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| INTRODUZIONE |
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§ 1. In nome del Dio
pietoso e benigno. Lode al Dio di grandezza e possanza ; di
forza e carità ; di generosità e larghezza ; e di
beneficenza illimitata. Quegli che assegnò [ordine alle
cose] e [lo]
fé' saldo ; commiserò e concesse ; decise e sancì
;
provvide e raffermò ;
creò e plasmò e fé' bella ogni sua fattura. Quegli
che si manifesta agli intelletti e si sente
nei cuori ; la Cui evidenza splende agli occhi [nostri] ; la Cui
provvidenza
e forza vince le menti : Quegli che con la grazia e il consiglio mena
[i
Credenti] alla via, dalla quale [s' innalza più accetta] la
lode ; e
con la parola [rivelata] e coi dogmi della fede insegna il modo di
conseguire
certamente la [suprema] felicità, la quale sta in Lui [stesso].
Quegli che
ha poste le maraviglie della sua creazione e le fatture [cavate] dal
nulla [per
segnare la] via [onde s'arriva] alla nozione di Lui e [fare] scala al
comprendimento della sua eternità, senza principio né
fine.
Per vero nel creato v'ha di tali opere che danno avviso a' veggenti e ricordo a' lucidi e riflessivi intelletti . Miracolo di Dio la creazione del Cielo e della Terra. Del Cielo Egli innalzò la volta e dispose le vie ; ornollo di astri ; locovvi il Sole e la Luna, segni di luce, questa nella notte, quello nel dì, affinchè il corso loro notasse il séguito de' tempi e delle ore. Nella Terra Ei distese le pianure, piantò le radici de' monti ; da lei fece sgorgare le acque e germogliare l'erbe : diella ad abitar alle sue creature, alle quali assegnonne i campi ; ed a pro' di esse fece scorrere [il latte] delle greggi [che vi pascolano] ; additò loro le vie di quella ; insegnò loro qual giovi e qual noccia delle sue [produzioni] ; guidò [gli uomini] a' viaggi per terra e per mare ; nei cammini agevoli e negli alpestri. Quale evidente prova non abbiam noi della Onnipotenza sua, in tanta sapienza, in tant'ordine, in tal volontà, in tal misura! Ma che diciam noi? Non è Egli il sovrano assoluto [dell'universo] il Fattore, [l'essere] che si dimostra [dassè medesimo]? Il più nobile subietto sul quale versar possa chi vede [addentro nelle cose degli Stati] ed esercitarvi il pensiero e la riflessione ; è [l'alto grado] a che saliva il ridottato re Ruggiero, esaltato da Dio, potente per divina grazia, re di Sicilia, Italia, Longobardia e Calabria, sostegno del pontefice di Roma e difensor della religione cristiana ; [ben così detto] poiché egli avanza il re dei r û m (il sovrano bizantino) per estensione [di territorio] e nerbo [d'imperio] : ei che conduce a sua posta le cose [pubbliche, dove] rafforzando e [dove] abbattendo ; egli che [solo] in Cristianità ministra secondo la religione della giustizia, stende ugualmente su tutti [i suoi popoli] le ali della sua munificenza e generosità ; egli che sì egregiamente governa il reame ed ha costituiti i suoi dominii in bellissimo ordinamento e in perfettissima armonia. Egli ha conquistato a levante ed a ponente ; ha abbassate le teste dei tiranni suoi correligionarii, lontani e vicini, raccogliendo eserciti fortissimi di numero e di arnesi da guerra, e poderose armate fornite [d'ogni maniera] di munizioni [navali : forze immense] delle quali la fama è avverata dalla realità, e l'udito e la vista ne danno per l'appunto la medesima percezione. Quante mire sì lontane che nessuno le colse mai, nè pur figurossele : quante imprese tanto ardue che nessuno mai le spuntò, ed a lui riescono agevoli! Sì che i destini corrono a seconda delle sue brame e de' suoi proponimenti, e le prosperità gli sono ancelle e s'avvicendano come a lui piace, sia ch'egli muova o sia ch'ei posi! Indi i suoi amici sempre in alto stato e grande riputazione ; i suoi nemici, conculcati, vanno in perdizione l'un dopo l'altro. Quante torri di dignità [cadeano in rovina] ed egli n'ha riedificati i fianchi ; quante sommità di pensiero [giaceano obliate] ed egli ha fatte sorgere le lune loro ; ha illuminate le loro plaghe ; i loro chiusi infruttiferi ha resi giardini lussureggianti, e ubertosi verzieri! Alla nobiltà del tratto egli accoppia la bontà dell' indole ; ai beneficii la cordialità. E con ciò l'animo valoroso, l' intelletto lucido, il profondo pensiero, la imperturbata calma, il diritto vedere e provvedere, e nel maneggio degli affari, l'abilità che vien dal sommo acume dell' ingegno. I suoi provvedimenti sono strali che mai non falliscono ; gli affari più intralciati gli tornano agevoli a ravviare ; a tutto il governo ei sopravvede ; i suoi sonni [valgono quanto] le veglie [della comune] degli uomini ; le sue sentenze son le più giuste [che magistrato abbia mai pronunziate] ; i suoi doni [rassembrano] mari profondi e copiosissime piogge.
Noverar poi non sapremmo le
sue cognizioni nelle discipline matematiche e nelle
politiche, né assegnar
potremmo de' limiti [alla sua dottrina in quelle scienze], quand'egli
n'ha studiato profondamente e felicemente
ogni ramo e v'ha fatte peregrine innovazioni e
invenzioni maravigliose, nelle
quali nessun principe lo precedette, nessuno [si potrà vantar]
d'esserne autore. I quali trovati eccoli ora esposti a tutti gli
sguardi in piena luce :
noi potremmo indicarli per l'appunto e farne la dimostrazione ;
[se non che] corrono
per tutte le metropoli [del mondo] e n'è divulgata la fama per
ogni
regione e per ogni luogo : onde non è mestieri discorrerli
singolarmente
né distintamente, e [siamo costretti a] trattarne per le
generali, senza [scendere] a'
particolari. Inoltre, se prendessimo a far la descrizione [di que'
trovati] e aguzzassimo l'
ingegno a stenderla e compilarla, rimarremmo sopraffatti da' miracoli
[d'
ingegno] coi quali il re [s'innalzava] a quell' [altezza] e [concepiva]
que'
reconditi fini. Chi mai prese a noverare [i granelli] della sabbia e
arrivò sino in
fondo?
Tra le sublimi dottrine e i nobili intendimenti di
[Ruggiero è
da notare] che quando si estesero le province del suo reame e
ingigantirono i
propositi del suo governo ; quando i paesi italiani gli ubbidirono e i
popoli
accettarono la sua sovranità, gli piacque d'appurare le
condizioni de'
suoi Stati e ritrarle con la certezza della riprova. Saper volle [per
filo e per
segno] del suo reame i confini, le vie di terra e di mare, in qual
clima
[giacesse ciascuna provincia], quali mari e golfi le appartenessero.
[Non
contento a questo, bramò di] conoscere tutti gli altri paesi e
regioni de'
sette climi nei quali gli scienziati si accordano [a
dividere la Terra] e i traduttori
e i compilatori li segnano in loro pergamene, e quali e
quante parti di ciascuna regione tornassero a ciascun clima e si
dovessero in quello comprendere
e annoverare.
[Al qual fine] ei ricercava le cognizioni di tal fatta [che si rinvenissero] ne' libri compilati in questo ramo di scienza, come sarebbe il libro Delle maraviglie di 'a l m a s û d î , il libro di 'a b û n a ṣ r s a 'î d 'a l g î h â n î e quelli di 'a b û 'a l q a s î m 'u b a y d 'a l l â h 'i b n ḫ u r d â d b a h , di 'a ḥ m a d 'i b n 'u m a r 'a l 'u ḏ r i , di 'a b û 'a l q a s i m m u ḥ a m a d 'a l ḥ a w q a l î da b a ġ ḏ â d , di ǵ â n â ḫ 'i b n y â q â n 'a l k a y m â k i, di m û s a 'i b n q â s i m 'a l q.r d î, di 'a ḥ m a d 'i b n y a'q û b, soprannominato 'a l y a 'q û b i , di ' i s ḥ â q ' i b n 'a l ḥ a s a n l'astronomo, di q u d â m a h 'a l b a ṣ r î (da Bassora), di Tolomeo 'a l 'a q l û d î (Claudio) e di Orosio (?) l'Antiocheno.
Or non vedendo che in
coteste opere [le cognizioni geografiche fossero] ben
esposte, compiute e distinte [sì come ei le
desiderava], anzi trovandovi molta confusione, il re fecesi a chiamare
uomini versati in quella
[scienza], ad interrogarli, a studiarla con esso loro ; ma [alfine] si
accorse che
non ne sapeano più di quel [ch'egli aveva appreso] ne' libri
dinanzi
citati. Persuaso di ciò, prese [un altro espediente].
Mandò cercando per
tutti i suoi paesi degli uomini che aveano pratica di quelli e soleano
viaggiarvi ; fece
venire costoro a sé, e per mezzo d'un suo ministro
interrogolli, tutti insieme e ad uno ad uno, su [quanto ei
voleva ritrarre intorno i paesi]
stessi. Egli accettava e [facea] mettere in scritto i [capitoli
ne' quali]
le loro risposte concordassero e stessero bene al tutto le loro
relazioni ;
escludeva e rigettava gli altri [capitoli] ne' quali si dissentisse.
Attese il re a così fatto
[lavoro] per quindici anni all' incirca, senza smettere un istante la
esamina [delle
relazioni], la ricerca [di nuovi ragguagli] e la investigazione del
vero, finch'egli
non recò a compimento il disegno. [Nè gli bastò] :
volle accertare con precisione i [dati] riferiti concordemente dalle
suddette persone, da' quali
risultava la latitudine e longitudine [di ciascun punto
principale] degli
itinerari . Fattasi recar dunque la tavoletta
del t a r s î m, si messe il re a verificare
con compassi di ferro cotesti [punti itinerarii indicati
nelle
relazioni], tenendo presenti bensì i libri [di
geografia] citati dianzi, tra i quali
[quando erano discrepanti] il re sceglieva [il più autorevole].
Così fatto riscontro
egli operò successivamente su tutte
le [posizioni de'] paesi, finche arrivò ad
assodarle. Allora
fé' gittar
di puro argento un grande e massiccio disco, partito in segmenti, il
quale pesò
quattrocento r u ṭ l r û m i (libbre italiane)
ciascun de' quali torna a
centododici d î r h a m . Fornito [il disco], ordinava il re agli
artefici d' incidervi le
figure dei sette climi co' loro paesi e regioni, con le marine e gli
altipiani, i golfi,
i mari, i corsi d'acqua, le foci dei fiumi, le [terre] abitate e le
deserte, le
strade battute che uniscono ogni paese ad uno o parecchi altri, con le
distanze in miglia e i principali itinerarii [marittimi?] e i
porti più conosciuti : e ciò secondo il modello dato agli
artefici nel planisfero , dal quale
doveano ritrarre, senza scostarsene per nulla, la immagine e la
conformazione [de' paesi]
sì come era stata delineata.
[Comandava il re] inoltre
che fosse compilato un libro, nel quale, seguendo per filo e
per segno le immagini e figure
geografiche, si aggiugnesse un ragguaglio delle condizioni di ciascun
paese e contado, descrivendo
la natura [animata] e la inanimata, la postura, la
configurazione, i mari, i monti, i fiumi, le terre infruttifere, i
còlti, i prodotti
agrarii, le varie
maniere di edifizi ed [altri] particolari, gli esercizii degli uomini,
le industrie, i commerci d'importazione e d'esportazione, le cose
maravigliose
riferite [di ciascun paese] ovvero attribuitegli ; ed oltre a
ciò, in quale
de' sette climi si giaccia ed ogni qualità degli abitatori :
sembianze, indole,
religione, ornamenti, vestire, linguaggio.
[Comandava in ultimo il re]
che a cotesto libro si ponesse il titolo di n u
z h a t 'a l m u ṡ t â q f
i 'i ḫ t i r â q 'a l 'a f â
q (Sollazzo per chi si diletta di girare il mondo) : e
ciò nella prima decade di gennaio
che torna al mese di ṡ
a w â
l dell'anno cinquecenquarantotto . Ubbidisco
dunque al comando e seguo i cenni [del re].
La
prima cosa della quale
prendiamo a trattare è la figura della terra chiamata
ģ a 'r â f
ì y â, il qual nome le fu dato da
Tolomeo. Or dal Signore invochiamo aita , favore e direzione in ogni
via e cammino : Egli, la
cui possanza è grande, sa e può farlo.
Diciamo adunque che, da
quanto risulta dai discorsi dei filosofi, dei dotti più
illustri e degli astronomi, la terra è
rotonda come una sfera e l'acqua vi aderisce e vi si posa per inerzia
naturale senza staccarsene. La terra
e l'acqua son fisse nello spazio celeste, in posizione centrale, come
il tuorlo
in mezzo all' ovo, e l'atmosfera le circonda da ogni parte e le tira
verso il
cielo o le respinge. Dio sa il vero a questo riguardo.
La terra sta immobile nello
spazio del cielo, in virtù della
grande velocità colla quale questo si muove. Tutte le
cose
create
[giacciono] sulla sua superficie : l'atmosfera trae a sè
quanto di leggero v'ha nei
loro
corpi, e la terra trae a sè quanto v'ha di pesante, a quel modo
che la calamita
tira il ferro.
Si divide la terra in due parti fra le quali [corre] da oriente ad occidente la linea equatoriale, che ne [segna] la longitudine. Questa linea è la più lunga del globo, come il zodiaco è la linea maggiore della sfera celeste. La circonferenza del globo , dove [si traccia] la linea equatoriale, [si divide in] 360 gradi, ogni grado [equivale a] 25 parasanghe, la parasanga a 12,000 cubiti, il cubito a 24 dita (pollici), il dito a 6 grani d'orzo messi in fila col ventre dell'uno aderente al dosso dell'altro. Secondo questo calcolo, che è quello degli Indiani, la circonferenza della terra è di 132,000,000 di cubiti ossia 11,000 parasanghe . Ermete poi calcolò la circonferenza della terra, dividendola in parti (gradi) di 100 miglia ciascuna, sicché sono 36,000 miglia ossia 12,000 parasanghe. Tra la linea equatoriale ed ognuno dei due poli, [si misurano] 90 gradi. Altrettanto è [lunga] la circonferenza della terra [misurata] nel senso della latitudine.
Però la parte abitata
della terra di qua e di là dall'equatore si estende per
[soli] 64 gradi ; il rimanente è deserto e
spopolato per l'intensità del freddo e del gelo. Gli uomini
vivono tutti nella quarta parte
settentrionale del globo, perchè la quarta parte meridionale,
che è
quella che trovasi al di là dell'equatore, non è popolata
nè coltivata
per l'intensità del caldo che vi [domina], e [perchè] il
sole, quando si trova nella parte
più bassa dell'orbita sua, passando allo zenit, rasciuga le
acque di quelle regioni,
[che rimangon] deserte di animali e di piante per mancanza di
umidità, non [potendo] mai esistere nè animali nè
piante se non dove sono
acqua ed umidità.
La terra è di forma sferica, ma non perfetta, avendo essa delle parti basse ed alte sulle quali scorrono le acque dalle parti più elevate alle più basse. L' Oceano circonda metà della terra senza interruzione, come una zona, sì che essa non ne emerge che metà ; ed a quel modo che si presenta un uovo immerso in una tazza d'acqua, così la terra è sommersa per metà nel mare. Il mare [poi] è circondato dall' atmosfera la quale respinge 1' una e l'altro o li tira a sé, siccome abbiam detto poc'anzi.
I dotti hanno divisa la
quarta parte abitata della terra in sette
climi, ciascuno dei quali corre parallelo all'equatore, da
occidente ad
oriente. Questi climi non sono [definiti da] linee vere, ma
immaginarie, fissate ed
inventate dall'astronomia. In ciascuno di questi climi v' ha un certo
numero di
città, di castella, di villaggi , e di popoli che punto
rassomiglian 1' uno
all' altro. Vi si trovano pure monti elevati , pianure non interrotte ,
sorgenti e
fiumi perenni, laghi tranquilli, miniere, piante ed animali diversi.
Della
maggior parte di tutto questo terremo discorso a suo luogo, coll'aiuto
e
coll'assistenza di Dio.
I sette climi son tagliati
da sette mari chiamati l j u l g â n
(golfi), dei quali sei sono in comunicazione fra loro ed
uno solo
è isolato
da tutti gli altri. Dei mari che [stendonsi] nella parte abitata della
terra, uno
è il mare del s i n (Cina), dell' h i n d
(India), del s i
n d e del y a m a n (Iemen). Ha principio dalla parte
di levante, tredici gradi sopra l'equatore, si
protende lungo l' equatore stesso verso ponente, toccando
successivamente
la Cina, l'India, il Sind e per ultimo il Iemen a mezzogiorno e
finisce a
b â b 'a l mandab, che è il punto estremo della sua
lunghezza. Toccando
questi punti, secondo le relazioni di persone degne di fede fra i
viaggiatori ed i
marinai che vi sono penetrati navigando di paese in paese, la sua
lunghezza, dal
principio del mare di q u l z u m (Mare Rosso) ad 'a
l w
â q w â q, è
di 4,500 parasanghe. In esso giacciono circa trecento isole tra
popolate e deserte,
delle quali parleremo in seguito, secondo che ne abbiamo avuta
cognizione e che
ce ne sono pervenute esatte notizie.
Dal mare della Cina si
dirama il Golfo Verde, ossia il mare del
f â r i s (Persia) e di 'u b u l l a h
(Obollah). Questo mare corre da
mezzogiorno a
tramontana declinando un poco a ponente, passa all'ovest delle regioni
del
s i n d. del m u k r â n, del k a r m a n e
del f
â r i s fino a che raggiunge
Obollah presso 'a b b â d â n ed ivi finisce.
La sua costa si piega
quindi verso mezzogiorno toccando la regione
del b a h r a y
n
e la terra del y a m â m a h, guadagna l' 'u m â n
(Oman) e la terra di 'a
s s i h r ', del paese del
Jemen, e là si congiunge col mare della Cina. La lunghezza di
questo mare è di
440 parasanghe. [Sorgono] in esso i due monti k u s a y r
e 'u w a y r, e la sua
profondità varia dalle settanta alle ottanta braccia. Giaccionvi
nove isole tra popolate e deserte, delle quali parleremo a loro tempo,
coll'aiuto del
sommo Iddio.
Dal mare della
Cina si dirama pure il golfo di q u l z u m (Mare Rosso) il quale
principia da b â
b 'a
l m a n d a b, là dove termina il
mare dell'India, corre a settentrione piegando alquanto a ponente,
raggiunge la costa
occidentale del Iemen, tocca il t i h â m a
h e 1' h i g a
z dirigendosi a
m a d y a n, 'a y l a h e f â r â
n , e
fa capo alla città di q u l z u m
(Suez) donde trae il nome. La sua costiera si volge quindi a
mezzogiorno, passa a levante
della regione del s a ì d (Egitto superiore) fino al
g a w
n 'a l m a 1
i k ( « Golfo del Re») poi va ad 'a i d a b,
all'isola di s a w â
k i n, a
z â l i g (Zeila) nel paese dei b u g a h , e fa capo alla
terra di Abissinia dove
si congiunge col
mare dell'India. La lunghezza di questo mare è di 1,400 miglia.
Il suo fondo
è in gran parte pieno di scogli, nei quali si perdono le navi ,
[ondechè] non vi [possono] navigare se non che piloti che ne
conoscono le secche ed
hanno pratica delle sue linee navigabili e delle sue correnti. In esso
[contansi] quindici isole, delle quali diremo largamente a loro luogo,
coll'aiuto di
Dio.
Il secondo mare
grande, detto il mar di Siria (Mediterraneo), muove dal Mar
Tenebroso (Oceano Atlantico), che giace ad
occidente. Il
Mediterraneo ha principio nel Clima quarto dove prende il nome di mare
di 'a z
z u q â q perocché ivi la sua larghezza è di [sole]
18 miglia. La
sua lunghezza dalla [pen] isola di t a r ì f a
d 'a l g a z
ì r a t 'a l h a d r â
, è pure di 18 miglia. Esso corre verso oriente
lungo i paesi
dei Berberi, toccando la costiera
di
tramontana del m a g r i b a l 'a q s a (Magreb
estremo) e del m a g r i b 'a 1 'a
w s a t (Magreb di
mezzo),
guadagna la terra
di 'i f r î q î a h (Affrica
propria), il w â d î
'a r r a m l ,
le
terre di b a r q a h, di l
û b î y
a h, di m
a r â q î a
h ,
la terra di 'i s k a
n d a r î
y a h (Alessandria),
la parte nordica della regione
di 'a t t î
h , quella di Palestina e gli altri paesi della
Siria fino a che fa capo a
s u w a y d î
y a h , che ne è il punto estremo. Di qui la
costiera,
ripiegandosi, corre lungo la provincia di 'a n ṭ â k
î a h
(Antiochia) in direzione
di ponente, raggiunge il Canale di Costantinopoli, [e continuando]
verso la [penisola
del b a l b û n a s (Peloponneso) e [la città di]
'.d r.n t
(Otranto),
ove trovasi l' imboccatura del Golfo veneziano (Mare Adriatico), arriva
allo
stretto
di Sicilia. [Di qui si volge] verso r û m a h (Roma), ş a ġ
û
n a h (Savona), 'a r b û
n a h (Narbonne), passa vicino ai monti 'a l b u r t
â t (i Pirenei), costeggia la terra di 'a n d a l u s
(Andalusia) a levante,
fino a metà della sua costiera
meridionale , e finisce alle due isole dalle quali
abbiamo incominciato. La lunghezza
del mare Mediterraneo, da un capo all'altro, è di 1,136
parasanghe.
In esso trovansi circa cento isole tra piccole e grandi, tra popolate e
deserte, delle
quali [pure] terremo parola a loro luogo, coll'aiuto del Signore.
Dal mare
Mediterraneo si dipartono due seni ; l'uno è il golfo
dei Veneziani [Mare Adriatico],
il quale ha principio
dalla [costiera]
orientale della q i l l a w r î a h (Calabria) nel
paese dei R
û m, [e
precisamente] presso
la città di Otranto. [Questo golfo] corre per tramontana
declinando un poco
verso ponente, tocca la terra di b â r î
(Bari) e la costa di ṡ a n t
'a n ǵ.l î
([Monte] S. Angelo), poi prende da ponente verso il paese di 'a n
q û
n a h
(Ancona), e [proseguendo] fino a toccare la costiera veneziana, fa capo
al paese
di 'ì q.l â y a h (Aquileja). Qui s'incurva la
spiaggia ritornando a levante verso
la ǵ. r w â s i a h (Croazia), la d a l m â s
î a
h (Dalmazia) e 1'
'.s q a l a w n î a h (Schiavonia), e così arriva al
mare Mediterraneo là dove
comincia. La massima lunghezza di questo golfo è di 1,100
miglia. Sonvi quindici
isole, delle quali sei abitate e le altre deserte. Ne parleremo a loro
luogo.
Dal mare Mediterraneo si dirama inoltre
il secondo golfo chiamato Mare n î t u s
([Elles]ponto), il quale ha
principio nel Mediterraneo allo
stretto di 'a b i ḏ a h (Abido). Ivi l'imboccatura è
larga un
tratto d'arco. Tal
continua per lo spazio di tre giornate di navigazione
finché arriva a
Costantinopoli, dove la sua larghezza è di quattro miglia, e
così corre ben 60
miglia
fino a che raggiunge il Ponto, ove rimboccatura ha sei miglia di
larghezza. Il
Ponto si distende verso levante, tocca a mezzogiorno la terra di
h i r a q 1 î a h (Heraclea
pontica,
oggi Erekli), la terra di 'a s t r û b.l ì (Sinope),
le coste di 'a t r â b a z u n d a h (Trebisonda), le terre
di 'a ś
k â 1 a h, di 1 â
n î a h
(degli Alani) e fa capo a quella dei ḩ a z a r (Kozar). Di
là si ripiega
volgendosi
a m a
t r a h a h, raggiunge il paese d' 'a l
r û s î a h (de' Russi) quello di b u r ǵ â
n,
la foce del fiume d â n â b.r.s (Dnieper), va alla
foce del fiume d a n û (Danubio) e poi all'ingresso dello
stretto di Costantinopoli, alla
quale arrivato, passa a levante
della m a q d û n î a h (Macedonia) e infine ritrova
il
luogo dove ebbe
principio. La lunghezza del mare Ponto, dall' imboccatura dello stretto
fino alla estremità [opposta], è di 1,300 miglia. Sorgono
in esso sei isole, delle
quali parleremo a loro volta, coll'aiuto dell' altissimo Iddio.
Il
mare
del ǵ u r ǵ
â n e del d a y l a m (Mar Caspio)
è isolato,
senza comunicazione di sorta coi
mari dianzi ricordati. In esso sboccano
molti fiumi e v'hanno sorgenti
perenni. Ha questo mare ad occidente il paese dell' 'a d a
r b a y ǵ â
n e del d a y l a m, a
levante la terra dei ġ
u z z (Gozzi), a settentrione quella dei h a z a r ed a
mezzogiorno il
paese del ṭ a b a r i s t â n. La sua lunghezza, dal paese
dei ḩ a z a r a d a y
n 'a 1 h u m m,
è di 1,000 miglia e la larghezza, dalla costa del ǵ
u r ǵ
â n alla foce del fiume 'i ṯ
i l
(Volga), è di 650 miglia. In esso son quattro isole, delle quali
parleremo in seguito.
In
tutti i mari
sopra ricordati [giacciono] paesi e [vivono] popoli,
dei quali discorreremo
partitamente e chiaramente a
loro luogo, paese per
paese e popolo por popolo,
coll'aiuto dell'altissimo
Iddio. In
questi mari sono altresì molte generazioni di pesci e di animali
e cose maravigliose, che noi
descriveremo a loro luogo, coll'aiuto del Signore.
Avendo
brevemente finito di parlare della figura della terra, della sua
divisione in climi , dei mari,
indicandone le
estremità e [le
isole] in essi contenute, e [finalmente] dei paesi vicini alle
costiere, coi loro
popoli, ci faremo ora a trattare dei sette climi, de' loro paesi e
popoli e delle cose
maravigliose che vi [si veggono]. Ne diremo clima per clima e paese per
paese
[citando] i reami che [ciascun clima] abbraccia, le vie, i cammini, le
distanze
in parasanghe o in miglia, il corso de' fiumi, la profondità de'
mari,
i sentieri che attraversano i deserti, e porremo ogni studio, faremo
ogni sforzo [a
descrivere] tutto ciò partitamente, chiaramente, pienamente e
pur senza
troppe parole, se ci ajuti e soccorra il Signore [sorgente] di forza e
possanza.
Per presentare
una immagine [più distinta] delle città,
delle vie di comunicazione e
de'territorii [occupati] da'varii
popoli ne' [ricordati
sette climi], ci è parso bene dividere ciascun clima in dieci
scompartimenti,
in guisa che ogni scompartimento torni a un dipresso tanto lungo [sul
parallelo]
quanto esso è largo [sul meridiano] : in
ciascun scompartimento
poi
abbiamo figurate le città, le Provincie e i luoghi colti,
affinchè
l'osservatore vegga [i paesi] che si ascond ono
agli occhi
suoi, quelli di cui non ha alcuna
cognizione, e quelli ai quali, per la difficoltà delle vie di
comunicazione e
per la diversa [indole] dei popoli, egli non
potrebbe arrivar mai. Così col
guardar [le figure] egli appurerà meglio le cognizioni [che ne
abbia acquistato
leggendo].
Il numero delle
figure (carte) seguenti è di settanta, senza
contare quelle delle due
estremità, l'una delle quali
è quella dell'
abitato verso il mezzogiorno, deserta in gran parte per la violenza del
caldo e la scarsezza
dell'acqua ; la seconda è la settentrionale, deserta la
più parte per
l'intensità del freddo.
E
pure i ricordi
che abbiamo dati, la descrizione [generale] che
abbiamo fatta, e le immagini dei
paesi che presentiamo
bastano bensì a
fissare esattamente la posizione de' paesi ed a mostrarne una bella
figura ai risguardanti,
ma non [giovano] a far loro intendere le condizioni degli stati
nè
l'aspetto dei popoli, gli ornamenti, il vestito, le vie di
comunicazione, nè [la
lunghezza di queste] in miglia e in parasanghe, nè le cose
meravigliose di
ciascun paese ; le quali particolarità o furono osservate da
viaggiatori o narrate
da' pratici di quelle regioni o verificate dagli scrittori. Quindi ci
è parso
conveniente di aggiungere ad ogni carta una descrizione delle cose
degne di memoria,
convenienti ad un libro [di questa natura]. Lo faremo secondo che
sapremo e
potremo invocando l'ajuto di Dio unico nostro Signore.
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PALERMO |
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§ III. (Della
Sicilia).
Dopo il già detto ci resta a
trattar della celebre isola di Sicilia, ricordare
partitamente le sue regioni,
descrivere il
suo territorio a luogo a luogo ; noverare le sue glorie ed esporre i
pregi di
essa, con poche parole e molte idee ; [alla quale opera ne
accingiamo]
con
l'aiuto del sommo Iddio. Diciam dunque che l'isola di Sicilia è
la perla
del secolo, per abbondanza e bellezze ; il primo paese [del mondo], per
bontà
[di natura, frequenza di] abitazioni e antichità
[d'incivilimento]. Vengonvi
i viaggiatori da tutte le parti : e i trafficanti delle città e
delle
metropoli, i quali tutti ad una voce la esaltano, [attestano] la sua
grande importanza, lodano
la sua splendida bellezza, parlano delle sue felici condizioni, degli
svariati
pregi che si accolgono in lei e dei beni d'ogni altro paese [del mondo]
che la
Sicilia attira a sé. Nobilissime tra tutte le altre [che ricordi
la
storia, furono] le sue dominazioni ; potentissime sopra tutt'altre le
forze con che i
[Siciliani prostrarono] chi lor facesse contrasto. E veramente i re
della Sicilia
vanno messi innanzi di gran lunga a tutti gli altri re per la possanza,
per
la gloria e per l'altezza de' proponimenti.
Correndo l'anno
quattrocencinquantatrè dell' egira, (1061)
conquistò i principali paesi della Sicilia ed, unito
ai suoi
commilitoni,
domò i prefetti usurpatori e le milizie di essa, il
re illustrissimo, il
nobilissimo
eroe, ridottato per la sua possanza, eccelso nella sua gloria, Ruggiero
figliuol di Tancredi, [discendente dall'] eletta dei re
Franchi. Il qual Ruggiero non
posò dallo sbaragliare le turbe accozzate
da'prefetti
dell'isola, dal soggiogare i tiranni che la difendeano, dallo spargere
le gualdane contr'essi notte e dì, dal colpirli con diverse
maniere di morte e di sterminio, né dal lavorare addosso a loro
col taglio delle sciabole e con la punta delle vibrate lance,
finché non insignorissi di tutta l'isola. Ei l'occupò,
la domò, la conquistò a pezzo a pezzo ; se ne
impossessò ed espugnò l'una dopo l'altra le sue piazze di
confine : e ciò nel corso di trenta anni. Ma fattosene signore
e assodatovi il trono della sua regia potestà, egli bandì
giustizia ai popoli dell'isola ; confermò loro l'
[esercizio
di] loro religioni e loro leggi ; concesse a tutti sicurtà della
vita e delle sostanze, [per loro, per] le famiglie e per la loro
discendenza.
Per tal modo ei
governò il rimanente della sua
vita, finché nol raggiunse il termine fatale e non
gli
arrivò il giorno prefisso. Egli morì l'anno quattrocento
novantaquattro (nov. 1100 ad ott. 1101) in provincia di
Calabria, nella rocca di Mileto e quivi fu
sepolto. Ha
ereditato il regno e
tienlo, dopo di lui, il suo figliuolo, il temuto re che porta il
medesimo suo nome e segue le orme delle sue costumanze, Ruggiero
secondo. Il quale ha tenuto su il principato, adorno il regno, esaltato
il poter dello Stato, ed ha consacrato alle faccende pubbliche quella
penetrante vigilanza e quell'opera zelante ch' esse richieggono. E con
ciò ha osservata la giustizia, mantenuta la sicurezza,
esercitata la clemenza ; tanto che i principi s'inchinano a prestargli
ubbidienza ; prendono apertamente la divisa di partigiani e seguaci
suoi ; gli consegnano le chiavi de'proprii paesi ; ed accorrono a lui
da
ogni banda, bramosi di mettersi al coperto nel suo reame e di riposare sotto l'ombra della sua
lealtà e benignità.
Il suo regno è divenuto ogni giorno più illustre, più possente e più rinomato in fino all'istante che noi dettiamo il presente libro.
Ritornando a discorrere
della Sicilia [replichiamo] ch' è
regione di gran momento, con vaste province, paesi molti,
infinite
bellezze e pregi singolari : talché se prendessimo
ad annoverare paratamente le sue
qualità e discorrere le sue condizioni paese per paese,
[tenteremmo] opera assai malagevole, da non condursi [a termine] senza
grandissima difficoltà. Pertanto recheremo qui, a Dio piacendo,
alcune brevi notizie, che varranno a darne un cenno e ci faranno
conseguire lo scopo al quale miriamo.
Diciamo dunque che, al tempo
in
cui scriviamo, il principe di cotesta isola, il ridottato
re Ruggiero,
vi possiede centrenta paesi tra cittadi e ròcche ; senza
contar le massarie nè i casali ,
né le case rurali . Incominceremo dai paesi marittimi, de' quali
tratteremo
esclusivamente, limitandoci ad essi, senza accennare a nessun altro ;
e quando [fornito tutto il circuito] saremo ritornati al punto delle
mosse, prenderemo a descrivere, posto per posto e luogo per luogo, i
paesi, le fortezze e i distretti vasti e popolati dell'interno
dell'isola : ciò con l'aiuto e sostegno del sommo Dio.
Prima nel
novero b a l a r m (Palermo) la bella e immensa
città, il massimo
e splendido soggiorno ; la più vasta ed eccelsa metropoli del
mondo ; quella che [a narrarne] i vanti non si finirebbe quasi mai ;
[la
città ornata] di tante eleganze ; la sede dei re ne' moderni e
negli antichi tempi. Da lei moveano già alle imprese le armate e
gli eserciti, a lei ritornavano, nella stessa guisa che oggidì.
Giace in riva al mare nella parte occidentale [dell'isola] :
circondanla
grandi e alte montagne ; [contuttociò] la sua spiaggia è
lieta, aprica, ridente. Ha Palermo edifizii di tanta bellezza che i
viaggiatori si mettono in cammino [attirati dalla] fama delle
[maraviglie che quivi offre] l'architettura, lo squisito
lavorìo, [l' ornamento di tanti] peregrini trovati [dell'arte].
Dividesi la città in
due parti : q a ṣ
r («castello,
cassaro») e borgo. Il Cassaro è quell'
antica fortezza
sì rinomata in ogni paese e in ogni regione. Abbraccia tre
contrade ; delle quali quella di mezzo è frequentissima di torreggianti
palazzi ed eccelsi e nobili ostelli, di
moschee, fondachi,
bagni, e botteghe de'grandi mercatanti. Né mancano alle
rimagnenti due
contrade degli alti palagi, de'sontuosi edifizii,
de'fondachi, de'bagni in gran copia. Nel medesimo [Cassaro] sorge la
moschea
ġ â m i ' (cattedrale) che fu
un tempo chiesa cristiana e in oggi
è ritornata [al culto] al quale dedicaronla gli antichi. Mal
potrebbe immaginarsi quanto è bello in oggi questo [monumento]
pei capricci dell'arte, i peregrini lavori, le rarità e le
nuovissime specie di figure , dorature, colori ed
[ornati]
calligrafici.
Il borgo è [a dir
propriamente] un' altra
città, che d'ogni parte circonda l'antica. Quivi la
[seconda]
città vecchia che s'addimanda 'a l ḩ
â l i ṣ
a h
(«l'eletta» in oggi la Kalsa) nella quale al tempo [che
dominarono] i Musulmani soggiornava il sultano co'suoi ottimati e
v'era la b â b 'a l b a ḥ
r («porta del
mare») e l'arsenale
addetto alla costruzione [del naviglio].
D'ogni intorno alla capitale
della Sicilia [il terreno] è solcato d'acque e n'
erompono delle
fonti perenni. Palermo abbonda di frutte ; i suoi edifizii e le sue
eleganti villette confondon chi si metta a
descriverle ed abbagliano
gli intelletti. A dirla in una parola, questa
città seduce
chi la guarda. Il Cassaro sopradetto è dei
più vasti ed alti [di muro che trovinsi al mondo e tale] da non
potersi espugnare per battaglia, nè occupare per colpo di mano.
Nella parte più
elevata di questo Cassaro, il ridottato re
Ruggiero ha una cittadella nuova fabbricata di
pietruzze
dure da
mosaico e di grandi pietre da taglio, delineata con
le regole dell'arte,
munita
d'alte torri,
ben afforzata di vedette e di propugnacoli, [comoda] per
palazzine e sale ben
costruite ; notevole per le decorazioni architettoniche , pei
mirabili e
peregrini ornati di calligrafia e per le immagini eleganti d' ogni
maniera che vi sono
raccolte . [Di tutta la città] i passaggieri
attestano lo
splendore ; levanla a cielo i viaggiatori, [anzi] dicono a dirittura
che non [trovansi al mondo]
edifizii più mirabili che que' di Palermo, né siti
più
eletti che i suoi luoghi di delizia : e che i suoi palagi sono i
più nobili, le sue case le
più piacenti [che uom possa vedere].
Il borgo che circonda il
Cassaro vecchio del quale abbiam detto, occupa grande
area di terreno. È pieno di fondachi, case,
bagni,
botteghe, mercati, e difeso da muro, fosso e riparo . Dentro cotesto
borgo son molti
giardini ; bellissimi villini e canali d'acqua dolce e corrente,
condotta alla
città dai monti che cingono la sua pianura.
Fuor del lato meridionale del borgo scorre il fiume 'a b b â s, fiume perenne, sul quale sono piantati tanti molini da bastare appieno al bisogno [della città]. |
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Roma è una delle
colonne
della Cristianità, essendo sede
di patriarca. Sono pure sedi patriarcali 'a n ṭ
â k î a
h (Antiochia),
'i s k a n d a r î y a h
(Alessandria), e b a y t 'a 1 m u q a d
d a s (Gerusalemme) ; però quest'ultima
è [sede più] recente, non esistendo ai tempi degli
apostoli, e fu istituita dopo le altre per
onoranza della santa casa.
Roma è città di perimetro esteso, dicesi che giri intorno nove miglia. La cingono doppie mura di pietra ; il muro interno è grosso dodici braccia ed alto settantadue, quello esterno è grosso otto braccia ed alto quarantadue. Nello spazio fra le due mura [corre] un fiume (canale) coperto di lastre di rame, ognuna delle quali è lunga quarantasei braccia. Il mercato occupa lo spazio tra la porta orientale e l'occidentale ; vi si veggono dei loggiati in pietra, di mole straordinaria, sorretti da [file di] colonne ognuna delle quali è alta trenta braccia. Le colonne che fiancheggiano la fila di mezzo sono di oricalco r û m î ed hanno il fusto, la base ed il capitello gittati. A ridosso delle colonne sorgono le botteghe dei mercanti. Sul davanti di questi loggiati e botteghe [scorre] un fiume che divide la città da oriente ad occidente. Il suo fondo è interamente rivestito di lastre di rame [sicché] non vi si attacca àncora. I Romaui contano le date con questo fiume e dicono : " dalla data dell'anno del rame ". Le navi coi loro carichi entrano in Roma per questo fiume, e procedono innanzi così caricate finché si fermano alle botteghe dei mercanti.
Entro la città
sorge una chiesa grande, costrutta sotto il nome
di Pietro e Paolo apostoli i quali ivi riposano in due sepolcri. La
lunghezza di
questa chiesa è di trecento braccia, la larghezza dugento e
l'altezza
del tetto cento. Le colonne sono di bronzo gittato e così pure
il tetto è
rivestito di oricalco. In Roma si contano mille dugento chiese ; i
mercati e le ampie strade
sono lastricate in marmo bianco e turchino ed i bagni sono in numero di
mille. V'ha una chiesa di architettura magnifica, costrutta sul disegno
di
quella di Gerusalemme, tanto in lungo che in largo, con un altare sul
quale si
celebra la messa, lungo dieci braccia e tutto tempestato all'esterno di
smeraldi verdi. Dodici statue d' oro puro sorreggono [la mensa di]
questo altare ; ogni
statua è alta due braccia e mezzo, ed ha gli occhi di rubini. Le
porte
di questa chiesa sono rivestite di lamine d' oro puro , però le
porte
esterne, le une sono coperte di lastre di rame, le altre sono di legno
scolpito.
Nella città di Roma v' ha il palazzo del
sovrano chiamato il
Papa. Nessuno è superiore a lui in possanza ; i Re sono a lui
soggetti
e lo considerano eguale al Creatore. Ei governa con equità,
ripara le
ingiustizie, ajuta i deboli ed i poveri e protegge l'oppresso contro l'
oppressore.
Le sue decisioni hanno forza sopra tutti i re dei R û
m e nessuno di loro
può opporvisi.
La città di Roma non si può
sufficientemente
descrivere ;
le sue bellezze sono tali e tante che è impossibile lo
enumerarle.
Da Roma dipendono molte città e metropoli celebri
fra le
quali 'û r ṭ
(Orte), m â l m.l y â r (Magliano), w s t
û (Ostia), m.n t y â n î
(Mentana) e q.ś t â l (Castello, Civita Castellana?).
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