SECOLO
LINGUA O DIALETTO
TRADUZIONE
TITOLO
XII ?
Lombardo?
---
Passio di santa Margherita, Combattimento con Belsabuc)
XIII Latino
Italiana
Passio di santa Margherita dalla Legenda aurea di Jacopo da Varagine
XIII
Occitano
Italiana
Passio di santa Margherita (Combattimento con i demoni)
XIV
Aquilano-abruzzese
---
Passio di santa Margherita
XIV ?
Lombardo?






SECOLO IMMAGINI


XV
Pala d'Altare
Passio di santa Margherita
X-XXI
Galleria virtuale - pdf

Mille e un anno di indomabili. Galleria virtuale. Sante martiri e spose sante. Prima parte;
Mille e un anno di indomabili. Galleria virtuale. Sante martiri e spose sante. Seconda parte;
Già presentato come PPTX il 25 novembre 2017, giornata contro la violenza sulle donne alla Biblioteca delle Oblate, Firenze: Mille anni di indomabili, a cura di Fairitaly ONLUS




1-2 Il prefetto romano Olimbrio vede la bellissima Margherita che guarda il gregge della sua nutrice e la fa prendere da due uomini del suo seguito. Se è una fanciulla nobile ne vuol fare la sua sposa, se è schiava, la prenderà come concubina.






3-4 La fa imprigionare e poi portare in sua presenza e le propone di rinnegare la fede cristiana e sposarlo. Margherita rifiuta, affermando che il suo sposo celeste è immensamente superiore a lui







5 Irato il prefetto romano fa infliggere supplizi a Margherita.
6 Indomita, Margherita viene gettata in prigione, dove prega Gesù Cristo di mostrarle il suo nemico. Appare un diavolo in forma di drago che la ingoia. Margherita, col segno della croce, o con la croce come arma affilata, gli apre il ventre e ne esce illesa. Allora appare il diavolo Belzabuc in forma umanoide, lamentando la morte di suo fratello Rufo, e Margherita lo interroga per poi rimandarlo all'inferno.



7 Il prefetto Olimbrio chiede nuovamente a Margherita di abiurare e sposarlo, la pulzella rifiuta.

8 Viene quindo nuovamente sottoposta al supplizio,






9 Margherita viene immersa in una vasca di acqua gelata, una colomba le appare per confortarla

10 Un numero immenso di astanti, vedendo come la fanciulla resista ai supplizi, si converte al Cristianesimo. Il prefetto Olimbrio li fa immediatamente decapitare, e decide di far decapitare Margherita per evitare altre conversioni di massa.


11 Gesù Cristo appare a Margherita assicurandole che ha meritato il Paradiso.

12 Il boia muore subito dopo aver decapitato la santa, gli angeli portano in cielo l'anima di Margherita

Storia di santa Margherita nella Pala d'Altare del Maître des Ronds de Cobourg
XV sec. Musée des Beaux Arts, Dijon








PASSIO DI SANTA MARGHERITA DALLA  LEGENDA AUREA DI JACOPO DA VARAGINE - SEC. XIII

Margareta dicitur a quadam preciosa gemma quae margarita vocatur; quae gemma est candida, parva et virtuosa. Sic beata Margareta fuit candida per virginitatem, parva per
humilitatem, virtuosa per miraculorum operationem. Virtus autem hujus lapidis dicitur esse contra sanguinis effusionem, contra cordis passionem, et ad spiritus confortationem. Sic beata Margareta habuit virtutem contra effusionem sui sanguinis per constantiam, quia in suo martirio constantissima exstitit; contra cordis passionem, id est daemonis temptationem, per victoriam, quia ipsa dyabolum superavit; ad spiritus confortationem per doctrinam, quia per suam doctrinam multorum animos confortavit, et ad fidem Christi convertit. Cujus legendam Theotimus, vir eruditus, scripsit.
Si chiama Margherita come la preziosa gemma che si chiama margherita: è una gemma candida, piccola e ricca di virtù. Così fu anche la beata Margherita: candida per  verginità, piccola per umiltà, ricca di virtù per i miracoli che operò. Di questa gemma si dice anche che abbia la virtù di contrastare le emorragie e le passioni del cuore, e di favorire il conforto dello spirito. Ebbe queste virtù anche la beata Margherita: la virtù di arrestare la sua propria emorragia e la costanza, perché con grandissima costanza sostenne il suo martirio, e per resistere alle passioni del cuore, perché vinse le tentazioni del demonio, perché sconfisse il diavolo, e confortò lo spirito con la sapienza, perché con la sua sapienza diede conforto a molti spiriti e li convertì alla fede di Cristo. La sua leggenda fu scritta dall'erudito Theotimus.
1-2
Margareta, de civitate Antiochiae, filia fuit Theodosii, gentilium patriarchae. Haec nutrici traditur; et, ad adultam aetatem veniens, baptizatur; et propter hoc exosa patri plurimum habebatur. Quadam igitur die, dum jam annum XV attigisset, et cum aliis virginibus oves nutricis custodiret, praefectus Olybrius, inde transitum faciens, et puellam tam speciosam considerans, mox in ejus amore exarsit. Et pueros ad eam concitus missit, dicens: «Ite, et eam comprehendite, ut, si libera est, eam mihi in uxorem accipiam, si ancilla est, eam mihi in concubinam habeam.»

Margherita nacque ad Antiochia dove il padre suo Teodosio era patriarca del gentili. Fu allevatada una nutrice, e quando fu cresciuta, ricevette il battesimo, e per questo fu assai invisa al padre. Un giorno, quando aveva quindici anni, e con altre vergini custodiva le pecore della nutrice, il prefetto Olybrius, passando di là, e contemplando una pulzella di tale bellezza, si accese d'amoreper lei. Mandò allora dei suoi garzoni da lei, dicendo loro: «Andate, e scoprite la sua condizione: se di donna libera laprenderò in moglie, se schiava, l'avrò con me come concubina.
3-4
Cum ergo ejus adspectui fuisset presentata, eam de genere suo, ac nomine et religione requisivit. Illa autem respondit se genere nobilem, nomine Margaretam, ac religione christianam. Cui praefectus : «Duo prima tibi recte conveniunt, qui a nobilis haberis, et pulcherrima margarita comprobaris; sed tertium tibi non convenit, ut puella tam pulcra et nobilis deum habeat crucifixum.» Cui illa: «Unde scis Christum fuisse crucifixum?» Et ille: «Ex libris christianorum.» Cui Margareta: «Cum igitur legatur poena Christi et gloria, quae verecundia est vestra, ut unum credatis et alterum denegatis?» Cum autem Margareta eum sponte crucifixum fuisse pro redemtione nostra assereret, sed nunc eum in aeternum vivere affirmaret, iratus praefectus eam in carcerem mitti jussit.
Sequenti autem die eam ad se vocari fecit, eique dixit: «Vana puella, miserere pulchritudinis tuae, et deos nostros adora, ut tibi bene fiat.» Cui illa: «Illum adoro quem terra contremiscit, mare formidat, et omnes creaturae timent.» Cui praefectus: «Nisi mihi consentias, corpus tuum faciam laniari.» Cui Margareta: «Christus in mortem semetipsum pro me tradidit, et ideo pro Christo mori desidero.»

Come fu portata davanti al prefetto, lui le chiese quali fossero la sua origine, il suo nome e la sua religione. Lei gli rispose che la sua origine era nobile, il suo nome Margherita, la religione cristiana. E allora il prefetto: «Le prime due cose ti si addicono, perché mostri tutta la tua nobiltà e splendi come bellissima perla, ma non la terza, perché non ha senso che una fanciulla tanto nobile e bella adori un dio crocifisso.» Allora lei gli disse: « Da dove hai saputo che Cristo è stato crocifisso?» E lui: «Dai libri dei cristiani.» E Margherita: « E come puoi, leggendo la sofferenza e la gloria di Cristo, che è la tua vergogna, credere alla prima e negare la seconda?» E siccome Margherita affermava che Lui si era fatto spontaneamente crocifiggere per la nostra redenzione, ma che ora viveva in eterno, il prefetto irato ordinò che fosse portata in carcere, e il giorno seguente se la fece portare davanti e le disse: « Sciocca fanciulla, abbi compassione della tua bellezza e adora i nostri Dei, e te ne verrà del bene.» E Margherita a lui: «Io adoro Colui al cui cospetto la terra trema, il mare si atterrisce e tutte le creature hanno timore.» Allora il prefetto a lei: « Se non mi darai ragione, farò dilaniare il tuo corpo.» E Margherita a lui: « Cristo ha consegnato se stesso alla morte per me, e per questo io ora desidero morire per Cristo.»
5
Tunc praefectus jussit eam in equuleum suspendi, et tam crudeliter primo virgis, deinde pectinibus ferreis usque ad nudationem ossium laniari, quam sanguis de ejus corpore tanquam de fonte purissimo emanavit. Flebant autem qui ibi aderant, et dicebant: «O Margareta, vere de te dolemus, quia corpus tuum tam crudeliter laniari conspicimus. O qualem amisisti pulchritudinem propter tuam incredulitatem! Tamen nunc vel saltem crede, ut vivas.» Quibus illa: «O mali consiliarii, recedite et abite. Haec carnis cruciatio est animae salvatio.» Dixitque ad praefectum: «Impudens canis et insatiabilis leo, in carnem potestatem habes, sed animam Christus reservat.» Praefectus autem faciem chlamyde operiebat, nec tantam sanguinis effusionem videre poterat.

Allora il prefetto ordinò che la appendessero all’eculeo e che crudelmente la dilaniassero con i pettini di ferro fino a scoprire le sue ossa: così il suo purissimo sangue scorreva dal suo corpo come da una fonte. Pure piangevano quelli che si trovavano là, e dicevano: «O Margherita, noi invero siamo addolorati per te, vedendo come il tuo corpo è tanto crudelmente dilaniato; quale bellezza hai perso non volendo credere, ma almeno ora credi, e così vivrai! ». E lei: « O cattivi consiglieri, cessate il vostro discorso e andatevene, questo tormento della carne è la salvezza dell’anima!» e disse al prefetto: «Cane impudente e insaziabile leone, tu hai potere sulla carne, ma  Cristo tiene per sé l’anima.» Il prefetto si coprì il volto col mantello non sopportando di vedere scorrere tanto sangue.
6
Deinde eam deponi fecit, et eam in carcerem recludi jussit, et mira ibi claritas fulsit. Ubi dum esset, oravit Dominum ut inimicum, qui secum pugnat, sibi visibiliter demonstraret. Et ecce draco immanissimus ibidem apparuit. Qui dum eam devoraturus impeteret, signum crucis edidit, et ille evanuit. Vel, ut alibi legitur, os super caput ejus ponens, et linguam super calcaneum porrigens, eam protinus deglutivit. Sed dum eam absorbere vellet, signo crucis se munivit, et ideo traco virtute crucis crepuit, et virgo illesa exivit. Istud autem quod dicitur de draconis devoratione et ipsius crepatione, apocryphum et frivolum reputatur. Dyabolus iterum, ut eam decipere posset, in speciem hominis se mutavit. Quem videns, in orationem se dedit; et dum surrexisset, dyabolus ad eam accessit, et manum tenens, dixit: «Sufficiant tibi quae fecisti, ideo nunc cessa de mea persona.» Illa autem eum per caput apprehendit, et sub se ad terram dejecit, et super cervicem ejus dexterum pedem posuit, et dixit: «Sternere, superbe daemon, sub pedibus feminae.» Daemon autem clamabat: «O beata Margareta, superatus sum. Si juvenis me vinceret, non curarem; ecce a tenera puella superatus sum, et inde plus doleo, quia pater tuus et mater tua amici mei fuerunt.» Illa virgo eum coegit ut diceret cur venisset; qui se venisse ait ut sibi consuleret quod monitis praesidis obediret. Coegit quoque ut diceret cur christianos tam multipliciter tentaret. Qui respondit naturale odium sibi esse contra viros virtuosos; et quamvis saepe ab eis repellatur, tamen desiderio seducendi ipse infestus exsistit; et quia invidet homini de felicitate quam ipse amisit, quamvis eam recuperare non possit, ipsam tamen aliis auferre contendit. Addiditque quod Salomon infinitam daemonum multitudinem in quodam vase inclusit. Post mortem suam cum de illo vase daemones ignem mitterent, et homines ibidem magnum esse thesaurum putarent, vas confregerunt, et daemones exeuntes aerem impleverunt. His dictis, virgo pedem sublevavit et dixit: «Fuge, miser!» Et daemon statim evanuit. Secura igitur efficitur, quia, quae principem vicerat, ministrum procul dubio superaret.

Allora la fece deporre e ordinò che fosse rinchiusa, e nel carcere rifulse una meravigliosa luce. Quando fu in carcere, Margherita pregò il Signore, perché rendesse visibile a lei il nemico col quale combatteva: ed ecco subito apparve un enorme drago, che voleva divorarla, ma che scomparve appena Margherita si fece il segno della croce. Oppure, come si legge altrove, il drago mise il suo labbro sul capo della giovane e la lingua sul suo calcagno e la inghiottì in un boccone, ma mentre avrebbe voluto digerirla, Margherita si difese col segno della croce: allora il drago crepitò e la vergine fanciulla ne uscì illesa. Ma questo particolare, che racconta di come Margherita sia stata divorata dal drago e di come il drago crepò, è da considerarsi apocrifo e privo di valore. Di nuovo il diavolo, per ingannarla, si trasformò in un uomo, e lei, appena lo vide, si immerse nella preghiera, poi, quando si alzò, le si avvicinò il diavolo e tenendole la mano disse: «Ti basti quello che hai fatto, ora lascia stare  la mia persona.» Lei allora afferrandolo per la testa lo sbatté a terra, mise il suo piede destro sul suo capo e disse: «Superbo demone, eccoti sotto il piede della donna. » Allora il demone gridò: «O beata Margherita, sono sconfitto; se mi avesse sconfitto un giovane, non me ne curerei, ma eccomi sconfitto da una tenera fanciulla e mi dà maggior tormento, perché tuo padre e tua madre erano miei buoni amici.» Lei allora lo costrinse a dire perché era venuto. E lui disse di essere venuto per convincerla a fare quel che le chiedeva il prefetto. Lo costrinse inoltre a dire perché in tanti modi induceva in tentazione i cristiani. E lui rispose che per lui era naturale odiare gli uomini virtuosi, e sebbene spesso fosse da loro respinto, il suo desiderio di sedurli lo rendeva sempre pronto ad attaccarli, perché invidiava agli uomini la felicità che lui aveva perduto, e che non avrebbe mai potuto recuperare: per questo faceva di tutto per toglierla agli altri. Aggiunse poi che Salomone aveva rinchiuso in un certo vaso un’infinita mol titudine di demoni, e siccome, dopo la sua morte, i demoni avevano fatto uscire dal vaso delle lingue di fuoco, gli uomini avevano creduto che vi fosse un immenso tesoro: per questo avevano rotto il vaso e i demoni avevano riempito tutta l’aria. A queste parole la vergine sollevò il piede e disse: «Fuggi, disgraziato», e il demone subito scomparve. Allora si sentì sicura, perché se aveva vinto il principe, poteva di certo vincere il ministro.
7
Sequenti igitur die, convenientibus populis, judici praesentatur, et sacrificare contemnens exuitur,

Il giorno dopo, con grande concorso di folla, fu presentata al giudici, e di nuovo si rifiutò di sacrificare ai suoi dei,
8
corpusque facibus ardentibus comburitur, ita ut cuncti mirarentur quomodo tam tenera puella tot posset tormenta sustinere.

quegli allora comandò che fosse bruciata con torce ardenti, cosicché tutti videro in quale misura la pulzella potesse tali tormenti sopportare.

9
Deinde in vase magno pleno aqua ipsam ligare et poni fecit, ut ex poenarum commutatione cresceret vis doloris. Sed subito terra concutitur, et cunctis videntibus virgo illaesa egreditur.

Poi la fece legare e immergere in una vasca piena d'acqua, affinché il dolore aumentasse cambiando il supplizio. Ma ecco che d'improvviso la terrqa tremò e sotto lo sguardo di tutti la vergine ne uscì senza alcun danno.
10
Tune V milia virorum crediderunt et pro nomine Christi capitalem sententiam acceperunt. Praefectus autem timens ne alii converterentur, concitus beatam Margaretam decollari precepit.

Allora cinquemila uomini si credettero e in nome di Cristo subirono la sentenza capitale. Allora il prefetto, temendo che altri si convertissero, ordinò che senza aspettare la beata Margherita fosse decollata..
11
Illa autem, impetrato orandi spacio, pro se et suis persecutoribus, nec non et pro ejus memoriam agentibus et se invocantibus devote oravit, addens ut quaecunque in partu periclitans se invocaret, illaesam prolem emitteret. Factaque est de coelo vox quod in suis se noverit petitionibus exauditam.

Lei allora avendo pregato che le fosse concesso il tempo di pregare per sé e per i suoi persecutori, pregò devotamente per tutti coloro che avrebbero conservato il suo ricordo e per tutti quelli che l’avrebbero devotamente invocata, chiedendo anche questo, che qualunque donna che si fosse trovata in pericolo nel parto, l’avesse invocata partorisse una creatura sana e salva, e una voce scese dal cielo, che rese noto a tutti che i suoi desideri erano stati esauditi
12
Surgensque ab oratione, dixit spiculatori: «Frater, tolle gladium tuum et percute me.» Qui percutiens, caput ejus uno ictu abstulit et sic martirii coronam suscepit. Passa est autem XIV cal. Augusti, ut in ejus hystoria invenitur. Alibi legitur quod III ydus Julii. De hac sancta virgine sic dicit quidam sanctus: «Beata Margareta fuit timoris Dei plena, justicia praedita, religione cooperta, compunctione perfusa, honestate laudabilis, patientia singularis, nihilque in ea contrarium religioni christianae inveniebatur, odiosa patri suo, dilecta Domino Jhesu Christo.


A
lzandosi dopo la preghiera disse al boia: « Fratello, prendi la tua spada e colpiscimi.» E quello colpendo il suo capo lo tagliò con un colpo solo e così Margherita ricevette la corona del martirio. Era il tredicesimo giorno delle calende di agosto, come si legge nella sua storia. Altrove si legge che era il terzo giorno delle idi di luglio. Di questa vergine santa un santo ha detto: la beata Margherita fu piena di timor di Dio, dotata di giustizia, ricca di religione, irrorata di contrizione, degna di ogni lode per onestà, unica per pazienza, e nulla di contrario alla religione cristiana si poteva trovare in lei, odiata da suo padre, amata dal signore Gesù Cristo. 

Legenda aurea, di Jacopo da Varagine, vescovo di Varazze XIII secolo. Tratto da Legenden om St. Margareta i gammeldansk oversættelse





Margherita calpesta Belsabuc e lo tiene sotto il suo piede, poi lo interroga
da un codice medievale settentrionale, forse lombardo, presente in rete: riferimenti temporaneamente smarriti

30 {E Margarita per li cavilli sì l'à preso
{E per terra lo stravolçe como tristo
E fortemente el tira como berbigo
{Et inmantinente glie prexe a dire:
{"Fel ladron, traitore tanto vile,
35 E' tu quì vegnù per volerme tradire?
Ma sapi, che tu e' pur morto e prexo.
E la virtù de Christo sì è con mego.
E sum ancilla de Christo, chi m'à dà virtù,
Che prexo t'oe e sì te voyo oçire.
40 Chè prexo eio t'ò e per força te vo'tenire,
E çà de ti, se eio no t'oçido, eio non vo' partire."
E Margarita sença paura
Sì glie tene le die polexe a la gola
E con gli(e) pey glie monta adosso.
45 E per lo fianco e per lo corpo
Tanto lo pesta con le çenocchie,
Che fora glie schiopa un de gli ochi.
Or començò lo demonio de parlare:
"O Margarita, lasame stare!
50 Che 'l te dovrave ben bastare,
Che tu ocidisti el mio fra Rufone.
E mi no t'ò fato offension.
Tu m'ay troppo ferù
Cun le pugne e con le genochie,
55 E fora m'a' tu crevado un de gli ochi.
E con li pey tu m'ay tanto pestato,
Ch'el m'è vixo, che sia manganeçato."
Dixe Margarita: "Taxe traytore."
Et incontinente sì aparse un gran splendore,
60 Sì che la prexon tuta resplendea.
E guardà quella da lo lado drito
E sì ave veçù la croxe de Cristo.
E su la croxe sì era una columba.
E la columba in su la croxe
65 Sì parlava im piana voxe:
"O Margarita, de Christo eleta,
Tu e' sempre bene(ne)decta!
La bataya tu e vençua
E con gran victoria l'e mantegnua.
70 E lo dragone ben ay vençù,
E molto ben tu t'e' defendù.
Bella corona t'è aparechià,
Donde tu seray incoronà.
Im paradixo tu e' eleta,
75 Tuta la corte del cielo t'aspecta."
{Or Margarita sì tene pur streto
{Lo demonio maledeto
E sì 'l destrençe e sì 'l sconçura:
"Dime la toa generation e la toa natura."
80 Elo respoxe: "Dire e' no tel posso,
Chè tu me pixi troppo adosso
E sì me tene tropo streta la gola."
O Margarita sì glie leuà lo pe' d'adosso,
E quello començà de parlare
85 E sì glie dixe del suo afare. 
Dixe quello: "Eio ò nome belçabù,
Che da l'inferno eio son ensù.
Principio eio son de gran tormenti
E uado semenando çiçania fra la çente,
90 Guerre, tençon, discordie e bataglie,
E uado cometando tuto el mal fare.
{E molto uolentera contristo li boni
{E molto glie do gran temptacion,
{Per farli dementegare ogni bene...





Antologia dalla Passione di santa Margherita
Testo occitano del XIII secolo

Codice Ashburnam 10, Biblioteca Medicea Laurenziana, Firenze
Senher, sin te plazie,
aquest don querre ti volrie:
que·m trametas angel del sel,
sant Gabriel o sant Miquel,
que·m governe e me capdele,
[...]
e que el lo pusca desdire
160 e per dreyta razon escondire,
que yeu soy atreci con la feda
que entre
·[l]s loups es em peleja,
e con l'auzels qu'es pres el bres,
que de nulh home no
·s defent,
e con lo frus c'om pren el ram,
que no
defent ni tan ni cant;
tot eysament s
·soy preza yeu:
non ay defendador may Dieus.
Signore, se ti piace,
questo dono chiederti vorrei:
che mi mandi un angelo dal cielo,
san Gabriele o san Michele,
che mi regga e mi protegga,
[...]
e che lo possa contrastare
e secondo retta ragione difendermi
perché io sono come un'agnella
combattuta in mezzo ai lupi.
sono come l'uccello preso nella rete.
che non ha nessuna difesa,
sono come il frutto che staccano dal ramo,
che non può opporsi né poco né tanto:
esattamente così io sono presa:
se non ho Dio non ho difesa.
(vv 153-168; p. 44)


Al prefetto Olimbrio che cerca di imporle di adorare i suoi dei, così che possa diventare sua moglie, Margherita risponde senza mezzi termini.
«Per re que·m digas no·t creyray,
quar en mon Dieu tot mon cor ay;
lo cors de me pos ben ausir,
aquel sap que non pot grandir,
mas de l'arma non as potder,
non la poot liar ni aver,
quar Iesu Christ l'a em baylia,
lo filh madona santa Maria.
El la creet, El la formet,
340 e Luy mezeymes la comant
que El la defenda del satant,
que es cruel coma dragon,
coma serpens, come leons,
que volont trastotz degastar
quant que podon apoderar.
Totz esamens vos tu ausir
tots sels que volon Dieu servir,
mas tu iras el fuoc durable:
lay te cruycerant los diables
».
«Puoi dirmi quel chge ti pare: io non ti crederò,
perché nel mio Dio tutto il cuore ho;
il mio corpo certo lo puoi uccidere,
se che quello non si può difendere,
ma l'anima non la puoi possedere,
non puoi legarla, non la puoi avere;
perché Gesù Cristo la tiene in balìa,
il figlio di madonna santa Maria.
Lui l'ha creata, Lui l'ha formata,
e Lui stesso l'ha dotata
che la difenda dal satanasso,
che è crudele come un dragone,
come un serpente, come un  leone,
che vogliono subito divorare
quanto riescono ad afferrare.
Così anche tu vuoi uccidere
tutti quelli che Dio voglion servire,
ma tu andrai nel fuoco eterno
dove i diavoli ti tormenteranno.
(vv. 331-350; pp. 52-54)


Cant ella mielh Iesu pregava,
sus en l'arc penduda estava;
los sirvens la batien fort,
per pauc aqui non pres la mort;
ongla[s] si feyron trencant de fers
am que la penavont li cers.
Per totz los luocs qu'ela avie
390 lo sanc vermelh foras salhie;
sos vuelhs am son mantel cubrie
lo fals tirant, cant o vezie.

Quando lei più Gesù pregava,
all'arcoappesa si trovava,
i sergenti la battevano forte,
per poco non la batterono a morte,
i servi facevano uncini di ferro taglienti
per infliggerle nuovi tormenti.
per ogni parte del corpo che aveva
il sangue vermiglio a fiotti scorreva ;
il volto col mantello si coprì
quando lo vide il falso tiranno, che era lì.

(vv. 383-392; pp. 54-56)


La santa li dis: «Per ma fe,
nualh non pres tots dieus ne te.
Ars fosont els e miegh de.i.fuoc!
Tornat o ant en grant enuegh;
malastrusc es qui en els si fia:
mut e sort sont, non auzon miga!
Sel que orb es, con pot guidar
ni a se ni as autre ajudar?
Com cuda hom aver ajuda
420 del fust ni de la peyra muda?
Quant tu los pregas eysament
sort son, que no nauzon nient.
Tu dis viva m'escorgaras:
maldig sies tu, si non ho fas,
que yeu n'auray de Die guiszardon,
que tostemps es, ers e fon!
L'arma de me non pot tochar,
non la pos penre ni menar
».
Disse la santa: «In fede mia,
per me non vali un soldo, tu e tutti i tuoi dei.
Meglio che fossero bruciati nel fuoco!
Hanno portato un gran dolore;
sventurato chi in loro confida;
son muti e sordi, non sentano mica!
Chi è orbo, come può guidare
e sé e altri aiutare?
Coma si può sperare aiuto
che venga dal legno o dalla pietra muta?
Ed è proprio così, che quando li preghi
sono sordi, e niente sentono.
Dici che viva mi scoticherai:
tu sia maledetto se non lo fai,
ché da Dio premio grande mi verrà,
da Lui che sempre è, era e sarà!
L'anima mia non puoi toccare,
non la puoi prendere né portare
».
(vv. 411-428; p. 56)


Oy Iesu Christ, rey glorïos,
altra don quer que tu mi don:
que jeu veja certament
480 mon enemic apertament.
Qal es aquel qui me guereja?
Vezer lo vuekh yeu miels en sa facia
e pueys lo vuelh vezer, si
·z plas
Re nob say per que mi guereja.
Peza me ce non lo vezie
[...]
Tu jujas antre me e luy:
qui aura tort, selhuy destruy!

O Gesù Cristo, glorioso re,
un'altro dono io chiedo a te:
che io veda chiaramente
il mio nemico apertamente.
Chi è colui che mi fa guerra?
Veder lo voglio bene in faccia
e poi lo voglio veder, se ti piace
non so davvero perché mi combatte.
Non vederlo mi dispiace
[...]
Tu giudica fra me e lui:
quello che ha torto lo distruggi!
(vv. 477-488; p. 60)


Esgardet e vi .i. dragon
que fons plus fers d'un gran leon,
e fon lains que la spaventet,
mas Iesu Crist la confortet;
tengh era de mantas colors,
510 flamas gittet am grans ardors;
deyguizat fon per totz luocs,
sieu pels ardien coma fuoc;
las dens de luy eron d'acier,
los uelhs de luy semblon d'or mer,
las nars de luy gran fuoc gitavon,
calor de fornas rescemblavon;
la lenga gitet fuoc ardent;
en sa man tenc .i. lonc cerpent;
en l'autra tenc .i. glazi fort
520 dont la menasava de mort.
Tan gran pudor hac en la carce,
non es hom que la puesca pa[r]cer;
e fora mot grant si de l'alt,
ves la dona fes .i. gran salt
[et] en la carce, el mieg luoc,
ac aytal resplandor del fuoc
que nuls hom no sabrie contar,
si trop non i volie ponhar.
Quant ela vi la resplandor,
530 el'a en se mot gran pavor;
a la terra es trabucada
si com morta tot'es pla[s]mada;
de la pavor s'es hoblidada,
n
n aca major pueys que fon nada.
Dieus non la mes ges en hoblit,
quant li donet so qu
l queric:
quis li avie que
·l demostres
son enemic e qu
e·l venques.
Enans lo pas d'aqui levet,
540 las mans vers lo cel estendet.
[...]
e preguet Dieus, que serva era:
"Oy Dieus payre", dis la pieuzella,
"que per totz nos nasquies en terra,
per totz receupis aqui mort
a gran peccat et a grant tort;
apres la mort resucities,
los ties amix de ufern gities,
pueys t'en monties amont el cel,
550 am la companha des fizels,
pueys tramezis a ta maynada,
que tu avies ensenhada,
Sant Esperit que
·ls confortet
e
·us lengatges lor ensenhet;
tener venras ton jujament
al tieu segont aveniment,
dont triaras los mals de[ls] bons:
los mals iran en ufern jos,
los bons iran el gaugh durable,
560 yamays non dottaran lo dyable.
Si con es vers so que ieu dic,
tu vencques, Senher, l'enemic.
Oy Dieus Senher qu'estas el tron,
dona
·m vencer aquest dragon
que
·m vol sobir e degastar,
en sa fosa pr[i]on gitar".
Qan ella ac fagha sa orazon,
ve vos ve luy lo fer dragon;
sa guelha tenc sobre la toza.
570 Quant ella
·l vi, no·n fon joyoza!
Am sa lengua l'a traida
et en so ventre l'a essorbida;
mas la santa cros la garit,
que
·l dragon es per miegs partit.
La dona es del ventre yescida
si qu'anc dolor non ac sentida:
la santa cros la defendet,
que
lo dragon per miegh fendet.
Tot lo devezi en dos parts,
580 ans re no
·i val engent ni art.
D'aqui apres ella c'estava
totta sola e cossirava;
gardet ves la senestra part:
vi .i. diable de mal art.
Cest era companh del dragon;
plus era ardens de .i. tizon.
Sezie si, sol era a vist,
mas mot avie fer lo vist;
590 plus era negres en totz luocs
non fora si l'agues art fuoc.
Vejayre
·l fon qu'am corejadas
ac as ginols las mans liadas.
Des que Margarita s'ho vic,
en so corage si gauczit
e lauzet
Dieu que molt amava
e cu[y] servie e cuy duptava.
Los huels del cors ves lyu tenet
e mot pïament lo preguet:
«Oy Iesu Crist, Dieus, rey del[s] angels,
600 de las profetas e dels arcangels,
de las patriarcas atresci,
que per tots sufertie martir,
comensament de sabieza,
fontdament de tota fermeza,
que as poder en tot cant es,
te queri gracias e merces
[...]
quar tu m'as creysut mos bens:
tot m'as donat cant ti querie
610 e tot quant de bon grat volgui;
am l'enemic mi combatiey,
am lo tieu nom si lo venquiey;
per lo miegh luoc lo desparti
am la cros qu'el tieu nom fezi;
dïables mis sos mos pes jos:
si tot s'es mals et ergolhos
,
anc contra me no·s poc defendre,
ans lo fezi per miegh luoc fendre.
Mot
«demenava gran pudor,
620 mas yeu non senti anc flayror;
per so non era apellat
Rufo, que avie mal art
en luy e tota sa maleza
que avie per lo mont compreza.
M'arma se n'est mot esgauzida,
quar tolguy al satan la vida;
tot degastava
cant podie,
qu'el cegle grant poder avie;
mot es gran gauch e gran fisansa, {p. 68}
630 grans securtat e gran speransa
[a] la[s] vergenas que ho auzirant
que yeu ay venteur aquest satan,
et ara non firra mays res,
que yeou vey florrida es ma fes.
Una colomba ay aguda
que del cel es saïns venguda
per me defendre del tirant
e de Rufo, lo mal sathant;
so que queric tot ay agut
640 e lo d
ïable ay ventcut.
Dieu fasa de me so que li plazera
,
ja re huey mais no·m tirara.
De Iesu Crist ay nom mortals,
reys dreghuries e reys reals,
que es durables e governayre
e de tott lo mont emperayre,
refudes de tots peccadors,
Senher del pauc e dels majors,
colopna de grant altesza
650 e port de grantda fortalesza
e cahaps de grant refectïon,
[qu]e nos donas lo pauc e
·l pron,
que conduzes
or a gaug tos amixc
et a perdoa tos enemixc
·».
Guardò e vide un dragone
più feroce d'un gran leone,
e là in mezzo la spaventò,
ma Gesù Cristo la confortò;
era dipinto di tanti colori,
fiamme gettava con grande ardore;
era variopinto in ogni luogo;
i suoi peli ardevano come fuoco;
i suoi denti erano d'acciaio,
gli occhi parevano di puro oro,
le sue narici gettavano un gran fuoco
calore di fornace sembravano;
la lingua gettava fuoco ardente
in una mano teneva un lungo serpente,
nell'altra teneva un gladio forte
col quale la minacciava di morte.
Un tale fetore c'era nel carcere,
che nessuno lo poteva sopportare;
e grande, oltre ogni dire, dall'alto
verso la donna fece una gran salto
e nel carcere, al centro di quel luogo,
c'era un tale splendore del fuoco,
che nessuno lo potrebbe raccontare,
se non si volesse troppo sforzare.
Quando lei vide tale fulgore
fu agitata da un gran terrore;
alla terra fu precipitata
come morta si era accasciata
dalla gran paura era svenuta,
mai una così grande ne aveva avuta.
Dio la fanciulla non dimenticò
e quel che aveva chiesto le donò,
che per sua grazia lei vedesse
il suo nemico e lo vincesse.
Ecco che subito da terra si alzò
e le mani verso il cielo levò.
[...]
e pregò Dio, che era la sua serva:
"O Dio padre", disse la pulzella,
"che per noi tutti nascesti sulla terra,
per tutti qui subisti la morte,
fu gran peccato, ti fu fatto gran torto,
dopo la morte resuscitasti,
dall'inferto i tuoi amici traesti,
poi fino in cielo salisti
coi tuoi fedeli per compagnia
e poi i tuoi discepoli hai mandato,
a loro tu avevi insegnato,
lo Spirito Santo che li rincuorò
e molte lingue gli insegnò;
verrai a presiedere il giorno del giudizio
sarà allora il tuo secondo avvento,
quando dividerai i buoni dai cattivi
i cattivi andranno giù all'inferno,
i buoni andranno nel gaudio eterno,
e mai più il diavolo li spaventerà.
Così com'è vero quello che dico,
tu vincerai, Signore, il nemico.
O Dio Signore che siedi sul trono,
fammi vincere questo dragone
che mi vuol dominare, annientare,
e nella sua fossa profonda gettare".
Quando ebbe compiuto la sua orazione
le venne addosso il feroce dragone;
a gola aperta sulla pulzella.
Quando lo vide gioia non ne sentì!
Con la sua lingua la lambì
e nel suo ventre l'assorbì,
ma la santa croce la salvò,
perché il dragone in mezzo tagliò.
La donna è dal ventre uscita
così che dolore non ha sentito:
la santa croce la difendette
che il dragone in mezzo fendette.
Lo divise tutto in due parti,
a nulla gli valsero ingegno o arte.
Dopo di questo lei se ne stava
tutta sola e considerava;
guardò dalla sinistra parte
e vide un diavolo dalla mala arte.
Era compagno del dragone;
ed era ardente più del tizzone.
Stava fermo, sembrava solo,
ma in viso era feroce, molto;
in ogni parte era nero il suo corpo
più che se gli avessero dato fuoco.
Parve alla santa di vedere legate
le mani alle ginocchia con le corde.
Come Margherita lo vide,
esultò nel suo cuore
e lodò Dio che molto amava
che serviva e che temeva.
Verso di lui gli occhi levò
e molto piamente lo pregò:
«Divino Gesù Cristo, re degli angeli,
dei profeti e degli arcangeli,
dei patriarchi altresì
che per tutti soffristi il martirio,
principio della saggezza
fondamento d'ogni fermezza,
che hai potere su tutto ciò che è,
ti chiedo grazia e mercede
[...]
perché tu il mio bene l'accrescesti
tutto ciò che ti chiesi me lo desti
e tutto ciò che col cuore io volli;
con il nemico ho combattuto,
nel tuo nome l'ho abbattuto,
a metà lo dividesti
con la croce che nel nome tuo mi feci:
mi son messa il diavolo sotto i piedi
per quanto
fosse cattivo e superbo,
contro di me non si potè difendere,
mentre io lo feci a mezzo fendere.
Molto emanava grande fetore,
ma io non sentivo quell'odore;
e lui era così chiamato,
Rufo, che la mala arte aveva
in sé e tutta la sua malvagità
che nel mondo era compresa.

L'anima mia se n'è molto rallegrata
quando a satana la vita ho levata;
tutto quel che poteva devastava
ché sulla terra grande potere aveva;
motivo è di gioia grande e fidanza
gran sicurezza e grande speranza
per le vergini che lo udiranno
che io ho vinto questo satana,
e non c'è cosa che mi possa battere
ora che vedo la mia fede fiorita.
Una colomba ho avuta
che dal cielo è venuta
per difendermi dal tiranno
e da Rufo, malvagio diavolo;
quel che ho chiesto l'ho avuto
ed il diavolo l'ho vinto.
Dio faccia di me quel che vorrà
ormai più nulla mi dispiacerà.
Per Gesù Cristo io sono mortale,
re di giustizia e re reale,
che è durevole durevole e governa
e su tutto il mondo impera,
rifugio di tutti i peccatori,
Signore dei poveri e dei maggiori,
colonna di grande altezza
e porto di grande fortezza
e principio di ogni ristoro,
che a noi doni il tanto e il poco,
che che conduci al gaudio i tuoi amici
e e alla perdizione i tuoi nemici».

».».»
p. 61-68; vv. 505-654

E mentre qu'ela Dieus pregava
et ayci gent s'arazonava,
lo diables em pes si levet
e ves la dona ce approchet;
par miegh la man a pres la tosza,
660 que non es ges de Dieu dopthoza,
pueys li a digh: «Hoy, Margarita,
«mot es santa la tieu vida;
mot es santa ta orazon,
lo cors de tu es purs e bons;
preguar ti vuelh: dis, dona bona,
non forsa ren a ma persona;
grant mal me fays, laysam'estar,
prec ti de mon cor non tocar.
Mon frayre te tramis Rufo
670 en semblansa de un fer dragon,
qu'el te eyssorbes e degastes
e ins en ufernt t'en portes,
que
·t tolgues ta vergenetat
e que destruyces ta beltat,
e ta mentbransa te tolgues,
mas de tot so no
l fonc ans res;
[...]
mas comparti te cudies de luy;
mas Dieus non i voc consentir.
680 El nom de Dieu tu l'aucizis
et haras vos mon cors delir
am las horazons que t'auzi dir,
mas yeu ti prec que non m'auniscas
ni non m'afolles ne
·m delisquas!m».
Adonc la dona
··l sobrepres
pels cabels a sos pes lo mes;
adonc lo mes contra la terra
am los dos pes aqui l'abauzet;
sos pes li pauzet sobre
·l col,
690 pueysas li dis:
«Ben t'ay per fol,
quar tu me volies enganar
ni ma chastetat vïolar!
Maclinne, gart, laysam star! 
·
No
·m pot noze ni aajudar,
quar Dieu del cel, qu'es mos salvayre,
mos defendeyre e mos gardayres,
me gardara, que n'ha poder,
non t'ent dara Dieus nul lezer!
El me defent, El me capdela
700 con la cieua quitia pieuzella:
non ay defendor mays Lhuy,
El ama me et yeu ben Lhuy.
Laysam'estar, cruel dïable,
tost temps ardras el fuoc durable!
»
Quant ho ag dic, vi resplandor,
pueys que nasquet no·n vi majior;
totta la carcer resplandi
plus que solhelh cant reluzis.
Sobre son cap .i
a. cros vi,
710 que era de Dieu qui servi.
Una colomba em pes estet
sus en la cros cant lhy parlet;
plus era blancqua d'una flor,
semblava de grant dolsor.
So li a dig, tot en parlant:
«Non doptar mingua lo tirant,
que yeu ti dig ben sertament
que Iesu Crist del cel entent.
Tu l'as amat e deszirat,
720 tu l'as servit, tu l'as honrat;
tu l'as gardada ta chastetat
ton cors e ta vergenetat;
la gloria t'es aparelhada
que tu avies tan dezirada:
recep lo gauc de paradis
ont cera tostemps pas e fins;
aqui vieuras am grant deport,
per so non deus doptar la mort!»
«Oy Dieus», dis la benaürada,
730 «qui ay cervit pueys que fuy nada,
ti queri gracias e me[r]ces,
quar tostemps m'as creysut mos bens»
Pueys se viret ves lo satan,
si·l demantdet en contrastant:
«Don yes, diables, ni don venes?
Digas mi qui say t'a trames!
So qu·t querray respont a me,
garda·t non me·n mentir de re!»
740 «Tot diray, dona, aquo que·t platz
Mas d'una ren ti vuelh pregar
e no m'ent layces fadiar:
leva·m lo pe de sobre·l col!
Tot cant ay fagh te comtaray,
tottas mas hobras ti diray;
tot quant anc fezi ni diyci,
per que combat ayci vengui».
Adonc la dona[
·s] refrenet;
750 lo pe de sobre
·l col l'ostet,
car vi e sap que mal li dolie,
si que parlar petit podie.
«Belsebuc soy apellat,
anc non agui tregua ni pas;
apres Belsabuc soy senher yeu,
en tot peccat yeu ay mon fieu;
most bon homes ay fagh pecar,
neguns homs no
·m pot contrastar.
Tostemps ay guerra am los dreghuries
760 et am bons homes vertadies;
cant yeu los ay vencut trastotz,
yeu los en meni jus el pos.
Hanc non pogui celuy trobar
que pogues am me contrastar
mas te, que m'as tot debrizat
e de mon chap los huelhs gitast;
tottas m'as toltas mas vertust,
tot soy cassat e cofondut.
Tu m'as mon frayr Rufo delit
770 e me mezeys forment aunit;
so que ti plas pos far de me,
quar Iesu Crist hobra per te;
El te dona tot cant tu vols
per so car l'as amat e colt;
En te El perman, en te renha,
El te defent et El t'ensenha;
quant Iesu non era en te,
non avies ger poder e me;
quant eras terra e caytivier,
780 fems e cenres e poyridier,
mot eras de flebla natura,
mas aras ies nepta e pura
et ar as ton cors ben mudat,
non ha en te crim ni peccat.
Tals hora fon tu eras mia,
aras non vos ma companhia:
Dieus es am te, que t'ama mot,
per s
·om fas tremolar trastot.
El t'a donat entendements 

790 los pes e la[s] mans eysament;
El t'a donat so que tu as,
ren d'altruy may de luy non as.
Si tu de mi ayso agueces,
l'erguelh que fas ja non fezeces,
per so non ay yeu potestat
que yeu 'abatta em peccat.
Sobre ton cor non ay poder
ni non ay forsa ni leszer,
si Iesu Crist non mi la dona
800 que tost los sieus amixe corona.
Mot as en Dieus ferm lo coracge,
per so non pos penre damnatge.
El nom de Dieu Rufo ventquies,
el nom de Dieu tu me lhies.
Yeu hay mostz homes trebalhasts
e most caytieus encarserrasts;
[...]
tost los mange dedins lo cors;
pueys los mange autra vegada,
810 que aytal es ma destinada.
Am dreyturies ay ma batalha,
tot cant els fan mal ieu meti en talha;
pechar los fauc en tot engens:
premieyremens lus tol lo sens;
peccar los fauc am molheradas
et am moynas santifiadas,
e de rauba los meti envie
e frange gleyras e mostirs.
Quant els dormon, yeu los reycide
820 e d'atruy molher los convide;
quant yeu non los puec reycidar,
aqui mezeus los fauc pechar:
per trop dormir e per deliegh
los fauc pechar ins en lur liegh;
per sonolensas eysamens
los fauc pechar tot en durment.
Homes fauc ausir e trenquar,
las terra[s] e
·ls sans deraubar;
quant yeu non poc ren d'ayso far,
830 los sans Dieu lor fauc jurar;
pueys mi viri ves autra part,
quar yeu say pron d'engent e d'art.
De clau[s]tras fauc morgues yeci,
homes lur fauc trenquar et ausir;
per aver fauc messas cantar
e gleyras vendre e comprar;
enpense fauc tota clercie
e mortal crim de ssimonie:
simonïat son los avesquest,
840 los abatz e los arcivesques,
et atretal an [li] lhach preyre,
li chapellan e lhi preveyre.
E mentre lei IddIddio pregava
e e così nobilmente ragionava,
il diavolo in piedi si alzò
e alla donna si avvicinò;
d alprese per mano la fanciulla,
per manche in Dio era n Dio era ferma e sicura,
poi le disse: «