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FIABE ANTICHE E MOTIVI FIABESCHI
SCELTA E NOTE DI
ADALINDA GASPARINI

SEC. XVI
LE PIACEVOLI NOTTI
DI GIOVAN FRANCESCO STRAPAROLA






PSICOMAPPA
PSICOMAPPA

                                                                                                                                                                                                                              

MALGHERITA E IL CALOGERO



Amore, si come io trovo da gli uomini savi prudentissimamente descritto, niuna altra cosa è che una irrazionabile volontà, causata da una passione venuta nel cuore per libidinoso pensiero. I cui malvaggi effetti sono disipamento delle terrene ricchezze, guastamento delle forze del corpo, disviamento dell' ingegno, e della libertà privazione. In lui non è ragione, in lui non è ordine, in lui non è stabilità alcuna. Egli è padre de' vizii, nemico della gioventù, e della vecchiezza morte: e rade volte o non mai gli è conceduto felice e glorioso fine, sì come avenne ad una donna della famiglia Spolatina, la qual, sottoposta a lui, miseramente fini la vita sua.
Ragusi, valorose donne, chiarissima città della Dalmazia, è posta nel mare, ed ha non molto da lungi una isoletta comunalmente chiamata l'Isola di Mezzo, dove è un forte e ben fondato castello, e tra Ragusi e la sopradetta isola è un scoglietto, dove altro non si trova se non una chiesa assai picciola con un poco di capanna mezza coperta di tavole. Quivi non abitavano persone per esser il luoco sterile e di cattiva aria, eccetto un calogero, Teodoro chiamato, il quale per scargamento de' peccati suoi divotamente serviva a quel tempio. Costui, non avendo il modo di sostentare la vita sua, andavasi quando a Ragusi e quando alla Isola di Mezzo, e mendicava.
Avenne che sendo un giorno Teodoro nell' Isola di Mezzo e mendicando il pane secondo il costume suo, trovò quello che mai non s'avea imaginato trovare. Impercioché se gli fé incontro una vaga e leggiadra giovane Malgherita nomata; la qual veggendolo di forma bello e riguardevole, considerò tra se stessa lui esser uomo più tosto da essercitarsi ne' piaceri umani, che darsi alla solitudine. Onde Malgherita si fieramente nel cuore 1' abbracciò, che giorno e notte ad altro non pensava che a lui. Il calogero, che di ciò ancora non s'avedeva, continuava il suo essercizio di mendicare e spesso se n'andava alla casa di Malgherita, e chiedevale limosina. Malgherita del lui amore accesa facevagli limosina, non però osava scoprirgli il suo amore. Ma amore, che è scudo di chiunque volontieri segue le sue norme, né mai gli manca d'insegnar la via di pervenire al desiderato fine, diede alquanto di ardire a Malgherita, e accostatasi a lui, in tal guisa disse:
- Teodoro, fratello e solo refrigerio dell'anima mia, tanta è la passione che mi tormenta, che se voi non mi prestate aiuto, presto mi vederete di vita priva. Io infiammata del vostro amore, non posso più resistere all' amorose fiamme. Ed accioché voi di mia morte non siate cagione, mi prestarete subito soccorso -; e queste parole dette, si mise fortemente a piagnere.
Il calogero, ch'ancor non s'aveva aveduto ch'ella 1'amasse, restò come pazzo. Ma rassicurato alquanto ragionò con lei; e sí fatti furon e' ragionamenti loro, che lasciate da canto le cose celesti, nell'amorose entrarono, né altro li restava se non il comodo di trovarsi insieme e adempir la lor bramosa voglia. La giovane, che era molto accorta, disse:
- Amor mio, non dubitate ché io vi dimostrerò il modo ch'arremo a tenere. Il modo sarà questo: voi in questa sera a quattro ore di notte porrete un lume acceso alla finestra della capanna vostra e io, quello veduto, immantenenti verrommi a voi -.
Disse Teodoro:
- Deh, come farai tu, figliuola mia, a passar il mare? Tu sai che né io né tu avemo navicella da traghiettare, e mettersi nelle altrui mani sarebbe molto pericoloso all'onore e alla vita d'ambiduo -.
Disse la giovane:
- Non dubitate punto, lasciate la cura a me, percioché io trovai la via di venire a voi senza pericolo di morte e di onore: io veduto il lume acceso me ne verrò a voi nuotando, né alcuno saprà e fatti nostri -.
A cui Teodoro:
- Egli è pericolo che non t'attuffi nel mare, percioché tu sei giovanetta e di poca lena, e il viaggio è lungo e ti potrebbe agevolmente mancare il fiato, e sommergerti.
- Non temo - rispose la giovane - di non mantener la lena, percioché io nuoterei a gara d'un pesce -.
Il calogero, vedendo il suo fermo volere, accontentò; e venuta la buia notte secondo il dato ordine accese il lume, e apparecchiato un bianchissimo sugatoio, con grandissima allegrezza aspettò la desiderata giovane. La quale, veduto il lume, s'allegrò, e spogliatasi le sue vestimenta, scalza e in camiscia sola n'andò alla riva del mare, dove trattasi la camiscia di dosso e ravoltala a lor guisa in testa, s'aventò nel mare; e tanto le braccia e i piedi nuotando distese, che in men d'un quarto d'ora aggiunse alla capanna del calogero che l'aspettava. Il quale, veduta la giovane, la prese per la mano e menolla nella sua mal coperta capanna, e preso il sugatoio come neve bianco con le proprie mani da ogni parte l'asciugò; indi condottala nella sua colletta e postala sopra un letticello, presso lei si coricò e seco prese gli ultimi frutti d'amore. I duo amanti stettero due grand'ore in dolci ragionamenti e stretti abbracciamenti, e la giovane molto paga e contenta dal calogero si parti, lasciando però buon'ordine di ritornare a lui.
La giovane, che già era assuefatta a i dolci cibi del calogero, ogni volta ch'ella vedeva il lume acceso, a lui nuotando se n'andava. Ma 1'empia e cieca fortuna, mutatrice di regni, volvitrice delle cose mondane, nemica di ciascun felice, non sofferse la giovane lungo tempo il suo caro amante godere, ma come invidiosa dell'altrui bene s'interpose e ruppe ogni suo disegno. Impercioché sendo 1'aria da noiosa nebbia d' ogn' intorno impedito, la giovane, che aveva veduto l'acceso lume, si gettò nel mare e nuotando fu da certi pescatori, che poco lontano pescavano, scoperta. I pescatori, credendo lei esser un pesce che nuotasse, si misero intentamente a riguardare e conobbero lei esser femina, e videro lei nella capanna del calogero smontare. Di che si maravigliarono assai. E presi e' lor remi in mano aggiunsero alla capanna, dove postisi in aguaito, tanto aspettarono che la giovane usci fuori della capanna, e nuotando se n' andava verso l'Isola di Mezzo. Ma la meschinella non seppe tanto occultarsi, che da' pescatori non fusse conosciuta.
Avendo adunque e' pescatori scoperta la giovane e conosciuto chi ella era, e veduto più volte il periglioso passaggio e compreso il segno dell'acceso lume, deliberarono più fiate tra se stessi tenere il fatto occulto. Ma poscia considerato il scorno che poteva avenire all'onesta famiglia, e il pericolo di morte in cui la giovane incapar poteva, mutorono openione, e al tutto tal cosa a' fratelli della giovane deliberarono palesare; e andatisene alla casa delli fratelli di Malgherita, di punto in punto gli raccontaro il tutto. I fratelli, udita e intesa la trista nuova, creder non lo poteano, se prima con propri occhi tal cosa non vedeano. Ma poscia che di tal fatto furono chiari, deliberarono di farla morire, e fatto tra loro deliberato consiglio, quello essequirono. Impercioché il minor fratello nel brunir della sera ascese nella navicella e chetamente solo al calogero se n'andò, e a quello richiese che per quella notte l'albergo non gli negasse, percioché gli era avenuto un caso, per lo quale stava in gran pericolo d'esser preso e per giustizia morto. Il calogero, che conosceva lui esser fratello di Malgherita, benignamente il ricevette, e carecciollo, e tutta quella notte stette seco in varii ragionamenti, dichiarandogli le miserie mondane ed e' peccati gravi che mortificano l'anima e fannola serva del diavolo.
Mentre che '1 minor fratello co 'l calogero dimorava, gli altri fratelli nascosamente uscirono di casa, e presa un' antennella e il lume, montarono in nave e verso la capanna del calogero se n'andarono; e aggiunti che furono, drizzarono l'antennella in piede, e sopra quella posero l'acceso lume, aspettando quello avenir potesse. La giovane veduto il lume acceso, secondo il suo costume si mise in mare, e animosamente nuotava verso la capanna. E' fratelli, che chetti ci stavano, udito il movimento che Malgherita nell'acqua faceva, presero i lor remi in mano e chettamente col lume acceso si scostorono dalla capanna, e senza esser da lei sentiti, né per la scura notte veduti, pian piano cominciarono senza far strepito alcuno vogare. La giovane, che per la buia notte altro non vedeva fuori che l'acceso lume, quello seguiva. Ma i fratelli tanto si dilungarono che la condussero nell'alto mare, e calata giú l' antenna, estinsero il lume. La miserella non vedendo pi
ú il lume né sapendo dove si fusse, già stanca per lo lungo nuotare si smarrí, e vedendosi fuori d'ogni soccorso umano, s'abbandonò del tutto e come rotta nave fu ingiottita dal mare. I fratelli, che vedevano non esser piú rimedio al suo scampo, lasciata l'infelice sorella nel mezzo delle marine onde ritornarono a casa. Il fratello minore, fatto il chiaro giorno, rese le debite grazie al calogero per le accoglienze fatte e da lui si partí.
Già si spargeva la trista fama per tutto il castello che Malgherita Spolatina non si trovava. Di che e' fratelli fingevano averne grandissimo dolore, ma dentro del cuore sommamente godevano. Non varcò il terzo giorno che il corpo morto della infelicissima donna fu dal mare alla riva del calogero gettato. Il quale vedutolo e conosciutolo, poco mancò che non si privasse di vita. Ma presolo per un braccio, niuno però avedendosi, lo trasse fuori de l'onde e portollo dentro in casa, e gettatosi sopra il morto viso, per lungo spazio lo pianse e di abondantissime lagrime il bianco petto coperse, assai volte in vano chiamandola. Ma poscia che ei ebbe pianto, pensò di darle degna sepoltura e aiutare con orazioni, con digiuni e con altri beni l'anima sua. E presa la vanga, con cui alle volte vangava il suo orticello, fece una fossa nella chiesetta sua e con molte lagrime le chiuse gli occhi e la bocca, e fattale una ghirlanda di rose e viole, gliela pose in capo; indi datale la benedizzione e basciatala, dentro la fossa la mise e con la terra la coperse. E in tal guisa fu conservato l'onor di fratelli e della donna, né mai si seppe quello di lei ci fosse.




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RIFERIMENTI




Testo

Giovan Francesco Straparola (1554–1557) Le piacevoli notti. A cura di Donato Pirovano. Roma: Salerno Editrice, 2000. 2 Tomi. Notte settima, Favola II. Tomo II, pp. 486–493.

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IMMAGINE
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NOTE

E apparecchiato un bianchissimo sugatoio...
...E preso il sugatoio come neve bianco con le proprie mani da ogni parte l'asciugò...
La prosa di Straparola non tende ai vertici letterari del grande maestro del Decameron, ma contiene momenti di finezza psicologica e di tenerezza come questo, che dipinge il povero calogero che prepara un telo bianco come la neve per asciugare la sua Malgherita.

Deliberarono di farla morire... Anche i fratelli di Lisabetta da Messina, e il principe padre di Ghismonda causano, seppur non deliberatamente, la morte della sorella e della figlia.

Lo trasse fuori de l'onde e portollo dentro in casa, e gettatosi sopra il morto viso, per lungo spazio lo pianse e di abondantissime lagrime il bianco petto coperse, assai volte in vano chiamandola. Qui, come nel sogno di Lisabetta da Messina, quando Lorenzo le appare dicendole di non chiamarlo più, perché è morto, si avverte un riferimento al sogno di Alcione nelle Metamorfosi di Ovidio, probabilmente mediato dalla novella di Boccaccio, ma anche direttamente riferito al testo ovidiano, per quel gettarsi dell'amante sul volto dell'amata. Le lacrime dell'amante coprono il viso e il bianco petto dell'amata come le lacrime di Lisabetta da Messina e di Ghismonda coprono il viso e il cuore dell'amato.





PSICOMAPPA DI MALGHERITA E IL CALOGERO

TEMA
PELLE D'ASINO
La novella ricorda quella di Lisabetta da Messina, per l'amore e il destino straziante della protagonista, e per la mancanza di pietà dei fratelli, qui ancora più crudeli. Il tema di Pelle d'Asino per analogia con la stessa novella, dipende dal fatto che i fratelli non l'avevano fatta sposare.
ATTANTE SOGGETTO
MASCHILE E FEMMINILE

MOTIVI
ARCHÈ PADRE ASSENTE
MADRE ASSENTE
La madre non è neppure nominata, né ci sono altre figure che soccorrono Malgherita e il calogero, né che dissuadono i fratelli dalla loro determinazione a coprire la violazione della legge violandola loro stessi.
ASIMMETRICI
PERSECUZIONE
DA MASCHILE
A FEMMINILE
Non viene detto quanti erano i fratelli, certo almeno tre, ed esercitano verso Malgherita una crudeltà degna di un marito geloso.
SIMMETRICI
PROVA O RICERCA ESIGENTE MASCHILE AGENTE FEMMINILE
Il corpo di Malgherita, come per una pietà del destino torna dal suo amante, come chiedendo sepoltura. Malgherita aveva chiesto al calogero Teodoro di aiutarla a non morire ricambiando il suo amore.
TÈLOS UNIONE TOMBALE
Anche se i due amanti alla fine della storia non vengono sepolti insieme, il calogero Teodoro tiene sempre con sé nella sua chiesetta il corpo di Malgherita.