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FIABE DA LEGGERE, DA VEDERE, DA STUDIARE

Edmond Dulac



Insipidus est ex rivulis querere quod possis ex fonte percipere
(Giovanni Boccaccio, Genealogie Deorum Gentilium, XV 7)


 
SAGGI
FIABE



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AVVERTENZA

Capire qualcosa di sensato e rigoroso sulla fiaba e sul mito è un'impresa ardua, inversamente proporzionale alla gioiosa facilità con la quale ogni essere umano, da sempre, può fruirne. Chi non abbia voglia di lavorare, di interrogarsi, di rinunciare a ricette e semplificazioni, utili solo per esibire qualche competenza e sentenziare in questa o quella occasione, farà bene a lasciar perdere.
I saggi sono stati scelti in base a una propensione personale, senza alcun criterio di obiettività o completezza, mentre le raccolte possono fornire un panorama sufficientemente ampio e completo per l'Italia.
Gli insegnanti interessati alla fiaba e alla psicoanalisi per il loro lavoro, se soffrono per la continua tensione tra la necessità di rispondere a criteri di valutazione e di adesione a programmi oggettivamente validi e la percezione, o, meglio, il sentimento, della potenza soggettiva e insatura che caratterizza la loro relazione con i discenti e i processi stessi di apprendimento, potranno trovare materiali da utilizzare in questa pagina e in altre del sito.   

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NUOVA AVVERTENZA

La ricchezza e l'abbondanza di racconte di fiabe di tutti i tempi e di tutti i paesi, le loro illustrazioni, opere integrali prima reperibili sono in biblioteche di difficile accesso rendono necessaria una revisione radicale di questa pagina di bibliografia, che non sarà possibile completare - pur lasciandola aperta a ogni nuovo contributo - se non nei prossimi mesi.
Chi consulti quindi questa bibliografia, in ogni caso arbitraria, priva di qualunque pretesa di sistematicità o completezza, è pregato di essere indulgente per il suo vecchiamento: una decina d'anni sembrano un secolo, considerato il ritmo in cui nuove informazioni, tali e tante da consentire a chiunque lo desideri di accedere alla comprensione della fiaba, diventano liberamente accessibili.
Avrei potuto pensare a eliminare semplicemente questa pagina bibliografica, se non fosse per tante persone interessate alla fiaba che ho incontrato o mi hanno scritto: insegnanti, psicologi, educatori, che la ricchezza del materiale disponibile in rete non sembra agevolare.
Le fiabe sono sempre state un specie di insieme infinito, almeno riguardo ai percorsi possibili per comprenderle, e ogni  docente, persona fisica o testo guida, forniva un filo d'Arianna parziale ed efficace a piacere. La pagina che intendiamo aggiornare dovrebbe fornire un particolare filo d'Arianna per entrare e uscire dal labirinto delle fiabe, la cui meravigliosa complessità è moltiplicata dalla sterminata ricchezza di notizie, testi, figure, saggi, disponibili. Ci sono infiniti di infiniti, egualmente e diversamente infiniti.
Vale la pena esplicitarne alcuni possibili, sia per la comprensione delle fiabe, sia per il lavoro con la fiaba nella scuola o in altri ambiti.







SAGGI

libri


AA.VV.
, Dizionario delle fiabe e delle favole. Origini, sviluppo, variazioni, Bruno Mondadori, Milano 2001; trad.it. dall'olandese Van Aladdin tot Zwaan kleef aan. Lexicon van sprookjes: onstaan, ontwikkeling, variaties; Uitgeverij SUN, Nijmegen 1997. È un testo base prezioso per orientarsi correttamente nella comprensione della fiaba, anche per la ricchezza di dati storici e geografici.  

AA.VV., La crescita misconosciuta, Collana diretta da Sebastiano A. Tilli, Promossa da Gradiva, Istituto per la ricerca in psicoanalisi di Firenze; Edizioni ETS, Pisa 1997.
Il concetto di crescita è criticamente osservato nel quadro di indagine evolutivistico e strutturalistico, invitando chi può e vuole ad abbandonare le semplificazioni che, volte a rassicurare gli educatori, falsificano la complessità della crescita umana.

AA.VV.
, Il fiore chiuso. Dubbi sulla tentazione di crescere, Edizioni ETS, Pisa 2000.
L'insieme dei saggi contenuti in questi volumi, a cura di Gradiva, Istituto per la ricerca in psicoanalisi, concerne la crescita, che l'approccio psicoanalitico indaga da sempre, senza però fornire le semplificazioni o le ricette volgarmente più diffuse, non solo nella scuola di ogni ordine e grado. Spaziano dal tema dell'origine, alle rappresentazioni nei bambini siero positivi, all'innamoramento, alla rilettura dei casi freudiani, indagando materiale clinico, rivisitando teorie e autori.

AA.VV., Il romanzo antico greco e latino. Il romanzo di Nino. Antonio Diogene: Le meraviglie di là da Tule. Caritone: Le avventure di Cherea e Calliroe. Senofonte Efesio: Abrocome e Anzia (Racconti efesii). Giamblico: Le storie babilonesi. Luciano di Samosata: Storia vera. [Luciano]: Lucio o l'asino. Achille Tazio: Leucippe e Clitofonte. Longo Sofista: Le avventure pastorali di Dafni e Cloe. Eliodoro: Le etiopiche. Petronio: Il romanzo satirico. Apuleio: Le metamorfosi. Storia di Apollonio re di Tiro. Sansoni, Firenze 1981

AA.VV., (Dorey, R., Castoriadis, C., Enriquez, E., Thom, R., Ménéchal, J., Fridman, W.H., Berquez, J., Green, A.)  L'incoscient et la science,  Dunod, Paris 1991; tr.it. L'inconscio e la scienza, Borla, Roma 1996.

BETTELHEIM, Bruno, Il mondo incantato (1976). Tr. it. Feltrinelli, Milano 1988
È il punto di partenza, non solo storico, per lo studio psicoanalitico della fiaba, di cui Bettelheim scoprì il potenziale comunicativo osservando che potevano coinvolgere bambini sofferenti per disturbi psichici, in maniera ben diversa dalle storielle realistiche. Osservò inoltre che le versioni originarie, non emendate degli elementi conflittuali e perturbanti, erano molto più efficaci nel permettere ai bambini di rappresentare i loro conflitti. Se è vero che le interpretazioni delle fiabe sono datate, corrispondendo a una concezione evolutivistica della psicoanalisi, è certo che restano ricchissime di spunti le pagine dedicate al rapporto fra l'adulto che narra e il bambino che ascolta.

BION
, Wilfred Rupert, Esperienze nei gruppi. Tr.it. Armando, Roma 1971.
Il testo sarà utile a chi, fornito di qualche nozione psicoanalitica, o almeno di un buon dizionario della materia (trova in questa bibliografia Laplanche e Pontalis... ), voglia comprendere la struttura del gruppo umano, indispensabile  anche per leggere certe dinamiche nella classe e nel gioco del leader.

CAILLOIS
, Roger, Ricorrenze nascoste (1978). Tr. it. Sellerio, Palermo 1986.
Tutti i testi di Caillois rispecchiano la natura complessa della fiaba e del mito. Per chi non ha paura di perdersi, un'occasione di grande finezza estetica e di vigore intellettuale. Aisthèsis in greco significava sensibilità.

CASTORIADIS, Cornelius (1978) Les carrefours du labyrinthe; tr. it.: Gli incroci del labirinto, Hopeful Monster, Firenze 1988. Una rimeditazione psicoanalitica del concetto di immaginario nell'ambito dell'opera freudiana e della lettura lacaniana, necessario per ogni nuova ricerca sul tema della sublimazione.

COX, Marian Emily Roalfe, Cinderella. Three Hundred and Forty-five Versions of Cinderella, Catskin and Cap O' Rushes, Abstracted and Tabulated, with a discussion of Mediæval Analogues, and notes. With an Introduction by Andrew Lang. Publication of The Folk-Lore Society, London 1892. Reprinted by permission of the F.-L. S, Kraus Reprint Limited, Nendeln/Lichtenstein, 1967.
Anche se occorre un interesse decisamente specialistico per andarlo a cercare, si tratta di un libro basilare per la ricerca sulle fiabe. Forse proprio per questo è poco ricordato. Alla grande studiosa inglese è dedicata una piccola nota ne La luna nella cenere, ma meriterebbe uno studio monografico. A chi legga il testo di Cox apparirà il debito che hanno nei suoi confronti gli indici di Aarne e Thompson. Anche Propp potrebbe aver usato, magari indirettamente, il lavoro della Cox, che si esprime ossequiosamente nei confronti della Folk-Lore Society, ma propone elementi nuovi e fecondi, che vanno ben al di là dell'impostazione dei comparatisti inglesi della Folk-lore Society.
 
D'AGOSTINO, Maria, a cura di, La leggenda di Cola Pesce, Una versione spagnola del secolo XVII. Salerno Editrice, Roma 2008.
La ricchezza e il rigore di questa ricerca ne fanno un testo ideale per chi è mosso dall'interesse verso una lettura psicoanalitica di un motivo mitico e fiabesco grande per diffusione e intensità poetica. La storia secondo noi  racconta come la mancanza di limite - l'essere umano non può vivere nell'acqua - sia connessa a una maledizione parentale, più frequentemente materna, primaria, ma spesso paterna, altre volte di entrambi i genitori, che viene pronunciata perché Cola si rifiuta di rispondere all'invito genitoriale a tornare a casa per partecipare al lavoro o alla vita della famiglia. Sorpassando il limite è possibile accedere a tesori altrimenti invisibili, o a un sapere straordinario, che come le gemme e le navi giace in fondo al mare. Questo sapere, questa ricchezza, possono essere anche messe da Cola Pesce a disposizione dei naviganti, ai quali insegna come evitare le tempeste e altri pericoli del mare di fronte ai quali soccomberebbero senza il suo intervento. La legge infranta grazie a una straordinaria e magica abilità di nuotatore, capace di resistere oltre ogni limite di resistenza negli abissi marini, si ripresenta grazie alla fama che deriva al personaggio proprio da questa abilità. Il re o l'imperatore, la figura che rappresenta la legge al sommo grado, chiede a Cola Pesce di andare a prendere una coppa d'oro che lancia nel mare, dove il Mediterraneo ha una profondità abissale, nel mitico stretto di Scilla e Cariddi. E' appena il caso di ricordare che i guardiani feroci della massima profondità del mare conosciuto dagli antichi sono due figure femminili divenute per metamorfosi mostri: lo stretto abissale può essere considerato il femminile insondabile, che solo l'eroe della mente, polymètis, poikilomètis, ankylomètis, l'eroe del ritorno, riesce ad attraversare, pagando come prezzo la perdita di tutti i suoi compagni, sperimentando quindi una solitudine radicale, trovandosi dopo il passaggio vivo e bereft, hilflösigkeit, derelitto. Cola Pesce riporta la coppa d'oro al sovrano, che lancia quindi un altro oggetto negli abissi. Cola Pesce obbedisce all'ordine di andare a riprenderlo, in alcuni racconti perché sarebbe condananto a morte se non lo facesse, anche se sa che non riemergerà mai più. La legge quindi, la festa durante la quale l'ultimo episodio avviene, mettono in scena il desiderio di umanizzarsi, impossibile per chi ha oltrepassato i limiti della condizione umana. Il pregio della storia di Cola Pesce, come di tutte le grandi fiabe, è nel rappresentare sia il desiderio struggente, umanissimo, di forzare i limiti della condizione umana, sia il desiderio di far parte della comunità umana. Che la storia dipenda da uno o da molti motivi mitici antichi, locali o greci o normanni o arabi, racconta di Cola Pesce come di un personaggio fiabesco, che ha come magia una dote così straordinaria da farne un essere che può apaprire soprannaturale. Come in ogni fiaba, l'umanizzazione, l'appartenenza alla propria comuntià umana, è il punto di tensione della fiaba. Questo la differenzia dal mito, nel quale l'eroe trascende l'umano in un finale che trasforma la sua morte, il suo scacco fra gli uomini, in una asterizzazione o in un'altra forma di divinizzazione. La vittoria sul tempo e sui limiti di un personaggio come Cola Pesce è la sua persistenza nella memoria umana, nelle varianti della sua storia, nella sua vitalità ancora intatta. L'attante fiabesco non può contare su alcun aiuto soprannaturale, per quanto faccia esperienza di talismani magie o virtù miracolose. La forza della fiaba è il suo paradigma che sempre riconduce il fruitore e il narratore alla realtà quotidiana. Non attraverso commenti moralistici che possono essere convincenti, ma per la forza della rappresentazione. Non c'è fiaba in cui l'oggetto o la virtù magica alla fine non debba essere lasciata, o nella quale basti al soggetto per vivere con gli altri esseri umani. L'immersione negli abissi di Cola Pesce ha un'analogia cone le fiabe in cui l'attante accede a una dimensione temporale alterata (vedi ad esempio la favola ladina di Cian Bolfin). Certo che sia trascorso un anno, torna al suo luogo di provenienza, per scoprire che è passato un secolo: in alcuni casi scompare, come Cola Pesce, in altri, è il caso di Cian Bolfin, riesce a far ritorno alla dimensione soprannaturale nella quale aveva vissuto.
Nelle pagine di questo sito può essere interessante osservare altri pesci miracolosi, che hanno tratti appartenenti a Cola Pesce, come il Pesce Tonno di Pietropazzo, o il principe metamorfizzato in pesce, fiaba molto diffusa, qui in una versione marchigiana, Lu Re Pesce
.

DETIENNE, Marcel, e VERNANT, Jean-Pierre, Le astuzie dell'intelligenza nell'antica Grecia (1974). Tr.it. Mondadori, Milano 1992.
Si tratta di un testo monografico sul mito, dedicato al concetto di ruse, astuzia: in greco, mètis. Nella Teogonia di Esiodo (cit.), Mètis unita a Zeus concepisce Atena, dalla mente perfetta, e Zeus la ingoia prima che partorisca, quando sa che la dea è destinata a concepire un figlio destinato a spodestarlo. La tiene dentro di sé perché lo aiuti per sempre a discernere il bene e il male. Quanto al concetto, sarebbe traducibile con intelligenzacome pensiero divergente, e indica la capacità di immaginare e attuare una soluzione per un problema apparentemente irresolubile, per superare uno scoglio definito come insormontabile. Il fascino del concetto, e la sua presenza nei miti e nell'epica, offre un affondo nella cultura antica. Per tornare al mito, secondo il Simposio di Platone Eros  fu concepito da Pènia (Povertà, Mancanza) e da Pòros (Ricchezza, Soluzione felice, Guado), che era figlio di Mètis.

FORNARI
, Franco, La vita affettiva originaria del bambino, Feltrinelli, Milano 1963.
Può essere discutibile proporre un testo poco recente come questo di Fornari, ma affrontare la vita fantasmatica del bambino porta al cuore delle rappresentazioni arcaiche, tanto ricorrenti nelle fiabe e nei miti. L'approccio kleiniano è spesso quello in cui le fiabe antiche sembrano tradursi più facilmente, e la sua complessità, spesso ostica in termini che possono suonare brutali, come pene fecale o seno divorante, può fare da antidoto a visioni tranquillizzanti e soporifere della crescita.

von FRANZ, Marie-Louise, Il femminile nella fiaba, Boringhieri, Torino 1983.
Si tratta di un'entrata agevole per comprendere psicoanaliticamente la fiaba nella chiave junghiana. Si tratta quindi di un libro adatto a chi deve cominciare a legare il senso delle rappresentazioni fiabesche, mitiche e archetipiche, ai sogni e alle vicende personali di donne analizzate dall'Autrice.

Sigmund FreudFREUD
, Sigmund, L'interpretazione dei sogni (1899). Tr.it. in Opere, III, Boringhieri, Torino 1966.
Partire da Freud, e dalla Traumdeutung, per chi voglia studiare la fiaba, è come tornarvi per lo psicoanalista. Significa scegliere la via maestra, radicare il proprio studio nel momento in cui scaturisce la psicoanalisi, e conoscerne, se si prosegue il lavoro, la sorgente.
FREUD, Sigmund, Totem e tabù (1912-13). Tr.it. in Opere, VII, Boringhieri, Torino 1975
In questa proposta si privilegia il rapporto presente nel testo fra la condizione soggettiva, nevrotica, e la condizione collettiva e storica, che consente di conoscere la struttura edipica in un contesto particolarmente adatto a chi voglia studiare fiaba e mito.
FREUD, Sigmund, Il perturbante (1919). Tr.it. in Opere, IX, Boringhieri, Torino 1977.
Il breve saggio porta nel gioco dell'ambivalenza: Heimlich/Unheimlich si oppongono e convergono uno nell'altro, cioò che è noto, intimo, si capovolge nel suo opposto, lo straniante, spaesante, perturbante. O fascinante. Il saggio si occupa di oggedivatti letterari, e precisa come il carattere fascinante non riguardi i contenuti, ma il modo in cui vengono proposti: come nei sogni, del resto. Un incubo è tale non per ciò che mette in scena, ma per la relazione tra una rappresentazione e la resistenza ad accoglierla.
FREUD, Sigmund, Introduzione alla psicoanalisi (anche Nuove lezioni) (1915-17 e 1932). Tr. it. in Opere, VIII e XI, Boringhieri, Torino 1979.
Per questo testo vale quanto detto per L'interpretazione dei sogni. Si tratterà in questo caso di una partenza più sistematica. È come conoscere una città: c'è chi prima di visitarla si dota di libri e piantine, e chi si interessa alle guide sistematiche solo dopo averla percorsa aleatoriamente. Ciò che conta è pervenire alla meta: visitare la città, o il tema culturale, che si desidera.
FREUD, Sigmund, L'uomo Mosè e la religione monoteistica: tre saggi  (1934-1939). Tr. it. in Opere, XI, Boringhieri, Torino 1979.

GASPARINI, Adalinda, (Elenco completo delle pubblicazioni: fino al 2007 - dal 2008)
1988a       Aladino sul lettino, Firenze: Paese Sera, 25 aprile
1988b      La magia della fiaba. In AA. VV., Rappresentazioni, n. 1, Rivista dell'Istituto Gradiva. Firenze: Archivio Sassolini. Pp. 86-113.
1991       A proposito della fiaba come rappresentazione eidopietica. In AA. VV., Rappresentazioni, n. 1, Rivista dell'Istituto Gradiva, Firenze. Pisa: ETS. Pp. 67-112.
1992       Adalinda Gasparini utilizza la fiaba di Aladino nella psicoterapia infantile; intervista di Erfan Rashid (pubblicata in arabo). London: Al Hayat, June 30th
1993a      Un istante prima di svegliarsi. Analisi della storia del principe calligrafo. In AA. VV., Rappresentazioni, n. 3, Rivista dell'Istituto Gradiva, Firenze. ETS, Pisa. Pp. 63-91.
1993b      Aladino e la lampada meravigliosa. Viaggio psicoanalitico. Prefazione di Antonio Faeti. Firenze: Ponte alle Grazie (Ristampa 1996)
1994a     Conversazione sul fondamentalismo con Erfan Rashid (pubblicata in arabo). London: Al Wasat, January 3rd-4th.
1994b     Il motivo dell'enigma. Trasformazioni e costanti del discorso interiore. In Rappresentazioni, n. 4, Intorno alla conoscenza, a c. di S. Caluori; ETS, Pisa. Pp. 93-131.
1994c      Amore di fiaba. LIBeR, n. 24: Campi Bisenzio.
1994d      La fiaba, la morte, la paura: un fuoco, un tornio, un banco da ebanista. In: Bollettino dell'Accademia degli Euteleti, n. 61. San Miniato (PI), Pp. 27-45.
1994e      L'ambivalenza perduta. In: Schedario, periodico di letteratura giovanile, Firenze: Giunti.
1997        Re porco e i bambini narratori. In Rappresentazioni, n. 5, La crescita misconosciuta, a c. di S. Caluori; ETS, Pisa. Pp. 93-131.
1999a      La luna nella cenere. Analisi del  grande sogno di  Cenerentola, Pelle d'asino, Cordelia. Prefazione di Antonio Faeti. Milano: FrancoAngeli.
1999b      Il racconto del bambino e il bambino del racconto. Postfazione a: La prima volta che. Buffe, strane e imprevedibili emozioni nei libri per bambini. A c. di Hamelin Ass. Culturale, pref. di                     Antonio Faeti. Bologna: Il Ponte Vecchio.
1999c      Padre Abbondanza, madre Mancanza.
Postfazione a: Agata e Pietra Nera. Il difficile sentiero dell'educazione sentimentaleA c. di Hamelin Ass. Culturale, pref. di Antonio Faeti. Bologna: Il                 Ponte Vecchio.
1999d      Il fiore chiuso. L'adolescenza e il tempo delle storie vere che sembrano false. In Rappresentazioni, n. 6, Il fiore chiuso. Dubbi sulla tentazione di crescere, a c. di S. Caluori; ETS, Pisa. Pp.                 253-295.
2003a      Il romanzo new-global. Storie di intolleranza, fiabe di comunità. Con S. Albertazzi. Prefazione di A. Faeti, postfazione di S. Tilli. Pisa, ETS (Rappresentazioni)

GLISSANT, Édouard, Poetica del diverso (1996). Tr.it. Meltemi, Roma 1998.
Anche se non parla direttamente di favole, il testo descrive e propone un processo che rappresenta in maniera splendida il continuo scambio fra storie di tempi e di luoghi diversi: la creolizzazione. "La mia tesi è che il mondo si creolizza, cioè che le culture del mondo, messe oggi in contatto in modo simultaneo e assolutamente cosciente, cambiano scambiandosi colpi irrimediabili e guerre senza pietà, ma anche attraverso i progressi della coscienza e della speranza che permettono di dire - senza essere utopici o, piuttosto, accettando di esserlo - che le umanità di oggi abbandonano, seppure con difficoltà, la convinzione molto radicata che l'identità di un essere è valida e riconoscibile solo se esclude l'identità di ogni altro essere. È proprio dentro questo cambiamento doloroso del pensiero umano che vorrei ci incamminassimo insieme" (p. 14).

JUNG, Carl Gustav, Simboli della trasformazione, in Opere, vol. V, Boringhieri, Torino 1970.
Se la comprensione junghiana della fiaba è agevole leggendo M.L. von Franz (cit.), tornare a Jung, o partire da lui, come si è detto per Freud, significa comprendere qualcosa che va oltre rispetto all'uso che è stato fatto della sua teoria e dei suoi scritti dagli allievi. L'esercizio dell'ermeneutica junghiana, per l'appassionato di fiabe e miti, ha qui un vigore pari solo a quello di Psicologia e alchimia (in Opere, vol. XII, Boringhieri, Torino 1992), che rappresenta una valida, e forse ancor più ardua, alternativa. È noto che Jung riservò a questi materiali un'attenzione costante, trovando che avessero in qualche modo il segreto della comprensione della vita psichica. Nell'alchimia, della quale aprì lo studio moderno, vide una sorta di prefigurazione della psicologia del profondo, o psicologia analitica, come denominava la sua psicoanalisi dopo la rottura con Freud. Se da un lato la visione junghiana ha esiti salvifici che la collocano ai margini della scienza di Freud, dall'altro il maestro continuò a dialogare con l'ex allievo prediletto, mai sostituito, per tutta la sua opera. Jung sembra trovare risposte, mentre Freud sembra non trovarne mai, come nell'aneddoto dei suoi ultimi anni, a Londra, quando, ormai vicino alla morte, passeggiava nel parco con la figlia Anna. Si fermò davanti a una statua di Psiche, e le chiese: - Chi sei?. Poi, rivolgendosi alla figlia, disse: - Psiche, interrogata, non risponde. 

KERÉNYI, Károly (1963) Gli Dei e gli Eroi della Grecia. Tr. it. Garzanti, Milano 1984; 2 voll.  A tutt'oggi il miglior testo per conoscere la mitologia
greca, per come abbina rigore e intensità narrativa.

KRISTEVA, Julia,  Melanie Klein ou le matricide comme douleur et comme créativité. Le génie féminine, t. ii, La folie; Librairie Arthème Fayard, Paris 2000; Melanie Klein. La madre, la follia; tr.it. Monica Guerra; Donzelli Editore, Roma 2006.

KLEIN, Melanie, Invidia e gratitudine (1957). Tr.it. Martinelli, Firenze 1969.
Insieme al libro di Bion e a quello di Fornari, il testo di Klein sull'elaborazione che porta a una condizione di equilibrio, dove la gratitudine prende il posto dell'invidia, delimitando le pulsioni distruttive, è una potente chiave di comprensione sia per l'immaginario infantile, e del bambino che vive in ciascuno di noi, sia delle rappresentazioni mitiche e fiabesche. Chi rilegga la Teogonia, che probabilmente M. Klein non conosceva, potrebbe pensare che Esiodo si sia messo d'accordo con lei, se non con gli psicoanalisti in genere: smembramenti, azioni cannibaliche, reinfetazioni, sono i fantasmi kleiniani letteralmente rappresentati in questa opera arcaica.

LAPLANCHE, Jean, e PONTALIS, Jean-Bertrand (1967), Enciclopedia della psicoanalisi, Laterza, Roma-Bari, 1993.
Per chi teme di perdersi nel labirinto della psicoanalisi: non facilita il viaggio, perché è un viaggio non facile, ma può confortare lungo la via.

LOMI, Carla, Alle origini della fata. La donna e la sua psiche allo specchio, E.d.M., Prato 2004. 

MILLOT, Catherine (1979), Freud antipedagogo, Emme Edizioni, Milano 1982.
Il libro più prezioso per ripercorrere sistematicamente quanto Freud ha scritto intorno all'educazione, con capitoli sulle successive teorizzazioni, in particolare di Anna Freud e Melanie Klein, e sulle esperienze di scuole condotte secondo principi psicoanalitici. La lettura che l'A. conduce fra i  testi freudiani non lascia spazio all'ipotesi di una sensata applicazione della psicoanalisi all'educazione: ma le parole di Freud possono aprire molteplici prospettive. Per questo mi piace parlare non di educazione psicoanaliticamente illuminata, ma psicoanaliticamente ombreggiata. [Nel sito: Favole a scuola all'ombra della psicoanalisi]

PROPP, Vladimir Ja., Morfologia della fiaba. Con un intervento di Claude Lévi-Strauss e una replica dell'autore. A cura di Gian Luigi Bravo, Einaudi, Torino 1966.
Si considera comunemente datata l'opera di Propp, che invece potrebbe mantenere intatto il suo portato pionieristico.  Le catalogazioni di fiabe, [trova Stith Thompson] hanno costituito repertori tanto vasti da essere difficilmente utilizzabili, e la loro descrizione come strutture rigide ha permesso di riconoscere temi universali, senza aiutare a comprenderne il senso. Propp era animato, soprattutto nella  Morfologia..., da un desiderio poetico, attestato dal richiamo alla Morfologia  di Goethe. [Vedi a questo proposito il capitolo sulla morfologia in Aladino e la lampada meravigliosa, trova in Pubblicazioni] L'insegnante che intenda usare la fiaba nella scuola non può prescinderne, soprattutto per non farsi irretire dalle orribili e numerosissime volgarizzazioni ancora circolanti.
È della Morfologia..., pubblicata a San Pietroburgo nel 1928, l'intuizione di una struttura umana ricorrente, e del potenziale conoscitivo che essa potrebbe fornire per lo studio non solo della fiaba, ma delle tradizioni popolari e della letteratura in genere. Come psicoanalista, rivisitando le funzioni proppiane, immagino una morfologia come rappresentazione della realtà psichica, intrecciata alla concezione della topologia di René Thom. [nel sito: Un istante prima di svegliarsi, e La luna nella cenere, ottavo capitolo in Pubblicazioni]

RICHTER, Dieter, Il bambino estraneo. La nascita dell'immagine dell'infanzia nel mondo borghese (1987). Trad. it. La Nuova Italia, Firenze 1992. Estraneo alla lettura psicoanalitica, Richter descrive l'estraniarsi dell'infanzia, direttamente proporzionale all'aumento delle preoccupazioni astratte che le dedica il mondo degli adulti.

RIVISTA delle tradizioni popolari italiane - Anno I, 1 Aprile 1894 [Cerca Mo finì 'l tonto]

SONTAG
, Susan, Against Interpretation, 1964
In questo testo si considera l'interpretazione freudiana - insieme a quella marxixsta - come una violenza contro il testo. Potremmo sottoscrivere la valutazione di Sontag solo se non riconoscessimo nei saggi sull'arte di Freud un'intelligenza preziosa per la comprensione dell'arte come fenomeno umano, attraverso il quale altre espressioni degli esseri umani possono diventare comprensibili. L'attacco della Sontag è corretto in quanto rivolto a un certo uso della psicoanalisi come strumento per padroneggiare l'arte, collocando lo psicoanalista intepretante in una posizione di superiorità rispetto all'artista stesso: come se forzasse l'artista, o l'opera, a stendersi sul lettino. Fermo stando che può trattarsi di una resistenza ai propri contenuti inconsci, lo psicoanalista ricorderà che può correttamente parlarne in questi termini nel contesto clinico, in presenza cioè di una domanda, e della conseguente scelta di stendersi avendo lo psicoanalista più o meno silente alle spalle. Altrimenti si incorre nel rischio di provocare battute come questa di Baudrillard dopo uno scontro con Lacan, uscendo dal Seminaire: "Meglio il lettino da campo che quello di Lacan".

THOM, René, Stabilité Structurelle et Morphogénèse. Essai d'une théorie générale des modèles, InterEditions, Paris 1968; tr. it.  Stabilità strutturale e morfogenesi. Saggio di una teoria generale dei modelli; Einaudi, Torino 1972.

THOM
, René, Modèles mathémathiques de la morphogénèse, Christian Bourgois, Paris 1980; tr.it. Modelli matematici della morfogenesi, Einaudi, Torino 1985.

THOM
, René. (À la question par Emile Noel) Predire n'est pas expliquer; Eshel, Paris 1991.

René Thom: Carte du sens

Da Prédire n'est pas expliquer, la mappa della conoscenza tratteggiata da René Thom come una secentesca Carte du Tendre.
 
THOMPSON, Stith, La fiaba nella tradizione popolare (1946). Tr.it. Il Saggiatore, Milano 1967.
Conoscere la fiaba significa anche conoscere la tradizione del suo studio, e questo libro apre alle ricerche che hanno portato agli immensi repertori del folclore consultabili nelle biblioteche più fornite. Aiuta a rendersi conto della diffusione universale dei motivi fiabeschi, della loro molteplicità, dei loro apparentamenti. Per questo approccio, come per gli altri, il viaggio nella fiaba è paragonabile al percorso in un labirinto: ammesso che si riesca a uscirne, l'uscita coincide con l'entrata in un labirinto nuovo, formidabilmente simile e diverso dal precedente.

YERUSHALMI
, Yosef Hayim, (1991)  Il Mosè di Freud. Giudaismo terminabile e interminabile. Tr. it. Einaudi, Torino 1996.
Psicoanalisi, racconto, identità.





 

RACCOLTE E FILM

libri


AFANASJEV, Aleksandr Nikolaeviç, Antiche fiabe russe (1855-1864). Tr. it. Einaudi, Torino 1980.
Grande raccolta storica, base per il lavoro morfologico di Propp, è fra le poche in cui il massimo amore per il racconto popolare si lega alla sensibilità estetica e al rigore nella ricerca.



on line  ANDERSEN, Hans Christian, Tutte le fiabe e favole.

on line The Snow Queen (1844-46). Illustrated by Vladyslav Yerko. Best children's book 2006 USA, Andersen Foundation.
on line Il Brutto Anatroccolo (1845) 1;  on line Il Brutto Anatroccolo 2

ANTONIAZZI, Anna, Romagna incantata. Luoghi e personaggi, simboli e misteri delle fiabe e delle leggende romagnole. Prefazione di Emy Beseghi. Cesena, Ponte Vecchio, 2003.
Trascritte e commentate dalla amica e collaboratrice, le fiabe fanno emergere l'immaginario popolare nella sua particolarità, che è, allo stesso tempo, la sua universalità.
ANTONIAZZI, Anna, Labirinti elettronici. Letteratura per l'infanzia e videogame.. Prefazione di Emy Beseghi. Milano, Apogeo, 2007.
Libro prezioso per chi si interessi di immaginario collettivo, di educazione, di letteratura, che consente anche a chi sa poco o nulla dei videogame di non essere ignorante di fronte a un fenomeno così rilevante.

on lineAPULEIO, Amore e Psiche, Prefazione, traduzione e note di Gian Franco Pasini. Fògola, Torino 1983.
La fiaba incastonata nell'Asino d'oro di Apuleio può essere considerata la più antica del mondo, per la fruibilità immediata e la ricchezza di motivi, comune a innumerevoli storie. Confina con il mito, e può suggerire riflessioni sul rapporto fra i due generi. Essendo contenuta nel più celebre romanzo antico, impone anche una riflessione sul rapporto fra mito, fiaba e romanzo. [Nel sito: Il motivo dell'enigma]

 BASILE, Giambattista, (1634-1637), Lo cunto de li cunti [Pentamerone] a cura di Michele Rak. Garzanti, Milano 1986.
Se Le mille e una notte sono la Bibbia della fiaba, come ha scritto Dino Buzzati, il Pentamerone è il Vangelo. Non si trova una raccolta successiva al Pentamerone per la quale non si possa ipotizzare qualche debito con Basile. Seguendo il giudizio di Benedetto Croce, Basile,. Shakespeare della fiaba, ci ha dato la più bella raccolta di fiabe del mondo e la massima opera barocca della letteratura italiana. I Grimm, ad esempio, attinsero largamente alla raccolta, anche se circola ancora, non di rado fra addetti ai lavori, l'ipotesi romantica che il popolo tedesco sia stato l'unica fonte delle loro fiabe. Percorsi storici e letterari, labirinta poco esplorati, arruffano la matassa delle raccolte, senza che le fiabe e i loro narratori, di tutti i tempi, ne abbiano ricevuto alcun danno. Chi può legga Basile nella lingua napoletana popolare e raffinata, vertiginoso laboratorio sperimentale, arduo e splendente, accessibile con il testo italiano a fronte. Da Maestro di fiaba e del Barocco, Basile somiglia a Shakespeare nell'alternanza impeccabile tra registri diversi, comico e tragico, bucolico e volgare. Nella scrittura di Basile, anche per la ricchezza di trame e simboli, la fiaba abita avendo in tutte le stanze, in tutti i registri, esaltando la sua grazia e la sua forza di significazione, fra messa in scena, nella favola, e chiamata in scena dalla realtà psichica del lettore,di conflitti, crescita, trasformazioni, elementi perturbanti e squarci lirici. [Nel sito: La Gatta Cennerentola, Li sette palommielle]
on line Stories from Pentamerone by Giambattista Basile. Selected  and edited by E. F. Strange. Illustrated by Warwick Goble.

on lineIl Pentamerone; or, The Story of Stories by Giambattista Basile. Illustrations by Warwick Goble and George Cruickshank.

on line BAUM, Frank L., The Wonderful Wizard of Oz, US 1900 (Victor Fleming, The Wonderful Wizard of Oz, US 1939)

on line BILIBIN, Ivan Yakovlevich (1876-1942) Russian Golden Age Illustrator

on lineBURTON, Sir Richard, The Book of Thousand Nights and One Night, with introduction explanatory notes on the manners and customs of Moslem men and terminal essay upon the history of the Nights. 10 voll., London, Burton's Club, For Subscribers only.

BOLOGNINI, Nepomuceno (1883-1889), Le leggende del Trentino, Arnaldo Forni Editore (rist. anast.); Bologna 1997.

CALVINO, Italo, Fiabe italiane (1956), Mondadori, Milano 1979, 2 voll.
Con questa opera chi usa la lingua italiana dispone di una raccolta estesa a tutte le sue aree geografiche e linguistiche. Italo Calvino ha riportato alla luce gli studiosi, di diversa levatura letteraria e scientifica, che hanno operato come demologi, così si definivano, in ogni parte d'Italia. L'opera di Calvino costituisce il punto di partenza per avvicinarsi alla fiaba senza faticare su scogli linguistici e letterari come quelli di Basile o delle raccolte dialettali, e la sua introduzione resta uno strumento prezioso per la comprensione della fiaba.

on line CENERENTOLA, Moovie connections for Cendrillon (1898-2009) IMdb

CHANDRA, Vikram (1995), Red Earth and Pouring Rain, London, Faber; tr. it. Terra rossa e pioggia scrosciante, Instar Libri, Torino 1998.
Questo romanzo è inserito fra queste raccolte perché, con uno sguardo per niente canonico, può essere considerato una mirabile raccolta new-global di miti e tradizioni.

CHRISTILLIN,
Jean-Jacques  (1902-1905), Contes du Val D’Aoste. Recueillis dans la Vallée de Cogne; A.V.A.S. Musumeci Editeur; Quart (Val D’Aoste) 1992.  [Nel sito: Le valet du marchand]


COLETTE, L'enfant et le sortilèges, (1916), musiche di Maurice Ravel (1925, prima esecuzione).
on linepart. 1;  on line part. 2;  on line part. 3;  on line part. 4;  on line part. 5.Balletto diretto da Lorin Maazel, Matthew Hart; Nederland Dans Theater, Orchestre De Paris, Royal Ballet Prokofiev's
on line

COLTRO, Dino, Fole e lilole. Fiabe della tradizione orale veronese. Marsilio; Venezia 1991.
Nella fiaba che ancora resta patrimonio dell'oralità contadina, la "patina" del quaotidiano (linguaggio, immagini, aspetti, tematici) non arriva mai a coprire o cancellare "l'eccezionale". Si può dire, anzi, che proprio "l'eccezionale" costituisca l'elemento narrativo della oralità. (Ivi, Introduzione, p. LIII) [Vedi: La fontana che brila, l'albero che canta e l'ucelin belverde]

on lineCOMPARETTI, Domenico (1875), Novelline popolari italiane; Arnaldo Forni Editore (rist.anast.); Bologna 1968. [Nel sito: Fiore di mare]


CORONEDI BERTI, Carolina (1883), Favole bolognesi. Al sgugiol di ragazù; Arnaldo Forni Editore (rist.anast.); Bologna 2000.

CRISTOFORO ARMENO (Venezia, Michele Tramezzino, 1557), Peregrinaggio di tre giovani figliuoli del re di Serendippo;  A cura di Renzo Bragantini, Salerno Editrice, Roma 2000.

La data dell'opera, pochi anni dopo la pubblicazione delle Piacevoli notti, ha fatto ipotizzare che dietro lo pseudonimo - che dichiara la cristianità e il legame con l'oriente - si celi lo stesso autore che ha scelto il cognome Straparola per firmare la prima raccolta del mondo in cui sono state pubblicate delle fiabe di magia.
In ogni caso la fecondità di incontri come questo fra culture diverse, attraverso un racconto che deve a entrambe qualcosa di irrinunciabile, è attestata dalla fortuna del libro in Europa (prima traduzione francese: 1717; prima versione inglese: 1719), e dalla ancor più grande fortuna del ternmine serendipity, coniato in relazione a quest'opera da sir Horace Walpole in una lettera del 28 gennaio 1754 indirizzata all'amico Horace Mann, che viveva a Firenze. La complessità del tema è immensa, riguardando la storia delle origini delle storie di detective. Voltaire scrivendo Zadig doveva aver ben presente questa storia,  che per un motivo essenziale si collega a una novella di Giovanni Sercambi (1348-1424).
on lineThe Three Princes of Serendib. By Richard Boyle © 2000. Part Two (accessed May 14th 2010)
on lineComunità armena di Roma. La serendipità in Cristoforo Armeno. Di Barbara Najarian (accessed May 14th 2010)
on line  Il giallo e il noir. Parte prima: La detection dal cavalier Dupin a Sherlock Holmes, di Massimo Bonfantini (accessed May 14th 2010)

on lineEncyclopaedia Iranica. Italy xi. Translations of Persian Works in Italian.

on line Cristoforo Armeno, Peregrinaggio di tre giovani figliuoli del re di Serendippo (II-V)  [in Japanese] 橋本 勝雄 HASHIMOTO Katsuo

DE ROSSI DI SAN GIULIANA, Hugo, Fiabe e leggende della Val di Fassa. I Parte. Innsbruck 1912. Titolo originale Märchen und Sagen aus dem Fassetale. Nuova edizione a cura di Ulrike Kindl. Trad. Amalia Zacchia. Istitut Cultural Ladin “majson di fašegn”, 1984. San Giovanni, Vigo di Fassa/Vich. [Nel sito:  Čian Bolfin]


on lineDE SAINT ÉXUPERY, Antoine, Le petit prince (1939). Il testo francese con tutti i disegni originali.

DIRITTI, Giorgio, Il vento fa il suo giro (E l'aura fai son vir) (2005)on line, L'uomo che verrà (2009) on line
Consideriamo favole questi due film di Giorgio Diritti perché non si pongono come resoconti storici, né come opere d'evasione. Come un narratore di miti e fiabe, Diritti racconta la realtà di oggi, percorre con noi sentieri in direzione della elaborazione di traumi che ci spingerebbero a regredire verso forme sociali razziste o prive di speranza. Traccia nel mare della storia contemporanea tracce come quelle che il nocchiero greco disegnava nel mare: la scia della nave appena tracciata si dissolveva, ma esisteva abbastanza perché il viaggio continuasse. La speranza nelle favole non è illusione, ma necessità che la dinamica stessa della narrazione esige. Ed è allo stesso tempo apertura all'evento che imprime una direzione imprevista a una vicenda tragica.
Ne L'uomo che verrà la bambina ammutolita ritrova la paroal per cantare una nenia al fratellino che ha salvato dalla morte. Al suo canto somiglia al piccolo fuoco che il giovane riaccende nella stufa della stanza abbandonata. Pare che Giorgio Diritti non s'illuda sulla natura umana (si può osservare come il professore francese capraio faccia un'enunciazione strettamente freudiana: il male verrebbe dalla repressione della sessualità), mantenendo però la capacità di riconoscere nella vita segni che sorprendono, e attraverso minimi cambiamenti qualitativi rilanciano vicende che sembravano condannate al fallimento. Ho sentito Giorgio Diritti a Firenze e mi ha fatto la stessa impressione di lucida disillusione sulle ideologie vecchie e nuove e di accoglienza alla speranza come traccia non definitiva né definitoria.
Ma la ragione per la quale metto i suoi due film in questa bibliografia sulle favole è quel che accade subito prima che il piccolo fiuoco si riaccenda nella stufa: l'emarginato, il matto del villaggio si impicca dopo la partenza del professore capraio francese, col quale era venuta meno, si era curata, la sua folle mancanza d'opera. La difesa rigida agita contro il nemico, lo straniero, l'altro, in una famiglia, come in qualunque gruppo sociale e culturale piccolo o grande, condanna al silenzio della morte le proprie parti più fragili. Non diversamente nella dinamica del soggetto. (4 settembre 2010)

ESIODO, La Teogonia di Esiodo e tre Inni Omerici, nella traduzione di Cesare Pavese, Einaudi, Torino 1981.
Quando nascono Gaia/Terra, o Urano/Cielo, insieme alla divinità nasce la parola che la designa e la realtà fisica nominabile dall'uomo. Chi sia interessato al mito vi troverà, anche se a volte solo accennati, i nuclei mitici essenziali della Grecia antica. L'opera non ha una struttura narrativa, come i poemi omerici, e questo l'ha resa, secondo me, meno fruibile. Era destinata al canto, e a un pubblico che conosceva la materia di cui trattava, come chi assiste alla messa sa chi erano Gesù e la Madonna, e non ha quindi bisogno che la lettura del Vangelo sia corredata da note. Inoltre il testo probabilmente aveva per l'aedo la funzione dello spartito per il musicista jazz: il tema base per l'improvisazione. La bellezza di questa opera si rivela lettura dopo lettura, e somiglia a un'immersione nella sorgente della nostra cultura, dopo la quale si accende la pregnanza di parole quotidiane come erotismo, prometeico, afrodisiaco, titanico, astri, geologia, e di tanti elementi della nostra tradizione culturale.


on line ESOPO, Aesop's Fables, Online Collection

on lineFEDRO, Favole di Fedro. Commentate da Felice Ramorino. Terza edizione riveduta e corretta. Torino: Ermanno Loescher, 1892. Ebook and Texts Archive, American Libraries) (Testo latino commentato; accessed May 15th 2010)

FIABE DEI BALCANI, a cura di Alexandra Šuçur, introduzione di Antonio Faeti; Einaudi, Torino 2000.
Si tratta di una delle più belle raccolte di fiabe tradotte in italiano. Vengono dalla raccolta ottocentesca del grande linguista Vuk Stefanoviç Karadziç, e il mondo slavo e balcanico attraverso queste storie ci rivela la sua appartenza stretta all'Europa intrecciata a motivi orientali, che attestano legami stretti con la tradizione delle Mille e una notte. Anche in questo caso Antonio Faeti ci parla di fiaba come uno dei pochissimi capaci di non essere superficiale né moralista.

FINAMORE
, Gennaro (1882) Novelle popolari abruzzesi. Prima parte. Seconda edizione a cura di Emiliano Giancristofaro [con ristampa anastatica della prima] Editrice Rocco Carabba, Lanciano 1979. [Nel sito: Fiore e Cambedefiore]
Il nostro popolo crede a quello che racconta? Se gli si domanda, risponde: Eh, si racconta! E ciò dice con una cert'aria tra scettica e dispettosa, che vuol significare: Saranno panzane; ma che male ci è a correre un po' il mondo incantevole de' fantasmi? La vita ordinaria non è povera abbastanza perché sia lecito darsi il lusso, di quando in quando, specie in solenni occasioni, e tra liete brigate, di una imbandigione di cui la fantasia fa a larga mano le spese? Non si è forse già sognato e cantato di un antico secolo d'oro? (Finamore, Prefazione, p. XIII)
...Si sa, quanto più il narratore è idiota, tanto meno riesce a persuadersi come un uomo serio  possa aver voglia di stare a sentire e mettere in carta le sue novelle; e, quasi per pia condiscendenza, dopo molte smorfie, dice il fatto suo, non come ad un fanciullo o ad un pari suo lo direbbe, ma elevando a suo modo lo stile, abborracciando, e come va parlato a un uomo cui vuol mostrare gentilmente di non ritenere rimbambito o affatto perduto il cervello. Il che è a scapito della naturalezza e della vivacità della forma. Ma io non ho lisciato né raffazzonato nulla. Presento studi dal vero. (Ivi, p. XV)

on line FLEMING, Victor (US 1939) The Wonderful Wizard of Oz (Frank Baum, The Wonderful Wizard of Oz, US 1900)

on line LA FONTAINE, Jean de La, Fables on line

GALLAND
, Antoine, Les Mille et Une Nuits. Contes arabes (1704-1717), 1965, Garnier-Flammarion, Paris 1965, 3 voll. Disponibile in varie traduzioni italiane, l'opera fu il best-seller del secolo dei Lumi, con innumerevoli edizioni e oltre cinquanta traduzioni in lingue diverse. In senso quantitativo, gli studi dedicati a Galland sono inversamente proporzionali alla bellezza e all'importanza della sua opera, che resta probabilmente la migliore porta di accesso alla Bibbia della favola. [Nel sito: Breve storia delle mille versioni]

GASPARINI, Adalinda, La vera storia di Aladino, traduzione dal testo originario di Antoine Galland e adattamento di A.G.; prefazione di Antonio Faeti; Bompiani, (I Delfini) Milano, 1995. [Vedi anche Breve storia delle mille versioni]

GASPARINI, Adalinda, Le prime fiabe del mondo, raccolte e tradotte da Basile e Straparola; Giunti [Gemini], Firenze 1996; Giunti Scuola 1999; La Scuola, Brescia, 1999.
Le prime fiabe pubblicate nel mondo (Venezia XVI secolo, Napoli  XVII secolo), come quelle popolari raccontate a veglia fino all'avvento della televisione, sono per adulti e bambini: non pedagogizzate, rappresentano per il bambino la realtà psichica, e possono costituire uno straordinario strumento per l'apprendimento della lingua....

GIANANDREA, Antonio, e MANNOCCHI, Luigi, (1878), Fiabe e novelle popolari marchigiane. Ristampa anastatica, Edikronos, Palermo 1981. [Nel sito: Lu Re Pesce]

GIGLI, Giuseppe (1893), Superstizioni, pregiudizi e tradizioni in terra d'Otranto; Arnaldo Forni Editore (rist. anast.); Bologna 1979.

GIOIELLI
, Mauro, Fiabe, leggende e racconti popolari del Sannio. Cosmo Iannone, Isernia 1993.
L'antologia include versioni in italiano moderno, altre dai testi dei ricercatori che andavano raccogliendo fiabe tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, e include alcune versioni delle minoranze linguistiche, come quella slava: la multicultura non nasce nel nostro tempo. [Nel sito: L' tacc' taccune d' Maria d' legna, la fiaba serbo-croata  Djevojka sa zvijezdom e la slavo-molisana Das Mädchen mit dem Stern]


IL PECORONE, Ser Giovanni [Fiorentino] (1378?). A cura di Enzo Esposito; Longo Editore, Ravenna, 1974.
Si tratta di uno dei rifacimenti trecenteschi del Decamerone, e contiene storie fiabesche, anche se per le fiabe vere e proprie si dovrà attendere il Cinquecento, con Straparola (cit.). [Nel sito: L'aquila d'oro]

GORTANI
, Luigi Tradizioni popolari friulane, Tipografia Domenico Del Bianco, Udine 1904. [Nel sito: Meni Fari]


GRIMM, Jakob e Wilhelm, Fiabe per i fanciulli e per la famiglia (1812-1815). Tr.it. Mondadori, Milano 1980, 3 voll.
La raccolta, tra quelle imprescindibili per chi si interessi di fiabe, per il valore estetico e storico, e per la sua diffusione, dal punto di vista psicoanalitico può essere considerata un ponte tra le versioni antiche, come quelle di Basile, e le versioni più recenti, che nelle raccolte per bambini hanno rimosso dalle fiabe gli elementi conflittuali e perturbanti. Sono questi a rendere le fiabe ricche di significazione.
ON LINE Le fiabe e le favole dei Fratelli Grimm


HADDAWI
, Husain, The Arabian Nights. Translated by H. H. Based on the text of the Fourteenth-Century Syrian Manuscript edited by Muhsin Mahdi. W.W. Norton & Company, New York - London, 1990
È a tutt'oggi la sola traduzione filologica di un manoscritto antico delle Mille e una notte, la sola quindi che consente al lettore di entrare in contatto diretto con la fonte antica della raccolta di Galland e delle raccolte arabe dell'Ottocento. Le fiabe non sentono il peso del tempo, e la loro bellezza non ha nulla a che fare col rigore filologico. Ma, come la mitologia ritrova la sua sorgente con la lettura di Esiodo, e le fiabe di magia tornando a Basile o a Pitré, così le storie arabe narrate da Shahrazàd si immergono in una sorta di acqua primigenia con questa lettura.
[Nel sito: La storia delle tre mele, una delle prime narrate da Shahrazad al sultano: una portentosa fiaba poliziesca, freschissima nei suoi settecento anni.] In questa traduzione viene rispettata la divisione fra le notti, con le formule, ricorrenti ma di grande varietà, che creano la cornice nella relazione fra la narratrice Shahrazàd, il il sultano Shahriyar suo sposo che intende farla soffocare all'alba, e Dinarzad, la  sorella minore di Shahrazad, che ha la funzione di chiedere i racconti.   [Vedi Breve storia delle mille versioni]

HURRINGTON, Curtis, regia di. Who Slew Auntie Roo? (Chi giace nella culla di zia Ruth?), GB USA 1971.
Una ricca vedova ha perso la figlia piccola in un tragico quanto fatale incidente, purtroppo non si è mai rassegnata alla sua scomparsa e i due domestici si approfittano di lei insieme a un sedicente medium per scucirle denaro. Durante le feste di Natale si presenta per lei l'opportunità di ospitare degli orfani, quando la piccola Clarine varca la soglia di casa la donna rivede in lei la figlia morta e decide di tenerla con sè. Il fratello della piccola però scambia le buone intenzioni della vedova per qualcosa di molto peggio. Introdottosi in casa convince la sorella che la signora che li ospita altri non è che la strega di Hansel e Gretel e decideranno di agire di conseguenza.
La favola di Hansel e Gretel si ibrida con Psycho, senza prendersi troppo sul serio, adottando dickensiani orfani fin troppo pronti a difendersi. Non per bambini, questa specie di thriller fiabesco offre interessanti spunti di riflessione sulla fiaba e su come il possesso amoroso sia terrificante per il bambino.

on line ILLUSTRATIONS IN FAIRY TALES from Early 20th Century Europe. Music by Sergey Rachmaninov

IMBRIANI
, Vittorio, La novellaja fiorentina, con la novellaja milanese (1871), Fiabe e novelline stenografate dal dettato popolare da Vittorio Imbriani. Ristampa accresciuta di molte novelle inedite di numerosi riscontri e di note, nelle quali è accolta integralmente La Novellaja Milanese dello stesso raccoglitore. Livorno 1877. Ristampa anastatica con prefazione di Marcello Vannucci, Edikronos, Palermo 1981.
Con questo testo si entra direttamente in contatto con le prime raccolte rispondenti a criteri sia romantici che positivistici: per il romantico i narratori analfabeti, depositari di un sapere primigenio, conservavano l'autentico spirito popolare, per il positivista, di valore come il napoletano Imbriani, fonte 'oggettiva' da ascoltare e trascrivere senza variare il senso e la lettera del suo racconto. Imbriani correda ogni fiaba di ampi riferimenti ad altre versioni, sia popolari che colte. [Nel sito: Re porco e El Tredesìn]

LA CIACQLIRA dla banzola
o sia zinquanta fol detti da dis donn in zeinq giurnat... Traduzion dal napolitan in léingua bulgnéisa
, Boulogna 1883; Ristampa anastatica Studio Editoriale Insubria Milano 1979.
La versione bolognese, fedele e integrale, del testo di Basile: per avere la versione italiana si dovette aspettare Benedetto Croce. Preziosa per chi volesse osservare la traducibilità fra registri molto distanti - la lingua popolare e colta di Basile e la lingua popolare della Ciaqlira - ma più vicini tra loro che con l'Italiano contemporaneo. [Nel sito: La zinderlazza]

LA SORSA, Saverio (1927-1928) Fiabe e novelle del popolo pugliese. Con prefazione di A. Mari; F. Casini & Figlio Editori, Roma-Bari; 2 voll. [Nel sito: Rè fendana d'aure]

LA SORSA
, Saverio (1938) Leggende poetiche di Puglia. Prampolini, Catania. 

ON LINELUCIANO DI SAMOSATA (Samosata 120 - Atene 180) Di una storia vera, traduzione italiana di Luigi Settembrini (1862)
Iniziando la sua opera, il siriano Luciano avverte che la sola verità che vi è contenuta è che non c'è nulla di vero, e ricorda quanti insigni personaggi hanno narrato cose mai viste e mai udite:
"Duca di costoro e maestro di tale ciarlataneria fu l’Ulisse d'Omero, che nella corte d’Alcinoo contò della cattività de’ venti, di uomini bestioni e salvatici con un solo occhio in fronte, di belve con molte teste, de’ compagni tramutati per incantesimi, e di tante altre bugie, che ei sciorinò innanzi a quei poveri sciocchi dei Feaci. Abbattendomi in tutti costoro io non li biasimavo troppo delle bugie che dicono, vedendo che già sogliono dirle anche i filosofi, ma facevo le meraviglie di loro che credono di darcele a bere come verità." (Dal primo libro)

LETTERIO DI FRANCIA (1931), Fiabe e novelle calabresi. Seconda parte; Pallante, Studi di filologia e folklore diretti da P.S: Leicht, F. Neri & L. Suttina; Fascicoli VII e VIII; Ottobre 1931 - IX; Casa Editrice Giovanni Chiantore Successore Ermanno Loescher, Torino. [Nel sito: U figghiu du re]

MANGO
, Francesco (1890), Novelline popolari sarde. Raccolte e annotate da Francesco Mango; Arnaldo Forni Editore (rist. anast.); Bologna, 1987. [Nel sito: Is tresgi bandius]

MAZZINI
, Ubaldo, Saggio di folklore spezzino; “Archivio per la etnografia e la psicologia della Lunigiana”, diretto da G. Sittoni e G. Podenzana, La Spezia, 1911. [Nel sito: O dente d'oo]

MÉLIÈS, Georges, Cendrillon (Cenerentola) (France, 1899) on line   La Lanterne Magique (La lampada di Aladino) (France, 1903) on line

LE MILLE E UNA NOTTE, Prima versione integrale dall'arabo diretta da Francesco Gabrieli (1948). Einaudi, Torino 1980, 4 voll.
L'unica traduzione integrale italiana di una raccolta araba, con, in appendice, la fiaba di Aladino tradotta dalla prima versione araba tradotta dal grande arabista Francesco Gabrieli, che ha supervisionato l'intera raccolta. Devo molto a Francesco Gabrieli, che quando trepidavo tra orgoglio e insicurezza per la mia soluzione del giallo filologico [Nel sito: Aladino sul lettino articolo del 1988 nel quale anticipavo la soluzione] mi ricevette nella sua casa romana e mi rassicurò sulla correttezza filologica della mia ricerca. Sempre Francesco Gabrieli mi suggerì di scrivere all'arabista Muhsin Mahdi, che mi comunicò prima di darle alle stampe le sue conclusioni: alle quali ero giunta con la mia filologia psicoanalitica.  [Vedi Breve storia delle mille versioni]

MUSSO, Guido, Conte, fàule e legende dla tradission popolar piemontèisa contà da l'anvod dij Bré e barba Guido; Piemonte in Bancarella, Torino 1996 [Nel sito: Petit Menin]

OVIDIO
, Le metamorfosi, Testo latino e traduzione in versi italiani di Ferruccio Bernini. Zanichelli, Bologna 1983, 2 voll.
Fondamento essenziale dell'immaginario mitologico nel Medio Evo, unico fino alla diffusione della lingua greca antica, meriterebbe di essere più letta e consultata. Con le versioni di tutti i miti più importanti, a un livello estetico altissimo, presenta una acutezza psicologica che stupisce il contemporaneo, illuso che la sensibilità moderna sia superiore all'anticanon ha nulla da invidiare alla sensibilità più moderna.

NERUCCI, Gherardo, Sessanta novelle popolari montalesi. (Circondario di Pistoia). Raccolte da Gherardo Nerucci. Successori Le Monnier, Firenze 1880. Rist. an. a cura di Roberto Fedi, Rizzoli, Milano 1977.http://www.liberliber.it/biblioteca/n/nerucci/sessanta_novelle_popolari_montalesi/pdf/sessan_p.pdf
Come Imbriani, Nerucci raccolse le sue fiabe da narratori analfabeti, ma a differenza di lui dichiarò di averle modificate, citando il detto popolare: La novella nun è bella se sopra non ci si rappella. È la raccolta di fiabe ottocentesca più godibile oggi, in ogni parte d'Italia. [Nel sito: La bella Caterina ovvero la novella de' gatti]
on line Sessanta novelle popolari montalesi, Edizione integrale on line.

PERRAULT, Charles,  I racconti di Mamma l'Oca (1697). Tr.it. in Fiabe francesi della corte del re Sole e del secolo XVIII, Einaudi, Torino 1957.
Grimm e Perrault, con le loro raccolte, sono gli autori di fiabe più noti. Da Perrault Walt Disney ha tratto la sua Cenerentola, dai Grimm Biancaneve. Leggendo con attenzione si può comprendere come Perrault non scrivesse davvero le sue fiabe per i bambini, ma per un pubblico adulto. Il successo ottenuto dai Contes a Parigi fu determinante per indurre Galland a procurarsi il manoscritto arabo da tradurre.

on line PETERSON-BERGER Frösöblomster 11 - Olof Höjer piano - Far Away in the Forests

PÉTIS DE LA CROIX, François, I mille e un giorno (1712), a cura di Massimo Jevolella, Mondadori, Milano 1985, 2 voll.
La raccolta fu pubblicata sulla scia del successo dell'opera di Galland, ed ebbe un successo analogo, anche se in tono minore. La storia più famosa è forse quella di Turandot, ambientata in una Cina di fantasia, come la storia di Aladino. Si osservi il gioco burlesco e sublime dell'immaginario: l'ambientazione di maniera del Settecento diventò lo sfondo dell'opera lirica di Puccini, e alla fine del XX secolo Turandot è stata rappresentata a Pechino, come se l'operazione fosse un ritorno all'origine. Una mise en abŷme di quelle che si incontrano spesso nelle storie delle storie delle storie... [Di Turandot e Kalaf  tratta Il motivo dell'enigma]

PITR
É, Giuseppe, Fiabe novelle e racconti popolari siciliani. Raccolti e illustrati da Giuseppe Pitrè. Con Discorso preliminare, Grammatica del dialetto e delle parlate siciliane, Saggio di novelline albanesi di Sicilia e Glossario, Palermo, 1870-1913; rist. anast.: Arnaldo Forni Editore, Bologna, 1985; 4 voll.

on line Volume primo. A cura della Biblioteca Comunale di Palermo.

La più bella, per valore estetico, rigore scientifico, completezza, ampiezza, delle raccolte che fiorirono a cavallo del XIX e del XX secolo. Non solo chi ami la Sicilia, ma chiunque ne senta nella letteratura italiana la presenza essenziale, da Pirandello a Stefano D'Arrigo, troverà molto piacere in questa raccolta. Tutti i motivi fiabeschi più noti, con esempi di tutte le parlate dell'isola. Il lettore accorto troverà splendidi castoni delle Mille e una notte: per la loro incompletezza potrebbero essere un contributo di narratori orali che l'avrebbero ricevuti direttamente dagli arabi, prima quindi della diffusione, a partire dal Settecento, delle Mille e una notte. Questo potrebbe spiegare l'assenza dei motivi della Bibbia della favola nelle altre raccolte regionali. [Nel sito:  La Bella di li setti citri, Lu Figgiu du re, e Sfurtuna]

PRATI, Angelico Folclore trentino. Classici di folk-lore a cura di Giovanni B. Bronzini. Cattedra di Storia delle Tradizioni Popolari Facoltà di Lettere e Filosofia Università di Bari [s.d. - probabilmente anni Venti]; Forni, Bologna, rist. anastatica [s.d.] [Nel sito: L'amor dei tre naranzi]

LA PRINCIPESSA RANOCCHIA ЦАРЕВНА-ЛЯГУШКA (Russia, 1954)
on line I parte  - on line II parte - on line III parte - on line IV parte


on line RACKAM, Tribute to Arthur Rackam (1867-1939)


RUSHDIE, Salman, The Enchantress of Florence, UK  2008; tr. it.: L'incantatrice di Firenze. Milano: Mondadori 2009.
Salman Rushdie ha raccontato come abbia reso possibile col suo romanzo un incontro che non si è mai realizzato fra due grandi centri di potere, fra due grandi culture
: l'Europa del Rinascimento e l'India dell'impero Moghul, con Akbar il Grande.
La favola e la storia si incontrano per il piacere di narrare e leggere, rendono possibili incontri mai avvenuti, e ricordano come la capacità di dare nomi abbia un valore insuperabile. Cristoforo Colombo ha scoperto l'America, senza capire che non si trattava dell'India. A colui che per primo ha compreso che si trattava di un Mundus Novus, Amerigo Vespucci, è toccato l'onore di dare il proprio nome al mondo nuovo, al continente fra Europa e Oriente.

on line SPIRIN, Gennady (Mosca 1948)


on line SENDAK, Maurice, Where the Wild Things Are (1963)

STRAPAROLA, Giovan Francesco, Le piacevoli notti (1551-53), a cura di Manlio P. Stocchi. Laterza, Roma-Bari 1979, 2 voll.
Le piacevoli notti, note a un pubblico ben più ristretto di quello di Basile, come uno dei numerosi rifacimenti e imitazioni del Decamerone di Boccaccio, sono il primo libro stampato nel mondo che contenga fiabe nel senso moderno del termine. Ricordo una conversazione telefonica, alcuni anni fa, con Daria Perocco, docente all'Università di Venezia, che mi diceva delle difficoltà a trovare un editore per la sua edizione critica delle Piacevoli Notti, che furono un best seller europeo del Cinquecento, come Le mille e una notte di Galland lo furono nel Settecento. A suo parere Straparola potrebbe aver trascorso gli anni della maturità in Oriente, e aver appreso presso gli arabi l'importanza delle fiabe, che pure rappresentano solo una parte delle sue storie. A differenza di quella di Basile, la lingua di Straparola, l'Italiano dell'Italia settentrionale, non presenta difficoltà. Basile attinse a Straparola per un certo numero delle sue storie, e azzarderei l'ipotesi che il successo delle Piacevoli notti abbia contribuito a determinare il progetto napoletano di un libro completamente dedicato alle fiabe. Vi si trovano le prime versioni a stampa di fiabe che hanno avuto una diffusione molto ampia, come il Gatto con gli stivali, che è una gatta lasciata in eredità dalla madre al figlio minore, mentre in Basile diventa una gatta lasciata in eredità dal padre, e in Perrault, com'è noto, un gatto lasciato dal padre. La fiaba di Straparola sulla poavola, che nel dialetto bergamasco significava bambola, e che a beneficio della sua affettuosa padrona evacuava monete d'oro, diventò in Basile, al quale dovette difettare la comprensione della parola nordica, la fiaba sull'oca, che produce le stesse monete. I Grimm la presero da Basile stabilizzando definitivamente l'oca al posto della bambola di pezza: a nessuno passò, né passa per la mente, di trovare poco plausibile che il re abbia usato un'oca per pulirsi il sedere, anche se la bambola di pezza era certo più utilizzabile in quel senso. Dettagli significativi per chi ami i labirinti letterari e storici che le fiabe suggeriscono, e tutt'altro che insignificanti per entrare nei giochi inesauribili dell'immaginario collettivo. Leggendo Straparola si  sfata facilmente un mito: che le fiabe nascano orali per poi diventare scritte e letterarie. Il libro cinquecentesco contiene storie che si ritrovano raccolte dalla voce di narratori analfabeti tre o quattro secoli dopo. L'immaginario è profondamente democratico, come tutto ciò che si nutre delle fantasie inconsce: non privilegia né colti né incolti, e viaggia in tutte le direzioni come se fosse dotato di un passaporto universale. La Poavola, Biancabella e la biscia sua sorella, e altre dieci fiabe tradotte in italiano contemporaneo (L'Augel Belverde, Giovannin cercò la morte, Il rubino meraviglioso, La gatta, Il ladro matricolato, L'uomo selvatico, Pietropazzo, Brancaleone, Re Porco, La bella prigioniera)

TARGIONI TOZZETTI, Giovanni (1891), Saggio di novelline, canti ed usanze popolari della Ciociaria. Per cura del dott. Giovanni Targioni Tozzetti; Arnaldo Forni Editore (rist. anast.); Bologna, 1968. Gli tustamintu d'una fata.

TOSCHI, Paolo (sd),  Romagna solatia; Cento novelle delle Regioni d'Italia, Collezione diretta da Luigi Sorrento. Per le scuole medie e le persone colte; Milano Corso Roma, s.d. La fola d'Ohimè.


on line WILDE, Oscar, The Fairy Tales of Oscar Wilde. With Illustrations by: Jessie Marion King (1875-1949) and Charles Robinson (1870-1937)

WOLFF, Carlo Felice, I monti pallidi, Cappelli editore, Bologna 1983.
"Bisogna conoscere Carlo Felice Wolff, l'entusiastico amatore delle leggende dolomitiche, il folclorista tipico del monto alpino.
Ecco: se incontrate a Bolzano un uomo sulla quarantina, munito d'un par d'occhiali a stanghetta - dietro i quali due occhi miopi guardano perfettamente trasognati chi sa dove, con uno sguardo tra il serafico e l'acchiappanuvole - e d'un bastone sul quale s'appoggia marciando di sghimbescio, potete star sicuri che quell'uomo è Carlo Felice Wolff. Ha l'aria, in complesso, di un grosso topo, s'intende di biblioteca, scappato fuori da qualche scaffale pieno di polvere e di sciocchezze stampate e rilegate.
Fermatelo, adunque, l'uomo acchiappanuvole: vi farà un grande inchino con una scappellata larga e solenne e risponderà alle vostre domande in un chiaro e caratteristico italiano nel quale le parole si ficcano l'una accanto all'altra con ordine, proprio come i libri negli scaffali di una biblioteca... ben ordinata.
Bel tipo questo Wolff! È generalmente occupatissimo, ma se voi lo occupate con un nugolo di domande intorno alle leggende ladine e gli domandate come fu che Soreghina "filo di sole" morì dolcemente a mezzanotte, egli vi accompagna gironzolando per Bolzano e parlando continuamente.
Parla con un tono fra il declamatorio e il predicatorio per il quale gli occorrerebbe più tosto un pulpito che la strada affollata, lungo la quale egli distribuisce quei larghi saluti che conoscete: un pulpito ideale, per esempio un picco eccelso delle Dolomiti.
Davanti al gran quadro delle montagne misteriose, evocazione di un antichissimo mondo, nel quale le fole ingenue erano la storia, meglio ascolteremo il poeta e il ravvivatore delle leggende dolomitiche." (Il Resto del Carlino, Bologna, 17 gennaio 1922; cit. in Wolff, cit.; pp. 5-6).



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Ultimo aggiornamento 9 maggio 2010
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