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ADALINDA GASPARINI              PSICOANALISI E FAVOLE
LEGGERE E RILEGGERE IL DECAMERON IN TEMPO DI GUERRA, PANDEMIA E CRISI CLIMATICA
GIORNATA SECONDA

NELLA QUALE,
SOTTO IL REGGIMENTO DI FILOMENA, SI RAGIONA DI CHI, DA DIVERSE COSE INFESTATO,

 SIA OLTRE ALLA SUA SPERANZA RIUSCITO A LIETO FINE






Novella prima Novella.seconda
Novella terza
Novella quarta Novella quinta
Novella sesta
Novella settima
Novella ottava
Novella nona
Novella decima
Neifile
Filostrato
Pampinea
Lauretta
Fiammetta
Emilia
Panfilo
Elissa
FILOMENA
Dioneo
Martellino
finto miraco-lato appeso
Rinaldo derubato salvato da una vedova
Tre giovani ritornano ricchi per matrimonio
Landolfo derubato salva-to dalla corfiota
Andreuccio da Perugia beffato trova un rubino I caprioli di Madama Beritola
Alatiel sposa vergine dopo nove uomini Sfortuna e for-tuna del conte d'Anguersa Bernabò e la moglie innocente
La moglie rubata prende il ladro per marito


Seconda giornata nella quale si racconta come una situazione assolutamente disgraziata possa contenere elementi salvifici, di cui il soggetto può usufruire a patto che non  consideri una punizione definitiva e personale lo scherzo del destino che lo ha messo in una condizione tanto svantaggiata. Considerare come punizione o premio gli eventi che dipendono dal caso, e accadono quando Dio si è ritirato nel suo sabato, significa restare in una dipendenza infantile, che si manifesta sia come cieca sottomissione che come cieca ribellione. Bisogna accettare che Dio si sia ritirato nel suo sabato, che lo abbia fatto molte volte senza che ce ne rendessimo conto, bisogna che accettiamo la nostra solitudine. Se è terrificante scoprire che nessuno è al timone, si può però comprendere che il timone è frutto di fantasia come il timoniere. Ne consegue una osservazione scientifica - la propria imbarcazione viaggia senza timoniere - e una ricerca scientifica: esiste qualche dispositivo che ci consente di mantenere una buona rotta, o, avendola persa, di ritrovarla? (Peretola, 15 ottobre 2022)

DALL'INTERVENTO DEL NARRATORE DI SECONDO GRADO
 Alla fine della prima giornata Dioneo aveva parlato così a Filomena: che io a questa legge non sia costretto di dover dire novella secondo la proposta data, se io non vorrò, ma qual più di dire mi piacerà. E acciò che alcun non creda che io questa grazia voglia sì come uomo che delle novelle non abbia alle mani, infino da ora son contento d'esser sempre l'ultimo che ragioni. Filomena d'accordo con tutti gli altri glielo accorda, sapendo che Dioneo questo non chieder se non per dovere la brigata, se stanca fosse del ragionare, rallegrare con alcuna novella da ridere.

click di seguito sui titoli delle novelle per leggerle online (wikisource)

GIORNATA SECONDA NOVELLA PRIMA
Neifile narratrice
Martellino, infignendosi attratto, sopra santo Arrigo fa vista di guerire, e conosciuto il suo inganno, è battuto;
e poi preso ed in pericol venuto d’essere impiccato per la gola, ultimamente scampa.

MARTELLINO COME OPPOSTO A SER CIAPPELLETTO

Neifile racconta che c'era il Beato Arrigo da Bolzano e quando morì le campane della maggior chiesa di Trevigi [Treviri] tutte, senza essere da alcun tirate, cominciarono a sonare. (Cento libri... 322) Il corpo del santo viene portato in chiesa e subito fa miracoli,
Tre imitatori entrano dal santo, Martellino si finge attratto ed è portato dai suoi due compari fino al corpo del santo, sul quale viene sub cominciano a picchairlo, finché uno dei compari non grida che è stata tagliata la borsa, e così lo prendono e lo portano dal podestà, dove il giudice lo interroga. Martellino gli chiede di interrogare chi lo avrebbe derubato, e lo accusano in molti, di un furto effettuato in tempi diversi. I suoi compari cercano e trovano aiuto, e alla fine Martellino viene salvato dalla forca.



GIORNATA SECONDA NOVELLA SECONDA
Filostrato narratore
Rinaldo d’Asti, rubato, capita a Castel Guiglielmo ed è albergato da una donna vedova; e de’ suoi danni ristorato, sano e salvo si torna a casa sua.

SAN GIULIANO -  PARENTICIDA - PROCURA OTTIMO ALBERGO A RINALDO

Rinaldo d'Asti viene derubato e ingannato, e una vedova amante del marchese Azzo da Ferrara lo fa entrare e gli serve l'ottima cena che aveva preparato per l'appuntamento, annullato dal marchese. Prima gli fa fare un bagno caldo, poi lo riveste coi panni del marito morto, che gli stanno a pennello, poi l'uom ocena e la donna gli propone di farle compagnia. Al mattino poi Rinaldo ritrova il suo fante e tutto quello che gli era stato rubato, perché i malviventi sono stati catturati e mandati alla forca.


GIORNATA SECONDA NOVELLA TERZA
Pampinea narratrice
Tre giovani, male il loro avere spendendo, impoveriscono; de’ quali un nepote con uno abate accontatosi, tornandosi a casa per disperato,
lui truova essere la figliuola del re d’Inghilterra, la quale lui per marito prende e de’ suoi zii ogni danno ristora, tornandogli in buono stato.


FORTUNA E SFORTUNA POSSONO FAR SALIRE E SCENDERE LA CONDIZIONE DI CHIUNQUE

Come in tante storie delle Mille e una notte tre giovani belli e nobili alla morte del padre sperperano tutte le sue ricchezze, poi vendono quel poco che resta e vanno a Londra dove prestando a usura tornano ricchi. Ricomprarono quindi i loro beni a Firenze e lasciarono a badare ai loro affari il loro nipote Allessandro, e a Firenze, pur avendo famiglia, spendevano senza ritegno. Una guerra in Inghilterra provocò una perdita spaventosa di Alessandro, che restò là sperando nella pace fra le fazioni in guerra gli avrebbe resituito i suoi beni. Mancando l'invio di denari i tre fratelli finirono in prigione per debiti, e i loro figli e le moglie poveramente trovarono alloggio in ontado o da altre parti. Alessandro decide di tornare in Italia, e a Bruges trova un corteo di monaci benedettini con servitori e provviste, che scortano un giovinetto per recarsi dal papa a chiedere dispensa per la sua giovane età, in modo che possa diventare abate di una grande badia d'Inghilterra. Il giovane futuro abate rrova così piacevoloe Allessandro, che è bellissimo, che gli chiede di viaggiare accanto a lui fino alla Toscana. Accade che in un albergo piccolo Allessandro va a dormire nella camera dell'abate, e invitato a coricarglisi acccanto scopre che è una bellissima fanciulla e vuole sposarlo. Arrivati a Roma dal papa la fanciulla abate si presenta come figlia del re d'Inghilterra, fuggita per evitare le nozze col vecchio re di Scozia. Il papa la fa sposare solennemente, poi vengono a Firenze a liberare gli zii di Allessandro, uno di loro, Agolante, insieme alla coppia va a Parigi dove il re li riceve. In Inghilterra poi la giovane principessa viene perdonata dal padre, che fa pace col figliolo, rimanda a Firenze Agolante ricchissimo, e fa cavaliere il conte Alessandro. Il conte poi con la sua donna gloriosamente visse; e, secondo che alcuni voglion dire, tra col suo senno e valore e l'aiuto del suocero egli conquistò poi la Scozia e funne re coronato.


GIORNATA SECONDA NOVELLA QUARTA
Lauretta narratrice
Landolfo Rufolo, impoverito, divien corsale, e da’ genovesi preso, rompe in mare e sopra una cassetta di gioie carissime piena scampa,
ed in Gurfo ricevuto da una femina, ricco si torna a casa sua.
NAUFRAGI PRIVILEGIATI

Landolfo Rufolo grande mercante fa pessimi affari a Cipro, e con quel poco che gli è rimasto arma un legnetto sottile da corseggiare e si mette a fare il pirata, rubando soprattutto ai turchi. Divenuto ricchissimo, si mosse verso casa, ma durante una tempesta due imbarcazioni genovesi gli ruybano tutto e partono. Fanno naufragio, e Landolfo su una cassa approda mezzo morto a Corfù, dove un lavandaia lo porta a casa sua, gl ifa un bel bagno e lo ristoria, e quando si è ripreso gli ridà la sua cassa. Che essendo piena di pietre preziose lo rende più ricco di quanto mai sia stato, e così torna a Ravello, ricompensa la donna di Corfù e da quel momento si gode le sue ricchezze senza più correr rischi.


GIORNATA SECONDA NOVELLA QUINTA
Fiammetta narratrice
Andreuccio da Perugia, venuto a Napoli a comperar cavalli, in una notte da tre gravi accidenti soprappreso, da tutti scampato, con un rubino si torna a casa sua

DOVE SI POTREBBE VEDERE LA FONTE DI QUALCHE AVVENTURA DI PINOCCHIO, COMPRESO MANGIAFOCO, E DEL CUNTO DI NARDIELLO (3,V)

Andreuccio da Perugia va a comprar cavalli a Napoli, e mostra quanti soldi ha. Una donna scopre che una vecchia lo conosce, allora si informa su di lui, e sapute tante cose sulla sua famiglia lo invita a casa sua, si finge una sua sorella illegittima. Cadendo nel bottino, e non rispondendogli nessuno quando batte alla porta si lamenta di aver perso in così poco tempo cinquecento fiorini e una sorella. Nessuno gli dà retta, e anzi gli promettono bastonate, come a Pinocchio viene buttata da una finestra una catinella d'acqua quando chiede un pezzo di pane. Impaurito da uno che pare Mangiafoco, Andreuccio maleodorante si avvia verso l'albergo, e incontra due ladri che segue entrando in una casa. Racconta la sua avventura, e loro gli dicono: "Veramente in casa lo scarabone Buttafuoco fia stato questo"
Calato nel pozzo per levarsi di dosso la puzza, viene tirato su da due armati che vedendolo salire si spaventano al punto che scappano. Tornano il gatto e la volpe e fanno entrare Andreuccio nell'arca dell'arcivescovo, minacciandolo se non entrerà. Allora Andreuccio prende per sé l'anello che vale cinquecento fiorini e dà il resto al gatto e alla volpe, che richiudono l'avello e se ne vanno. Allora Andreuccio cade sul cadavere ...e chi allora veduti li avesse malagevolmente avrebbe conosciuto chi più si fosse morto, o l'arcivescovo o egli. (2, 354). Un prete con altri ladri viene ed entra nell'arca dicendo che i morti non mangian gli uomini. Andreuccio lo acchiappa, quello grida terrorizzato e scappa con tutti i complici lasciando l'arca aperta. Finalmente torna al suo albergo, e da lì a Perugia, ...avendo il suo investito in uno anello, dove per comperare cavalli era andato.
Se prima vien da pensare a Pinocchio, qui vien da pensare a Basile, al Cunto di Nardiello, quandi il padre, vedendolo tornare con una scatolina, pensa che invece del bestiame abbia comprato una gemma di grande valore.  Nardiello somiglia a Andreuccio, per la sua dabbenaggine e la sua capacità di reagire e alla fine di diventare il marito della principessa. Il mercato al quale deve andare Andreuccio è a Salerno, come è a Napoli che viene a far affari Andreuccio.




GIORNATA SECONDA NOVELLA SESTA
Emilia narratrice
Madama Beritola, con due cavriuoli sopra una isola trovata, avendo due figliuoli perduti, ne va in Lunigiana; quivi l’un de’ figliuoli col signore di lei si pone
e con la figliuola di lui giace, ed è messo in prigione; Cicilia ribellata al re Carlo, ed il figliuolo, riconosciuto dalla madre,
sposa la figliuola del suo signore ed il suo fratel ritruova, ed in grande stato ritornano.

DECAMERONE E PENTAMERONE

Motivo fiabesco, da controllare e verificare, qualcosa di Penta mano-mozza di Basile (III, 2) e tante simili popolari. Azzardo spudoratamente: senza il Decameron non sarebbero nate le fiabe.
Non dimentichiamo che le prime fiabe in senso moderno appaiono nelle Piacevoli notti, una delle tante opere di novellistica successive al Decameron, di Giovan Francesco Straparola - lo pseudonimo dell'autore, è composto dal nome di Boccaccio seguito da quello di Petrarca - e il cognome è un'allusione alla letteratura come linguaggio al quadrato o super-linguaggio: stra-parola, super-parola. Né si può dimenticare la struttura della prima raccolta di fiabe pubblicata al mondo, il Cunto de li cunti di Basile, cognominato subito dopo la pubblicazione Pentamerone. Questo è poco, ma abduttivamente potrebbe essere sostenibile. E prendendolo per buono, aprirebbe molte riflessioni sulle condizioni e il senso del narrare moderno, che nel post-moderno restano valide, nel senso che la modernità di Boccaccio e delle fiabe di Straparola e Basile non è ancora di moda: i Cepparelli diventano santi, si fa gran conto dei carboni di Frate Cipolla, e i Calandrini picchiano le mogli che non credono alle loro illusioni. Si continua ad accusare di portare la peste la psicoanalisi che ne rivela la presenza endemica, accusando addirittura Freud di farci confondere realtà e illusione.
Una nota di fisiologia medievale: quando a Madama Beritola  vengono rapiti i figli, sviene.

E povera e sola e abbandonata, senza saper dove mai alcuno doversene ritrovare, quivi vedendosi, tramortita il marito e' figlioli chiamando cadde in sul lito. Quivi non era chi con acqua fredda o con altro argomento le smarrite forze rivocasse, perché a bell'agio poterono gli spiriti andar vagando dove lor piacque; ma poi che nel misero corpo le partite forze insieme con
                                                                                                                                           le lagrime e col pianto tornate furono, lungamente chiamò i figliuoli e molto per ogni averna li andò cercando. (Cento libri 357)


Nella sua caverna entra una capriola con due piccoli, e  Madama Beritola dà loro il suo seno, e diventa loro madre come la capriola, fino al giorno in cui arriva sull'isola dal ritorno Currado Malespina con la sua sposa, e riesce a farsi raccontare la sua storia. Conoscendo Arrighetto Capece, lascia sull'isola la sposa che convince Beritola a partire con la coppia, la capriola e i due figlioli. I figli di lei intanto con la prudente balia sono fra i servi di Messer Guasparrin Doria. Giannotto crescendo novile e bello finisce al servizio di Currado Malaspina, dove una giovane figlia vedova di Ciìurrado si innamora di lui ricambiata. Quel che segue - il nobile padre deciso a lavare l'onta nel sangue, la nobile madre che lo invita a non macchiare di sangue del figlio di sua figlia la sua signoria, è lo stesso che accade nella fiaba di Pietropazzo (Straparola III, 1) rinarrata da Basile (Peruonto, I, 3) dove il cambiamento di stato dell'uomo umile che ha messo incinta la figlia del suo signore deriva da una fatagione, mentre in Boccaccio è il vento bizzarro della fortuna, che si potrebbe a nche chiamare provvidenza dei non credenti.
Quando finalmente anche il fratello minore e la balia si riuniscono a madonna Beritola, e al figlio maggiore genero di Currado, la narratrice dice di lasciar immaginare la fest e la gioia di tutti. Alla quale, acciò che compiuta fosse, volle Domenedio, abbondantissimo donatore quando comincia, sopragiugnere le liete novelle della via e del  buono stato d'Arrighetto Capece.  Tornano quindi a Palermo salutando con pianti Currado la sua donna e Guasparrino, e vanno a Palermo dal felice Arrighetto, tornato in signoria. Dove poi per molto tempo si crede che essi tutti felicemente vivessero e, come conoscenti del ricevuto beneficio, amici di messer Domenedio. (Cento libri, 366)    



GIORNATA SECONDA NOVELLA SETTIMA
Panfilo narratore
Il soldano di Babilonia ne manda una sua figliuola a marito al re del Garbo, la quale per diversi accidenti in ispazio di quattro anni alle mani di nove uomini
perviene in diversi luoghi; ultimamente, restituita al padre per pulcella, ne va al re del Garbo, come prima faceva, per moglie.

IL MITO O LA CREDENZA DELLA VERGINITÀ

Qui la credenza è che si possano controllare le donne: bisognerà arrivare alla fine del XVII secolo perché si dichiari che è una pretesa ridicola, con la storia dei novantotto anelli raccontata nella storia cornice dei manoscritti arabi del XIV secolo - lo stesso di Boccaccio! - e pubblicata da Galland a Parigi.
Partita per andar sposa al re del Garbo, Alatiel è nel letto di 1 Pericone, che suo fratello Marato uccide per prendersi lei, inizialmente disperata, poi consolata da  2 Marato col santo Cresci in man. I due padroni della nave buttano in mare Marato, poi duellano e uno soccombe. Sbarcano quindi e si innamora di lei 3 il principe del Peloponneso che la prende per sé, ma il 4 duca d'Atene uccide il principe e prende Alatiel. Il nobile 5 Constanzio, genero del duca d'Atene, si prende Alatiel e se la porta in segreto a Chios. Poi la prende 6 Osbech e se la sposa, a lui la prende 7 Basano, ma poi viaggia come moglie di un 8 mercante. Ne avrò dimenticato uno: Alatiel poi incontra Antigono, col quale parla, che era a servizio di suo padre, al quale racconta la sua storia dicendo ad esempio d'aver ...servito a san Crescu in Valcava. a cui le femine di quel paese voglion volto bene . Antigono attesta la usa castità il soldano la riprende e la rimandata in sposa come fanciulla vergine al re del Garbo. E essa, che con otto uomini forse diecimila volte giaciuta era, allato a lui si coricò come pulcellae fecegli credere che così fosse; e reina con lui lietamente poi più tempo visse. E perciò si disse: "Bocca basciata non perde ventura, anzi rinnuova come fa la luna".  

Il conte d’Anguersa, falsamente accusato, va in esilio; lascia due suoi figliuoli in diversi luoghi in Inghilterra, ed egli, sconosciuto tornando di Scozia,
lor truova in buono stato; va come ragazzo nell’esercito del re di Francia, e riconosciuto innocente, è nel primo stato ritornato.

FINALE FELICE, DOVE LA FORTUNA OVVERO LA PROVVIDENZA OPERA COME LA MAGIA NELLE FIABE PER CHI NON SI PERDE DI SPERANZA

Il conte Gualtieri d'Anguersa fa le veci del re di Francia, ma la sua giovane sposa s'innamora di lui che è rimasto vedovo con due bambini. Gli si offre, ma quando lui la rifiuta diventa una belva, e grida accusandolo d'aver tentato di violentarla. Fugge con i suoi bambini, lasua casa viene abbattuta e il re di Francia col principe ereditario  condannano lui e i suoi discendenti a un perpetuo esilio ...grandissimi doni promettendo a chi vivo o morto loro il presentasse. Il figlio Luigi di nove anni si chiamò Perotto, e la figlia Violante di sette anni si chiamò Giannetta, e capirono bene che dovevano accettare qualunque umile posizione venisse loro offerta, accettando di chieder l'elemosina col padre. Una  gran dama choiede di prender con sé la bambina, promettendo di ternerla bene e di darle marito. Al conte piacque molto questa domanda e prestamente rispose di sì, e con lagrime gliele diede e raccomandò molto. Quando poi un maniscalco gallese gli chiese Luigi/Perotto liberamente gliel concesse, quantunque noioso gli fosse il da lui ripartirsi. (Cento libri, 388). Gualtieri allora passa in Iralnda e fa il fante a un conte cavaliere. Il figlio della dama e del marito che hanno accolto Violante/Giannetta si innamora di lei che cresce in grazia e bellezza, e sapendo che i genitori non gli permetterebbero le nozze con una fanciulla considerata di bassa condizione si ammala gravemente, come i principi di fiaba:

    Di che il padre e la madre del giovane portavano sì gran dolore e malinconia che di maggiore non si saria potuta portare: e più volte con pietosi prieghi il domandavano della cagione del suo male, a' quali o sospiri per risposta dava o che tutto si sentia consumare. (Ivi 389)

Come la madre dell'innamorato di Pelle d'Asino, edotta dal medico che ha capito dal battito del polso del giovane all'arrivo di Violante/Giannetta di che male soffra suo figlio, la Dama inglese gli dice che qualunque cosa possa farlo guarire gliela concederà.
Ancor che grave loro paresse, di pari consentimento diliberarono di dargliele per isposa, amando meglio il figliuolo vivo con moglie non convenevole che morto sena alcuna; e così dopo molte novelle fecero. (Ivi 392)
Dove si trova Luigi/Perotto una pestilenza miete tante vittime ch e l'unica erede rimasta pensa bene di sposare il bel giovane, che eredita la funzione di maliscalco. Dopo diciotto anni di esilio Gualtieri lascia l'Irlanda e va a vedere che ne è stato dei figli: vede Luigi maniscalco e a Londra trova Violante moglie di Giachetto Lamiens, il quale ha compassione del povero vecchio e facendolo entrare in casa lo fa ristorare. I bambini della coppia hanno uno otto anni, l'altro meno, e vanno a far compagnia al vecchio, e non vogliono tornare dal maestro. Violante li lascia con il nonno incognito. Il nonno paterno sapendo questa cosa disse che essendo la madre di umile origine era comprensibile che volessero stare con un paltoniere/mendicante. Gualtieri resta presso la figlia a badare al cavallo, e poi va in guerra col genero. La regina di Francia si ammala e prima di morire confessa il torto fatto al conte Gualtieri d'Anguersa. Il re di Francia fa un bando col quale chiede aiuto per riabilitare il nobile signore e i suoi figli. Agnizione felice, finale di fiaba, con Giachetto d'Amiens che presenta al re il conte e il figlio di lui:
"Monsignore, ecco qui il padre e 'l figliuolo; la figliuola, ch'è mia mogliere e non è qui, con l’aiuto di Dio tosto vedrete."
Il re, udendo questo, guardò il conte, e quantunque molto da quello che esser solea trasmutato fosse, pur dopo l’averlo alquanto guardato il riconobbe, e quasi con le lagrime in su gli occhi lui che ginocchione stava levò in piede ed il basciò ed abbracciò, ed amichevolmente ricevette Perotto, e comandò che incontanente il conte di vestimenti, di famiglia e di cavalli e d’arnesi rimesso fosse in assetto, secondo che alla sua nobiltá si richiedea; la qual cosa tantosto fu fatta. Oltre a questo, onorò il re molto Giachetto e volle ogni cosa sapere di tutti i suoi preteriti casi; e quando Giachetto prese gli alti guiderdoni per l’avere insegnati il conte e' figliuoli, gli disse il conte: "Prendi cotesti doni dalla magnificenza di monsignore lo re, e ricordera’ti di dire a tuo padre che i tuoi figliuoli, suoi e miei nepoti, non son per madre nati di paltoniere". Giachetto prese i doni e fece a Parigi venir la moglie e la suocera, e vennevi la moglie di Perotto: e quivi in grandissima festa furono col conte, il quale il re avea in ogni suo ben rimesso, e maggior fattolo che fosse già mai; poi ciascuno con la sua licenzia tornò a casa sua, ed esso infino alla morte visse in Parigi piú gloriosamente che mai.
(Ivi 396)


GIORNATA SECONDA NOVELLA NONA
Filomena narratrice
Bernabò da Genova, da Ambruogiuolo ingannato, perde il suo e comanda che la moglie innocente sia uccisa; ella scampa, ed in abito d’uomo serve il soldano;
ritruova lo ’ngannatore e Bernabò conduce in Alessandria, dove lo ’ngannatore punito, ripreso abito feminile, col marito ricchi si tornano a Genova.


QUANTE E QUALI SONO LE RISORSE DI UNA DONNA

Bernabò  genovese vanta la perfezione della sua dama, e la sua assoluta fedeltà. Ambrogiuolo piacentino dice che la donna è meno perfetta dell'uomo, meno ferma, più mobile (il duca di Mantova!). Sarà quindi come le mogli di coloro che considerano come difficilmente resistano alle tentazioni. Bernabò dice che le stolte fanno come dice Ambrogiuolo, perché non si vergognano, ...ma quelle che savie sono hanno tanta sollecitudine dello onor loro che elle diventan forti più che gli uomini, che di ciò non si curano, a guardarlo; e di queste così fatte è la mia. Ambrogiuolo allora scommette mille fiorini d'oro contro cinquemila di Bernabò, che voleva scommettere la testa, e dice che in tre mesi otterrà quel che pensa, a patto che Bernabò no navverta la sua donna. Ambrogiuolo corrompe una domestica e si fa portare in una cassa nella camera, ruba una sopravveste e una borsa di lei, guardandola dormire nuda le vede un neo contornato di peli dorati sotto un seno. Riferendolo a Bernabò, quello non rientra nemmeno a casa e comanda a un suo famiglio di andarla a prendere e di ucciderla per strada. Come il cacciatore con Biancaneve ascolta la sua supplica e la lascia andare con la promessa che sparirà dalla circolazione. La sposa fedele si arruola come marinaio su una nave catalana col nome di Sicuran da Finale, ed è tanto brava che il soldano la chiede e la ottiene dal catalano. A una riunione di mercanti Sicuran vede la sua borsa, e chiedendo ad Ambruogiolo di comprarla, quello ride e le racconta come l'ha avuta. Allora Sicuran fa in modo che venga suo marito e che Ambrogiuolo col quale ha fatto amicizia racconti come veramente l'ha avuta. Poi chiede al sultano di punire Ambrogiuolo, che viene legato cosparso di miele e divorato da mosche, vespe e tafani, e di perdonare al marito, promettendogli in cambio di far comparire Ginevra:
Fatta adunque la concession dal soldano a Sicurano, esso, piagnendo ed inginocchion dinanzi al soldano gittatosi, quasi ad una ora la maschil voce ed il piú non volere maschio parere si partí, e disse: — Signor mio, io sono la misera sventurata Zinevra, sei anni andata tapinando in forma d’uom per lo mondo, da questo traditor d’Ambruogiuolo falsamente e reamente vituperata, e da questo crudele ed iniquo uomo data ad uccidere ad un suo fante ed a mangiare a’ lupi. — E stracciando i panni dinanzi e mostrando il petto, sé esser femina ed al soldano ed a ciascuno altro fece palese, rivolgendosi poi ad Ambruogiuolo, ingiuriosamente domandandolo quando mai, secondo che egli avanti si vantava, con lei giaciuto fosse. (online)
I beni di Ambrogiuolo vengono dati a lei, che torna a Genova col marito e sono più ricchi di come mai siano stati, dove lei sempre è onorata come gran donna, dopo aver meritato la stima e l'affetto del soldano in abiti maschili.
 
Lucrezia, XLVIII del De mulieribus illustris ha gli stessi preamboli introduttivi della novella II 9. Collatino in Tito Livio (Ab urbe condita) come Bernabò in II 9 taglia i discorsi fra uomini dopo cena certo che sua moglie supera tutte le altre. In entrambe le opere, mentre la praestans in Tito Livio non è precisata, la superiorità della donna vantata è la fedeltà: caderat sermo de coniugum honestate (Elsa Filosi, 107)

  Paganino da Monaco ruba la moglie a messer Riccardo di Chinzica, il quale, sappiendo dove ella è, va e diventa amico di Paganino;
raddomandagliele, ed egli, dove ella voglia, gliele concede; ella non vuol con lui tornare, e morto messer Riccardo, moglie di Paganin diviene

IMBROGLIARE SUL DESIDERIO È CONTRO NATURA

Il vecchio giudice sposa la bella giovane Bartolomea, e la fa stare spesso digiuna, fino al giorno in cui il corsaro Paganin da Mare la rapisce, e senza badare a digiuni e astensioni, la consola della paura d'essere con lui. Quando il giudice Riccardo va per riaverla, pagando una bella somma, lei finge di non conoscerlo, poi, quando è sola con lui, gli dice che certo lo conosce, ma lui non ha mai conosciuto lei: se aveste fatto fare ai vostri contadini tante feste quante ne avete fatte fare a colui che il mio picciol campicello aveva a lavorare voi non avreste mai ricolto granel di grano. (Cento libri 411) E dopo avergli detto chiaro e tondo che non gli importa dell'onorabilità dei parenti che l'hanno data a lui in sposa, lo prega di andarsene, se non vuol che lei dica che sta cercando di violentarla.Il giudice se ne va, e accorgendosi del suo fallimento in breve tempo s'ammala e muore. Bartolomea allora sposa Paganin da Mare.

Sulpicia nel De mulieribus claris (LXXXV) è analoga a Monna Bartolomea. Se c'è una ragione giusta e onorevole per affrontare un pericolo, sono preda del timore e si raggelano nel pavido petto, né sono in grado di reggersi sui termolanti piedi: ma piene di forza d'animo esibiscono quando c'è da osare qualche vergognoso misfatto. (Giovenale) Lo stesso discorso si trova nel Corbaccio. (Filosi, 138)

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© Adalinda Gasparini
Online dal 30 giugno 2022
Ultimo accesso 16 ottobre 2022
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