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ADALINDA GASPARINI LA FIGLIA DEL
PASTORE
a Alexandr Nikolaeviç Afanasjev (1855-1864) |
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| 1855-1864 ALEXANDR NIKOLAEVIÇ AFANAS'EV LA FIGLIA DEL PASTORE |
In un certo reame, in un certo
stato, c'era una volta uno zar; gli venne a noia
d'esser celibe e pensò di sposarsi. A lungo
guardò, osservò, ma non gli riuscì di trovare una
fidanzata che gli andasse a genio. Una volta che
andava a caccia, vide in un campo la figlia di un
contadino che pascolava le bestie; era così bella,
ma così bella da non dire, da non raccontare,
un'altra simile al mondo non esisteva. Lo
zar le si avvicinò, e le disse con voce
carezzevole:- Salute bella fanciulla! - Salute sovrano! - Di chi sei figlia? - Mio padre è pastore, abita non lontano. Lo zar le chiese tutto in ogni particolare: come si chiama suo padre, e che paese è il loro; poi la salutò e andò oltre. Qualche tempo dopo, un giorno o due, lo zar arriva nella casa del pastore. - Salute buon uomo! Voglio sposare tua figlia. - Puoi fare quel che vuoi, sovrano! - E tu, bella fanciulla, vorresti sposarmi? - Sì - dice. - Bada però, io ti sposo, ma a un patto, che tu non mi contraddica neppure con una parola,; se ribatti anche una paroletta sola: ecco la mia spada, la tua testa dalle spalle cada! Lei acconsentì. Lo zar le ordinò di tenersi pronta per le nozze, lui intanto inviò ambasciatori a tutti gli stati vicini, perché re e principi andassero da lui abanchetto, a divertirsi. Gli ospiti siradunarono, lo zar presentò la sua fidanzata in un semplice abito paesano. - Or dunque, cari ospiti, vi piace la mia fidanzata? - Maestà - dissero gli ospiti - se piace a te, ancor più a noi. Allora le ordinò di abbigliarsi nelle vesti reali, e andarono a sposarsi. Si sa che uno zar non ha bisogno di preparativi, c'è di tutto in abbondanza! Sposati che furono, offrirono un banchetto da strabiliare l'universo: mangiarono, bevettero, fecero baldoria e si divertirono. Finiti i festeggiamenti lo zar cominciò a vivere con la sua giovane zarina, d'amore e d'accordo. Passò un anno, e la zarina diede alla luce un figlio; le dice lo zar con voce minacciosa: - Bisognerà uccidere tuo figlio, altrimenti tutti i re vicini rideranno, che dopo di me avrà lo scettro il figlio di una contadina! - Come vuoi, non posso contraddirti! - Risponde la povera zarina. Lozar prese il bambino, lo tolse alla madre e segretamente diede ordine di portarlo da sua sorella: che cresca lì, per ora! Passa un altr'anno, la zarina gli fece una figlia; di nuovo lo zar le dice con voce di minaccia: - Bisogna ammazzare tua figlia, altrimenti i re rideranno, che non è una principessa, ma una figlia di contadina! - Tuo volere! fa' quel che vuoi, io non posso contraddirti. Lo zar prese la bambina, la tolse alla povera madre e la mandò da sua sorella. Trascorsero molti anni, passò molt'acqua sotto i ponti. Il principe e la principessa crescono: lui è bello, lei ancora di più, impossibile trovare un'altra bellezza come quella! Lo zar adunò i suoi della duma, chiamò a moglie e cominciò a dire: - Non voglio più vivere con te: tu sei una contadina e io uno zar! Togliti gli ornamenti reali, vesti l'abito di paesana e vattene da tuo padre. La zarina non aprì bocca, si spogliò degli ornamenti reali, indossò il suo vecchio abito di contadina, tornò dal padre e cominciò come prima a portar le bestie al pascolo. E lo zar pensò di sposare un'altra; diede ordine di preparar tutto per le nozze e chiamata la sua prima moglie le dice: - Pulisci per bene e metti ordine nelle mie camere: oggi portrò la sposa. Lei pulisce le camere, poi aspetta. Ed ecco lo zar portò la fidanzata, lo seguiva una quantità enorme di ospiti; sedettero a tavola, cominciarono a mangiare, bere, divertirsi. - Dunque, è bella la mia fidanzata? - chiede lo zar alla moglie. Risponde lei: - Se piace a te, a me piace anche di più! - Be' - le disse allora lo zar - rimetti i tuoi ornamenti reali e siedi accanto a me; tu eri e sarai mia moglie. E questa fidanzata è tua figlia, e questo è tuo figlio! Da allora lo zar visse con la sua zarina senza giocarle brutti scherzi, smise di tormentarla e sino alla fine della vita credette in ogni sua parola. (Afanasjev 1980; pp. 246-247) |