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C'erano
una
volta un re e una regina che avevano tre figlie bellissime, ma la
bellezza della più piccola era tale che le parole umane non
bastavano a descriverla. La fama della sua bellezza era universale, e
tanti
venivano a vederla, sia dalla sua città che da altre regioni, e
si cominciò a credere che fosse la stessa dea Venere finalmente
tornata dagli uomini. Alla fanciulla venivano offerti doni e le si
rivolgevano preghiere come se fosse la dea d'amore, mentre i
templi di Venere rimanevano deserti. La
dea allora montò su tutte le furie, e chiamò
suo figlio:
Intanto Psiche era ammirata e venerata, ma la sua bellezza era tanto al di sopra della dimensione umana che nessuno osava chiederla in sposa. Mentre le sue sorelle maggiori avevano già lasciato la casa per diventare regine, lei intristiva e finiva con l'odiare la sua bellezza divina. Quando vide che si ammalava, il padre consultò l'oracolo di Efeso, che gli diede questo responso:
Si organizzarono quindi per lei le nozze con il terribile sposo, e i suoi reali genitori e gli abitanti della città in lutto l'accompagnarono al luogo dove avrebbe incontrato il terribile sposo. Psiche consolava i genitori, dicendosi pronta ad affrontare il suo destino, che era scritto nello stesso momento in cui per la sua bellezza l'avevano chiamata Venere, e giunta sull'alta rupe indicata dall'oracolo, rimase sola a piangere. Ma ecco che uno Zefiro la sollevò e la portò in volo fino a una valle segreta, dove l'adagiò su un morbido prato, dove si assopì, per risvegliarsi dopo un sonno ristoratore. Allora :
Delle voci senza corpo le dicono allora che tutto ciò che vede è suo, e che sarà servita e colmata di doni. Dopo un bagno ristoratore e una sontuosa cena Psiche gode di musiche celestiali, e poi va a coricarsi. A notte fonda sente una voce soave:
Mentre Psiche viveva nel palazzo meraviglioso, amata notte dopo notte dall'invisibile sposo, i suoi genitori si erano chiusi nel lutto dopo averla perduta, e le sorelle erano andate a confortarli. Amore allora disse a Psiche che presto avrebbe corso un grave pericolo perché le sue sorelle sarebbero venute a piangerla alla rupe dove era stata abbandonata: se voleva evitare un grave dolore a lui e una terribile disgrazia a se stessa, non doveva rispondere ai loro richiami. Lei promise, ma durante il giorno non fece che piangere per la sua solitudine, e continuò durante la visita notturna dello sposo, anche nell'amplesso. Allora lui le disse che avrebbe potuto vedere le sorelle, e donarle ciò che voleva dal palazzo: non doveva però ascoltarle quando avrebbero cercato di convincerla a vedere lui, il suo sposo: se lo avesse fatto lo avrebbe perduto per sempre. Psiche gli disse allora che avrebbe preferito morire piuttosto che perderlo, chiunque egli fosse, e che non avrebbe voluto cambiarlo nemmeno con lo stesso Cupido, dio d'amore: poteva quindi farle arrivare le sorelle con lo stesso Zefiro gentile che aveva portato lei? Così fu fatto, e Psiche mostrò alle sorelle stupefatte le ricchezze del suo palazzo, che sentirono le voci dei servitori invisibili, godettero degli splendidi bagni tempestati di gemme e della tavola sontuosa, e quando le rimandò a casa con lo stesso vento leggero le colmò di gioielli bellissimi e preziosi, mentre loro erano già prese dall'invidia. Lo sposo sconosciuto la avvertì che avrebbero cercato di farle perdere tutto ciò che aveva, e le disse che il bambino che portava in seno sarebbe stato immortale se non avesse infranto il segreto, mortale se lo avesse tradito. Le sorelle tornarono alla rupe, e quando il solito venticello le portò nel palazzo di Psiche cominciarono a dirle che avevano motivo di credere che lo sposo misterioso fosse un enorme serpente che la curava e la nutriva per mangiarla insieme al bambino che sarebbe nato. Lei allora chiese loro che le suggerissero un modo per vedere lo sposo senza che se ne accorgesse e loro le consigliarono di armarsi di un rasoio e, quando fosse stato addormentato, di avvicinarsi lentamente senza far rumore con una lucerna, pronta a tagliargli la testa. Poi se ne tornarono dai loro mariti, e Psiche, pur esitando, mise in atto il piano ordito dalle sorelle invidiose. Quando lo sposo, dopo l'amplesso, giaceva profondamente addormentato, Psiche si fece forza e decise di agire:
Curiosa Psiche volle toccare quelle armi d'Amore, e pungendosi si innamorò di Amore, e gli mandava baci senza sfiorare la sua pelle, per non svegliarlo. In quel momento la fiamma della lucerna, accesa d'amore essa stessa fece uscire una goccia del suo olio che cadde su una spalla destra del dio. Amore si svegliò per la bruciatura e immediatamente si alzò in volo. Psiche afferrò con tutte e due le mani una gamba di Amore e volò appesa a lui fra le nuvole, fino a che, troppo stanca lasciò la presa lasciandosi cadere. Allora Amore posandosi su un cipresso vicino le disse che per salvarla da un matrimonio abietto aveva disobbedito alla propria madre divina, e poi, essendosi punto con una delle sue frecce, si era innamorato e aveva deciso di sposare Psiche portandola nel suo palazzo. E lei voleva ucciderlo credendolo un serpente, preferendo credere alle sue sorelle invidiose invece che a lui, che pure l'aveva avvertita. A quel punto, dicendole che l'avrebbe punita lasciandola sola, Amore si levò in volo e scomparve. Psiche voleva morire e si buttò in un fiume, che però, pensando che era la sposa del dio capace di incendiare anche le sue acque, la depose dolcemente sulla riva. Là vicino si trovava il dio Pan che riconoscendo dal suo pallore che era malata d'amore, le consigliò di pregare il dio alato e di blandirlo con molte lodi, per propiziarselo. Psiche gli fece capire che accettava il suo consiglio e si mise in cammino, e dopo un certo tempo giunse alla città dove regnava lo sposo di una delle sue sorelle. Recatasi da lei le raccontò cosa le era successo seguendo il suo consiglio, ma riferendo le parole del dio alato disse che aveva manifestato l'intenzione di sposare invece di lei una delle sue sorelle. La sorella corse allora alla rupe chiamando Zefro perché la portasse al palazzo meraviglioso, ma correndo sulle rocce finì col precipitare e morire. La stessa cosa accadde con l'altra sorella, che fu così punita. Amore intanto si era rifugiato nella dimora di Venere, e giaceva nel suo letto lamentandosi per la bruciatura. Quando Venere seppe cos'era successo, corse dal figlio e gli disse che unendosi a Psiche aveva disobbedito a lei, sua madre, mancato di rispetto per la propria divina bellezza, credendo che per lui fosse tempo di generare figli perché, evidentemente, considerava lei, Venere, ormai vecchia. E allora lei avrebbe concepito un figlio migliore e più degno di lui, al quale avrebbe dato le sue ali, e la faretra e le frecce di cui aveva fatto un così cattivo uso. Del resto, continuò, Amore era stato sempre impertinente, visto che non aveva esitato a ferire sua madre e lo stesso Giove, mettendoli in ridicolo. Intanto gli avrebbe reso acide e amare le nozze con la sua rivale mortale, e per questo decise di andare a chiedere aiuto alla dea Temperanza, anche se era sempre stata una sua nemica, perché castigasse quel buffone di suo figlio, tagliandogli le piumee rasandogli la chioma dorata. Giunone e Cerere cercarono inutilmente di calmarla, ma ottennero solo che chiedesse loro di aiutarla a trovare quella Psiche. Intanto Psiche cercando lo sposo era arrivata alla dimora di Cerere che le disse come Venere la cercasse per ucciderla; Psiche si gettò ai suoi piedi:
Ma Cerere, temendo l'ira di Venere, la respinse, e Psiche si rimise in cammino e giunse da Giunone, alla quale chiese aiuto in nome della protezione che soleva accordare alle unioni matrimoniali e alle donne incinte. Nemmeno Giunone volle aiutarla incorrendo nella collera di Venere, e Psiche decise allora di smettere la sua fuga impossibile dalla collera della suocera divina, e di recarsi proprio da lei, anche se pensava di trovare così la propria morte. Intanto Venere aveva chiesto e ottenuto da Giove l'aiuto del divino messaggero, Mercurio, al quale fece diffondere questo bando:
Psiche allora si presentò alle porte della dimora di Venere, dove l'accolse una delle sue ancelle, Consuetudine, che, gridandole che troppo tardi aveva capito chi era la sua padrone, e che avrebbe pagato cara la sua arroganza, la trascinò per i capelli in presenza della dea. Ridendo beffarda Venere le chiese se era venuta finalmente a portarle i suoi omaggi o a cercare Amore che era in pericolo a causa sua, e senza aspettare la risposta la mise fra le mani delle sue ancelle Ansia e Tristezza perché la torturassero. Quando Psiche flagellata e piagata tornò al cospetto di Venere, la dea disse che non si sarebbe certo fatta impietosire da lei per il nipote che portava in grembo, visto che non aveva nessuna voglia, giovane e belle com'era, di essere chiamata nonna. E poi, continuò, i matrimoni fra persone di condizione diversa, avvenuti per giunta senza testimoni e senza il consenso paterno erano illegittimi: suo figlio sarebbe quindi stato un bastardo, ammesso che lei le consentisse di portare a termine la gravidanza. E non contenta la percosse e le strappò le vesti.
Psiche resta attonita, in silenzio, non sa nemmeno come cominciare. Ma una formica ebbe pietà di lei, e andò a chiamare tutte le formiche che si trovavano da quelle parti, chiedendo loro di aiutare la sposa di Amore.
Quando Venere vide il lavoro fatto, ne attribuì il merito al figlio, che giaceva ben chiuso in un'altra stanza della casa, e le impose un'altra prova: avrebbe dovuto andare a prendere un fiocco di lana d'oro prendendolo dalle pecore meravigliose che pascolavano in un fiume che scorreva in fondo a un dirupo. Psiche si mise in cammino, non perché pensasse di soddisfare la richiesta di Venere, ma per morire buttandosi dalle rocce. Ma una canna del fiume, attraversata dal vento, le disse che avrebbe potuto prendere un fiocco di lana se solo avesse aspettato il tramonto del sole, quando le meravigliose pecore non sarebbero state feroci e mortali com'erano sotto il calore del sole. Doveva quindi affrontare la prova, e non contaminare le sue sacre acque suicidandosi. Psiche dunque portò a Venere la lana d'oro, ma la suocera tornò a dire che il merito non era suo, e consegnandole una piccola urna le impose di andare a riempirla delle gelide acque di Stige: prova impossibile, se non ci fosse stata un'aquila, che avendo pietà di lei le prese di mano l'urna e gliela riportò pena delle acque del fiume infero. Stavolta Venere si congratulò per la capacità di sedurre gli aiutanti che le consentivano di eseguire i compiti che lei le affidava. Poi le consegnò un vasetto dicendole di andare da Proserpina a chiederle un po' della sua incomparabile bellezza per Venere, che l'aveva consumata per curare il proprio figlio malato. Ora che doveva andare proprio nel regno dei morti, Psiche fu certa di aver concluso la sua vita, e salita su un'alta torre voleva ancora suicidarsi. Ma la torre parlò, le disse che negli Inferi sarebbe andata comunque se avesse fallito: tanto valeva che tentasse la prova invece di andarci direttamente prima di farlo. Le disse quindi di procurarsi due focacce impastate con vino e miele, e di mettersi in bocca due monete: le sarebbero servite per farsi trasportare da Caronte all'andata e al ritorno, mentre le focacce avrebbero ammansito il cane guardiano Cerbero. Le disse poi che lungo il cammino avrebbe fatto molti incontri: un asino zoppicante gravato dal suo carico di legna e un vetturale che le avrebbe chiesto di aiutarlo a portarne qualche pezzo, un vecchio immerso nel fiume dei morti che le avrebbe chiesto di farlo salire sulla sua barca, delle filatrici che le avrebbero chiesto di fermarsi a tessere un po' con loro. Avrebbe dovuto passare oltre senza dar loro ascolto, pena il fallimento della sua impresa. Seguendo le istruzioni della torre, Psiche giunse sana e salva di fronte a Proserpina, e mentre la dea le offriva uno scranno si sedette ai suoi piedi, rifiutando il cibo sontuoso che le veniva offerto per contentarsi di un pezzo di pane nero.
Mentre Psiche portava a termine il suo compito, Amore
volò a chiedere aiuto al sommo Giove raccontandogli quanto era
successo, e il sovrano degli dei gli disse:
Poi, rivolgendosi a Venere le disse di non temere per la sua discendenza, e, mandato Mercurio a prendere Psiche, quando la sposa di Amore fu alla sua presenza le offrì una coppa d'ambrosia:
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| ______________________________________ RIFERIMENTI |
Tutti i siti indicati in questa pagina sono stati consultati il 15 ottobre 2011. |
Fonte delle citazioni in latino |
Dalle Metamorfosi o L'Asino d'oro di Apuleio, Libri IV-VI http://la.wikisource.org/wiki/Metamorphoses_(Apuleius)/Psyche_et_Cupido |
| Fonte delle citazioni in
italiano |
Apuleio, L'asino d'oro; Traduzione di
Massimo Bontempelli, prefazione di Emilio Radius; Milano: Club degli
Editori 1972. |
Narrazione della Fabella |
© Adalinda Gasparini |
Testo latino integrale dell'Asino d'oro e traduzione italiana integrale della favola |
Metamorphoseon Libri sive Asinus Aureus; http://la.wikisource.org/wiki/Metamorphoses_(Apuleius); testo latino integrale. http://digilander.libero.it/Bukowski/Amore%20e%20Psiche.htm#FavolaItaliano |
| Sulle Metamorfosi o
L'asino d'oro |
Autore: Nunzio Castaldi;
PREMESSA – IL PROBLEMA DELLE FONTI; LA STRUTTURA DELL’OPERA; RIASSUNTO
DELLA TRAMA; CURIOSITAS; LA FABELLA DI AMORE E PSICHE; LO STILE DI
APULEIO; IL DESTINATARIO DELL’OPERA; LE METAMORFOSI SUL WEB; http://www.progettovidio.it/speciali/metamorfosi_apuleio.pdf |
Su Apuleio |
Apuleio era originario d Madaura, città nella quale studiò Agostino, che era un ammiratore dei suoi scritti e rinominò il suo romanzo Metamorphoses, chiamandolo L'Asino d'oro. Dal Rinascimento la fama del suo romanzo è diventata immensa e non è mai tramontata. Chi scrive ricorda la prima lettura della Fabella sui banchi del liceo, alla fine della scuola, quando ci poteva distrarre se le ultime interrogazioni non ci riguardavano, ricorda una luce dorata, che poteva entrare dalle finestre che davano sul chiostro francescano del convento in cui era ubicato il Liceo Ginnasio Pico della Mirandola, nella stessa cttadina del grande personaggio rinascimentale. La stessa luce nitida e dorata chi scrive continua a sentirla nella fiaba. Genio del suo tempo, mago, grande scrittore, fu riscoperto da Giovanni Boccacco, che lo copò nel 1338, e da allora costantemente tradotto in tutta Europa, riscritto, rappresentato nell'arte figurativa: la parte più celebre è proprio la Fabella di Amor et Psyche. Amore, pur essendo qui figlio di Venere, mantiene molto del carattere di grande demone con il quale è descritto da Socrate nel Simposio. Apuleio, filosofo platonico, non perde occasione per descrivere la sua natura indomita, rudele e dolcissima: è la peggiore delle fiere e il più desiderato degli dei. Dalla sua unione con una mortale nasce una creatura di cui si sa solo il nome con cui si chiama presso i mortali: Voluptas, il piacere. Amore collega così cielo e terra come Eros grande demone platonico, e del resto Eros già dalla Teogonia rappresenta questo collegamento, dato che agisce con la stessa ineluttabile forza che fa sciogliere le membra sui mortali e sugli immortali. Nella Fabella narrata da una vecchia a una vergine atterrita, rapita dai banditi, si celebra l'unione fra Amore e l'Anima che vive sulla terra, e questa unione deve durare per sempre, come stabilisce Giove, sovrano degli dei. Molte unioni mitiche avvengono fra un essere diivino e un essere umano, ma questo è un matrimonio che non può sciogliersi. Nello stesso tempo in cui andava diffondendosi la religione cristiana, che ha al suo centro un dio che si fa uomo, Apuleio mago e filosofo di origine africana racconta della nascita del piacere di genere femminile, Voluptas. Eros, Amore, cerca l'essere mortale, come se non bastassero il nettare, l'ambrosia e la vita eterna agli immortali, perché nasca una nuova dea, Voluptas. (http://it.wikipedia.org/wiki/Apuleio) |
IMMAGINE |
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| Psiche torna in vita col bacio d'Amore | Antonio Canova, Psiche torna in vita col bacio d'Amore, 1793; http://it.wikipedia.org/wiki/File:Canova_Le_Baiser.jpg |
| Immagine del banchetto
degli dei |
A Mantova, nel Palazzo Te,
si trova la sala di Amore e Psiche, con gli affreschi di Giulio Romano
che narrano per immagini la Fabella
di Apuleio. Fra le tante
rappresentazioni della storia, questa è sufficiente per
immaginare l'importanza della storia nell'arte figurativa. http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/3/3c/Banquet_of_Amor_and_Psyche_by_Giulio_Romano.jpg. |
NOTE |
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Metamorphoses sive Asinus Aureus |
Erano diffuse edizioni anche recenti del romanzo di Apuleio nella Francia del Re Sole e del suo architetto e narratore di corte Charles Perrault, che scrisse Pelle d'Asino. La prima versione a stampa di questo tema fiabesco è già nelle Piacevoli notti di Giovan Francesco Straparola (Notte prima, Favola IV; http://www.intratext.com/IXT/ITA2969/_P7.HTM), e del resto il particolare dell'incesto data molto indietro nel tempo (vedi le note al romanzo antico, ma posteriore di un paio di secoli, Historia Apollonii regis Tyri) ma il fortunato particolare della pelle dell'asino che nella versione di Perrault era il fornitore di ricchezze del re padre, potrebbe unire la condizione asinina di Lucio, il protagonista delle Metamorfosi, e la storia della principessa, creatura bellissima come Psiche. |
L'uomo più malvagio che la fortuna abbia condannato... che in tutto il mondo non se ne possa ritrovare un altro uguale e così miserabile... Non isperare un genero nato da stirpe mortale, ma un crudele, feroce e viperino male... |
Esiodo nella Teogonia introduce così il dio Eros, come quarta e ultima delle divinità primigenie: il più bello fra gli dei immortali, | sciogli membra, che sottomette la mente e le sagge | intenzioni in tutti gli dei come in tutti gli uomini (Teogonia , vv. 120-122). Apuleio ricorda che il dio ha lo stesso potere sugli uomini e sugli dei, che lo temono e lo desiderano allo stesso tempo. Lo sposo ignoto è nella sua favola come in tutte le fiabe con questo tema descritto sia come un mostro che come la più bella delle creature (vedi la descrizione del dio illuminato da Psiche). L'assunzione della forma umana avviene in questo tema grazie a una peregrinatio femminile, al termine della quale si ha il finale felice. All'umanizzazione delle fiabe corrisponde nella Fabella di Apuleio l'accettazione della sposa umana da parte del dio Amore, con la sua assunzione in cielo. Il frutto di questa unione è una figlia immortale, nata da una madre mortale: Voluptas, il piacere, che in latino ha genere femminile. Come in ogni fiaba in cui lo sposo deve umanizzarsi, compito che assolve l'attante soggetto femminile, è presente il motivo della mancanza della madre eccedente, mentre il padre di Amore non compare: Venere vuole usare il figlio alato per vendicarsi della rivale, come ogni matrigna di fiaba che non tollera l'avvicendarsi delle generazioni, e Apuleio descrive l'incontro fra madre e figlio con tenerezze materne incestuose. La stessa Venere svolgerà una funzione materna mancante per eccesso perseguitando Psiche con prove che riguardano, come nelle fiabe, compiti femminili: ordianare, procurare cosmetici, ecc. Si osserva a questo proposito che Venere manda Psiche dalla regina degli Inferi per procurare a lei cosmetici divini, che però Psiche apre per sé trasgredendo l'ordine materno. Si deve citare a proposito di questo tema un suo grande antecedente, il mito delle nozze ctonie fra la figlia della dea della vegetazione e il signore del regno dei morti, Kore, Demetra e Ades nella mitologia greca classica, Proserpina, Cerere e Plutone nella mitologia latina, narrato anche da Ovidio nelle Metamorfosi. |
Motivo: Il palazzo meraviglioso Ma la cosa più maravigliosa fra tante ricchezze... |
L'analogia fra elementi di questo palazzo con i palazzi meravigliosi delle fiabe è evidente. Si può riconoscere anche un'analogia fra elementi del palazzo di Amore ed elementi della Gerusalemme Celeste dell'Apocalisse di Giovanni: ad esempio della mancanza di custodi. Questo particolare corrisponde all'assoluta mancanza di esseri umani nei palazzi delle fiabe: se da un lato si designa una condizione di perfetta abbondanza che rimanda all'Eden, o alle fantasie sul benessere nel grembo materno, come nell'Età dell'oro, dall'altro si descrive una condizione di non vita: ci si trova in un luogo che somiglia al regno dei morti. Il palazzo di Amore, come l'intera Fabella, appartiene all'orizzonte del mito come la finale condizione immortale di Psiche, mentre resta nell'orizzonte umano per l'andamento narrativo e la struttura che la rende una fiaba anctica e moderna. Non è insignificante il fatto che si trovi in un romanzo antico, genere che presenta tanti motivi fiabeschi, e che della fiaba ha il carattere terreno: il sovrumano, come la magia nelle fiabe, è presente, ma gli attanti soggetti sono umani dall'inizio alla fine. L'orizzonte delle fiabe è quello umano, i riferimenti all'ultramondo religioso sono accidentali, nel senso che non concorrono a formare la struttura della fiaba, nella quale entrano come le descrizioni dei paesaggi o la morale finale. Se l'elemento religioso è dominante, si è in presenza di una forma narrativa diversa dalla fiaba |
E lei voleva ucciderlo credendolo un serpente... |
Come le prime due sorelle in Re Porco (XVI secolo) Psiche si arma per uccidere lo sposo. Nella fiaba cinquecentesca il regale suino le uccide prima che possano agire, fino a quando non ottiene la vera sposa, che è, come Psiche, la sorella minore. Nel Re Porco del XIX secolo le prime due sorelle vengono uccise perché non mantengono il segreto sulla natura umana dello sposo, e la terza, Ginevra, deve iniziare una peregrinatio e compiti impossibili, come Psiche. |
La dea Venere allora montò su tutte le furie |
Venere agisce qui come una matrigna, certa della propria bellezza come la matrigna di Biancaneve, non tollera che una creatura inferiore - mortale in questo caso, più giovane nelle fiabe - prenda il suo posto. Anche le prove alle quali sottoporrà Psiche sono familiari a qualunque lettore di fiabe. Nella Fabella di Apuleio è presente il motivo della mancanza della madre come eccesso di presenza sia in relazione all'attante soggetto Psiche, che lei perseguita, sia del futuro sposo di lei, Amore, che lei bacia e abbraccia e tratta come suo aiutante. |
Motivo: Scegliere pan nero ...E mentre la dea le offriva uno scranno si sedette ai suoi piedi, rifiutando il cibo sontuoso che le veniva offerto per contentarsi di un pezzo di pane nero. |
Nella fiaba La bella Caterina, quando l'attante soggetto si trova nella casa delle fate, ambivalenti in questa storia, segue le istruzioni di un vecchietto pidocchioso incontrato per via, e risponde all'offerta di cibi, monili e abiti scegliendo quelli più modesti: – “Che vòi da culizione ? Pan nero e cipolle, oppuramente, panbianco con del cacio ? ” – “ Oh ! datemi pan nero e cipolle, ” – arrisponde la Caterina. – “ Nun sono avvezza a mangiare altro. ” – Il significato del motivo è la volontaria sottomissione a figure materne tanto più potenti dell'attante soggetto da poterlo distruggere o salvare con un solo gesto; si tratta di un passaggio che permette l'elaborazione di un materno persecutorio, senza la quale il tema non procede verso il lieto fine. |
Motivo: Sonno simile alla morte Un sonno infernale che la fece cadere come morta |
Si tratta di un motivo che si trova in molti temi fiabeschi, il più celebre è quello della Bella Addormentata nel bosco, nelle sue tante versioni, che ha qui un nobile antenato. |
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PSICOMAPPA DI AMORE E PSICHE
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| TEMA |
AMORE
E PSICHE |
La
Fabella di Apuleio
può essere considerata la prima fiaba, o la sua ascendente,
pensando alla fiaba europea come prende forma nelle raccolte italiane
di Giovan Francesco Straparola (sec. XVI) e di Giambattista Basile
(sec. XVII). Il suo titolo, che non è dato dallo scrittore
latino, viene dai nomi dei due soggetti protagonisti. Come si racconterà quindici secoli dopo nel Mio bel bambino, e diciassette secoli dopo ne Lu re pesce e in Re fendana d'aure, una fanciulla umana sposa un essere non umano, teriomorfo o stregato, che pone alla sposa il divieto di vederlo. Qui si tratta di una creatura ultramondana immortale, nel cui regno si trasferirà con la celebrazione delle nozze la mortale Psiche, doventando immortale. Realizzare la stabile unione fra desiderio maschile e accoglienza femminile, cercando l'incontro, perdendolo, ritrovandolo, fino a che il loro matrimonio entra a far parte dell'ordine paterno, qui rappresentato da Giove, insieme al frutto della loro unione, che nasce prima di questo lieto fine e che talora è determinante nel raggiungerlo (vedi le tre fiabe citate in questo record). |
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| ATTANTE
SOGGETTO |
MASCHILE
E FEMMINILE |
Nella parte iniziale della fiaba il soggetto è la fanciulla, al quale si affianca successivamente Amore. | ||
| MOTIVI |
ARCHÈ |
PADRE
CARENTE MADRE CARENTE |
I
regali genitori di Psiche non sono in grado di evitarle l'esilio. |
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| ASIMMETRICI | PERSECUZIONE |
DA FEMMINILE A FEMMINILE |
La dea
Venere, madre di Amore, perseguita Psiche con l'acredine di una
suocera, del resto Apuleio esplicita quale sia la ragione del suo odio:
i suoi templi sono deserti mentre alla fanciulla mortale vengono
offerti doni e sacrifici. Né Venere fa mistero del suo rifiuto
di invecchiare, o di essere chiamata nonna. Le prove imposte da Venere
a Psiche hanno numerosi riscontri nelle fiabe: trattano sempre di
affontare un insieme caotico (Apuleio: confusa congeries), di semi o
piume, deve essere ordinato. Si tratta di una prova che costringe il
soggetto a confrontarsi sia col caos impadroneggiabile, il mucchio
confuso, sia con l'ordine, nel quale devono essere disposti i singoli
componenti della confusa congeries.
Secondo una superstizione popolare gli spiriti maligni sono fascinati da oggetti composti da un gran numero di parti, come una scopa di saggina, e si fermano a contarne i rametti, fino al mattino, quando devono dileguarsi. Ho visto personalmente qui a Firenze, negli anni settanta, un vicino di casa di origine meridionale, che indossava un'impeccabile divisa militare, aprire la porta e mettere fuori una scopa di saggina quando la mia gatta nera era uscita dalla mia porta e correva lungo le scale del condominio. |
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| DONO |
DA FEMMINILE E
MASCHILE A
FEMMINILE |
Le formiche,
l'aquila, la canna di fiume, la torre, soccorrono Psiche in ciascuna
delle prove che deve superare dandole informazioni o assolvendo il
compito per lei. Psiche ha fallito la terza prova: la sua curiosità la induce ad aprire il vasetto del cosmetico ricevuto da Proserpina come l'aveva indotta a vedere lo sposo segreto: a questo punto Amore interviene in suo aiuto. |
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| AMBIVALENZA |
FRA FEMMINILE E
FEMMINILE |
Condannandola
a sposare il peggiore degli esseri maschili, Venere fa incontrare
Psiche con suo figlio Amore. |
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| SIMMETRICI |
PROVA O RICERCA | ESIGENTE
MASCHILE AGENTE FEMMINILE |
Amore si
innamora di Psiche pungendosi inavvertitamente con uno dei suoi dardi:
psicoanaliticamente si tratta di un atto sintomatico, grazie al quale
Amore si emancipa dalla madre. Qualcosa di umano attrae il divino,
nello stesso tempo in cui la Buona Novella del Dio che si fa uomo si
diffonde nell'impero romano. Giocosa e laicamente ironica, la Fabella di Apuleio lascia
sull'Olimpo gli dei col loro nettare, e racconta che dalle nozze
ultramondane di Psiche nacque una figlia divina, che gli uomini amano,
frutto di questa unione fra Amore e Psiche: il corrispettivo latino di
Eros, il mègas dàimon del discorso di Socrate nel
Simposio, si trattiene sulla terra più di quanto abbia mai
fatto. Il dio che fa innamorare è preso dalla stessa forza che
è sua. Voluptas, il piacere, non è la stessa cosa della
Caritas paolina, in greco àgape. Ma è comunque il frutto,
dolce per gli esseri umani, del nuovo patto d'amore fra dei e uomini,
unione che Giove celebra e rende eterna. Il contenuto di questo motivo è l'imposizione a Psiche del divieto di vederlo, e quando lei lo infrange comincia la sua ricerca. Psiche sceglie di ritrovare Amore, e dopo essere stata respinta dalle due dee alle quali ha chiesto aiuto e protezione cerca la madre del suo sposo, comprendendo che non potrà evitarla, va a consegnarsi nelle mani della sua persecutrice, pronta a morire se non ha modo di ritrovare l'amato. |
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| TÈLOS | NOZZE
REGALI E RIUNIONE |
La natura
divina, anziché teriomorfa, come nelle altre due fiabe con
questo tema qui raccolte, determina un finale diverso: le nozze regali
avvengono nell'immortale Olimpo, con la sposa che diventa immortale, e
la figlia immortale. La Fabella di
Apuleio Il lieto
fine comprende la riunione del principe stregato con la madre che lo
aveva perduto e la punizione delle sorelle cattive di Alma. La nuova
coppia regale ha già un bambino. |
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