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FIABE A SCUOLA ALL'OMBRA DELLA PSICOANALISI ![]() Il vento si muove lentamente. e lo ascolta raccontare. Passa accanto al sole e lo sente chiacchierare. Passa sopra la luna e la ode sospirare. Continua a viaggiare e le fiabe raccolte lo cavalcano gridando. Entra in una casa e le storie vanno nella bocca di una madre. Le racconta al bambino che ride nella culla. Disegno
di Elena, che rappresenta me e lei, classe
III elementare di Castelmella, A.S.
2001-2002
Poesia
di Giulia, classe
V elementare, Firenze, A.S.
97/98. Grazie all'insegnante M.
Landucci
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L'ombra della psicoanalisi si stende sulla scuola sia perché sembra mettere in discussione i criteri didattici adottati e tutto il senso dell'apprendimento, sia perché i bambini e gli insegnanti più attenti godono di questa ombra che permette di riposarsi un poco: si può prendere tempo per ascoltare, per formulare domande che non prevedono una risposta immediata o preconfezionata, ci si può concedere il lusso di non rimuovere l'incertezza. Questa pagina è dedicata agli insegnanti, agli educatori, ai bibliotecari, ai genitori, agli studenti interessati al lavoro psicoanalitico con la fiaba e il mito, in particolare a tutti quelli che ho incontrato in tante parti d'Italia. I primi sono stati i bambini della seconda elementare della scuola Vamba, a Firenze, nell'anno scolastico 1980-81, gli ultimi, nell'anno scolastico in corso, sono stati i bibliotecari e gli insegnanti di scuola materna di Roma, nell'anno scolastico in corso, 2009-10 (Biblioteca Centrale Ragazzi).
Sono molto grata ai bambini, che avendo più speranza e meno difese rispondono con entusiasmo corroborante, dandomi ogni volta più di quanto offro loro. Il contatto con la psicoanalisi apre interrogativi, non offre certezze. Lavorando nella scuola e nelle biblioteche conosciamo una preziosa minoranza di insegnanti ed educatori, che ascoltando i bambini e se stessi giorno dopo giorno pensano che la mente somigli al paracadute: funziona solo se si apre. |
| N.B. I primi tre lavori sono specificamente dedicati al lavoro con la fiaba nella scuola. | |
| RE PORCO
E I BAMBINI NARRATORI In: AA.VV. La crescita misconosciuta; Collana Rappresentazioni. Pisa: ETS 1997 |
Il saggio presenta i risultati di un originale lavoro psicoanalitico nella scuola, attraverso il quale si può osservare il primato dell'affettività nei processi di apprendimento. Il lavoro analitico rende comprensibile e indagabile il senso del fascino della fiaba e della grazia espressiva dei bambini. Si riporta il saggio integralmente per favorire gli insegnanti interessati all'esperienza e ai suoi presupposti teorici. |
| L'OROLOGIO
E LA GEMMA, OVVERO LA COTICA CLAMOROSA in: AA.VV., Percorsi incantati. Viaggi, viaggiatori, percorsi di crescita nella letteratura per l'infanzia; Torino: Einaudi Ragazzi 1999 |
Il libro tesaurizza una minima parte della felice esperienza di corsi d'aggiornamento e master a Longiano, nelle scuole dell'obbligo delle province romagnole. Ancora la voce ai bambini, loro, davvero, clamorosamente capaci di ascoltare le fiabe e di raccontarle coniugando felicemente il lessico quotidiano contemporaneo e e la lingua dei secoli passati. |
| FIABA,
PSICOANALISI E APPRENDIMENTO. TESI DI LAUREA DI ROSSANA BARALLA BOX in LIBeR, n. 59; lug-sett. 2003 |
Tesi
in Psicologia,
all'Università degli Studi di Firenze - relatrice prof.
Silvana Caluori. - che presenta una sperimentazione dell'uso
della fiaba nella scuola e una verifica quantitativa dei progressi dei
bambini nell'apprendimento. È possibile osservare in termini oggettivi quanto
era emerso nell'esperienza descritta in Re
Porco e i bambini narratori. Perfino gli errori di
ortografia
diminuiscono... Vedi in questo sito, di Rossana Baralla, un estratto dalla stessa tesi, corredato dai grafici che documentano i risultati raggiunti. |
| ALADINO
E LA
LAMPADA MERAVIGLIOSA. VIAGGIO PSICOANALITICO Prefazione di Antonio Faeti Firenze: Ponte alle Grazie 1993 |
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| LA FIABA,
LA MORTE, LA PAURA: UN FUOCO, UN TORNIO, UN BANCO DA EBANISTA In: Bollettino dell'Accademia degli Euteleti San Miniato (PI): Accademia degli Euteleti 1994 |
La celebre fiaba di Giovannino, analizzata in alcune varianti, rappresenta la paura come emozione umana senza la quale il soggetto manca di un elemento essenziale alla vita. Se il protagonista, alla quale la paura manca, ne va in cerca, alla fine diventa ricco e felice, mentre se non ne avverte la mancanza muore vedendo la propria ombra o il proprio sedere. |
| IL
MOTIVO
DELL'ENIGMA. TRASFORMAZIONI E COSTANTI DEL DISCORSO INTERIORE In: Rappresentazioni, n.4, Intorno alla conoscenza PISA ETS 1994 |
La differenza di genere letterario tra il romanzo antico, il mito e la fiaba, corrisponde al cambiamento di registro rappresentazionale che possiamo osservare in diverse condizioni psichiche. È sempre la stessa storia del soggetto, ma il passaggio da una narrazione realistica a una fantastica, dove gli eventi dipendono dalla magia o dalla provvidenza, implica significative varianti. Il motivo dell'enigma, ad esempio, nodo del tema dell'incesto e del lutto, nel romanzo antico (Apollonio re di Tiro, sec. III) ha un finale felice, come nella fiaba (Turandot, nella prima versione settecentesca e nell'opera di Puccini), mentre nella tragedia di Edipo la questione è più complessa. Quale via attraverso il parricidio, l'incesto, l'accecamento volontario? il lutto che ne consegue, ha una possibile conclusione? quale senso ha la morte di Edipo nel demo di Colono? |
| LE
PRIME
FIABE DEL MONDO. DA BASILE E STRAPAROLA Firenze: Giunti 1996 |
Le prime fiabe pubblicate nel mondo (Venezia XVI secolo, Napoli XVII secolo), come quelle popolari raccontate a veglia fino all'avvento della televisione, sono per adulti e bambini: non pedagogizzate, rappresentano per il bambino la realtà psichica, e possono costituire uno straordinario strumento per l'apprendimento della lingua.... |
| LA LUNA
NELLA CENERE. ANALISI DEL SOGNO DI CENERENTOLA, PELLE D'ASINO, CORDELIA Milano: FrancoAngeli 1999 |
Il sogno del femminile, col principe e il ballo, in cui la donna oscura e disprezzata diventa regina: da relazioni mitiche tra madre e figlia, come quella fra Demetra e Kore, che impedisce le nozze, da relazioni incestuose, come quella di Pelle d'Asino, da richieste d'amore impossibili da soddisfare, come sa Cordelia... per comprendere l'analisi passa attraverso tante e tante versioni popolari, e accosta voci, come varianti del sogno, tanto grande che la scarpetta abita l'immaginario di ognuno, come la lampada di Aladino. E alla fine, un po' di geometria dei sogni... |
| A.
Antoniazzi e A. Gasparini NELLA STANZA DEI BAMBINI. TRA LETTERATURA PER L'INFANZIA E PSICOANALISI Bologna: CLUEB 2009 |
Quanti
sogni si
sono rifugiati nella stanza dei bambini? E
i bambini li usano per crescere, per diventare adulti capaci di
sognare, o ne sono ostaggio, perché devono
rappresentare la speranza che i loro genitori non sono riusciti a
proteggere? Forse non c'è una risposta, certo non nella grande letteratura per l'infanzia, che con le fiabe antiche condivide un'incertezza sulla possibilità e il senso della crescita, e quindi dell'educazione. Incertezza, o vaghezza, bellezza, da praticare regolarmente, se non si vuole, da educatori ammaestratori o psico-ortopedisti, fare la fine del Grillo Parlante giustiziato da Pinocchio. |
| SE LE
METAFORE GIOCANO. FIABA E PSICOANALISI Campi Bisenzio: LIBeR 87/2010 |
Le
esche di menzogna adatte a far affiorare carpe di verità variano
nel tempo, e quel che fino al secolo scorso era regno incontrastato
della vaghezza, impensabile come campo di ricerca scientifica, diventa
con Freud un campo di ricerca rigoroso. Ma il passaggio dal lavoro
intorno a oggetti vaghi, poetici, circondati da un alone di mistero che
li rende affascinanti e vivi, a un lavoro scientifico, è lento e
pieno di trabocchetti. Lo psicoanalista che consideri la teoria di
riferimento della sua scuola come più vera delle altre, o che,
peggio ancora, consideri se stesso e i suoi 'compagni di scuola' i soli
eredi legittimi di Freud, negherà, trattandosi
dell'interpretazione di una fiaba o di un suo minimo intreccio, come la
puntura di Rosaspina col fuso, l'efficacia delle diverse
interpretazioni. Non si accorgerà che è proprio
l'efficacia di ogni interpretazione, se colta nel suo carattere vago,
come quello delle pulsioni, a costituire la forza dell'interpretazione
stessa. |
| RINFRESCA
ANCHE LA
TERRA
NUDA In Gli Asini, n. 4 Roma: Edizioni dell'asino 2011 |
Non
bagnare solo |il prato fresco o solo quello arido: | rinfresca anche la
terra nuda. (Bertold Brecht) Penso che chi si occupa della cura di persone piccole o grandi possa farlo se sente la richiesta d'acqua della terra nuda, dove l'occhio non vede nulla, e che a partire da questo debba scegliere se rispondere o no, e poi come rispondere. Non perché dispone di un metodo che dà garanzie di crescita, di sviluppo, di guarigione, ma perché il desiderio di prendersi cura dell'altro, di essergli accanto quando è colpito e sofferente, è irrinunciabile. Perché è sensibile all'appello, e sentirebbe su se stesso la ferita dell'altro, il suo dolore, se si allontanasse senza ascoltare, perché la sofferenza dell'altro è nostra, se la vediamo, se non riusciamo a evitarla. Se l'io sovrano scende dal trono, ha il tempo di annaffiare la nuda terra. |
IL METODO DELLA VERSIONE COLLETTIVA Seguendo le indicazioni presenti in
questa pagina si accede
ad alcune versioni collettive
con testi e disegni dei bambini, e si possono leggere alcune
indicazioni sintentiche che la descrivono. (vedi Re porco e i bambini narratori,
cit. sopra).
In questa pagina si
può leggere una lista di
indicazioni, compilata su richiesta di alcuni insegnanti che, avendo
partecipato a questa esperienza, volevano continuare il lavoro.
La pagina è scarna, e in questo campo le indicazioni sintetiche sarebbero da evitare. Ma alcuni studenti e insegnanti hanno saputo interpretarle e farne un uso eccellente, frequentando uno dei miei corsi o seminari, o anche - casi rari e preziosi -, utilizzando solo il materiale su questo sito. (vedi la mail riportata in calce)
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Si
scelga una fiaba con le caratteristiche di ricchezza narrativa e di
densità
simbolica che caratterizzano molte fiabe antiche e molte fiabe raccolte
alla
fine del XIX secolo in Italia dai demologi: chi non intende condurre
una
ricerca personale può scegliere una delle fiabe che ho tradotto
e pubblicato per
Giunti (Collana Gemini, Basile-Straparola, Le prime fiabe del mondo,
Firenze 1996), accessibile in questo sito, o leggere altre fiabe anche
dialettali e alloglotte in questo sito: Il
FAIRITALY, ITALIA IN FAVOLA. |
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Fra queste l’insegnante scelga la fiaba che avverte come più bella e significativa, anche se non ne conosce l’interpretazione. Nulla che non sia bello e sensato per l’insegnante potrà apparire tale ai bambini.
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Per
prepararsi, l’insegnante che non abbia già fiducia in sé
come lettore narratore,
legga ad alta voce la fiaba più volte, ricorrendo al
registratore per
riascoltarsi, o chiedendo di ascoltarlo ad altri. Quando sentirà
la propria recitazione
come efficace potrà leggere la fiaba alla classe.
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Agli
alunni va detto che la lettura della fiaba è un lavoro diverso
dal solito, in
particolare che non darà luogo a nessun tipo di correzione o
valutazione. Si
precisi che la fiaba ha molti secoli, che è considerata un
pagina raffinata di
letteratura, di solito riservata a un ristretto numero di studiosi. Si
anticipi
che non si darà nessuna spiegazione sul significato di termini
difficili o
strani, che fanno parte dell’esperienza, o del gioco: i bambini non
devono
preoccuparsi di quanto non capiscono. |
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Nella
mia esperienza, dalla scuola materna alla media inferiore, e nei gruppi
di
adulti, il silenzio del gruppo in ascolto è intenso, di una
qualità rara. Direi
che se non si realizza questo silenzio si può considerare
fallita l’esperienza:
quale dei punti precedenti non è stato rispettato o compreso? |
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Si
lasci qualche momento di silenzio, come dopo la proiezione di un film,
e poi si
dica ai bambini che ora possono scrivere o disegnare la storia, tutta,
come in
un riassunto, o in parte. Si eviti di chiedere ‘quello che ti ha
colpito di più’
o ‘che ti ha più interessato’. Si dica che chi non vuole
partecipare potrà
restare in silenzio, lasciando lavorare gli altri. Si dia un tempo
definito -
nella mia esperienza va bene sia un quarto d’ora sia un’ora - e si precisi che chi non disegna né
scrive
non darà il suo contributo per il nuovo racconto della fiaba. A
questo
proposito non si diano spiegazioni, neanche se richieste: si mantenga
il
mistero, come per una sorpresa che si sta preparando. In questa fase
è
indispensabile che il narratore non corregga nessun elaborato, che non
chiarisca nessun fraintendimento, che non dia indicazione su come
rispondere
alla richiesta, per quanto possa apparire strano: è necessario
creare uno
spazio diverso da quello usuale. |
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Si
raccolgano e si mettano da parte con cura gli elaborati. Il narratore
da solo,
più tardi, li guardi senza fretta, senza preoccuparsi di come
potrà usarli per
la versione collettiva. Di solito la prima impressione è che i
lavori siano
poco significativi, ma continuando a osservare e a riflettere a un
certo punto
cominciano a parlarci. |
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Si
dispongano i disegni e i testi secondo la sequenza narrativa della
fiaba,
mettendo da parte i riassunti più ampi. Questa è la parte
più laboriosa dell’esperienza,
che richiede tempo, pazienza, umiltà, prima per attendere che i
disegni e gli
scritti comincino a parlare, poi per costruire la versione collettiva.
Ogni
insegnante può mettere a punto una strategia personale, adatta
al proprio
carattere e al proprio metodo di lavoro, purché mantenga saldi
alcuni criteri:
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Se
ciò che l’insegnante ha potuto osservare, nelle proprie reazioni
e nelle
risposte del gruppo classe e dei singoli alunni, non è ampio e
profondo, se per
l’insegnante questa sua esperienza non è particolarmente
significativa, si può
dire che il lavoro della versione collettiva non è riuscito. I
motivi possono
essere molti, e andrebbero analizzati volta per volta in un lavoro di
supervisione: se questa possibilità manca, è meglio che
l’insegnante cerchi
altri metodi di lavoro. Per l’insegnante che con la sua classe ha fatto
un’esperienza
particolarmente bella e significativa, inizia invece un percorso
complesso e
appassionante. L’esperienza può essere ripetuta scegliendo una
nuova fiaba: l’insegnante
che proponga un ciclo di fiabe e le relative versioni collettive
avrà il
piacere di osservare trasformazioni importanti nella propria classe e
in se
stesso. L’esperienza
personale di cui si parla in maniera sintetica in questo decalogo,
scritto nel 2000 su richiesta di un gruppo di insegnanti
che avevano partecipato all’esperienza della versione
collettiva, sarà la condizione migliore per comprendere e
utilizzare i testi pubblicati da A.G. sull’esperienza stessa,
disponibili nel
sito citato, come altri testi su educazione e psicoanalisi. Seguire
il decalogo non dà alcuna garanzia di riuscita, come il possesso
di una mappa di
Firenze non assicura che il viaggiatore comprenda la ricchezza e la
bellezza
della città: è solo un punto di partenza. Il viaggio
dipenderà, come sempre,
dalle caratteristiche personali dell’insegnante, dal suo impegno, dal
suo
desiderio. |