figliolo matto, voleva far finta di nulla,  ma quando lo sentì avvicinarsi con la solita filastrocca cambiò idea,  e corse a preparare i recipienti davanti all'uscio. Come fu contenta quando vide Pietro che li riempiva tutti! e siccome non bastavano,  lui e la sua mamma correvano  di qua e di là a prendere pentolini, tazze, bicchieri, vasi da notte, catinelle, mentre i pesci di ogni specie guizzavano dappertutto. La principessa Giulia, che come al solito  era alla finestra, vedendolo così goffo e indaffarato rideva ancora più del solito; Pietropazzo sentendo le sue risate alzò gli occhi, la vide e sentì una  rabbia terribile, ma invece di dirle le solite parolacce corse in riva al mare e si mise a chiamare il Pescetonno.
Sentendo la sua voce il pesce accorse, mise la testa a fior d'acqua e disse:

Messer Pietro, gentil pescatore, che desideri?

Pietro rispose:

Che la principessa aspetti un bambino
e che sia proprio il mio figliolino

Con un cenno della testa il Pescetonno gli fece capire che il suo desiderio era realizzato, e Pietropazzo tornò a casa, dove, scapato com'era, non ci pensò più. Dopo qualche tempo alla principessa Giulia cominciò a crescere la pancia, ma sua madre non pensò che fosse incinta, perché era poco più che una bambina, e fece venire le donne più esperte in queste cose perché la visitassero e vedessero se aveva qualche grave malattia. Le donne non ebbero dubbi e dissero che Giulia  stava benissimo e al momento giusto avrebbe avuto un bambino.
La regina si sentì morire, e dovette andare a dirlo al re, che per poco non svenne per questo duro colpo. Poi in segreto fece tutte le indagini  per scoprire chi era stato, ma inutilmente; pensò di uccidere la principessa, ma la regina che le voleva tanto bene lo supplicò di aspettare almeno il parto, e siccome anche il re amava la sua unica figlia si lasciò convincere. Quando  fu il tempo, nacque un bambino tanto bello che  il re non ebbe cuore  di far eseguire la sentenza di morte, e decise di aspettare un altro anno, avendo in mente di indagare ancora per scoprire chi era stato a violare la principessa. Il bambino cresceva bello e forte, ed era così allegro che non se ne trovava uno che gli stesse a pari;  quando ebbe un anno il re, sperando di  scoprire suo padre, ordinò che tutti i maschi dell'Isola dei Cavoli, belli e brutti, giovani e vecchi, poveri e ricchi, venissero a palazzo portando un frutto o un fiore, o qualche altra cosa che potesse far piacere al bambino. Così arrivavano tutti portando qualcosa,  passavano davanti al re e poi andavano a sedersi secondo la loro posizione.
Mentre andava al palazzo reale un giovane si imbattè in Pietropazzo, e gli disse:"Dove vai Pietro? Perché non vieni al palazzo come tutti  con un frutto o un fiore, e non obbedisci al comando del re?". Pietro rispose: "E che vuoi che ci faccia io in mezzo a quella bella compagnia? Non vedi che sono povero, non ho nemmeno una veste  per coprirmi, e vorresti che io mi mettessi fra tanti signori e cavalieri? Non voglio venire". Allora il giovane prendendolo un po' in giro gli disse: "Vieni con me, ti darò io una veste: chissà che il bambino non sia tuo?".
Così Pietropazzo andò a casa del giovane e si vestì, poi colse una mela e andò con lui al palazzo, salì le scale ma si mise dietro un uscio, in modo da rimanere nascosto e non farsi vedere da  nessuno. Quando tutti furono giunti e si furono messi a sedere,  il re ordinò che portassero il bambino nella sala, pensando che se c'era il padre la voce del sangue lo avrebbe tradito. Venne  la balia con il bambino in braccio e tutti lo accarezzavano, porgendogli chi un fiore, chi un frutto, chi l'uno e l'altro, ma il bambino li respingeva con la manina. La balia che passeggiava avanti e indietro passò anche vicino all'uscio del palazzo, e in quel momento a Pietro cascò di mano la mela, che rotolò in terra. Il bambino ridendo si piegò con la testa e con tutto il corpo per prenderla, tanto che per poco non cascava dalle braccia della balia, ma lei non ci fece caso e continuava ad andare di qua e di là, finché non capitò ancora vicino all'uscio e il bambino rise festoso indicando la mela. La balia la raccolse e gliela diede, il re se ne accorse e domandò alla balia chi c'era dietro a quell'uscio, e lei rispose che c'era uno straccione. Il re lo fece chiamare e guardandolo da vicino lo riconobbe, mentre il bambino aprì le braccine e si buttò al collo di Pietropazzo coprendolo di baci.
Vedendo questo il re sentì che si raddoppiava il suo dolore, e mandati tutti gli altri a casa condannò a morte Pietropazzo con sua figlia e il bambino. La regina allora, saggia  e prudente, gli disse che non era bene che un re si macchiasse del sangue del suo sangue, era meglio che ordinasse una botte, grande il più possibile, per metterceli dentro e buttarli in mare, perché senza troppo patire andassero al loro destino. Al re piacque il consiglio e dopo aver fatto fare la botte e averceli messi dentro tutti e tre con una cesta di pane, un fiasco di  buona  vernaccia e un barile di fichi per il bambino, li fece  buttare in alto mare, pensando che battendo contro qualche scoglio sarebbero annegati.
La povera principessa si sentiva sbattere violentemente dalle onde del mare in tempesta, e non vedendo né il sole né la luna piangeva a dirotto per la sua sciagura. Non avendo latte per il bambino che spesso si metteva a piangere, gli dava da mangiare i fichi,  e così lo addormentava, Pietro invece non si preoccupava di nulla e pensava solo a mangiare pane e a bere vernaccia, finché vedendolo  così  Giulia disse: "Oh, Pietro! Tu vedi come io  che sono innocente subisco questa pena per colpa tua, e tu ridi come un pazzo, e mangi e bevi, senza pensare che pericolo corriamo". Pietro le rispose: "Non è colpa mia se ci è successo quello che ci è successo, la colpa è tua, perché mi  ridevi dietro e mi prendevi sempre in giro. Ma sii contenta, perché presto usciremo dalla botte". "Credo che tu dica bene", disse Giulia,  "che usciremo dalla botte, perché si romperà su uno scoglio e noi annegheremo".
"Zitta," disse Pietro, "perché io ho un segreto,  che se tu lo sapessi resteresti a bocca aperta dalla meraviglia, e forse ti piacerebbe". "Ma che segreto hai Pietro," disse lei, "che possa tirarci su e liberarci da questo pericolo?" "Io ho un pesce," disse Pietro, "che fa quello che io comando e non c'è nulla che non farebbe se sapesse che si rischia di morire, è stato lui a farti rimanere incinta del mio bambino". "Questa cosa è proprio bella", disse Giulia, "se davvero è come dici. Ma come  si chiama il pesce?", "Si chiama Pescetonno", rispose Pietro,  "Comandagli di obbedire a me come obbedisce a te", disse la  principessa, "digli di fare quello che io gli dirò". "Sia fatto secondo i tuoi desideri", disse Pietro, e immediatamente chiamò il Pescetonno e gli comandò che eseguisse tutto ciò che Giulia gli chiedeva. La principessa, appena ebbe la virtù di comandare  il Pescetonno, prima chiese che facesse approdare la botte su  uno degli isolotti più belli e più tranquilli che c'erano nel reame di suo padre, poi volle che Pietro, da brutto e pazzo, diventasse il giovane più bello e saggio che ci fosse al mondo. E  poi chiese ancora che sullo scoglio fosse costruito un ricchissimo palazzo, con logge, sale e stanze meravigliose, e che dietro avesse un giardino ameno e ricco di alberi sui quali al posto dei frutti crescessero gemme e preziose perle, infine comandò che in mezzo al giardino ci fosse una fontana dalla quale si potessero attingere alternatamente acqua freschissima e vino prelibato. In un batter d'occhio tutti i comandi furono eseguiti.
Intanto il re e la regina erano pieni di malinconia per la solitudine in cui si trovavano senza la loro unica figlia, e pensavano che col suo bambino fosse già stata divorata dai pesci, così  decisero di partire per un pellegrinaggio sperando di alleggerire  un po' il peso che sentivano in cuore. Fecero preparare una bella nave con tutto il necessario e si misero in mare, spinti da un vento favorevole. Non era tanto che erano partiti quando videro di lontano un palazzo ricco e nobile eretto su un isolotto, e siccome era nel loro reame vollero visitarlo, fecero accostare la  nave, gettare l'ancora, e scesero a terra. Appena li videro  arrivare, Pietropazzo e  Giulia corsero loro incontro, e li accolsero bene, ma il re e la regina non li riconobbero, perché erano molto cambiati. Entrarono nel palazzo e lo visitarono dappertutto, ammirandolo e lodandolo molto, poi scesero per una scala segreta e andarono nel giardino, che colmò di meraviglia il re e la regina dell'Isola dei Cavoli: dissero che in tutta la   loro vita non avevano mai visto nulla di tanto incantevole.
Nel giardino c'era un albero dal quale pendevano tre mele d'oro che scintillavano al sole, custodite a vista da un guardiano per ordine della principessa, ma chissà come una mela d'oro finì  in seno al re senza che se ne rendesse conto.  Quando il re voleva ripartire, il guardiano andò da Giulia e le disse: "Signora, manca una delle tre mele d'oro, la più bella, e non riesco a capire  chi l'ha rubata". Allora Giulia ordinò al guardiano di frugare  tutti con attenzione, perché era una cosa troppo preziosa; il  guardiano  lo fece, ma inutilmente, e Giulia fingendosi in collera disse: "Maestà, perdonami ma si dovrà cercare anche addosso a te, perché la  mela d'oro che manca ha un valore immenso, per me superiore a quello di qualunque altro frutto".
Il re che non sapeva cos'era successo, essendo sicuro di non averlo preso, si sciolse subito la veste: ed ecco che ne uscì la mela d'oro rotolando ai suoi piedi. Vedendo questo il re rimase attonito e non riusciva più a parlare, non sapeva come il frutto prezioso gli fosse entrato in seno.
Allora la principessa disse: "O re, noi ti abbiamo festeggiato e accolto molto cortesemente, con tutti gli onori che merita la tua maestà, e tu per  ricompensarci di questa accoglienza ci rubi di nascosto un frutto del giardino. Io dico che mi sembri molto ingrato". Il re che era innocente si sforzava per convincerla che lui non aveva rubato nulla, e Giulia, vedendo che era il momento di svelarsi  si commosse, e con le lacrime agli occhi disse: "Mio signore, sappi che io sono Giulia, la tua sola figlia, che infelice buttasti in mare con Pietropazzo e il suo bambino condannandoci crudelmente a morte.  Questo è il bambino innocente che ho avuto senza colpa, e questo è Pietropazzo, diventato molto saggio per la virtù di un pesce che si chiama Pescetonno, che ha fatto costruire questo nobile e meraviglioso palazzo. E' stato lui a farti scivolare, senza che  te ne rendessi conto, la mela d'oro  in seno. E' stato lui che senza abbracciarmi, ma per effetto di  un incantesimo mi ha messo incinta, e io ne ero innocente, come tu sei innocente del furto della mela d'oro". Allora tutti scoppiarono a piangere di gioia e abbracciandosi e baciandosi fecero una grande festa. E dopo qualche giorno di festa salirono insieme  sulla nave e tornarono all'Isola dei Cavoli, dove Pietropazzo  per prima cosa volle andare ad abbracciare la sua mammetta. Nessuno può dire la gioia della povera vecchia, che lo piangeva morto annegato, e invece se lo vide davanti bellissimo e saggio, e da allora andò a vivere nel palazzo reale.
Per molto tempo durarono le feste per il loro ritorno nell'Isola dei Cavoli, e da allora Pietropazzo e Giulia vissero felici e di buon accordo, ascendendo al trono e regnando a lungo in pace e prosperità.
It is told that once upon a time,  in the Isle of Coco, there was a teeny weeny house,  in which there lived an old  widow with her crazy son,  and they were so poor that often they  had nothing to eat. 
The son,  who was tall,  big and clumsy, was named Mat, but everyone called him Madmat.
Madmat was by trade a fisherman, so he went everyday to fish, and he did it from  dawn  till dusk,  but he was so unlucky  that he could never catch anything. Coming home, from afar he would cry:

Mommy, bring cans, pans, and dish,
Plates and buckets, are my wish,
Mat has got a lot of fish!

His mother,  thinking that he finally had  caught something, went running into the house looking for the  containers  and  put them all in a row in  front of the  door,  but Madmat didn't even have one  little  fish.  While  teasing her he  split  his  sides with laughter,  made  funny faces and stuck  out  his  incredibly long tongue. Near  their house stood the palace  of  the king  in  which there  lived the little  princess  Juliet,  beautiful and full of grace.When she heard Madmat coming and crying:

Mommy, bring cans, pans, and dish,
Plates and buckets, are my wish,
Mat has got a lot of fish!

she ran to her window and found  him so painfully  funny that she died laughing.  When Madmat saw her making fun of  him, he became furious  and yelled  a string  of bad words at  her, but Juliet, seeing him so enraged, laughed more and more.
This scene had been going on every evening for a very  long time, but when it happened that one day Madmat caught  a huge Tunafish. He was so happy that dancing and hopping about the beach he sang:

Delicious supper
for me and mother!
Delicious supper
for me and mother!

But the Tunafish,  seeing himself caught in the  trap, spoke this way:

Brother Mat, if you please,
of this prison set me free!
For once you have eaten me
a vain profit will you see!

Mat shook his head:  he needed to eat the fish,  not to listen to him rattling on. So he put the fish on his shoulder and headed on home,  but after having walked a bit he heard the Tunafish say to him:

If you save me I will teach you
to catch any fish in the ocean blue.

Mat didn't stop walking home,  and the Tunafish, who by that time was short of breath, whispered:

By my magic art and virtue
I shall make your wishes come true.

Madmat  took  pity  on  the big dying fish,  so he  came back and pushed him with all his might into the sea allowing him to return to the water. As soon as the tunafish had recovered his strength, he brought his head to the surface of the water and told him:

Lower your little boat in the sea,
paddle and quickly follow me!

Mat did it, and when he got far from the shore, the Tunafish told him to lean the boat so as to skim the water with its  edge: then numberless fish,  little and big,  of every kind, started jumping into  Mat's little  boat  and stuffing  it so that  it was nearly sinking.   But Madmat didn't think of the danger  and he couldn't contain himself for his  great happiness.  After having come back to the seashore,  he put a huge quantity of fish into his net and threw them over his shoulder running home crying:

Mommy, bring cans, pans, and dish
A vain profit will you see!
Mat has got a lot of fish!

That evening the  mother,  unable to bear the jokes of  her crazy son anymore,  pretended not to have any care  in  the world,  but when  she heard him coming  near  with  the  same  old  tune, she changed her mind and ran preparing the containers in front of the door. How happy she was seeing Mat filling them all!  And as they were not enough,  Mat and his mother went running  here and there to get plates,  boxes,  buckets,  cans,  pans,  pots,  dishes and glasses,  while fish of every kind and size  were wriggling about all over the place.
The princess  Juliet,  who  was as  always at her  window, seeing Madmat so clumsy and busy,  laughed even more than usual. Hearing her laughter he raised his eyes, saw her and felt terribly angry. But instead of yelling more mean and ugly words at her, he rushed to the seashore and began to call the Tunafish.  Hearing  his voice,  the fish  ran,  skimmed the surface  of the water with his head and asked him:

What is your order, Mat?

He answered:

I simply wish that the princess be with child by me.

With  a nod the Tunafish  made  him understand that his  wish had been  granted,  and Madmat went back  home without a  care in the world.
As time passed princess Juliet's belly began to swell, but her mother didn't think she was expecting a baby,  since the princess was but a little  girl.  So she spoke  about  these  matters with very knowledgeble women,  and asked them to visit the princess to see if she had a serious illness. The women had no doubt and said that Juliet was quite fine and at the right moment she would bear a child. The queen nearly died,  and she had to go to tell the  king, who almost swooned with this hard blow.  The king secretly held every kind of inquiry to determine who was the father,  but  it was all in vain.  The king thought of killing the princess, but the queen begged him to wait at least until the birth, managing to convince him.  When the time  came,  a child so lovely was  born  that the king didn't  have  the heart  to  execute  the  sentence,  and he decided to wait a bit longer.  However in the back of his mind he always wanted to discover the father. The child was growing up to be beautiful and strong,  and he was so cheerful that no one held a candle to him.   After one year the king,  hoping to reveal the father,  ordered all of  the men in  the Isle of Coco,  noble and peasants,  handsome  and ugly,  young and old,  rich and poor, to come to  his palace,  for  the first  birthday  of  his grandson: everyone was required to bring fruit or  a flower  for the child.
So they all arrived,  passed before the king and sat down  to the right, to the left, and down the hall according to their rank.
Going to the royal palace  a young fellow  ran into  Madmat, and  asked him:  "Where  are you going Mat?  Why  don't  you  obey the king's order and come to the palace with a  small gift?".  Madmat answered:  "Whatever  do  you think  I  can  do  among  that fair company?  Don't you see I'm poor and  ugly,  I haven't even got a garment to cover  myself with?  Do you really think that  I could fit among so many gentlemen and knights?  I won't come". Then the young fellow teasing him a little said:  "Come with me, I'll give you a garment. Maybe the child is yours, heaven only knows!".
So they all arrived,  passed before the king and sat down  to the right, to the left, and down the hall according to their rank. Going to the royal palace  a young fellow  ran into  Madmat, and  asked him:  "Where  are you going Mat?  Why  don't  you  obey the king's order and come to the palace with a  small gift?".  Madmat answered:  "Whatever  do  you think  I  can  do  among  that fair company?  Don't you see I'm poor and  ugly,  I haven't even got a garment to cover  myself with?  Do you really think that  I could fit among so many gentlemen and knights?  I won't come". Then the young fellow teasing him a little said:  "Come with me, I'll give you a garment. Maybe the child is yours, heaven only knows!".
So Madmat went to his house and got dressed, then  he picked up an apple and followed his friend to the palace; he went upstairs, but he stood behind the door, so as to be seen by no one.  When all of them had arrived and had sat down,  the king ordered to bring the child into  the hall,  hoping  that  the  guilty one would be someway discovered,  due to the bond  between father and child.
The nurse came  with  the child in  her arms  and everyone cooed over him, offering either a flower or fruit, but the child pushed everyone away with  his little hand.  Going to and  fro the nurse also came to the door:  in that  very moment Mat's  apple dropped from his hand  rolling on  the ground.  Laughing the child cocked his head  and bent  his body to get it,  nearly falling  from the nurse's arms,  but she didn't noticed this and went on walking to and fro.  Then  she arrived again  at  the  door,  and  the child laughing cheerfully pointed at the apple: the nurse  picked it up and gave  it  to  him.  Becoming  aware of  this  the king asked: "Nurse,  who  is there behind the door?".  She  answered: "Just a ragamuffin,  Your Majesty!".  The king ordered that he be brought forward and looking closely at  him  recognized the ragamuffin as Madmat.  Meanwhile the child smiling flung his little arms around his father's neck  and covered him with kisses: Madmat blushed. Seeing this  the king felt his blood boiling  and,  after having sent home all of  the others,  he condemned Madmat,  the princess and their child to death.  But the queen, wise and prudent as she was,   told him it was  not right for a king  to  stain his hands with his  own blood.  Rather he should order  an enormous barrel, put them inside and throw them into the sea,  allowing destiny to take its course without them suffering too much.  The  king liked this advice and as soon  as the barrel was made  he  put them all together inside,  with a basketful  of  bread,  a  flask  of good Chianti and a  crate of raisins  and figs.  They were thrown into the high seas,  and   everyone thought that crashing into  a rock they would surely drown or become some fish's dinner.
The poor princess felt  herself violently shaken  by the billows of  the stormy  sea,  and seeing  neither sun  nor  moon  she was desperate,  sobbng for her misfortune. The child often cried and she gave him raisins and figs, so that he would sleep. But Madmat didn't worry about anything and was only  thinking  of eating all the bread and drinking all the wine.  At last, seeing him in this way,  Juliet said:  "Oh, Mat! Don't you see, innocent as I am, it is your fault that I suffer this punishment?  And you're laughing like  a madman,  eating and drinking,  without  caring  about the danger we are in!".  Madmat answered her: "It's not my fault what happened to us, it's your fault, 'cause you laughed and mocked me and you were always making fun of me! But be happy, because we'll soon get out of the barrel".  "I think you're quite  right", said Juliet,  "We'll get out  of  the  barrel  because  it  will break against a rock and we'll  drown".   "Shut up", said Mat, "because I've got a secret,  and if you knew my secret you'd  stand gaping out of wonder and maybe you'd really like it". The princess said: "And whatever  could this  secret  be,  Mat, which could  free us from this danger?". He answered:

If you wish that I speak,
give me raisins and figs!

The princess  Juliet  took  raisins and figs  and graciously fed him,  and Madmat told her: "Seriously, Juliet, I have a fish, who always  does  what  I wish  and order,  and there  is  nothing he wouldn't  do  if  he knew that  we run  the risk of dying.  It is because of his magic art and virtue that you became with child by me".  Then Juliet  said:  "This is a very curious  story, Mat, if you're telling the truth.  But what  is the name of  this fish?". "He is named Tunafish",  Mat answered.  She said: "If you please, Mat,  tell him to obey me as he obeys you,  tell him to do what I ask him".

If you wish that I speak,
give me raisins and figs!

After having been fed  again Madmat called the  Tunafish and said to him: "From now on you have to grant every wish of the princess Jiuliet as you grant mine!".  As soon  as she had  power over the Tunafish,  the princess  said:  "First of  all,  I wish  that our barrel land on one of  the most  fair and peaceful islets  in  my father's kingdom,  secondly I  wish that Mat be  transformed from ugly and mad to the most beautiful and wise  young fellow  in the world.   Thirdly I wish that on the islet there be built for us a very rich  palace,  with wonderful loggias,  balconies, halls and rooms,  and behind the palace  there must be a  secret delightful garden,  full of trees of every kind,  with a fountain from which one  could sometimes drink very  fresh water and  at  other times savour choice wine.   Finally I wish  that in the center  of this garden  there be  a tree  where   golden apples would  grow". The Tunafish  darted and  with the bat  of an eyelash every  wish was granted.
As time passed the king and the queen, because of the loneliness that  they  felt  without their  only  daughter,  became  full of melancholy,  sure that  she and her poor  child had  already been devoured by the fish in the sea.  So  they decided to leave  on a pilgrimage hoping to lift the weight  they felt in  their hearts. They commissioned a beautiful ship  filled  to the  brim and they left with the wind in their sails.
Shortly after they had left,  they saw far off in the distance a rich  and noble palace  erected on an islet;  as it was  in their kingdom they became curious to visit it. So they ordered the ship to be docked, they dropped anchor, and went down to the islet. As soon as Madmat and Juliet saw them arriving, they ran to meet and welcome them,  but the king and the queen  didn't recognize them, because they had changed.  They went to the palace  and looked at everything,  admiring and praising it very much,  after they went down a secret staircase to the wonderful garden, which filled the king  and the queen of  the Isle  of Coco with  wonder: they said that  in  their whole  lives  they  had  never  seen  anything so enchanting.
In the garden  there was a  tree  on  which  were  hanging three golden apples,  sparkling under the sun,  cared for by a guardian night and day by  order of  the princess.  Goodness  knows  how a golden  apple managed to  slip  into  the bosom of  the king, who didn't realize  it.  When the king wished to  leave, the guardian went to  Juliet  and told  her:  "Lady,  one of  the three golden apples,  the most beautiful,  is missing,  and I can't understand who has stolen  it".  So  Juliet  ordered the  guardian  to check everyone carefully,  because that apple was far too precious: the guardian did  it,  but  with  no  success.  The  princess Juliet, allowing her anger to be shown,  told the king:  "Your Majesty, I beg  your  pardon,  but  we  have  to check you  too, because the missing  golden apple  has a higher  value for me  than any other fruit".  The king,  who  didn't  understand  what  was happening, knowing that he hadn't picked  it,  untied his garment: and there the  golden  apple came  rolling out at  his feet.  The  king was astonished and he  couldn't  utter a word,  not  knowing how that wonderful fruit had come into  his possession.  Then the princess said: "O king, we have heartily welcomed you with great kindness, paying you every respect that  your  Majesty merits,  and what do you  do?  To reward us for our graciousness,  you  have taken the most precious apple in  our garden on the sly!  I find  you quite ungrateful!". Being innocent the king, ashamed, tried to convince her that he  didn't steal  anything,  until the princess said: "I should believe you are innocent  about the apple which  fell from your  bosom,  but  you  didn't  believe  that  your  daughter was innocent when  her child was born!  Now  it  must  be  known: I'm Juliet,  unhappily thrown into the high seas with  Madmat and the child,  all of us condemned to a cruel death by  you". With tears in her eyes  Juliet  revealed  all:  "This is the innocent child, born out of no fault of mine,  and this is Madmat, who has become very wise thanks to the power of a fish named Tunafish".
What a beautiful surprise for the king and the queen of the Isle of Coco!  They had mourned their dead daughter, and now they were seeing her alive with her child and happily married to  a dashing young fellow!  Shedding  tears  of joy,  they kissed and embraced tenderly for a long   time,  unable  to  satiate themselves. Then they told the king how  the Tunafish had  transformed Madmat and had built the noble wonderful palace.  After  days of celebration they all set sail on the king's ship and went back to the Isle of Coco,  where Madmat went immediately to hold his old mommy in his arms,  and the poor widow  nearly died from  surprise, seeing him alive, autiful, wise and a prince.
For a long  time holidays and celebrations  went on in  honor of their joyous return in the Isle of Coco,  and from then on Madmat and Juliet lived happily ever after. When the old king died, they ascended  to  the  throne  and  reigned  forever  in   peace  and prosperity.




___________________________________________
TESTO
© Adalinda Gasparini 1996, da Giovan Francesco Straparola (1554–1557) Le piacevoli notti. Notte terza, favola I.
Giovan Francesco Straparola,
Le piacevoli notti. A cura di Donato Pirovano. Roma: Salerno Editrice, 2000. 2 Tomi. Tomo I, pp. 165-177.
Vedi online: http://www.intratext.com/IXT/ITA2969/_INDEX.HTM; consultato l'11.11.11.
Versione inglese
Adalinda Gasparini 2010 .
___________________________________________

IMMAGINE Warwick Goble: Giambattista Basile. Stories from the Pentamerone. E. F. Strange, editor. Warwick Goble, illustrator. London: Macmillan & Co. 1911.
Fonte: http://www.all-art.org/world_literature/images/p/goblepent31.jpg; consultato il 24 ottobre 2011. 
___________________________________________
NOTE

Peruonto
Giambattista Basile ha tratto molti motivi da questa fiaba per Peruonto, Trattenemiento terzo de la iornata primma del Cunto de li cunti. Per leggere la fiaba di Basile online, vedi http://www.bibliotecaitaliana.it/; consultato il 19 maggio 2011.

...Che ordinasse una botte, grande il più possibile, per metterceli dentro e buttarli in mare, perché senza troppo patire andassero al loro destino. Per il concepimento magico, e per l'abbandono della madre innocente da parte del padre di lei, la fonte di Straparola è da riconoscere nella storia di Danae, del padre re Acrisio, e del figlio Perseo, nelle Metamorfosi di Ovidio, Libro IV.
Le mele d'oro con le quali la protagonista della fiaba mostra al re il suo errore si trovano nella storia di Perseo, quando l'eroe, dopo aver decapitato Medusa, giunge da Atlante che le custodisce gelosamente nei suoi giardini.
La diffusione delle Metamorfosi ovidiane, vera e propria enciclopedia del mito classico, era universale nel Medioevo, e tale sarebbe restata fino al secolo XVIII.

Anchor che chiaro il mostri nel sembiante,
Ma che l’habbia la figlia generato

Di qualche ardito, e temerario amante.

E per fuggir di novo il tristo fato,

Rinchiude lei co’l figlio in uno istante

Dentro un’arca ben chiusa, e in mar la getta,

E crede al Re del mar la sua vendetta.

(Traduzione di Giovanni Andrea dell'Anguillara [1563];
http://it.wikisource.org/wiki/Le_Metamorfosi/Libro_Quarto; ultimo accesso: 20 aprile 2012)




 © Adalinda Gasparini
Posted 10 January 2003
Last updated: 14 June 2012