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La storia di Apollonio re
di Tiro racconta
dapprima come Antioco re di Antiochia,
la cui regina era morta, si fosse innamorato della figlia, tanto bella
che molti
nobili pretendenti la chiedevano in sposa. Il re Antioco tentò di
combattere la sua passione, ma un giorno entrò nelle stanze
della figlia e le fece violenza. La
principessa voleva uccidersi, ma la sua nutrice la
convinse a vivere,
anche se doveva assecondare la passione del padre. Per tenere lontani i
pretendenti il re stabilì che chiunque si presentasse dovesse
risolvere degli enigmi, e se non ci riusciva sarebbe stato decapitato. Molti avevano tentato
e fallito la prova, e le loro teste erano appese
come monito sulla porta del palazzo reale.
Un giorno giunse a tentare la prova il signore di Tiro, Apollonio, e comprese che l'enigma velava e svelava l'unione incestuosa del re e della principessa:
Antioco spaventato negò che la soluzione fosse giusta, e concesse ad Apollonio trenta giorno di tempo per risolvere l'enigma. Il principe di Tiro studiò accuratamente i suoi libri e consultò molti esperti, convincendosi infine che la sua soluzione era giusta, e comprese che il re Antioco avrebbe cercato di ucciderlo perché non si venisse a conoscenza del suo delitto. Tornò in patria, allestì una nave e in segreto lasciò Tiro, lasciando costernati i suoi sudditi che lo amavano profondamente. Giunse un giorno a Tarso, dove gli abitanti stavano morendo per una carestia, e li salvò procurando loro una grande quantità di grano: per questo gli eressero un monumento. Poi riprese il mare, ma una tempesta mandò a fondo la sua nave, e Apollonio, solo, naufrago, e nudo, giunse sulla spiaggia di Cirene senza sapere dove si trovasse. Un povero pescatore lo soccorse e gli consigliò di andare in città, dove si distinse nel Ginnasio per la sua prestanza fisica e i suoi modi raffinati: Archistrate, re di Cirene, lo invitò a palazzo, dove cantò accompagnandosi con la lira. Archistratide, unica figlia del re Archistrate, chiese al padre di fare ricchi doni al naufrago e di trattenerlo a palazzo perché fosse il suo maestro di musica. Quando la principessa si ammalò d'amore il re le chiese chi volesse come sposo, e lei rispose che amava il naufrago abbandonato dalla fortuna, e che se non avesse potuto sposarlo sarebbe certamente morta. Il re acconsentì alle nozze, e qualche mese dopo giunse a Cirene la notizia che il re di Antiochia e sua figlia erano morti bruciati da un fulmine: Apollonio, il solo che aveva risolto l'enigma, era atteso come legittimo erede al trono. Apollonio si mise allora in viaggio verso il suo nuovo regno con Archistratide incinta, che durante il viaggio morì di parto. Apollonio, disperato, non potendo dare una sepoltura alla sua giovane sposa, fece costruire una cassa nella quale insieme al suo corpo mise grandi ricchezze e una lettera con la quale chiedeva che le venisse data degna sepoltura. La cassa arrivò sulla spiaggia di Efeso, dove stavano passeggiando un medico con i suoi allievi. Aperta la cassa, il medico ordinò a uno di loro di preparare il corpo per la sepoltura.
Il medico di Efeso si prese cura di Archistratide come di una figlia, e quando fu completamente guarita la mandò nel ritiro delle sacerdotesse di Diana Efesia, dove, come lei desiderava, avrebbe potuto mantenersi casta. Profondamente immerso nel suo lutto, Apollonio intanto giunse a Tarso, dove affidò la sua figlioletta, accompagnata dalla nutrice e da una grande quantità d'oro, a Stranguglione e Dionisiade, perché la crescessero. Giurò solennemente che non si sarebbe rasato, né si sarebbe tagliato capelli né unghie, e che non avrebbe regnato, fino al giorno in cui sua figlia, che aveva chiamato Tarsia, non si sarebbe sposata. Da allora vagò per il mare come un mercante. Tarsia frequentò le scuole ed ebbe una cultura liberale, fino ai quattordici anni d'età, quando la sua nutrice si ammalò gravemente, e prima di morire, le rivelò che non era figlia dell'uomo e della donna che l'avevano cresciuta, ma di Apollonio re di Tiro e della principessa Archistratide, che era morta dandola alla luce. Un giorno Dionisiade passeggiava con Tarsia e con la propria figlia, e tutti dicevano della bellezza della prima e della bruttezza dell'altra: la donna piena di invidia, pensando che Apollonio fosse morto in qualche naufragio, pensò di far morire la principessa e di prendere così per la propria figlia tutte le sue ricchezze. Chiamò quindi il suo fattore, e gli ordinò di uccidere Tarsia. Quando il fattore portò Tarsia in riva al mare per ucciderla, la figlia di Apollonio, accorgendosi delle sue intenzioni, disse:
In quel momento apparvero dei pirati, che misero in fuga il fattore, e rapirono la fanciulla. Il fattore disse a Dionisiade di aver eseguito i suoi ordini, e la donna piangendo e strappandosi i capelli fece credere che Tarsia fosse morta di morte naturale, erigendole anche un monumento funebre. I pirati portarono Tarsia a Mitilene per venderla come schiava, e la comprò a caro prezzo un lenone, convinto che avrebbe guadagnato molti danari con la sua bellezza. Suo primo cliente fu Atenagora, signore di Mitilene, al quale Tarsia raccontò piangendo la sua storia, con tanta efficacia che Atenagora le diede una somma superiore a quella pattuita col lenone, senza nemmeno toccarla. E così l'eloquente Tarsia fece con i clienti che si recavano da lei, che come il primo si commossero e la pagarono senza violarla. Quando il lenone lo seppe, affidò a un suo servitore il compito di toglierle la verginità, ma anche lui rimase commosso da Tarsia, e gli offrì il suo aiuto, pensando che non avrebbe potuto preservare a lungo la sua purezza nel postribolo. Tarsia allora gli disse:
Lo spettacolo di Tarsia ebbe grande successo, e ogni giorno, come aveva previsto, una grande folla veniva ad ascoltarla, e Atenagora era il suo più grande e generoso ammiratore e protettore. In quel tempo Apollonio fece vela verso Tarso, per far sposare la figlia e sciogliere il suo voto, ma Stranguglione e Dionisiade gli dissero, fingendosi addolorati, che sua figlia era morta, e lo portarono dove le avevano costruito la tomba. Tanto grande era il suo dolore, che Apollonio tornò alla nave e ordinò ai suoi uomini:
Dopo una navigazione fra tempeste che minacciavano di affondarla, la nave giunse a Mitilene nei giorni dedicati al dio del mare, Nettuno. Apollonio fece dare una ricca somma a ciascuno dei suoi uomini, perché potessero andare a festeggiare insieme agli abitanti della città, e ordinò che nessuno si azzardasse a invitarlo a lasciare la stiva: avrebbe rotto le gambe a chi avesse trasgredito il suo ordine. Atenagora venne a sapere della sua disperazione, e decise di andare a visitarlo: giaceva sul fondo della nave, sporco e con barba, capelli e unghie incolti da quattordici anni. Atenagora invitò lo straniero nella propria casa, ma Apollonio gli chiese di lasciarlo solo, perché non aveva nessun desiderio di festeggiare e nemmeno di vivere. Non essendo riuscito a far uscire Apollonio dal suo isolamento, Atenagora pensò che Tarsia con la sua bellezza e la sua arte avrebbe potuto riuscirci, e la mandò dallo straniero. Tarsia cantò la sua storia per suo padre, che non conosceva, accompagnandosi soavemente con la lira:
Poi diede alla fanciulla una generosa somma, le promise che se un giorno fosse tornato a regnare l'avrebbe sollevata dalla sua misera condizione, e le disse di andarsene. Quando risalì sul ponte della nave Tarsia incontrò Atenagora che le promise il doppio della somma che aveva ricevuto se fosse tornata dal misero straniero per ritentare di convincerlo a lasciare il suo lutto. Così lei tornò da Apollonio e gli chiese se era disposto a risolvere alcuni indovinelli: lui acconsentì, a patto che dopo lei se ne andasse. Tarsia gli pose una lunga serie di enigmi, di cui suo padre trovò agevolmente la soluzione, ma pur dichiarandosi ammirato di fronte a tanta sapienza in una donna tanto giovane, disse:
A queste parole Apollonio la strinse fra le braccia e piangendo di gioia le rivelò che era suo padre. Giunse anche Atenagora, e vide che Tarsia aveva ritrovato suo padre, e Apollonio dismise lugubri vesti del lutto e indossò un abito meraviglioso. Anche Atenagora piangeva di gioia insieme a loro, e raccontò come già sapesse la storia di Tarsia. Poi, inginocchiandosi davanti ad Apollonio, gli chiese di dargliela in sposa, perché lui la amava dal primo momento in cui l'aveva vista. I cittadini di Mitilene, venuti a sapere tutta la storia, condannarono a morte il lenone per la sua crudeltà, e vollero che tutti i suoi beni e i suoi servi fossero assegnati a Tarsia. La figlia di Apollonio di Tiro fece dono della casa e di una somma di danaro al servo che l'aveva aiutata, e distribuì il patrimonio che aveva appena ricevuto alle ragazze del postribolo dicendo loro che come erano state insieme a lei schiave, insieme a lei sarebbero state libere. Apollonio di Tiro allora donò agli abitanti di Mitilene tanto oro da ricostruire le mura della città. Dopo le nozze della figlia con Atenagora, Apollonio partì per tornare in patria, ma un angelo gli apparve in sogno e gli disse di fermarsi ad Efeso, di entrare nel tempio di Diana con la figlia e di raccontare alla dea la sua storia. Li accolse Archistratide, che era ora la prima sacerdotessa di Diana, così bella che sembrava la dea stessa, e li condusse nel tempio, dove Apollonio raccontò tutta la sua storia, mentre lei sedeva ad ascoltarlo:
Anche i cittadini di Efeso fecero festa per questo felice evento, e Archistratide, dopo aver indicato chi doveva succederle a capo del tempio, partì con i suoi cari alla volta di Antiochia, il cui trono era rimasto vacante. Apollonio nominò re il genero Atenagora, e poi riprese il mare e giunse a Tarso, dove, di fronte ai cittadini che un tempo aveva salvato dalla carestia, si fece portare Stranguglione e Dionisiade. Quando i cittadini di Tarso sentirono di quale empietà si erano macchiati, li lapidarono, e volevano uccidere anche il fattore: Tarsia gli fece grazia della vita, ricordando che se lui non le avesse permesso di pregare lei sarebbe morta. Tarsia volle anche tenere con sé la povera figlia dei suoi sciagurati genitori adottivi, e Apollonio donò grandi ricchezze ai cittadini, che così poterono restaurare i bagni, le mura e le torri. Dopo sei mesi ripartirono per recarsi a Cirene, dove il vecchio re Archistrate ebbe la gioia di rivedere la figlia con Apollonio e la nipote Tarsia. Incontrato sulla riva del mare il vecchio pescatore che lo aveva accolto dopo il naufragio, Apollonio lo rese ricco, e lo tenne con sé finché visse.
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| RIFERIMENTI |
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| Fonte del testo latino
citato. |
Versione della Redactio A
da: La storia di Apollonio re di Tiro.
Introduzione, testo critico, traduzione e note a cura di Giovanni
Garbugino. Alessandria: Edizioni dell'Orso 2010. Tutte le citazioni latine sono tratte dalla Redactio A, tranne l'ultima. |
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| Traduzione italiana dei
brani citati |
Adalinda Gasparini |
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Versione integrale della Redactio A online |
Historia Apollonii regis Tyri a cura di Franz Peter Waiblinger, München 1994. http://www.thelatinlibrary.com/histapoll.html; consultato il 10 ottobre 2010. |
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| Versione inglese dell'XI
secolo online |
The Anglo-Saxon version of
Apollonius of Tyre, upon which is founded the play of Pericles,
attributed to Shakespeare; from a ms. in the Library of C. C.
C. Cambridge. With a literal translation , &c. by Benjamin
Thorpe, F.S.A. London: John and Artur Arch, 61 Cornhill, 1834. http://www.archive.org/stream/anglosaxonversi00apolgoog#page/n4/mode/2up;
consultato il 10 ottobre 2011. |
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| Saggio sulla Historia Apollonii Regis Tyri |
Stelios Panayotakis, The Story of Apollonius, King of Tyre. A Commentary; De Gruyter 2010.http://www.lehmanns.de/shop/geisteswissenschaften/12083932-9783110214123-the-story-of-apollonius-king-of-tyre; consultato il 10 ottobre 2011.Sul romanzo antico in genere vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/Romanzo_greco; consultato il 10 ottobre 2010. |
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IMMAGINE |
Illustrazione del pittore ceco Artuš Scheiner per il Pericles, Prince of Tyre di Shakespeare (intorno al 1923); |
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| NOTE |
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| Elementi cristiani nel romanzo |
Ipotetico rifacimento di
un'opera
greca del III secolo, il
romanzo ci è pervenuto in due redazioni latine (Redactio A e
Redactio B, citate sopra) del V-VI secolo.
Il romanzo, anonimo, talora attribuito a un cristiano, ha goduto di
grande fortuna
fino
al XVIII secolo. La prima traduzione in volgare è quella anglo-sassone (sec. XI), considerata anche come il primo romanzo della letteratura inglese. Il rifacimento più celebre è l'opera di Shakespeare Pericles Prince of Tyre (http://it.wikipedia.org/wiki/Pericle,_principe _di_Tiro; consultato il 10 ottobre 2011); dal romanzo nella versione anglo-sassone Shakespeare attinse anche per Twelfth Night e The Comedy of Errors (http://en.wikipedia.org/wiki/Apollonius_of_Tyre; consultato il 10 ottobre 2011). Il romanzo antico, o ellenistico, o greco-latino, è l'antenato del romanzo moderno, ed è una forma letteraria che comprende sia motivi fiabeschi (vedi sopra), sia un andamento narrativo che attraverso sventure e peripezie quasi inimmaginabili porta i protagonisti a un lieto file che è lo stesso delle fiabe. Ignorare il romanzo antico significa precludersi la conoscenza della forma narrativa ed espressiva che precede le leggende medievali e che contiene i motivi delle fiabe, come le conosciamo dal XVI secolo. "Permettimi di invocare il signore, speranza e consolazione della mia vita!" Questo è uno dei passaggi del romanzo latino che hanno fatto pensare a un autore cristiano, dimenticando che era monoteistico anche il culto solare di Mitra, molto diffuso nell'impero romano, anche contenporaneamente al cristianesimo. L'istanza identitaria collettiva opera staccando la religione cristiana dal mondo in cui è nata e si è diffusa, come la stessa istanza in ogni singolo soggetto tende a costruirlo come un unicum, in un ideale di purezza che deve rimuovere la stessa realtà nella quale ha le proprie radici e il proprio nutrimento. Nella stessa liturgia cristiana sono presenti elementi del culto di Mitra: la festività del Natale venne fissata intorno al solstizio d'inverno, perché coincidesse con quella di Mitra, dio Sole, e nella liturgia della messa natalizia il sacerdote cristiano pronunciava le stesse parole del culto astrale: Sol crescit. Basta leggere, ad esempio, l'invocazione a Iside scritta dal pagano Apuleio nelle sue Metamorfosi o L'asino d'oro (Libro X, 10, 25), preghiera nella quale è a una sola divinità femminile, che può manifestarsi in forme diverse ed essere invocata con molti nomi, per comprendere che il monoteismo non era prerogativa dei Cristiani né del popolo ebraico, in seno al quale era nato il Salvatore. Per capire il diverso che incontriamo è necessario capire la diversità che ci costituisce. La rimozione è un processo egualmente presente nel singolo e nelle civiltà, e come lo psicoanalista opera in direzione opposta alla rimozione nella cura del soggetto, così può operare analogamente nella cultura, favorendo la consapevolezza, cercando di togliere terreno ai miti collettivi che, simili a un delirio psicotico, fanno perno su ideali di purezza e si realizzano nell'oppressione dell'altro. |
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| Motivo: vittoria magica Motivo: Lieto fine Analogie con la storia di S. Eustachio nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine. |
Si
possono osservare analogie fra il romanzo latino di Apollonio e
la storia di S. Eustachio, convertito con la sua famiglia al
Cristianesimo. Le maggiori differenze invece consistono nel frequente
riferimento a Dio negli eventi drammatici e felici. Nel finale
Eustachio si ricongiunge alla fine alla sposa che si è mantenuta
casta in circostanze che dovevano perderla, e ai loro due figli che
credevano morti, solo che il premio è il martirio come
espressione
della santità.
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| Tema dell'incesto Il re Antioco tentò di combattere la sua passione... |
L'amore incestuoso è il motivo generatore della storia di Pelle d'asino, molto diffusa sia nella letteratura popolare che in quella colta. Nelle Piacevoli Notti di Straparola è la storia del principe Tebaldo che voleva sposare sua figlia Doralice (Notte prima, Favola IV; http://www.intratext.com/IXT/ITA2969/_P7.HTM;consultato il 10 ottobre 2011), mentre nel Cunto de li cunti di Basile la fiaba d'incesto è L'orza. La versione più diffusa, dalla quale prende nome il tipo, è Pelle d'Asino di Charles Perrault (Contes de Perrault, Peau d'âne, La belle au bois dormant. Dessins de Malo Renault, 1923. http://gallica.bnf.fr/ark:/12148/bpt6k5488335w/f7.image.r=peau+d'ane+perrault.langFR; consultato il 10 ottobre 2011). Fra le fiabe popolari presenti in questo sito, vedi Maria 'd Legna. Da qui in avanti le parti tradotte dal latino nella sintesi del romanzo sono in corsivo nel testo. |
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| Tema dell'incesto Ma la sua nutrice la convinse a vivere |
Il desiderio di morire
della figlia causato dall'amore incestuoso è
presente nelle Metamorfosi di Ovidio: Mirra, innamorata del proprio
padre Cinira, decide di morire, ma la sua nutrice la convince a vivere,
soddisfacendo il proprio desiderio con un inganno grazie al quale il
padre giacerà con lei senza sapere che si tratta della propria
figlia (http://it.wikipedia.org/wiki/Cinira_e_Mirra;
consultato il 10 ottobre 2011). |
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| Molti avevano tentato e fallito la prova, e le loro teste erano appese come monito sulla porta del palazzo reale. | Non abbiamo notizia di un testo
più antico nel quale compaia il motivo dell'enigma insieme alla
decapitazione per chiunque tenti senza riuscire a risolverlo. Nel mito
di Edipo l'enigma posto dalla Sfinge sulla via di Tebe implica la morte
di chi non riesce a dare la soluzione, ma non attraverso la
decapitazione. La decapitazione vale, come Freud ci ha insegnato, come
castrazione, in particolare si tratta di perdere la testa, che è
l'espressione usata per significare l'innamoramento come follia. Anche
la cecità significa freudianamente castrazione. In che modo
collegarla alla cecità di Amore, rappresentato con una benda
sugli occhi, espresso nel detto l'amore
è cieco, e nella cecità di chi è
innamorato? Si tratta di una cecità per chi non è
innamorato, mentre chi vive questa passione è anzi convinto di
vedere la verità con i suoi occhi. Il motivo della cecità, che caratterizza Tiresia - che insieme alla cecità riceve il dono della divinazione - e lo stesso Edipo, può implicare una vista diversa, come quella che consente a Edipo a Colono di scegliere la buona legge delal città giusta, Atene, e la protezione del re giusto, Teseo, invece della legge del sangue e del potere in nome del sangue, che caratterizza la guerra di Tebe. Le storie persiane dalle quali trasse spunto Pétis de la Croix per la prima versione di Turandot sono del secolo XII, mentre l'Hystoria Apollonii regis Tyri non è successiva al VI secolo. L'immensa diffusione del romanzo latino potrebbe essere stata la fonte d'ispirazione per il poema di Nizami che contiene la storia di una principessa che, come Turandot, pone ostacoli insormontabili ai suoi pretendenti, pena la decapitazione. Consideriamo l'esistenza di un forte nesso con la decapitazione di Medusa, che era talmente bella da far perdere la testa a chiunque la guardasse. Athena trasformò la sua meravigliosa chioma in tanti serpenti e la condannò a pietrificare chiunque guardasse. Questo potere femminile restò come attributo della dea vergine e guerriera dell'intelligenza. Ma Turandot eredita la prerogativa originaria di Medusa: chiunque guardasse il suo ritratto si innamorava perdutamente di lei, al punto che non gli importava di morire - perdendo la testa - pur di vederla e tentare la prova. |
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| Tema dell'incesto Erano morti inceneriti da un fulmine |
In due storie lontane una
dall'altra, successive entrambe di diversi
secoli rispetto a questo romanzo latino, è presente il motivo
dell'incenerimento di chi è pervertito dall'amore incestuoso: si
tratta di una coppia di fratelli nelle Mille e una notte (cercare in
uno dei racconti dei tre monocoli, Storia
delle tre dame di Baghdad, presente in tutte le raccolte, a
partire dai manoscritti del XIV secolo.) e di una donna che, innamorata
del proprio figlio e da lui rifiutata, gli intentò un processo
accusandolo di averla violentata. Durante il processo venne incenerita:
storia da reperire nella Legenda
aurea. |
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Tema dell'incesto Voglio esalare fra le onde
il mio spirito, che non ha diritto di
vedere la luce sulla terra.
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Il dolore dello sventurato Apollonio è tanto grande che non pensa di aver più il diritto di vedere la luce sulla terra: c'è un'eco della tragedia greca, quando Edipo si acceca perché non vuole che il suo sguardo empio contamini più nessuno. per questo motivo vedi anche La storia di Mirra, dalle Metamorfosi di Ovidio, e la Leggenda di Giuda Iscariota |
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Motivo dell'enigma Sono condotto da un delitto... |
Per un'analisi dello stesso enigma nel romanzo di Apollonio, nella traduzione inglese dell'XI secolo e nel Pericles di Shakespeare, vedi, di chi scrive: L'enigma dell'incesto e il tempo senza tempo, cap. 3.2 de La luna nella cenere, 1999). Per l'analisi del motivo, vedi, di chi scrive: Il motivo dell'enigma. trasformazioni e costanti del discorso interiore, 1994). L'enigma, come ogni indovinello, ivi compreso quello della sfinge, vela e svela la soluzione. Come un rebus, l'enigma è risolvibile applicando contemporaneamente un'interpretazione simbolica e una letterale. Una fortunata storia dove compare l'enigma è quella di Turandot, universalmente nota per l'opera lirica musicata da Giacomo Puccini, che vide la luce nella raccolta Les Mille et un jours di Pétis de la Croix (Parigi 1710-1712; http://en.wikipedia.org/wiki/Fran%C3%A7ois_P%C3%A9tis_de_la_Croix). Come in molte fiabe popolari, la principessa non non vuole sposarsi, e per scoraggiare i tanti pretendenti pone loro la stessa condizione del re di Antiochia: enigmi da risolvere, pena la testa. L'enigma e l'incesto hanno il loro fondamentale antecedente nell'Edipo re di Sofocle, la tragedia della confusione delle generazioni, il cui ruolo nella psicoanalisi non ha bisogno di essere ricordato. Si osserva qui il nesso fra enigma e incesto, con una significativa differenza fra la loro relazione nella tragedia greca e nella fiaba, come nel romanzo antico. Mentre la soluzione dell'enigma posto dalla sfinge porta Edipo nella relazione incestuosa con la madre, regina di Tebe, nel romanzo latino esso porta a una ricerca che allontana dalla propria patria, verso il finale felice, con una nuova coppia che ascende felicemente al trono dopo molte peripezie. Il romanzo antico, in particolare la storia di Apollonio può essere letto come una fiaba, per i motivi fiabeschi che contiene: come una fiaba non racconta una vicenda relativa alla legittimazione genitoriale: Edipo è il figlio rifiutato, concepito per errore e abbandonato alla nascita, il figlio che è destinato a uccidere il padre e unirsi con la madre, e che fuggendo questo destino gli corre incontro. Apollonio, e tutti gli attanti protagonisti delle fiabe che abbiamo citato, lasciano la casa delle origini per trovare uno sposo o una sposa in un reame lontano, oppure rifiutano le nozze fino a che non giunge chi riesce a risolvere l'enigma che hanno posto per essere e per non essere conquistati. |
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Motivo del naufragio Amava il naufrago che aveva perduto tutti i suoi beni. |
Il naufrago che ha perso
tutto, e non sa nemmeno dove si trovi è anzitutto Ulisse, e
più tardi il viaggiatore arabo, il cui ciclo di racconti
entrò a far parte dele Mille
e una
notte: Sindbad il marinaio. Il naufrago, se pensiamo a Ulisse e a Sindbad, è un navigatore straordinario, per la sua abilità o per la lunghezza del suo viaggio. Personifica quindi il soggetto in cammino, la cui ricerca è lunga, faticosa, e costringe a correre almeno un rischio mortale. Bello di fama e di sventura (Foscolo, Alla sera) il regale naufrago è amato dalle donne ed è allo stesso tempo un grande navigatore: la donna, come la principessa che si innamora di Apollonio e come tutte le donne dell'Odissea, ama colui che sa viaggiare, allontandosi dalla sua origine e navigando verso la sua amata. Il naufrago, sia Ulisse dai Feaci, sia Apollonio da Archistrate, ha doti di cantore e narratore: l'amore della principessa, là Nausicaa, qui Archistratide, riconosce in lui un soggetto maschile la cui ricchezza è nella sua nuda persona. Ogni attante fiabesco, ogni soggetto della quêste, a un certo punto si presenta e agisce completamente privo di qualunque legittimazione esterna. Vedi, come esempi fiabeschi di questi viaggi dell'attante protagonista maschile, nel Cunto de li cunti di Basile, "I tre cedri", e "I tre re animali" |
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| Giurò
solennemente che non si
sarebbe rasato, né si sarebbe tagliato capelli né unghie,
e che non avrebbe regnato... Motivo: lutto |
Vedi l'analoga penitenza
luttuosa ne La treccia rossa.
Sull'abbandono del regno, vedi Edipo Papa. Anche nella tragedia di Sofocle Edipo lascia il trono, si condanna al buio accecandosi, e si mette in cammino come un mendicante. Nella storia cornice delle Mille e una notte i due sultani Shariyàr e Shahzamàn dopo aver scoperto l'infedeltà delle loro spose lasciano i loro troni e si mettono in cammino. Torneranno a regnare solo dopo aver visto che anche una potentissimo jinn subisce lo stesso oltraggio. Dalla volontà di Shahriyàr di evitare il ripetersi del tradimento attraverso l'uccisione all'alba della fanciulla che sposa la sera, e dalla scelta di Shahrazàd di fargli sospendere con i suoi racconti il crudele decreto, scaturisce la raccolta araba. |
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| Tutti
dicevano della
bellezza della prima e della bruttezza dell'altra |
La madre di una brutta figlia
odia la figliastra, che invece è
bellissima: anche questo è un motivo fiabesco molto
diffuso. Esso rientra nel tema più generale della
madre/matrigna (in certe versioni è la madre di entrambe, ma
nella maggior parte la bella è una figlia adottiva o delle prime
nozze del marito, come in Cenerentola
o in Biancaneve)
che perseguita la bella attante protagonista, cercando in ogni modo di
impedire le nozze regali alle quali è destinata. In questo sito
si possono leggere la toscana Bella Caterina o la novella de' gatti,
la romagnola Fola d'Ohimè,
l'abruzzese Fiore e Cambedefiore. Il motivo
è presente anche nella Gatta Cennerentola e in molte
delle sue varianti. La favola più celebre in cui compare questo motivo è Biancaneve, messa a morte dalla regina strega. L'ordine di uccidere la figlia nella maggior parte dei casi è dato quando la sua bellezza sboccia. Una relazione temporale, come nei sogni, vale come relazione causale: la bellezza della madre sfiorisce quando sboccia quella della figlia si traduce così: la bellezza della madre sfiorisce perché sboccia la bellezza della figlia. Su questo tema, vedi, di chi scrive: La luna nella cenere. Il grande sogno di Cenerentola, Pelle d'asino, Cordelia (1999). In ogni caso il motivo prevede di solito che il servitore che ha ricevuto questo ordine avendo compassione della fanciulla le risparmi la vita: qui è il provvidenziale intervento dei pirati, figure maschili non sottomesse all'ordine della legge, come i nani di Biancaneve, come i banditi della favola sarda Is tresgi bandius. |
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| Motivo del pulito e
dello sporco E così l'eloquente Tarsia fece con i primi clienti, che come il re si commossero e la pagarono senza violarla. |
Come Pelle d'Asino e le sue
numerose sorelle di favola Tarsia si trova nello sporco, il postribolo,
equivalente del pollaio o del porcile in cui le attanti sfuggite alle
brame incestuose del loro padre prestano servizio presso un re
straniero. E come loro rimane 'magicamente' pura, così come
Cenerentola resta tanto tempo coperta di quella cenere che nasconde ma
non riduce la sua bellezza. Si può osservare che in una celebre
recente versione di Cenerentola, vale a dire nel film Pretty Woman (Garry Marschall, USA
1990), lo sporco sia rappresentato dalla stessa condizione in cui si
trova Tarsia: la protagonista è una prostituta. Per la bellezza
che resta intatta nello sporco, vedi le versioni di Pelle d'asino citate
sopra. Vedi qui sotto l'analogia con la leggenda di sant'Agnese. |
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| I pirati portarono Tarsia
a Mitilene per venderla come schiava, e la
comprò a caro prezzo un lenone, convinto che avrebbe guadagnato
molti danari con la sua bellezza. Leggenda di Sant'Agnese |
Si racconta che Agnese, che si
era votata a Gesù Cristo,
respinse il
figlio del Prefetto di Roma, che si era innamorato di lei. Il padre del
pretendente le ordinò di far parte delle vestali, e quando
Agnese
rifiutò di servire la dea pagana la fece portare in un
postribolo. Come
Tarsia Agnese si conservò pura, perché nessuno osava
toccarla: un
angelo bianco accecò l'uomo che intendeva violare la sua
purezza.
Accusata di magia, fu allora condannata al rogo,ma le fiamme si
aprirono intorno al suo corpo senza farle alcun danno, e i capelli le
crebbero tanto da coprire il suo corpo. Trafitta al collo con una
spada, cadde mantenendo la grazia della sua purezza. Se il moralismo
edificante lascia il posto a un'interpretazione, leggiamo una storia
non lontana dal romanzo di Apollonio, per quanto sia inserita in un
contesto sacro, dove l'intervento divino assume tutte le funzioni della
sorte e degli aiuti magici delle fiabe. Si tratta della parola che
incide sulla carne, del Verbo che domina la materia: il fuoco non
sfiora il corpo di Agnese, la sua morte non incrina la sua purezza.
Dall'inno Agnes Beatae Virginis
di sant'Ambrogio:
I pirati in questa storia salvano
Tarsia dalla morte decretata dalla matrigna come i nani (o i banditi in
Tresgi bandius) salvano la
principessa dalla stessa minaccia. I banditi, i nani, i pirati
significano qui un maschile non personale - sono un gruppo - che ospita
la protagonista che necessita di vivere fuori dalla legge, che nella
persona di Dionisiade, o della regale matrigna, vuole ucciderla. In
questo senso appartengono alla sfera del materno, come i Dattili
(connesso al greco dàktülos, dito), sorti dalla terra dal
battito delle dita di Latona durante il parto, creature nate per
soccorrere il parto della dea perseguitata da Era, che aveva proibito a
ogni dea di assisterla e a ogni terra di ospitarla durante il parto,
dal quale nasceranno Apollo e Artemide. Un altra versione del mito
racconta che nacquero dalla pressione delle dita di Rea sulla terra,
mentre partoriva Zeus: sarebbero stati cinque femmine, una per ogni
dito della mano sinistra, e cinque maschi, uno per ogni dito della
destra.
Altre versioni del mito raccontano che i dattili preesistevano a questi parti, ed erano maghi, fabbri, inventori del fuoco, del ferro, del bronzo, della metallurgia, e anche della musica. Servitori di Gaia Terra, madre degli dei, avevano prerogative analoghe ad altri insiemi mitici, come i Cureti e i Coribanti. I nani di Biancaneve erano minatori, custodi ed estrattori delle pietre preziose, comsiderate figlie della madre terra, in seno alla quale crescevano fino a quando l'uomo le estraeva. Digitando 'dattili' è possibile leggere queste e altre notizie online, in svariati siti. |
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| Motivo
del racconto
nel racconto Appena venni al mondo nel mare fra onde e tempeste... |
Inaugurato da Ulisse alla
reggia dei Feaci e portato all'ennesima potenza da Shaharazad, il
motivo del racconto che salva è presente in numerose fiabe
europee anche se non come tema della storia. Si ricordi il motivo del
racconto nel Decameron che permette di superare l'orrore della peste
del 1300. |
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| Motivo del racconto
nel racconto Scrisse le vicende sue e dei suoi... |
Quest'ultima frase non figura nel testo latino che abbiamo seguito. Conclude la traduzione italiana di Gaetano Balboni (Il romanzo antico greco e latino, a cura e con introduzione di Quintino Cataudella; Firenze: Sansoni Editore 1981; p. 1366), che deve aver seguito per il finale un diverso manoscritto. Riguardo ai due manoscritti pervenuti, vedi sopra. La frase ricorda l'analoga conclusione di molte storie delle Mille e una notte, ed è coerente con il valore che all'interno di questo romanzo latino, come nella grande raccolta araba, viene dato al racconto. Narratori in prima persona, secondo una modalità inaugurata da Ulisse nella reggia dei Feaci, Tarsia e tanti personaggi delle Mille e una notte con una storia raccontata al momento giusto e con i giusti accenti salvano la loro vita o la vita di altri, e collaborano a far emergere la verità fino a quel punto inaccessibile. Questo è del resto il tema di Shahrazàd, filo conduttore di tutte la raccolta araba.. |
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PSICOMAPPA
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| TEMA |
PELLE D'ASINO | |||
| ATTANTE
SOGGETTO |
MASCHILE E FEMMINILE |
Il romanzo
latino può essere considerato come un insieme di motivi
fiabeschi, variati e ripetuti più volte. La presente mappa dice
solo questo: che tutti i motivi fiabeschi della nostra mappatura sono
presenti, tutti agiti e subiti sia da attanti maschili che femminili. |
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| MOTIVI |
ARCHÈ | PADRE
ASSENTE MADRE ASSENTE |
Sono
assenti, neppure nominati, i genitori del soggetto maschile, Apollonio. |
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| ASIMMETRICI |
PERSECUZIONE |
DA
MASCHILE E FEMMINILE A MASCHILE E FEMMINILE |
Il re
Antioco perseguita la figlia e Apollonio, che vorrebbe uccidere.
Dionisiade vuole uccidere Tarsia. |
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| DONO |
DA
MASCHILE E FEMMINILE A MASCHILE E A FEMMINILE |
Il giovane
medico ridà vita ad Archistratide; Archistrate e Archistratide
salvano la vita e accolgono Apollonio; Atenagora protegge Tarsia e il
servo del lenone l'aiuta a guadagnare i soldi che deve al lenone stesso
dandole modo di narrare pubblicamente la sua storia. |
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| AMBIVALENZA |
DA
MASCHILE A FEMMINILE |
I pirati
rapiscono Tarsia e così le salvano la vita. |
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| SIMMETRICI |
PROVA O RICERCA | ESIGENTI
MASCHILE E FEMMINILE, AGENTI FEMMINILE E MASCHILE |
Il re
Antioco insieme a sua figlia esige che i pretendenti risolvano il suo
enigma; Apollonio ha bisogno di essere accolto da Archistrate e
Archistratide, che a sua volta ha bisogno di essere svegliata dal sonno
post-partum dal medico e dai suoi allievi; Tarsia ha bisogno di essere
liebrata dal lenone; Apollonio di porre fine al suo lutto,
Archistratide di essere ritrovata, ecc. |
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| SCAMBIO |
FRA MASCHILE
E FEMMINILE E FEMMINILE E MASCHILE |
Tarsia in
cambio del racconto della sua triste storia ottiene che i clienti del
lupanare rinuncino a toccarla. In cambio di una somma di denaro Tarsia
cerca di convincere Apollonio a partecipare alla festa di Mitilene. |
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| TÈLOS | NOZZE REGALI
E RIUNIONE |
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