Io sono un cavaliere, vedi c'ho
la spada, e c'ho la mappa per andare a trovare la principessa per
liberarla dal drago. Poi quando guardo nella mia mappa c'è
bisogno di andare a prendere il tesoro nella porta della paura. Io poi
rivado al castello, uccido il drago, e l'ultima cosa che devo fare
è salvare la principessa, la prima cosa che devo fare è
uccidere il drago e uccidere la lava. Quando ero arrivato nella porta
della paura avevo preso il tesoro e scappato via prima che la paura si
svegliasse. Quando il re ha visto tutto quel tesoro e la principessa fu
contenta, il principe sposò la principessa e vissero felici e
contenti.
Maestra io questa storia te l'ho raccontata corta, ma a giocarla è grandissima. (Alunno di scuola materna) FIABE A SCUOLA ALL'OMBRA DELLA PSICOANALISI ![]() Il vento si muove lentamente. e lo ascolta raccontare. Passa accanto al sole e lo sente chiacchierare. Passa sopra la luna e la ode sospirare. Continua a viaggiare e le fiabe raccolte lo cavalcano gridando. Entra in una casa e le storie vanno nella bocca di una madre. Le racconta al bambino che ride nella culla. Disegno
di Elena, che rappresenta me e lei, classe
III elementare di Castelmella, A.S. 2001-2002
Poesia
di Giulia, classe
V elementare, Scuola Don Minzoni, Firenze, A.S.
97/98, grazie all'insegnante M.
Landucci
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L'ombra della psicoanalisi si stende sulla scuola sia perché sembra mettere in discussione i criteri didattici adottati e tutto il senso dell'apprendimento, sia perché i bambini e gli insegnanti più attenti godono di questa ombra che permette di riposarsi un poco: si può prendere tempo per ascoltare, per formulare domande che non prevedono una risposta immediata o preconfezionata, si può concedersi il lusso di non rimuovere l'incertezza. Questa pagina è dedicata agli insegnanti, agli educatori, ai bibliotecari, ai genitori, agli studenti interessati al lavoro psicoanalitico con la fiaba e il mito, in particolare a tutti quelli che ho incontrato in tante parti d'Italia. I primi sono stati i bambini della seconda elementare della scuola Vamba, a Firenze, nell'anno scolastico 1980-81, gli ultimi, nell'anno scolastico in corso, sono stati i bibliotecari e gli insegnanti di scuola materna di Roma, nell'anno scolastico in corso, 2009-10 (Biblioteca Centrale Ragazzi).
Sono molto grata ai bambini, che avendo più speranza e meno difese rispondono con entusiasmo corroborante, dandomi ogni volta più di quanto offro loro. Il contatto con la psicoanalisi apre interrogativi , non offre certezze. Lavorando nella scuola e nelle biblioteche conosciamo una preziosa minoranza di insegnanti ed educatori, che ascoltando i bambini e se stessi giorno dopo giorno pensano che la mente somigli al paracadute: funziona solo se si apre. |
| INDICAZIONI BIBLIOGRAFICHE 1. IL LAVORO NELLA SCUOLA - ESPERIENZE E RIFLESSIONI Re porco e
i bambini narratori L'orologio
e la
gemma, ovvero la cotica
clamorosa
In: LIBeR, n. 59; Campi Bisenzio 2003 Rossana Baralla, Fiaba psicoanalisi e apprendimento. Un metodo qualitativo e un'indagine quantitativa. Tesi di laurea in psicologia Segnalazione della tesi di laurea (In: LIBeR, n. 59; Campi Bisenzio 2003 Vedi anche: Rossana Baralla, Risultati di una ricerca sperimentale 2. STUDIARE LA FIABA. LETTURE INTRODUTTIVE La fiaba come
rappresentazione eidopietica; primo capitolo primo capitolo di Aladino e
la lampada meravigliosa. Viaggio psicoanalitico; Ponte alle
Grazie, Firenze 1993. C'era una volta
Cenerentola assassina, primo capitolo di La luna
nella cenere. Analisi del sogno di Cenerentola, Pelle
d'Asino, Cordelia, FrancoAngeli, Milano 1999. Il
segreto di Shahrazàd, LIBeR, 57/2003 Breve
storia delle mille versioni, LIBeR, 57/2003
3. FIABA, MITO, ROMANZO A. G. e Silvia Albertazzi, Il romanzo new-global. Storie di
intolleranza, fiabe di comunità, ETS, Pisa 2003 A. G. e Anna Antoniazzi, Nella stanza dei bambini. Tra letteratura
per l'infanzia e psicoanalisi, CLUEB, Bologna 2009 4. FIABE DA LEGGERE, FIABE DA RACCONTARE Le prime fiabe del mondo. Antologia di fiabe antiche rese in italiano contemporaneo, scelte da raccolte italiane dei secoli XIV-XVII. Il tesoro delle fiabe dialettali, Antologia di fiabe di tutte le regioni italiane e di alcune isole alloglotte, scelte da raccolte dei secoli XIX-XX 5.
PER ALTRE INDICAZIONI: FIABE DA LEGGERE, DA VEDERE, DA STUDIARE
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| IL METODO DELLA VERSIONE
COLLETTIVA Seguendo le indicazioni presenti in
questa pagina si accede
ad alcune versioni collettive
con testi e disegni dei bambini, e si possono leggere alcune
indicazioni sintentiche che la descrivono. (vedi Re porco e i bambini narratori,
cit. sopra).
In questa pagina si
può leggere una lista di
indicazioni, compilata su richiesta di alcuni insegnanti che, avendo
partecipato a questa esperienza, volevano continuare il lavoro.
La pagina è scarna, e in questo campo le indicazioni sintetiche sarebbero da evitare. Ma alcuni studenti e insegnanti hanno saputo interpretarle e farne un uso eccellente, frequentando uno dei miei corsi o seminari, o anche - casi rari e preziosi -, utilizzando solo il materiale su questo sito. (vedi la mail riportata in calce)
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1. Quale fiaba. Si
scelga una fiaba con le caratteristiche di ricchezza narrativa e di
densità
simbolica che caratterizzano molte fiabe antiche e molte fiabe raccolte
alla
fine del XIX secolo in Italia dai demologi: chi non intende condurre
una
ricerca personale può scegliere una delle fiabe che ho tradotto
e pubblicato per
Giunti (Collana Gemini, Basile-Straparola, Le prime fiabe del mondo,
Firenze 1996), accessibile in questo sito, o leggere in questo sito Il
Tesoro delle fiabe dialettali, antologia in lavorazione. |
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2. Fra
queste l’insegnante scelga la fiaba che avverte come più bella e
significativa,
anche se non ne conosce l’interpretazione. Nulla che non sia bello e
sensato
per l’insegnante potrà apparire tale ai bambini. |
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3. Per
prepararsi, l’insegnante che non abbia già fiducia in sé
come lettore narratore,
legga ad alta voce la fiaba più volte, ricorrendo al
registratore per
riascoltarsi, o chiedendo di ascoltarlo ad altri. Quando sentirà
la propria recitazione
come efficace potrà leggere la fiaba alla classe. |
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4. Ai bambini,
prima della lettura Agli
alunni va detto che la lettura della fiaba è un lavoro diverso
dal solito, in
particolare che non darà luogo a nessun tipo di correzione o
valutazione. Si
precisi che la fiaba ha molti secoli, che è considerata un
pagina raffinata di
letteratura, di solito riservata a un ristretto numero di studiosi. Si
anticipi
che non si darà nessuna spiegazione sul significato di termini
difficili o
strani, che fanno parte dell’esperienza, o del gioco: i bambini non
devono
preoccuparsi di quanto non capiscono. |
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5. Durante Nella
mia esperienza, dalla scuola materna alla media inferiore, e nei gruppi
di
adulti, il silenzio del gruppo in ascolto è intenso, di una
qualità rara. Direi
che se non si realizza questo silenzio si può considerare
fallita l’esperienza:
quale dei punti precedenti non è stato rispettato o compreso? |
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6. Dopo
Si
lasci qualche momento di silenzio, come dopo la proiezione di un film,
e poi si
dica ai bambini che ora possono scrivere o disegnare la storia, tutta,
come in
un riassunto, o in parte. Si eviti di chiedere ‘quello che ti ha
colpito di più’
o ‘che ti ha più interessato’. Si dica che chi non vuole
partecipare potrà
restare in silenzio, lasciando lavorare gli altri. Si dia un tempo
definito -
nella mia esperienza va bene sia un quarto d’ora sia un’ora - e si precisi che chi non disegna né
scrive
non darà il suo contributo per il nuovo racconto della fiaba. A
questo
proposito non si diano spiegazioni, neanche se richieste: si mantenga
il
mistero, come per una sorpresa che si sta preparando. In questa fase
è
indispensabile che il narratore non corregga nessun elaborato, che non
chiarisca nessun fraintendimento, che non dia indicazione su come
rispondere
alla richiesta, per quanto possa apparire strano: è necessario
creare uno
spazio diverso da quello usuale. |
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7. Raccolta Si
raccolgano e si mettano da parte con cura gli elaborati. Il narratore
da solo,
più tardi, li guardi senza fretta, senza preoccuparsi di come
potrà usarli per
la versione collettiva. Di solito la prima impressione è che i
lavori siano
poco significativi, ma continuando a osservare e a riflettere a un
certo punto
cominciano a parlarci. |
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8. Organizzazione
del materiale per Si
dispongano i disegni e i testi secondo la sequenza narrativa della
fiaba,
mettendo da parte i riassunti più ampi. Questa è la parte
più laboriosa dell’esperienza,
che richiede tempo, pazienza, umiltà, prima per attendere che i
disegni e gli
scritti comincino a parlare, poi per costruire la versione collettiva.
Ogni
insegnante può mettere a punto una strategia personale, adatta
al proprio
carattere e al proprio metodo di lavoro, purché mantenga saldi
alcuni criteri:
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9. Presentazione
della versione collettiva |
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10. Conclusione Se
ciò che l’insegnante ha potuto osservare, nelle proprie reazioni
e nelle
risposte del gruppo classe e dei singoli alunni, non è ampio e
profondo, se per
l’insegnante questa sua esperienza non è particolarmente
significativa, si può
dire che il lavoro della versione collettiva non è riuscito. I
motivi possono
essere molti, e andrebbero analizzati volta per volta in un lavoro di
supervisione: se questa possibilità manca, è meglio che
l’insegnante cerchi
altri metodi di lavoro. Per l’insegnante che con la sua classe ha fatto
un’esperienza
particolarmente bella e significativa, inizia invece un percorso
complesso e
appassionante. L’esperienza può essere ripetuta scegliendo una
nuova fiaba: l’insegnante
che proponga un ciclo di fiabe e le relative versioni collettive
avrà il
piacere di osservare trasformazioni importanti nella propria classe e
in se
stesso. L’esperienza
personale di cui si parla in maniera sintetica in questo decalogo,
scritto nel 2000 su richiesta di un gruppo di insegnanti
che avevano partecipato all’esperienza della versione
collettiva, sarà la condizione migliore per comprendere e
utilizzare i testi pubblicati da A.G. sull’esperienza stessa,
disponibili nel
sito citato, come altri testi su educazione e psicoanalisi. Seguire il decalogo non dà alcuna garanzia di riuscita, come il possesso di una mappa di Firenze non assicura che il viaggiatore comprenda la ricchezza e la bellezza della città: è solo un punto di partenza. Il viaggio dipenderà, come sempre, dalle caratteristiche personali dell’insegnante, dal suo impegno, dal suo desiderio.
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