LA VALCHIRIA
1870

Unendosi ad una donna, Wotan ha procreato i gemelli Siegmund e Sieglinde, separati l’uno dall’altra già nella prima fanciullezza. Su entrambi incombe un grave destino.

Atto I
L'interno di un'abitazione.
Nel mezzo è il tronco d'un robusto frassino. Intorno al tronco di frassino che sta nel centro è una sala in legname. A destra, sul davanti, sta il focolare. Dietro il focolare c'è una stanza interna, simile ad una dispensa. Nel fondo, una porta d'ingresso. A sinistra, la porta su una stanza interna; dalla stessa parte, sul davanti, un tavolo con dietro una larga panca fissata alla parete, e, davanti, sgabelli di legno. La scesa rimane vuota per un certo tempo; di fuori, una tempesta sul punto di calmarsi del tutto. Siegmund apre dal di fuori la porta d'ingresso ed entra. Le sue vesti ed il suo aspetto dimostrano ch'egli si trova in fuga. Non scorgendo alcuno, chiude la porta dietro di sé, si dirige verso il focolare con lo sforzo estremo di alcuno che muoia dalla fatica, e, giuntovi, si abbatte sopra una coperta di pelle d'orso.

Scena I
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Hunding, il padrone della casa, non è ancora rientrato. Sieglinde, sua moglie, dà da bere all'ignoto fuggiasco. Siegmund beve e le rende il corno. Nel momento in cui accenna a ringraziare col capo, il suo sguardo si fissa con crescente interesse sul viso di lei. Egli spiega alla donna a lui
sconosciuta perché sia dovuto fuggire di fronte ad una schiera superiore di nemici: ridotte in pezzi le sue armi, non aveva più avuto possibilità di difendersi; la furia del temporale lo aveva poi spinto a cercare quel rifugio. Sieglinde gli offre in segno di benvenuto un corno pieno di idromele. Siegmund ne trae un gran sorso, figgendo lo sguardo su di lei con crescente fervore. Egli allontana il corno lasciandolo lentamente cadere, mentre l'espressione del viso trapassa in forte commozione. Sospira profondo ed abbassa lo sguardo cupamente al suolo. Siegmund, sotto il peso della maledizione e della sventura, vuol continuare la fuga. Sieglinde lo scongiura di restare: anche nella sua casa alberga la disgrazia. Siegmund si appoggia al focolare; il suo sguardo si fissa su Sieglinde con tranquillo e deciso interesse; ella alza lentamente di nuovo gli occhi su di lui. Ambedue si guardano negli occhi, in lungo silenzio, con espressione della più profonda commozione. 

Scena II

Sieglinde trasale improvvisamente, porge ascolto e ode Hunding, che dal di fuori conduce il cavallo alla stalla. Va rapidamente alla porta ed apre. Hunding , armato di scudo e lancia, entra e si trattiene sulla soglia scorgendo Siegmund. Hunding si volge a Sieglinde con severo sguardo interrogatore. Hunding affronta l'ospite sconosciuto con diffidenza ostile e solo con esitazione gli accorda il diritto di ospitalità; apparecchia la cena sul tavolo. Involontariamente il suo sguardo si fissa nuovamente su Siegmund. Non sfugge a Hunding la somiglianza fra lo straniero e sua moglie. Con crescente sospetto insiste per conoscere il nome dell'ospite. Anche Sieglinde, spontaneamente, gli chiede di rispondere. Siegmund, eludendo la domanda, dice di chiamarsi Wehwalt, figlio di Wolfe. Egli è cresciuto insieme a una sorella gemella, con suo padre andava spesso a caccia. Un giorno, durante la loro assenza, la tribù dei Neidinge distrusse incendiandola la loro casa; la madre fu uccisa, la sorella rapita. Dopo aver vagato per anni, Siegmund fu separato anche dal padre. Cercò amicizia tra gli uomini, ma fu respinto come apportatore di sciagure. Da ultimo, la sua lotta per una giovane donna, che i familiari volevano costringere a sposare un uomo che non amava, aveva provocato una strage sanguinosa. Hunding dichiara di appartenere appunto a quella tribù. Solo il diritto di ospitalità gli impedisce ora di vendicare immediatamente il sangue dei suoi.

Sieglinde, in preda ad una terribile apprensione, vorrebbe intervenire, ma Hunding le ordina bruscamente di recarsi nella camera da letto e di attenderlo dopo avergli apprestato la bevanda notturna. Sieglinde sta un pezzo indecisa e pensierosa. Si volta lentamente e con passo esitante va verso la dispensa. Giuntavi, s'arresta nuovamente e rimane in piedi, assorta nel proprio pensiero, col viso a metà rivolto. Con tranquilla decisione apre lo scrigno, riempie un corno da bere e vi versa dentro, da un vasetto, delle droghe. Poi volge l'occhio su Siegmund, per incontrare lo sguardo di lui, ch'egli tiene continuamente fisso su di lei. Ella s'avvede dello scrutare di Hunding, e si avvia subito verso la camera da letto. Sui gradini, ella si volge ancora una volta, fissa l'occhio pieno di passione su Siegmund, ed accenna con lo sguardo insistentemente e con precisione parlante ad un punto del tronco del frassino. Hunding trasale e con mossa violenta la spinge ad uscire. Con un ultimo sguardo su Siegmund, entra nella camera da letto, chiudendo la porta dietro di sé. Hunding, prima di seguire sua moglie, sfida Siegmund a duello per l'indomani mattina.

Scena III

Siegmund, che è senza armi, si ricorda di una predizione del padre: un giorno, nel momento del più grave pericolo, avrebbe trovato una spada a lui destinata. Negli ultimi bagliori del fuoco che sta per estinguersi egli scorge nel tronco del frassino un luccichio, proprio in quel punto al quale Sieglinde ha accennato con lo sguardo. Ed ecco che essa ritorna. Con un sonnifero ha addormentato Hunding. Essa racconta che alle sue nozze con l'uomo che non amava, un vecchio aveva infitto misteriosamente una spada nel tronco del frassino. Nessuno degli ospiti di Hunding era riuscito da allora ad estrarre dal tronco la spada. Sieglinde ha il presentimento che è giunto ora l'eroe tanto atteso che si impadronirà della spada e libererà lei dal suo ignominioso matrimonio. Felici i due si stringono tra le braccia. La gran porta si spalanca. Fuori è stupenda notte di primavera; la luna piena illumina l'interno e getta la sua chiara luce sulla coppia, che si può così scorgere in piena limpidezza. Siegmund trae con dolce violenza Sieglinde a sé sul giaciglio, così che ella viene a sedersi vicino a lui. - Crescente chiarore di luna. L'improvviso irrompere della primavera ha mutato i loro sentimenti come la natura tutt'intorno. In un trasporto sempre più forte prendono conoscenza del loro amore. Si ravvivano i ricordi, finché è svelato il legame che avvince i loro destini e che essi già presentivano: nello sguardo di Sieglinde Siegmund ritrova quello del padre, Sieglinde ridà al fratello il suo vero nome, e Notung si chiamerà la spada che ora Siegmund farà sua. Con poderoso sforzo estrae la spada dal tronco e la mostra a Sieglinde presa dallo stupore e dall'entusiasmo. Al culmine dell'ebbrezza della passione fratello e sorella si confessano il loro amore.

ATTO II
Montagna rocciosa e selvaggia. Nello sfondo, salendo dal basso, vaneggia un burrone, che sbocca su di un elevato giogo roccioso; da questo il terreno scende nuovamente verso il davanti della scena.

Scena I

Wotan in assetto di guerra con lancia; davanti a lui, Brunnhilde, quale Walkiria, egualmente in pieno assetto di guerra. Wotan sa che i due amanti in fuga non sfuggiranno ad Hunding che li insegue. Egli ha deciso che la Valkiria Brunnhilde, la sua figlia prediletta, aiuti Siegmund a vincere il duello. Brunnhilde accetta con gioia il compito affidatole, ma mette in guardia Wotan dalla moglie Fricka, il cui approssimarsi non preannuncia nulla di buono.
Brunnhilde sparisce letteralmente dietro la vetta montana.



In un carro tirato da due arieti, giunge Fricka su dal burrone, al gioco roccioso: colà s'arresta bruscamente e scende. Ella si dirige con impeto verso Wotan, sul davanti della scena. Fricka, la "patrona delle nozze", rende vani tutti i piani di Wotan. Esige la punizione della coppia adultera e incestuosa. A nulla vale che Wotan si appelli alla superiore potenza dell'amore, ed infine alla sua situazione di necessità. Fricka gli dimostra come egli stia ingannando se stesso: anche Siegmund è, pur ignaro, uno strumento di Wotan, non è un "libero eroe". Nella sua ira impotente, il dio deve giurare di abbandonare Siegmund alla vendetta di Hunding. Anche lo scaltro proposito di far attuare la propria volontà dalla Valkiria Brunnhilde è contrastata da Fricka.

Brunnhilde appare dalla destra col suo cavallo sul sentiero roccioso. Appena scorge Fricka, scende rapidamente, e, durante quel che segue, guida il cavallo in silenzio e lentamente giù per il sentiero; quindi lo nasconde in una caverna di quei pressi. Messo alle strette senza via di uscita, Wotan presta il giuramento: Siegmund sarà sacrificato all'onore di Fricka. Fricka s'allontana rapidamente. Brunnhilde viene con aspetto di meraviglia e d'apprensione alla presenza di Wotan, il quale, rovesciato sul sedile roccioso, è immerso in cupa meditazione.

Scena II

La Valkiria assiste all'impotente e disperato sfogo di suo padre, il sommo dio. Brunnhilde getta via spaventata scudo, lancia ed elmo, e si lascia cadere, con intimità piena di apprensione, ai piedi di lui. Ella appoggia capo e mani sui ginocchi e sul petto di lui, con familiarità piena d'angoscia. Wotan la guarda lungamente negli occhi, poi le carezza i riccioli con inconsapevole tenerezza. Come rientrando in sé da un profondo meditare, egli comincia alfine a parlarle, come mormorando. In un lungo dialogo, che è quasi un monologo, Wotan rivela a Brunnhilde il suo segreto tormento. Le narra dell'anello maledetto che è ora custodito da Fafner e del quale lui, Wotan, vorrebbe di nuovo impossessarsi, non meno che il nibelungo Alberich. Wotan aveva costretto la dea della terra Erda, colei che tutto sa, a rivelargli il suo ultimo segreto ed aveva appreso dell'incombente fine degli Eterni. Erda gli aveva generato Brunnhilde; essa ed altre otto sorelle erano state allevate dal dio come Valkirie, fanciulle guerriere, che sospingono schiere di prodi a combattere mortalmente tra loro, poiché solo le anime di eroi caduti possono essere condotte al Walhalla per proteggere la fortezza degli dei. Ma tutte le misure di Wotan per impedire la fine del Walhalla sono contraddittorie: per prevenire Alberich  - il Nibelungo "senza amore", che con l'oro ha costretto una donna a procreargli un figlio - e per venire in possesso dell'anello dell'eterna potenza, egli, il divino tutore dei patti, dovrebbe rompere il patto concluso con Fafner, il custode dell'anello. Ma ogni eroe che egli crea e che crede "libero", non è che una creatura della sua volontà e vittima delle contraddizioni a cui lui stesso ha dato origine. In uno stato di rassegnazione amara ed ironica, Wotan comprende l'ineluttabilità della sua fine e ordina alla sconcertata Brunnhilde di combattere in favore di Hunding e per la causa di Fricka. L'appassionata protesta di Brunnhilde non fa che accrescere l'ira e le minacce del dio, che allontanandosi torna ad esigere la morte di Siegmund. 

Brunnhilde, triste e perplessa, è in preda ad un doloroso conflitto, se serbare o rompere la fede data. Si volge lentamente verso il fondo.

Scena III

Giunta sul giogo del monte, Brunnhilde, guardando giù nel burrone, scorge Siegmund e Sieglinde; li contempla un istante mentre si avvicinano, quindi si avvia verso la caverna col suo cavallo, così che scompare interamente allo spettatore.
Siegmund e Sieglinde compaiono sul giogo del monte. Sieglinde procede frettolosa, Siegmund cerca di trattenerla. Tra la gioia ed il terrore, Sieglinde sta fuggendo insieme con Siegmund; Hunding li insegue. Ferma nel suo amore per il fratello, tormentata dalla propria coscienza e da visioni paurose, Sieglinde cade svenuta tra le braccia di Siegmund. Siegmund la lascia scivolare lungo la propria persona in modo che, quando egli stesso si asside sul sedile, ella viene a riposare col capo sul suo grembo. In questa posizione rimangono ambedue fino al termine della scena seguente.

Scena IV
Brunnhilde, guidando alla briglia il suo cavallo, esce dalla caverna ed avanza lenta e solenne verso il davanti. La Valkiria annuncia a Siegmund la sua morte imminente. Egli ascolta imperturbato la fatale sentenza: nel Walhalla ritroverà suo padre e sarà accolto nella schiera degli eroi caduti. Egli però si rifiuta di seguire Brunnhilde quando apprende che la sorella non lo accompagnerà. Colpita, la Valkiria comprende che per l'eroe ha più valore il tormentato amore per Sieglinde che "l'eterna voluttà" del Walhalla. La decisione di Siegmund di uccidere nel sonno Sieglinde e il bambino che essi hanno concepito, piuttosto che lasciarli in un mondo ostile, fa cambiare ancora una volta i propositi di Brunnhilde, sopraffatta dalla pietà: ella promette a Siegmund il suo aiuto nel duello con Hunding. S'allontana precipitosamente e scompare, a destra, col cavallo, in una gola laterale, Siegmund la segue con lo sguardo, gioioso, trasumanato. La scena si è a poco per volta oscurata; gravi nubi temporalesche scendono sul fondo e avvolgono a poco a poco interamente le pareti della montagna, la gola, e l'alta giogaia.

Scena V
Il corno di Hunding chiama Siegmund al duello. Egli s'affretta verso il fondo e, giunto alla giogaia, scompare senz'altro nell'oscura nuvola temporalesca, dalla quale subito guizzano lampi. Sieglinde si sveglia da sogni affannosi e, sospinta dall'angoscia, cerca di raggiungere Siegmund. Una lampo rischiara per un momento la giogaia, nella quale si vedono in duello Hunding e Siegmund. Sieglinde si precipita su per la giogaia; ma una vivida luce che rompe dalla destra sui combattenti l'abbaglia all'improvviso così potentemente, che ella, come accecata, barcolla volgendosi sul fianco. Nel chiarore luminoso, appare Brunnhilde in atto di librarsi su Siegmund e di coprirlo con lo scudo. Nel momento appunto, in cui Siegmund si accinge a vibrare un colpo mortale su Hunding, rompe a sinistra dalla nuvolaglia una fiammeggiante luce rossigna, entro la quale appare Wotan, che si libra su Hunding e incrocia la sua lancia contro Siegmund. Brunnhilde ritrae atterrita lo scudo di fronte a Wotan; la spada di Siegmund si spezza contro la lancia, che le si para innanzi. Al disarmato, Hunding configge la sua lancia nel petto. Siegmund cade morto a terra. Sieglinde, che ha udito il suo sospiro di morte, s'abbatte con un grido a terra, come inanimata. Con la caduta di Siegmund, è subito scomparsa dalle due parti la luce abbagliante: densa oscurità avvolge la nube fin sul davanti: in essa si intravede Brunnhilde, nel momento in cui con fretta precipitosa si volge a Sieglinde. Rapida ella solleva Sieglinde sul suo cavallo, che attende presso la gola laterale, e subito scompare insieme con lei. Immediatamente la nuvolaglia si divide nel mezzo, così che si vede chiaramente Hunding, che estrae la sua lancia dal petto del caduto Siegmund. Wotan, avvolto dalla nube, se ne sta dietro di lui, su una roccia, appoggiato alla lancia in atto di guardare dolorosamente il cadavere di Siegmund. Ad un semplice "cenno pieno di disprezzo" di Wotan, Hunding cade a terra morto. Wotan si allontana subito dopo per raggiungere e punire Brunnhilde, la "temeraria” che gli ha disobbedito.

Atto III
Sulla vetta di un monte roccioso
Una foresta d'abeti limita la scena a destra. A sinistra, l'ingresso di una caverna rocciosa, che forma per sua natura una sala: sopra di essa la roccia sale al suo più alto culmine. Verso la parte posteriore, la vista è interamente libera; macigni più o meno alti formano orlo davanti al pendio, il quale - come è da supporre - scende ripidamente verso il fondo. Strie di nubi passano ad una ad una, precipitosamente, come spinte dalla tempesta, davanti all'orlo delle rocce.

Scena I

Sulla rupe si radunano in bellicosa baldanza le Valkirie con i loro cavalli, portando ciascuna sulla sella un guerriero caduto. Con meraviglia vedono giungere di galoppo Brunnhilde, che invece di un eroe porta con sé una donna inerme. Brunnhilde prega le sorelle di aiutarla, ma nessuna delle fanciulle osa agire contro il volere di Wotan. Anche Sieglinde, afflittissima e rassegnata a morire, respinge ogni aiuto. Ma quando apprende da Brunnhilde di avere in seno la creatura che ha concepito da Siegmund, con gioia improvvisa scongiura la Valkiria di salvarla.

Ma Wotan è ormai troppo vicino, solo Brunnhilde potrà ancora fermarne l'inseguitore. Ella dà a Sieglinde i pezzi di Notung, la spada infranta, e le indica la via di scampo; dovrà fuggire in una foresta dove Wotan teme di entrare, poiché Fafner vi custodisce il tesoro dei Nibelunghi. Sieglinde se ne parte in fretta verso destra, sul davanti della scena. L'altura rupestre è avvolta da nere nubi temporalesche; tremenda tempesta s'appressa con fragore dal fondo; ivi, dalla destra, crescente bagliore d'incendio. Brunnhilde, dopo avere alquanto seguito con lo sguardo Sieglinde, si volge verso il fondo, guarda verso gli abeti, poi nuovamente ricompare piena d'angoscia.

Le Valkirie circondano la sorella per proteggerla da Wotan che si avvicina tra bagliori di fuoco.

Scena II

Alle accuse di Wotan, Brunnhilde esce dalla schiera delle sorelle e si presenta al cospetto del padre per sottomettersi alla sua sentenza. La punizione di Wotan è terribile e umiliante: cacciata dal Walhalla e ripudiata dalla stirpe degli dei, Brunnhilde è condannata a sprofondare all'istante in un sonno senza difesa e ad esser posseduta da quell'uomo che di là passi e la svegli, chiunque esso sia. L'intercedere delle sorelle esterrefatte non fa che accrescere il furore di Wotan. Le Valkirie si allontanano una dall'altra con selvaggi gridi di dolore, e si gettano in precipitosa fuga tra gli abeti. Nera e densa nube grava sull'orlo delle rocce: si ode tra gli abeti uno strepitare selvaggio. Un vivido splendore di folgore erompe dalla nube; si vedono in esso le Valkirie, strette in gruppo, che, a briglia sciolta, s'allontanano in corsa selvaggia.
Subito la tempesta si quieta; le nubi temporalesche a poco a
poco si dissipano. Nella scena seguente rompe, con un tempo finalmente calmo, il crepuscolo vespertino; a quello segue da ultimo la notte.

Scena III

Wotan e Brunnhilde, che ancora giace distesa ai suoi piedi, sono rimasti soli. Brunnhilde giustifica la sua disobbedienza all'ordine di Wotan dichiarando di aver voluto compiere la più vera e libera volontà di lui. Era stata testimone della professione d'amore incrollabile di Siegmund a Sieglinde ed aveva fatto propria la loro causa; difende ora dinanzi a Wotan il superiore valore della sua decisione, con la quale intendeva soltanto attuare il più profondo volere di Wotan. Turbato e commosso dal coraggio dimostrato da Brunnhilde, indotta al suo "libero atto" dall'amore e non da costrizioni o interessi, Wotan si piega all'unica preghiera della sua diletta figlia: un muro di fuoco tutto intorno alla rupe proteggerà il sonno di Brunnhilde, sì che a lei potrà giungere solo un "intrepido, liberissimo eroe", "il quale sia più libero di lui: del dio!". Brunnhilde cade con esaltazione commossa sul petto di Wotan: egli la tiene lungamente abbracciata. Ella ritrae nuovamente il capo all'indietro, e guarda intenerita, solennemente Wotan negli occhi, tenendolo ancora sempre abbracciato. Wotan prende commiato per sempre da sua figlia, e con un bacio suggella la fine della sua divinità. La bacia lungamente sugli occhi. Ella ricade all'indietro con gli occhi chiusi, dolcemente esaurendosi, tra le sue braccia. Egli la guida con tenerezza a giacere su un basso tumulo muscoso, sopra il quale si protende un abete dai grandi rami.

Quindi avanza, risoluto e solenne, nel mezzo della scena, e volge la punta della sua lancia contro un gigantesco macigno. Wotan evoca allora il dio del fuoco, Loge, perché avvolga la rupe d'una barriera di fiamme. Batte tre volte con la lancia sul macigno. Al macigno sfugge un igneo raggio, che cresce a poco a poco per volta in sempre più chiaro fuoco di fiamma. Imperiosamente, con la lancia Wotan accenna al mare di fuoco il cerchio formato dall'orlo delle rupi. La fiamma circonda senza interruzione l'orlo del monte.

Brunnhilde nel suo sonno sarà protetta contro tutti coloro che temono il fuoco di Loge e la lancia di Wotan. Wotan stende la lancia come per interdizione. Poi si volge indietro a riguardare dolorosamente Brunnhilde, si volge lentamente per partire, e riguarda ancora una volta indietro, prima di scomparire attraverso il fuoco.