ADALINDA GASPARINI              PSICOANALISI E FAVOLE


LA GATTA
1551-1553

Trovavasi in Boemia una donna, Soriana per nome chiamata; ed era poverissima, e aveva tre figliuoli, l’uno di quali dicevasi Dusolino, l’altro Tesifone, il terzo Costantino Fortunato. Costei altro non aveva al mondo che di sostanzia fosse, se non tre cose: cioè uno albuolo, nel quale le donne impastano il pane, una panara, sopra la quale fanno il pane, e una gatta. Soriana, già carica d’anni, venendo a morte, fece l’ultimo suo testamento, e a Dusolino suo figliuolo maggiore lasciò l’albolo, a Tesifone la panara e a Costantino la gatta.
Morta e sepolta la madre, le vicine per loro bisogna quando l’albuolo quando la panara ad imprestido chiedevano, e perché sapevano loro esser poverissimi, gli facevano una focaccia, la quale Dusolino e Tesifone mangiavano, lasciando da parte Costantino minor fratello. E se Costantino gli addimandava cosa alcuna, li rispondevano ch’egli andasse dalla sua gatta, che gliene darebbe. Per il che il povero Costantino colla sua gatta assai pativa. La gatta, che era fatata, mossa a compassione di Costantino e adirata contra i duo fratelli che sí crudelmente lo trattavano, disse:
– Costantino, non ti contristare; perciò che io provederò al tuo e al viver mio —.
E uscita di casa, se n’andò alla campagna; e fingendo dormire, prese un lepore, che a canto le venne, e l’uccise. Indi andata al palazzo regale e veduti alcuni corteggiani, dissegli voler parlare col re; il qual, inteso che era una gatta che parlar gli voleva, fecela venire alla presenza sua e addimandatala che cosa richiedesse, rispose che Costantino suo patrone gli mandava donare un lepore che preso aveva; e appresentòlo al re. Il re, accettato il dono, l’addimandò chi era questo Costantino. Rispose la gatta, lui esser uomo che di bontà, di bellezza e di potere non aveva superiore. Onde il re le fece assai accoglienze, dandole ben da mangiare e ben da bere. La gatta, quando fu ben satolla, con la sua zampetta con bel modo, non essendo d’alcuno veduta, empía la sua bisciaccia che da lato aveva d’alcuna buona vivanda; e tolta licenzia dal re, a Costantino portòle.
I fratelli, vedendo i cibi di quai Costantino trionfava, li chiesero che con loro i participasse, ma egli rendendogli il contracambio, li denegava. Per il che tra loro nacque una ardente invidia che di continovo rodeva loro il core.
Costantino, quantunque fusse bello di faccia, nondimeno per lo patire che aveva fatto era pieno di rogna e di tigna che li davano grandissima molestia. E andatosene con la sua gatta al fiume, fu da quella da capo a piedi diligentemente leccato e pettinato, e in pochi giorni rimase del tutto liberato.
La gatta, come dicemmo di sopra, molto continoava con presenti il palazzo regale, e in tal guisa sostentava il suo patrone. E perché oramai rincresceva alla gatta andar tanto su e giú, e dubitava di venir in fastidio alli corteggiani del re, disse al patrone:
– Signor, se tu vuoi far quanto ti ordinerò, in breve tempo farotti ricco.
– E in che modo? – disse il patrone.
Rispose la gatta:
– Vieni meco e non cercar altro, che sono io al tutto disposta di arricchirti —.
E andatisi insieme al fiume, nel luoco ch’era vicino al palazzo regale, la gatta spogliò il patrone e di commun concordio lo gettò nel fiume; dopo si mise ad alta voce gridare:
– Aiuto, aiuto, correte, correte, che messer Costantino s’annega —.
Il che sentendo il re e considerando che molte volte l’aveva appresentato, subito mandò le sue genti ad aiutarlo. Uscito di acqua messer Costantino e vestito di buonipanni, fu menato dinanzi al re, il quale lo ricevette con grandi accoglienze; e addimandatolo per qual causa era stato gettato nel fiume, non poteva per dolor rispondere, ma la gatta, che sempre gli stava da presso, disse:
– Sappi, o re, che alcuni ladroni avevano per spia il mio patrone esser carico di gioie per venire a donarle a te, e del tutto lo spogliorono, e credendo dargli morte, nel fiume lo gettorono, e per mercé di questi gentiluomini fu da morte campato —.
Il che intendendo, il re ordinò che fusse ben governato e atteso. E vedendolo bello e sapendo lui esser ricco, deliberò di dargli Elisetta sua figliuola per moglie e dotarla di oro, di gemme e di bellissime vestimenta. Fatte le nozze e compiuti e’ triunfi, il re fece caricare dieci mulli d’oro e cinque di onoratissime vestimenta e a casa del marito da molta gente accompagnata, la mandò. Costantino, vedendosi tanto onorato e ricco divenuto, non sapeva dove la moglie condure e fece consiglio con la sua gatta, la quale disse:
– Non dubitar, patrone mio, che ad ogni cosa faremo buona provisione —.
Cavalcando ognuno allegramente, la gatta con molta fretta caminò avanti, ed essendo dalla compagnia molto allontanata, s’incontrò in alcuni  cavallieri, a’ quali ella disse:
– Che fate quivi, o poveri uomini? partitevi presto ché una gran cavalcata di gente viene e farà di voi ripresaglia; ecco che l’è qui vicina; udite il strepito delli nitrenti cavalli! –
I cavallieri spauriti dissero:
– Che deggiamo adunque far noi? –
Ai quali la gatta rispose:
– Farete a questo modo. Se voi sarete addimandati di cui sete cavallieri, rispondete animosamente: di messer Costantino; e non sarete molestati —.
E andatasi la gatta piú innanzi, trovò grandissima copia di pecore e armenti e con li lor patroni fece il somigliante; e a quanti per strada trovava, il simile diceva.
Le genti che Elisetta accompagnavano addimandavano:
– Di chi siete cavallieri, e di chi sono tanti bei armenti? –
E tutti ad una voce rispondevano:
– Di messer Costantino —.
Dicevano quelli che accompagnavano la sposa:
– Adunque, messer Costantino, noi cominciamo sopra il tener vostro entrare?–
Ed egli col capo affermava di sí. E parimenti d’ogni cosa ch’era addimandato, rispondeva di sí. E per questo la compagnia gran ricco lo giudicava.
Giunta la gatta ad uno bellissimo castello, trovò quello con poca brigata; e disse:
– Che fate, uomini da bene? non vi accorgete della roina che vi viene adosso?
– E che? – disseno e’ castellani.
– Non passerà un’ora, che verrano qua molti soldati e vi taglieranno a pezzi. Non udite i cavalli che nitriscono? non vedete la polve in aria? e se non volete perire, tollete il mio consiglio, ché tutti sarete salvi. S’alcuno v’addimanda di chi è questo castello, diteli: di messer Costantino Fortunato —; e cosí fecero.
Aggiunta la nobil compagnia al bel castello, addimandò i guardiani di cui era, e tutti animosamente risposero:
– Di messer Costantino Fortunato —.
Ed entrati dentro onorevolmente alloggiarono. Era di quel luogo castellano il signor Valentino, valoroso soldato, il quale poco avanti era uscito dal castello per condurre a casa la moglie che novamente aveva presa, e per sua sciagura, prima ch’aggiungesse al luogo della diletta moglie, gli sopraggiunse per strada un subito e miserabile accidente, per lo quale immantinenti se ne morí. E Costantino Fortunato del castello rimase signore. Non passò gran spazio di tempo che Morando, re di Boemia, morí e il popolo gridò per suo re Costantino Fortunato per esser marito di Elisetta figliuola del morto re, a cui per debito di successione aspettava il reame. E a questo modo Costantino di povero e mendico, signore e re rimase, e con la sua Elisetta gran tempo visse, lasciando di lei figliuoli successori nel regno.


– Aiuto, aiuto, correte, correte, che messer Costantino s’annega...
___________________________________________

TESTO Giovan Francesco Straparola (1554–1557) Le piacevoli notti. A cura di Donato Pirovano. Roma: Salerno Editrice, 2000. 2 Tomi. Notte undecima, Favola I. Tomo II, pp. 668–673.
___________________________________________
TRADUZIONE
Per una versione italiana di A. Gasparini, vedi anche, in questo sito,  La Gatta.
Per accedere liberamente, in Fabulando. Carta fiabesca della successione, a una versione contemporanea della fiaba in formato e-book, che comprende inoltre l'e-kamishibai della fiaba, un filmato della fiaba su youtube, e la storia della storia dal XVI secolo a oggi, narrata dalla Gatta: http://www.fairitaly.eu/joomla/Fabulando/Gatta-stivali/Gatta-stivali-IT.html.
___________________________________________
IMMAGINE Da Walter Crane, Illustrazione della tabtale La Gatta con gli stivali, © Fairitaly ONLUS Firenze 2014
___________________________________________
NOTA

...E a Costantino la gatta.

Straparola racconta la storia di una madre che lascia una gatta al figlio minore, Basile, ispirandosi a questa storia, racconta di un padre che lascia una gatta al figlio minore e la gatta secentesca fa la sua fortuna come la gatta cinquecentesca. Perrault alla fine del XVII secolo racconta di un padre che lascia un gatto al figlio minore, e il gatto francese fa la fortuna del suo povero padrone come le due gatte italiane che lo hanno preceduto. Cambiando di genere avrà più fortuna, diventando più famoso di loro, quasi dimenticate. Però solo la gatta cinquecentesca di questa pagina sa lingere il suo padrone, compiendo una magia cosmetica che esalta la complicità fra essere umano e animale, e rimanda sia alla venerazione di cui il gatto era oggetto presso gli antichi egizi, sia al suo legame col femminile, a causa del quale tanti gatti e gatte, specialmente neri, sono stati bruciati con le loro padrone sui roghi dalla Santa Inquisizione. Per nostra fortuna molte gatte e gatti neri sono sopravvissuti, docili e fieri, agili ede eleganti, come le loro cugine più grandi, le pantere nere.
Vedi anche, in Fabulando. Carta fiabesca della successione, La Gatta racconta la storia della sua storia (http://www.fairitaly.eu/joomla/Fabulando/Gatta-stivali/st/mobile/index.html).






 © Adalinda Gasparini
  Pagina online dal 10 gennaio 2003
Ultimo aggiornamento: 29 giugno 2021