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FIABE A SCUOLA ALL'OMBRA DELLA PSICOANALISI


Elena
Il vento si muove lentamente.

Passa sopra il mare
e lo ascolta raccontare.
Passa accanto al sole
e lo sente chiacchierare.
Passa sopra la luna
e la ode sospirare.
Continua a viaggiare
e le fiabe raccolte
lo cavalcano gridando.
Entra in una casa
e le storie vanno
nella bocca di una madre.
Le racconta al bambino
che ride nella culla. 

Disegno di Elena, che rappresenta me e lei, classe III elementare di Castelmella, A.S. 2001-2002               Poesia di Giulia, classe V elementare, Firenze, A.S. 97/98. Grazie all'insegnante M. Landucci




NOTA DI PRESENTAZIONE

PUBBLICAZIONI SULLA FIABA
DI A. GASPARINI



IL METODO DELLA VERSIONE COLLETTIVA










NOTA DI PRESENTAZIONE

    L'ombra della psicoanalisi si stende sulla scuola sia perché sembra mettere in discussione i criteri didattici adottati e tutto il senso dell'apprendimento, sia perché i bambini e gli insegnanti più attenti godono di questa ombra che permette di riposarsi un poco: si può prendere tempo per ascoltare, per formulare domande che non prevedono una risposta immediata o preconfezionata, ci si può concedere il lusso di non rimuovere l'incertezza.

    Questa pagina è dedicata agli insegnanti, agli educatori, ai bibliotecari, ai genitori, agli studenti interessati al lavoro psicoanalitico con la fiaba e il mito, in particolare a tutti quelli che ho incontrato in tante parti d'Italia.
    I primi sono stati i bambini della seconda elementare della scuola Vamba, a Firenze, nell'anno scolastico 1980-81, gli ultimi, nell'anno scolastico in corso, sono stati i bibliotecari e gli insegnanti di scuola materna di Roma, nell'anno scolastico in corso, 2009-10 (Biblioteca Centrale Ragazzi). 
    Ringrazio gli insegnanti che mi hanno invitato nelle loro classi, con i loro bambini, dandomi modo di sperimentare e far conoscere la forza della fiaba. Ho lavorato tenendo semplicemente presente il primato dell'affettività che Freud ci ha descritto.

    Sono molto grata ai bambini, che avendo più speranza e meno difese rispondono con entusiasmo corroborante, dandomi ogni volta più di quanto offro loro.

    Il contatto con la psicoanalisi apre interrogativi, non offre certezze.  Lavorando nella scuola e nelle biblioteche conosciamo una preziosa minoranza di insegnanti ed educatori, che ascoltando i bambini e se stessi giorno dopo giorno pensano che la mente somigli al paracadute: funziona solo se si apre.






PUBBLICAZIONI SULLA FIABA DI ADALINDA GASPARINI

Elenco completo delle pubblicazioni                                                                           Favole da leggere, vedere, studiare (Bibliografia generale)



N.B. I primi tre lavori sono specificamente dedicati al lavoro con la fiaba nella scuola.
RE PORCO E I BAMBINI NARRATORI
In: AA.VV. La crescita misconosciuta; Collana Rappresentazioni.

Pisa: ETS 1997

Il saggio presenta i risultati di un originale lavoro psicoanalitico nella scuola, attraverso il quale si può osservare il primato dell'affettività nei processi di apprendimento. Il lavoro analitico rende comprensibile e indagabile il senso del fascino della fiaba e della grazia espressiva dei bambini. Si riporta il saggio integralmente per favorire gli insegnanti  interessati all'esperienza e ai suoi presupposti teorici.
L'OROLOGIO E LA GEMMA, OVVERO LA COTICA CLAMOROSA
in: AA.VV., Percorsi incantati. Viaggi, viaggiatori, percorsi di crescita nella letteratura per l'infanzia;
Torino: Einaudi Ragazzi 1999

Il libro tesaurizza una minima parte della felice esperienza di corsi d'aggiornamento e master a Longiano, nelle scuole dell'obbligo delle province romagnole. Ancora la voce ai bambini, loro, davvero, clamorosamente capaci di ascoltare le fiabe e di raccontarle coniugando felicemente il lessico quotidiano contemporaneo e e la lingua dei secoli passati.
FIABA, PSICOANALISI E APPRENDIMENTO.  TESI DI LAUREA DI ROSSANA BARALLA
BOX in LIBeR, n. 59; lug-sett. 2003
Tesi in Psicologia, all'Università degli Studi di  Firenze - relatrice prof. Silvana Caluori.  - che presenta una sperimentazione dell'uso della fiaba nella scuola e una verifica quantitativa dei progressi dei bambini nell'apprendimento. È possibile osservare in termini oggettivi quanto era emerso nell'esperienza descritta in Re Porco e i bambini narratori. Perfino gli errori di ortografia diminuiscono...
Vedi in questo sito, di Rossana Baralla, un estratto dalla stessa tesi, corredato dai grafici che documentano i risultati raggiunti.







ALADINO E LA LAMPADA MERAVIGLIOSA. VIAGGIO PSICOANALITICO
Prefazione di Antonio Faeti

Firenze: Ponte alle Grazie 1993

LA FIABA, LA MORTE, LA PAURA:  UN FUOCO, UN TORNIO, UN BANCO DA EBANISTA
In: Bollettino dell'Accademia degli Euteleti
San Miniato (PI): Accademia degli Euteleti 1994

La celebre fiaba di Giovannino, analizzata in alcune varianti, rappresenta la paura come emozione umana senza la quale il soggetto manca di un elemento essenziale alla vita. Se il protagonista, alla quale la paura manca, ne va in cerca, alla fine diventa ricco e felice, mentre se non ne avverte la mancanza muore vedendo la propria ombra o il proprio sedere.
IL MOTIVO DELL'ENIGMA. TRASFORMAZIONI E COSTANTI DEL DISCORSO INTERIORE
In: Rappresentazioni, n.4, Intorno alla conoscenza
PISA ETS 1994

La differenza di genere letterario tra il romanzo antico, il mito e la fiaba, corrisponde al cambiamento di registro rappresentazionale che possiamo osservare in diverse condizioni psichiche. È sempre la stessa storia del soggetto, ma il passaggio da una narrazione realistica a una fantastica, dove gli eventi dipendono dalla magia o dalla provvidenza, implica significative varianti. Il motivo dell'enigma, ad esempio, nodo del tema dell'incesto e del lutto, nel romanzo antico (Apollonio re di Tiro, sec. III) ha un finale felice, come nella fiaba (Turandot, nella prima versione settecentesca e nell'opera di Puccini), mentre nella tragedia di Edipo la questione è più complessa. Quale via attraverso il parricidio, l'incesto, l'accecamento volontario? il lutto che ne consegue, ha una possibile conclusione? quale senso ha la morte di Edipo nel demo di Colono?
LE PRIME FIABE DEL MONDO. DA BASILE E STRAPAROLA
Firenze: Giunti 1996

Le prime fiabe pubblicate nel mondo (Venezia XVI secolo, Napoli  XVII secolo), come quelle popolari raccontate a veglia fino all'avvento della televisione, sono per adulti e bambini: non pedagogizzate, rappresentano per il bambino la realtà psichica, e possono costituire uno straordinario strumento per l'apprendimento della lingua....
LA LUNA NELLA CENERE. ANALISI DEL SOGNO DI CENERENTOLA, PELLE D'ASINO, CORDELIA
Milano: FrancoAngeli 1999

Il sogno del femminile, col principe e il ballo, in cui la donna oscura e disprezzata diventa regina: da relazioni mitiche tra madre e figlia, come quella fra Demetra e Kore, che impedisce le nozze, da relazioni incestuose, come quella di Pelle d'Asino, da richieste d'amore impossibili  da soddisfare, come sa Cordelia... per comprendere l'analisi passa attraverso tante e tante versioni popolari, e accosta voci, come varianti del sogno, tanto grande che la scarpetta abita l'immaginario di ognuno, come la lampada di Aladino. E alla fine, un po' di geometria dei sogni...
A. Antoniazzi e A. Gasparini
NELLA STANZA DEI BAMBINI.
TRA
LETTERATURA PER L'INFANZIA E PSICOANALISI

Bologna: CLUEB 2009

Quanti sogni si sono rifugiati nella stanza dei bambini? E i bambini li usano per crescere, per diventare adulti capaci di sognare, o ne sono ostaggio, perché devono rappresentare la speranza che i loro genitori non sono riusciti a proteggere?
Forse non c'è una risposta, certo non nella grande letteratura per l'infanzia, che con le fiabe antiche condivide un'incertezza sulla possibilità e il senso della crescita, e quindi dell'educazione. Incertezza, o vaghezza, bellezza, da praticare regolarmente, se non si vuole, da educatori ammaestratori o psico-ortopedisti, fare la fine del Grillo Parlante giustiziato da Pinocchio.
SE LE METAFORE GIOCANO. FIABA E PSICOANALISI
Campi Bisenzio:
LIBeR 87/2010

Le esche di menzogna adatte a far affiorare carpe di verità variano nel tempo, e quel che fino al secolo scorso era regno incontrastato della vaghezza, impensabile come campo di ricerca scientifica, diventa con Freud un campo di ricerca rigoroso. Ma il passaggio dal lavoro intorno a oggetti vaghi, poetici, circondati da un alone di mistero che li rende affascinanti e vivi, a un lavoro scientifico, è lento e pieno di trabocchetti. Lo psicoanalista che consideri la teoria di riferimento della sua scuola come più vera delle altre, o che, peggio ancora, consideri se stesso e i suoi 'compagni di scuola' i soli eredi legittimi di Freud, negherà, trattandosi dell'interpretazione di una fiaba o di un suo minimo intreccio, come la puntura di Rosaspina col fuso, l'efficacia delle diverse interpretazioni. Non si accorgerà che è proprio l'efficacia di ogni interpretazione, se colta nel suo carattere vago, come quello delle pulsioni, a costituire la forza dell'interpretazione stessa.

RINFRESCA ANCHE LA TERRA NUDA
In Gli Asini, n. 4
Roma: Edizioni dell'asino 2011

Non bagnare solo |il prato fresco o solo quello arido: | rinfresca anche la terra nuda. (Bertold Brecht)

Penso che chi si occupa della cura di persone piccole o grandi possa farlo se sente la richiesta d'acqua della terra nuda, dove l'occhio non vede nulla, e che a partire da questo debba scegliere se rispondere o no, e poi come rispondere. Non perché dispone di un metodo che dà garanzie di crescita, di sviluppo, di guarigione, ma perché il desiderio di prendersi cura dell'altro, di essergli accanto quando è colpito e sofferente, è irrinunciabile. Perché è sensibile all'appello, e sentirebbe su se stesso la ferita dell'altro, il suo dolore, se si allontanasse senza ascoltare, perché la sofferenza dell'altro è nostra, se la vediamo, se non riusciamo a evitarla. Se l'io sovrano scende dal trono, ha il tempo di annaffiare la nuda terra.






IL METODO DELLA VERSIONE COLLETTIVA


Seguendo le indicazioni presenti in questa pagina si accede ad alcune versioni collettive con testi e disegni dei bambini, e si possono leggere alcune indicazioni sintentiche che la descrivono. (vedi Re porco e i bambini narratori, cit. sopra).

Decalogo per la versione collettiva

In questa pagina si può leggere una lista di indicazioni, compilata su richiesta di alcuni insegnanti che, avendo partecipato a questa esperienza, volevano continuare il lavoro.
La pagina è scarna, e in questo campo le indicazioni sintetiche sarebbero da evitare. Ma alcuni studenti e insegnanti hanno saputo interpretarle e farne un uso eccellente, frequentando uno dei miei corsi o seminari, o anche - casi rari e preziosi -, utilizzando solo il materiale su questo sito. (vedi la mail riportata in calce)

FAVOLA
CONDUZIONE 
E PROGETTO
DOVE E QUANDO
PROMOTORI E PARTECIPANTI
Un'esperienza preziosa
Valentina Mustone
Lucera (FG)
a.s.2009-2010

E-mail ricevuta il 3 maggio 2010: ringrazio per il suo lavoro e la sua comunicazione Valentina Mustone.
La Bella Caterina o la Novella de' gatti

R
e Porco

Da Sessanta novelline popolari montalesi di G. Nerucci

Insegnante Silvia Lazzer

Scuola Primaria Kassel, classi IV C e IV D
a.s.2009-2010

LE CHIAVI DELLA CITTÀ
Comune di Firenze.Assessorato alla Publica Istruzione
IL MITO
COME ESPRESSIONE CORALE.
Insegnare e imparare miti antichi e nuovi: la versione collettiva

Il file contiene i link per vedere i disegni dei bambini.
L'insegnante ha preparato e presentato splendide presentazioni in powerpoint di queste due versioni collettive. Si ringrazia l'insegnante Silvia Lazzer per il contributo a questo sito.
Perseo e il mostro Medusa
Insegnante Paolo Anselmi

Scuola Materna, Firenze
LE CHIAVI DELLA CITTÀ
Comune di Firenze.Assessorato alla Publica Istruzione
IL MITO
COME ESPRESSIONE CORALE.
Insegnare e imparare miti antichi e nuovi: la versione collettiva

Il il file contiene la versione del mito come l'insegnante l'ha raccontata ai bambini e i loro disegni.
Si ringrazia l'insegnante Paolo Anselmi per il contributo a questo sito.
Una piccola storia grandissima Insegnante Francesca, consultando questo sito
Scuola dell'infanzia
Provincia di Pistoia, A.S.  2003-2004

Favole greche
dalla Teogonia e dall'Odissea
Progettazione e conduzione di Adalinda Gasparini Scuola elementare Collodi, Bovezzo (BS), a.s 2002-2003. 
Il progetto è stato finanziato dal Comune di Bovezzo.
Hanno preso parte all'esperienza gli alunni delle tre classi terze, le insegnanti Angela Pezzaga e Donatella De Fonzo, la bibliotecaria  Gabriella Stefana che ha promosso il progetto, il signor Attilio Redolfi che ha preparato la proiezione dei disegni. 
Favole greche
dalla Teogonia e dall'Odissea
Progettazione e conduzione di Adalinda Gasparini Scuola elementare di Castelmella (BS), a.s 2003-2004. 
Il progetto è stato finanziato dal Comune di Castelmella.
Hanno preso parte all'esperienza gli alunni di una classe quarta.
Si ringraziano le insegnanti. Un ringraziamento particolare alla bibliotecaria Cristina Dossi.
La Bella Caterina o la Novella de' gatti
cit.
c.s. Scuola elementare Collodi, Bovezzo (BS), a.s 2002-2003. 
Il progetto è stato finanziato dal Comune di Bovezzo.
come sopra.
La Bella Caterina o la Novella de' gatti Come sopra Scuola elementare di Castelmella (BS)
A.S. 2001-2002
classe III B

La Bella Caterina o la Novella de' gatti Come sopra Scuola elementare di Castelmella (BS)
A.S. 2001-2002
Classe III A

Re Porco
Testo letto ne Le prime fiabe del mondo di A. Gasparini da G. F. Straparola
Progettazione e conduzione di Rossana Baralla con la consulenza di Adalinda Gasparini.
Scuola elementare di Piano di Mommio (LU), a.s. 2000-2001 Università degli Studi di Firenze, Facoltà di Psicologia, prof. Silvana Caluori; Istituto Comprensivo Massarosa (LU), insegnante; insegnante Marna Taccola.
Re Porco
Testo letto ne La Novellaja fiorentina di V. Imbriani
Come sopra Scuola elementare di Piano di Conca (LU), a.s.1999-2000 Come sopra;  Maria Teresa Leone .
La Bella Caterina o la Novella de' gatti
Come sopra Scuola media di Ponte a Egola, cl.  I
A.S. 1994-1995













Decalogo per la versione collettiva


1. Quale fiaba.

Si scelga una fiaba con le caratteristiche di ricchezza narrativa e di densità simbolica che caratterizzano molte fiabe antiche e molte fiabe raccolte alla fine del XIX secolo in Italia dai demologi: chi non intende condurre una ricerca personale può scegliere una delle fiabe che ho tradotto e pubblicato per Giunti (Collana Gemini, Basile-Straparola, Le prime fiabe del mondo, Firenze 1996), accessibile in questo sito, o leggere altre fiabe anche dialettali e alloglotte in questo sito: Il FAIRITALY, ITALIA IN FAVOLA.
 


2. La scelta

Fra queste l’insegnante scelga la fiaba che avverte come più bella e significativa, anche se non ne conosce l’interpretazione. Nulla che non sia bello e sensato per l’insegnante potrà apparire tale ai bambini.



3. La preparazione alla lettura

Per prepararsi, l’insegnante che non abbia già fiducia in sé come lettore narratore, legga ad alta voce la fiaba più volte, ricorrendo al registratore per riascoltarsi, o chiedendo di ascoltarlo ad altri. Quando sentirà la propria recitazione come efficace potrà leggere la fiaba alla classe.



4. Ai bambini, prima della lettura

Agli alunni va detto che la lettura della fiaba è un lavoro diverso dal solito, in particolare che non darà luogo a nessun tipo di correzione o valutazione. Si precisi che la fiaba ha molti secoli, che è considerata un pagina raffinata di letteratura, di solito riservata a un ristretto numero di studiosi. Si anticipi che non si darà nessuna spiegazione sul significato di termini difficili o strani, che fanno parte dell’esperienza, o del gioco: i bambini non devono preoccuparsi di quanto non capiscono.
 


5. Durante la lettura

Nella mia esperienza, dalla scuola materna alla media inferiore, e nei gruppi di adulti, il silenzio del gruppo in ascolto è intenso, di una qualità rara. Direi che se non si realizza questo silenzio si può considerare fallita l’esperienza: quale dei punti precedenti non è stato rispettato o compreso?
 


6. Dopo la lettura

Si lasci qualche momento di silenzio, come dopo la proiezione di un film, e poi si dica ai bambini che ora possono scrivere o disegnare la storia, tutta, come in un riassunto, o in parte. Si eviti di chiedere ‘quello che ti ha colpito di più’ o ‘che ti ha più interessato’. Si dica che chi non vuole partecipare potrà restare in silenzio, lasciando lavorare gli altri. Si dia un tempo definito - nella mia esperienza va bene sia un quarto d’ora sia un’ora -  e si precisi che chi non disegna né scrive non darà il suo contributo per il nuovo racconto della fiaba. A questo proposito non si diano spiegazioni, neanche se richieste: si mantenga il mistero, come per una sorpresa che si sta preparando. In questa fase è indispensabile che il narratore non corregga nessun elaborato, che non chiarisca nessun fraintendimento, che non dia indicazione su come rispondere alla richiesta, per quanto possa apparire strano: è necessario creare uno spazio diverso da quello usuale.
 


7. Raccolta

Si raccolgano e si mettano da parte con cura gli elaborati. Il narratore da solo, più tardi, li guardi senza fretta, senza preoccuparsi di come potrà usarli per la versione collettiva. Di solito la prima impressione è che i lavori siano poco significativi, ma continuando a osservare e a riflettere a un certo punto cominciano a parlarci.
 


8. Organizzazione del materiale per la Versione Collettiva

Si dispongano i disegni e i testi secondo la sequenza narrativa della fiaba, mettendo da parte i riassunti più ampi. Questa è la parte più laboriosa dell’esperienza, che richiede tempo, pazienza, umiltà, prima per attendere che i disegni e gli scritti comincino a parlare, poi per costruire la versione collettiva. Ogni insegnante può mettere a punto una strategia personale, adatta al proprio carattere e al proprio metodo di lavoro, purché mantenga saldi alcuni criteri:

8a. ogni alunno deve essere rappresentato con un disegno o un piccolo brano nella versione collettiva, perché ogni alunno senta che la sua voce, la sua parola, è parte integrante della versione collettiva;

8b. per ottenere un racconto che tiene, e che perde il meno possibile della ricchezza della fiaba letta, l’insegnante selezionerà tutti i passaggi riespressi dalla classe, anche da un solo disegno o una sola frase, in modo da inserirli nella versione collettiva;

8c. se un alunno che mostra abitualmente poco interesse alle attività didattiche ha lavorato con passione, il suo frammento di racconto dovrebbe trovare una collocazione che valorizzi questa partecipazione, senza enfasi, perché resti in equilibrio con tutti gli altr


8d. i riassunti più ampi, di solito forniti dagli alunni più bravi, saranno preziosi per formare il tessuto della narrazione, colmando le lacune dovute al fatto che la maggioranza degli alunni di solito rappresenta soltanto due o tre passaggi della fiaba;

8e. quando l’insegnante sentirà di disporre di una nuova versione della fiaba, interamente formata dai frammenti narrativi tratti dai bambini, ricca e significativa quanto quella originaria, anche se abbastanza diversa, potrà passare alla fase successiva. L’insegnante esperto di fiabe e miti sarà sostenuto in questo lavoro dalla consapevolezza che le storie collettive sono frutto di continue trasformazioni, e che ogni narratore, colto o analfabeta, modifica la storia che ha sentito ogni volta che la rinarra.


9. Presentazione della versione collettiva

In questo sito si posso osservare esempi di versioni collettive, relativi a varie esperienze nella scuola dell’obbligo. L’insegnante in questa fase dovrà esprimere le sue abilità di sceneggiatore e regista. Potrà fare una sorta di collage con i disegni e i testi dei bambini appendendolo a una parete, e la classe ripercorrerà con la regia dell’insegnante la storia rinarrata. Con un computer e un videoproiettore si possono proiettare i disegni su uno schermo, ovviamente dopo averli passati allo scanner, e leggere i testi durante la proiezione. Questa fase finale, che dipende dalla laboriosa fase descritta al punto 9, richiede l’insieme di entusiasmo e sensibilità che saranno frutto di tutto il lavoro precedente. L’insegnante che proporrà ai bambini la versione collettiva di cui è regista, non sarà presente come personaggio, perché il suo lavoro servirà a fare il miglior film con gli attori e le risorse che ha a disposizione: se ci riesce è un buon regista. Se l’insegnante può contare su un aiutante adulto per la parte tecnica al momento dell’evento, sarà più libero di orchestrare la regia. Nelle classi di scuola elementare, in cui parti essenziali della fiaba non erano state rappresentate, le ho fatte raccontare lì per lì dai bambini tra un disegno e l’altro: è però sicuramente meglio che gli alunni in questa fase siano solo fruitori. Il loro piacere è scoprire che la classe ha saputo raccontare la fiaba: che diventa a questo punto la loro fiaba, di ciascuno individualmente, e del loro gruppo come insieme.


10. Conclusione

Se ciò che l’insegnante ha potuto osservare, nelle proprie reazioni e nelle risposte del gruppo classe e dei singoli alunni, non è ampio e profondo, se per l’insegnante questa sua esperienza non è particolarmente significativa, si può dire che il lavoro della versione collettiva non è riuscito. I motivi possono essere molti, e andrebbero analizzati volta per volta in un lavoro di supervisione: se questa possibilità manca, è meglio che l’insegnante cerchi altri metodi di lavoro. Per l’insegnante che con la sua classe ha fatto un’esperienza particolarmente bella e significativa, inizia invece un percorso complesso e appassionante. L’esperienza può essere ripetuta scegliendo una nuova fiaba: l’insegnante che proponga un ciclo di fiabe e le relative versioni collettive avrà il piacere di osservare trasformazioni importanti nella propria classe e in se stesso.

L’esperienza personale di cui si parla in maniera sintetica in questo decalogo, scritto nel 2000 su richiesta di un gruppo di insegnanti che avevano partecipato all’esperienza della versione collettiva, sarà la condizione migliore per comprendere e utilizzare i testi pubblicati da A.G. sull’esperienza stessa, disponibili nel sito citato, come altri testi su educazione e psicoanalisi.

Seguire il decalogo non dà alcuna garanzia di riuscita, come il possesso di una mappa di Firenze non assicura che il viaggiatore comprenda la ricchezza e la bellezza della città: è solo un punto di partenza. Il viaggio dipenderà, come sempre, dalle caratteristiche personali dell’insegnante, dal suo impegno, dal suo desiderio.







Alcuni anni fa, dopo una conferenza a Quarrata, una giovane insegnante mi ha lasciato un fascicolo, che solo il giorno dopo ho guardato. L'insegnante, che spero di incontrare ancora, nell'anno scolastico 2003-2004, con la sua sezione di scuola materna, in provincia di Pistoia, ha adattato autonomamente e creativamente il metodo della versione collettiva, con risultati che considero molto alti. Sperando di ritrovarla, mi permetto di citare, dal suo bel fascicolo,  che ha intitolato Il racconto del bambino e il bambino del racconto,  uno dei testi più belli che ha raccolto dalla voce dei bambini, che mettevano in scena le fiabe che lei aveva raccontato giocando con travestimenti e castelli di gommapiuma.



Io sono un cavaliere, vedi c'ho la spada, e c'ho la mappa per andare a trovare la principessa per liberarla dal drago. Poi quando guardo nella mia mappa c'è bisogno di andare a prendere il tesoro nella porta della paura. Io poi rivado al castello, uccido il drago, e l'ultima cosa che devo fare è salvare la principessa, la prima cosa che devo fare è uccidere il drago e uccidere la lava. Quando ero arrivato nella porta della paura avevo preso il tesoro e scappato via prima che la paura si svegliasse. Quando il re ha visto tutto quel tesoro e la principessa fu contenta, il principe sposò la principessa e vissero felici e contenti. Maestra io questa storia te l'ho raccontata corta, ma a giocarla è grandissima. (finale della fiaba rigiocata e poi rinarrata alla maestra da un bambino di scuola materna, provincia di Pistoia, a.s. 2003-2004)









Gent.ssa Adalinda Gasparini,

mi chiamo Valentina Mustone, ho ventun'anni e vengo da Lucera (FG); frequento il terzo anno di Scienze della Formazione Continua dell'Università di Foggia.
Le scrivo per dirle che sto stilando la mia tesi in psicologia dinamica sull'influenza psichica delle fiabe nello sviluppo del bambino.
Sono sempre stata appassionata di fiabe popolari e racconti per l'infanzia e tale amore è cresciuto dopo l'esame di letteratura per l'infanzia e dopo aver consultato il suo sito. Ho trovato fortemente interessante il lavoro che lei svolge servendosi di fiabe e psicologia e sono pienamente d'accordo con le sue teorie.
Ho letto due suoi libri: "Nella stanza dei bambini" e " La luna nella cenere" e mi sono di grande aiuto per il mio lavoro di tesi. 
Ho svolto il tirocinio in un Centro Educativo Diurno, nella Cooperativa Sociale Paidos di Lucera. Quest'ultima si occupa di bambini e adolescenti disagiati a livello economico, familiare e comportamentale. 
Ho cercato di progettare un labotorio ludico espressivo con l'intento di interpretare il disagio infantile attraverso la fiaba popolare. Ho fatto avvicinare i bambini alla fiaba attraverso il gioco di ruolo, il disegno, e l'invenzione; infine ho cercato di interpretare il loro disagio e le loro fasi di crescita attraverso le loro parole e invenzioni.  
La passione che lei è riuscita a trasmettermi mi ha portato a svolgere un ulteriore progetto in una scuola elementare. Ho lavorato con una classe II. Anche qui mi sono servita del gioco di ruolo, del disegno e dell'invenzione di fiabe e ho cercato di usufruire di alcuni suoi consigli circa la versione collettiva. Ho dato ascolto al linguaggio dei bambini, sforzandomi di non correggere i loro errori grammaticali per far fuoriuscire le loro paure e i loro desideri.
Queste due esperienze sono state meravigliose e molto gratificanti per il mio modesto lavoro. La fiaba mi ha aiutata a comprendere i problemi dei bambini. Non essendo una psicologa, ho interpretato i pensieri dei fanciulli con molta attenzione, cercando di non tralasciare parti significative, e chiedo scusa qualora io abbia commesso alcuni errori.
Tali progetti faranno parte della mia tesi, per la quale vale lo stesso discorso, essendomi avventurata nell'interpretazione di alcune fiabe.
Lei ovviamente non può esserne al corrente, ma la sua determinazione e le sue parole sono un grande supporto per me. Credo molto in quello che fa e sto cercando di accostarmi al sue esempio con impegno. Con questa e-mail voglio ringraziarla per il lavoro che svolge quotidianamente e per tutti i consigli che è riuscita ad elargirmi. Se vorrà offrirmene altri sarò ben lieta di accettarli.
Distinti saluti.

Valentina.
mail del 3 maggio 2010


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Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2011