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LIRICI GRECI DEL VII SEC. A.C.

ARCHILOCO


SAFFO
 
ALCEO

ALCMANE

  ADALINDA  GASPARINI & CLAUDIA CHELLINI
SAFFO
LESBO 630-570 A.C.

ALCEO
LESBO 630-570 A.C.

ARCHILOCO
PARO, CICLADI 680-645 A.C.
 
ALCMANE
SARDI VII SEC A.C.



SAFFO


LA COSA PIÙ BELLA
Οἱ μὲν ἰππήων στρότον οἰ δὲ πέσδων
οἰ δὲ νάων φαῖσ' ἐπ[ὶ] γᾶν μέλαι[ν]αν
ἔ]μμεναι κάλλιστον, ἔγω δὲ κῆν' ὄτ-
τω τις ἔραται.
C'è chi dice che la cosa più bella sull'oscuro mondo
è un esercito di cavalieri, chi di fanti,
chi una flotta di navi, io invece dico che è
quel che si ama.


A ME PARE UGUALE AGLI DEI
φαίνεταί μοι κῆνος ἴσος θέοισιν
ἔμμεν’ ὤνηρ ὄττις ἐνάντιός τοι
ἰσδάνει καὶ πλάσιον ἆδυ φωνεί-
σας ὐπακούει,
 
καὶ γελαίσας ἰμέροεν, τό μ’ ἦ μὰν
καρδίαν ἐν στήθεσιν ἐπτόαισεν.
ὠς γὰρ ἔς σ’ ἴδω βρόχε’ ὤς με φώναι-
σ’ οὐδ’ ἒν ἔτ’ εἴκει,
 
ἀλλὰ κὰμ μὲν γλῶσσα ἔαγε, λέπτον
δ’ αὔτικα χρÈῷ πῦρ ὐπαδεδρόμηκεν,
ὀππάτεσσι δ’ οὐδ’ ἒν ὄρημμ’, ἐπιρρόμ-
βεισι δ’ ἄκουαι,
 
ἔκ δέ μ’ ἴδρως κακχέεται, τρόμος δὲ
παῖσαν ἄγρει, χλωροτέρα δὲ ποίας
ἔμμι, τεθνάκην δ’ ὀλίγω ‘πιδεύης
φαίνομ’ ἔμ’ αὔτᾳ.
A me pare uguale agli dei
chi a te vicino così dolce
suono ascolta mentre tu parli


e ridi amorosamente. Subito a me
il cuore si agita nel petto
appena ti vedo, e la voce


si perde sulla lingua inerte.
Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
e ho buio negli occhi e il rombo
del sangue nelle orecchie.

E tutta in sudore e tremante
come erba patita scoloro:
e morte non pare lontana
a me rapita di mente.



TRAMONTATA È LA LUNA
Δέδυκε μὲν ἀ σελάννα
καὶ Πληΐαδες· μέσαι δὲ
νύκτες, παρὰ δ’ ἔρχετ’ ὤρα·
ἔγω δὲ μόνα κατεύδω.
Tramontata è la luna,
tramontate le Pleiadi,
è notte fonda, fuggita è l'ora
e io dormo sola.


Ἔρος δ' ἐτὶναξέ μοι
φρέναϛ, ὠϛ ἄνεμοϛ κὰτ ὄρος δρύσιν ἐμπέτων.
Eros mi scuote il cuore in petto,
come il vento percuote le querce sul monte.


Ἔροϛ δηὖτέ μ' ὀ λυσιμέληϛ δόνει
γλυκύπικρον ἀμάχανον ὄρπετον
Di nuovo mi scuote Eros lo Scioglimembra
dolceamara imbattibile belva




SAFFO, RIFERIMENTI E NOTE




La cosa più bella
Frammento 16 Lobel-Page, primi versi. Traduzione nostra.
Nessuna legittimazione conforta chi ama qualcosa. Saffo riconosce che il soggetto è il solo autore della passione, per le cose o le attività umane, come per le persone.


A me pare uguale agli dei
Frammento 31 Voigt, strofe saffica. Traduzione di Salvatore Quasimodo.
Trasmesso dal Trattato del Sublime, Περὶ Ὕψους, Pseudo Longino, I sec. che lo cita come capolavoro della poesia amorosa perché non risolve il tema amoroso nella bellezza ma nella tempesta vissuta da chi è travolto dall'amore.
Il soggetto, indifeso di fronte alla forza della passione che non tocca l'oggetto d'amore né chi ha accanto, si perde - come vicino alla morte - ma allo stesso  tempo scrive e canta, e forse tocca, come il mistico, la radice del proprio essere.
Ricordiamo l'attenzione che dedica Elvio Fachinelli all'essere fuori di sé (vedi Sulla spiaggia, 1985, http://www.alaaddin.it/estasi_laica.html#SULLA_SPIAGGIA). Osserviamo che l'essere fuori di sé esprime una condizione estatica, ma anche e più spesso una condizione alterata, priva di controllo, in senso negativo, comunemente indotta da varie droghe. Ricordiamo che il termine mentecatto, sinonimo di folle, dissennato, imbecille, è composto dalle parole latine mens e captus, mente quindi presa da qualcuno o qualcosa, caratteristica di un soggetto spossessato della mente. Si tratta quindi di un allentamento del controllo, condizione dell'innamoramento, dell'estasi, dell'alterazione indotta dalle droghe, della demenza e della follia.
Elvio Fachinelli si interroga come psicoanalista sulla condizione estatica come esperienza di allentamento del controllo che non implica affatto una perdita di sé. Allo psicoanalista freudiano e alle Estasi laiche si è dedicato un convegno a Firenze, il 18 settembre 2010: http://www.alaaddin.it/estasi_laica.html. Nella pagina, oltre al succitato Sulla spiaggia, si trova questa definizione delle situazioni estatiche che danno gioia:
Diciamo che ci troviamo di fronte a un'attenuazione o abolizione dell'io cosciente, cui si accompagna nello stesso tempo il senso di un inglobamento, di un'immersione o dissoluzione in un altro stato, più grande o più bello o più vero in assoluto. Questa situazione, in cui l'io è alla lettera fuori di sé, comporta variabili modificazioni delle categorie di tempo, spazio e causalità e, pur essendo spesso preceduta da timori e da angosce, ha in sé un senso di gioia perlopiù ritenuta indicibile. Eppure, chi l'ha provata è di solito portato a parlarne, perché l'esperienza è vissuta come un'acquisizione importante, se non la più importante della vita. E per parlarne bisogna ammettere che, anche nel più profondo annegamento, l'individuo fosse in qualche modo presente. (Elvio Fachinelli, La mente estatica; Milano: Adelphi 1989 [terza edizione 2009]; p. 103)
Scopo di questo lavoro, disordinatamente registrato in questo sito, è esplorare le radici del soggetto come autopercezione di sé, nelle forme narrative e poetiche che tengono senza chiedere una legittimazione esterna, sia familiare, sia politica, sia medica, sia religiosa. Riconosciamo nella lirica greca del VII secolo a. C. e in tutti i fenomeni culturali che siamo andati raccogliendo da quasi nove lustri, e che stiamo ordinando, deo concedente, una stanza familiare che ci conforta. Qualcosa di simile alla stanza separata di un libro di Cesare Garboli che abbiamo studiato e amato negli anni del liceo, una stanza con porte e finestre che si possono chiudere e aprire, nella quale è una gioia ricevere convivialmente altre e altri, dove sperimentare, fugacemente o a lungo, simposi periferici, sia improvvisati sia preparati.
La  questione delle radici del soggetto richiama l'immagine esiodea del luogo dove gli dei olimpici sprofondarono i titani ribelli. Certo è il luogo del rimosso, di quanto non permette l'ordine olimpico del cosmo, ma insieme ai titani ribelli, ribelli come i geni che rifiutando l'Islam venivano imprigionati nei vasi di rame da Salomone e gettati in mare, si trovano le radici di tutte le cose, che sono anche le radici degli dei e delle parole con le quali si nominano:
qui sono le scaturigini e le estremità della Terra tenebrosa,
del Tàrtaro nebuloso, del Mare mai stanco
del Cielo ammantato di Stelle, una segue l'altra, terribili,
ammuffite, che fanno inorridire persino gli dei,
immane abisso... (Teogonia, vv. 736-740)

Leggi anche gli altri versi dedicati all'immane abisso, 717-749:
http://www.alaaddin.it/greche/index.html#715



Tramontata è la luna
Frammento 168b Voigt, tetrametri ionici a maiore; traduzione nostra.


Eros mi scuote Frammento 47 Voigt, pentametri eolici; traduzione nostra.


Eros lo Scioglimembra
Frammento 130 Voigt; traduzione nostra.
       Eros dolciamaro
       e il Simposio di Platone
Per chi abbia consuetudine col Simposio di Platone è impossibile non riconoscere in questo frammento una forma di anticipazione della natura di Eros, figlio di Poros e Penia, come è descritto nel discorso di Socrate che riferisce il discorso di Diotima.
       Eros Scioglimembra
       e la Teogonia di Esiodo

L'epiteto di Eros λυσιμέληϛ è già in Esiodo, vedi,in questo sito: Teogonia, vv.119-121.
http://www.alaaddin.it/greche/index.html#115
       Eros come belva
       e Amor et Psyche di Apuleio
Amore è qualificato come belva, ὄρπετον, parola che significa anche serpente, anche nella favola di Amor et Psyche, dove l'oracolo destina la bellissima mortale a uno sposo tremendo e non umano: saevum atque ferum vipereumque malum.
Quando le sorelle invidiose incitano Psiche a scoprire l'amante segreto le dicono che potrebbe essere un enorme serpente che la cura per divorarla con il bambino che nascerà.
Poi, quando Psiche illumina lo sposo vede omnium ferarum mitissimam dulcissimamque bestiam.
Per leggere la favola di Apuleio in questo sito: http://www.alaaddin.it/_TESORO_FIABE/AF/AF_L_ii_Asinus_aureus.html
Se le fiabe hanno una sorgente, Amore e Psiche è la sorgente delle fiabe diffuse in tutto il mondo del tipo La Bella e la Bestia.
Per andare direttamente all'e-book de La Belle et la Bête di Jeanne-Marie Leprince de Beaumont (1757), col testo a fronte de La Bella e la Bestia di Carlo Lorenzini (1876): https://www.fairitaly.eu/joomla/Fabulando/Bella-bestia/mobile/index.html; questa e altre sette fiabe dello stesso tipo si aprono con un click sui titoli della Carta del Castello dell'amore imposto: https://www.fairitaly.eu/joomla/Fabulando/Castello-IT.html; fanno parte di Fabulando-Carta fiabesca della successione: https://www.fairitaly.eu/joomla/Fabulando/Cartasuccessione-IT.html.




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a cura di Adalinda Gasparini e Claudia Chellini
Online dal 17 febbraio 2024