|
|||||||||||
|
| LE
LACRIME
DI MIRRA Libro X, vv. 30-515 |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
![]() |
______________________________________ |
|
| RIFERIMENTI |
|
| Testo latino |
Publio Ovidio Nasone, Metamorfosi.
Testo a fronte. A cura di Piero Bernardini Marzolla.
Con uno scritto di Italo Calvino; Torino : Einaudi
1994. |
| Traduzione italiana |
© Adalinda
Gasparini 2011. |
| Opera omnia di Ovidio
in latino |
http://www.thelatinlibrary.com/ovid.html;
consultato
il 28 ottobre 2011. http://la.wikisource.org/wiki/Metamorphoseon; consultato il 10 ottobre 2011. |
| The Ovid Project | The Ovid Project:
Metamorphosing the Metamorphoses; Hope Greenberg,
Humanities Computing Specialist, University of
Vermont; http://www.uvm.edu/~hag/ovid/index.html;
consultato il 10 ottobre 2011. |
| Traduzione italiana
sec. XVI |
Le Metamorfosi,
traduzione di Giovanni Andrea dell'Anguillara (1563);
http://it.wikisource.org/wiki/Le_Metamorfosi; consultato il 10
ottobre 2011. |
| Traduzione italiana
contemporanea in versi |
http://spazioinwind.libero.it/latinovivo/Ovidio_Metamorfosi.htm;
consultato il 28 ottobre 2011. |
| Ovidio |
Publio Ovidio Nasone (43
a.C.-18); http://it.wikipedia.org/wiki/Publio_Ovidio_Nasone; consultato il 10
ottobre 2011. |
______________________________________ |
|
| IMMAGINE | Bernard Salomon, Métamorphoses,
Lyon 1557. Fonte: http://krapooarboricole.wordpress.com/2009/01/09/metamorphoses-dovide-myrrha/; consultato il 28 ottobre 2011. |
| Versioni illustrate delle Metamorfosi nei secoli | Revisioning
Ovid: Alternative Versions of Ovid's
Reception in Image and TextVariation
Thematics, or How Else to Illustrate
Ovid; site constructed by Daniel
Kinney with Elizabeth Styron; http://etext.virginia.edu/latin/ovid/others.html;
consultato il 6 ottobre 2011. |
| Viaggio interattivo nelle Metamorfosi di Ovidio | ICONOS, Cattedra di Iconografia e Iconologia del Dipartimento di Storia dell'Arte della Facoltà di Scienze Umanistiche dell'Università di Roma "La Sapienza"; http://www.iconos.it/index.php?id=85; consultato il 10 ottobre 2011. |
______________________________________ |
|
| NOTE |
|
| In
nova fert animus mutata dicere formas corpora |
Ovidio intende stupire
il lettore, non per celebrare un'entità
trascendente, ma per rendergli familiare il portento,
calandolo nelle forme consuete degli uomini, degli
animali, delle piante. Non ha mai accettato l'invito
di Augusto e del suo amico Mecenate di celebrare Roma.
Il solo grande ad accettarlo era stato Virgilio.
Confrontando il mirum di Ovidio con il miracolo
evangelico, si osserva che mentre il primo descrive i
minimi dettagli della trasformazione, il secondo
avviene senza che la narrazione ne descriva il modo.
Il mirum di Ovidio circonda il lettore come i fenomeni
di ogni giorno, e lo induce a percepire il miracolo
quotidiano della continuità e della
discontinuità delle forme: il seme che diventa
pianta, e fiore dai rami secchi, il giacinto odoroso
dal bulbo simile a una come una cipolla, e la
fioritura dell'iris trasparente come le nuvole, e la
crescita di un bambino, e la mobile morfologia dei
genitali, e ancor più il cuore che sembra ora
morire per poi rivivere come se non avesse mai avuto
una pena. Linguaggio in grado massimo ecfrastico, quello di Ovidio invita a guardare con occhi di poeta narratore la formazione e la trasformazione. La natura madre è osservata nella sua mobile potenza, e le sta di fronte la parola che può muovere l'animo alla sua comprensione, alla sua definizione. Ciò a cui il poeta latino dà nome è la stessa f'usij evocata da Goethe nel Faust: [cit da Jung in Fenomenologia della fiaba, 9i, p. 210) Siedono alcune, altre
stanno e si muovono come il caso comporta.
Formarsi, trasformarsi, eterno gioco dell'eterno
senno, intorno ad esse aleggiano le immagini di
tutte le creature.
(Regno delle Madri, Galleria Oscura, tr. it. a cura di F. Fortini, Mondadori Milano 1994; vv. 6286-6288) |
Il motivo dell'incesto nel verso di Ovidio |
Non conosco una storia d'incesto che nella sua costruzione, nei versi e in ogni parola inviti a guardare l'abissale complessità del tema, fino a far vibrare nel lettore che voglia e possa seguirla le corde umanissime che appartengono a ciascuno. Sempre presente e controverso, il mito di Edipo in psiconalisi non cessa di interrogarci, con la ricchezza perturbante dei suoi temi che ricorrono dal mito e dalla tragedia greca a Ovidio, alle leggende cristiane di Giuda, dannato più di ogni altro essere umano, e di Gregorio, che avendo vissuto l'incesto espia la sua colpa e alla fine viene eletto papa. Il romanzo latino di Apollonio re di Tiro, la cui fortuna dal V al XVIII secolo è stata immensa, articola in forma quasi fiabesca il tema dell'incesto (vedi anche: La storia di Apollonio re di Tiro. Introduzione, testo critico, traduzione e note a cura di Giovanni Garbugino. Alessandria: Edizioni dell'Orso 2010). Il tema dell'incesto è in una fiaba tra le più diffuse, che Perrault scrisse intitolandola Pelle d'Asino (1697). Favole col motivo esplicito dell'incesto sono presenti già nelle Piacevoli notti di Giovan Francesco Straparola (1551-1553), e nel Cunto de li cunti o Pentamerone di Giambattista Basile (1634-1636). Il tema ricorre nelle fiabe popolari (vedi: Le tacconelle di Maria di Legna e Maria intavolata). Una fiaba d'incesto simile alla già ricordata leggenda di Gregorio è stata raccolta in Toscana nel sec. XIX (La treccia rossa). Ci si limita in questa nota a racconti nei quali il motivo dell'incesto compare esplicitamente. |
Le offrono le primizie dei suoi frutti e corone di spighe | e per nove notti rispettano il divieto del congiungimento... |
Dèmetra, Cerere per i latini, viveva in perfetta felicità con la figlia Kore, Proserpina per i latini: i Greci le chiamavano Le grandi dee, o semplicemente Le dee. Madre e figlia formano una diade perfetta, e quando sono unite nell'isola più fertile, la Sicilia, la terra dà spontaneamente le messi che nutrono gli esseri umani. Quando Proserpina viene rapita dal dio degli Inferi, Cerere la cerca per tutta la terra, alla quale impone di non dare più i suoi frutti. Il genere umano si estinguerebbe se la dea madre non ritrovasse sua figlia, che è stata rapita e presa in sposa dal dio degli inferi Ade, Plutone per i latini. Giove stabilisce che la dea figlia trascorrerà una parte dell'anno sulla terra, con la madre, una parte sotto terra, con lo sposo. La dea madre insegna agli abitanti di Eleusi che l'avevano accolta i suoi misteri e l'arte dell'agricoltura, e la terra fiorisce e dà frutti quando le due dee si riuniscono, mentre diventa fredda e spogla quando sono separate. La castità da osservare durante le feste di Cerere ricordano una completezza femminile, rispetto alla quale l'amore incestuoso di Mirra è come la rottura tragica di un tabù. Non solo l'incesto come dramma fra un genitore e una figlia, ma l'amore irresistibile è narrato da Ovidio, il primo amore, il padre, l'unico amore possibile, quando la madre lascia il letto nuziale per celebrare i misteri della dea della fertilità. Lo sposo della dea figlia, Kore o Proserpina, è misterioso, sotterraneo. E misteriosa è per Cinira l'amante che la nutrice gli conduce per nove notti. |
Ma per non contaminare i vivi | con la mia vita e i morti morendo, mettetemi fuori dai due regni... |
Di fronte a Edipo inorridiscono gli abitanti del demo di Colono che conoscono la sua colpa, e dapprima gli vietano di entrare nello spazio sacro, pensando che lo contamini. Nel romanzo latino Apollonio re di Tiro, solutore dell'enigma dell'incesto, dopo la morte della sposa e della figlia dice ai suoi marinai: "Proicite me in
subsannio navis; cupio enim in undis efflare
spiritum, quem in terris non licuit lumen videre." ("Gettatemi
in fondo alla nave, voglio esalare fra le onde il
mio spirito, che non ha diritto di vedere la luce
sulla terra.")
Il Gregorius di Hartmann von Aue (XII secolo) quando scopre di essere figlio di due fratelli e di aver sposato sua madre si fa incatenare su un isolotto dove resta diciassette anni a fare penitenza (vedi Edipo Papa). Nella leggenda di Giuda che diventa apostolo di Gesù dopo aver vissuto la stessa storia di Edipo, narrata nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine il motivo dell'esclusione dalla terra e dal cielo raggiunge il culmine: Giuda dopo aver tradito Gesù: [A]ndò e
impiccossi per la gola ; et impiccato , crepò
per mezzo e sparsonsi le'nteriora sue. In ciò
fu tolta la ragione alla bocca , che lo spirito suo
maladetto non uscisse quindi ; però che non
era degnia cosa che quella bocca cosi vilemente
maculata fosse , la quale avea tocco così
gloriosa bocca come quella di Cristo che degnia cosa
era che le 'nteriora ch'aveano ingenerato il
tradimento , cadessero rotte , e la gola , della
quale era uscita la voce del tradimento , fosse
costretta dal capestro , cioè dalla corda che
l'affogò impiccandosi. Ancora morìo in
aere , acciò che colui il quale offese gli
angeli nel cielo e gli uomini in terra , fosse
sceverato dalla contrada delli angeli e delli uomini
, e fosse accompagniato colle demonia nell'aere.
(dal Codice Riccardiano 1254, car. 78; in Alessandro
D'Ancona, La
leggenda di Vergogna e la Leggenda di Giuda,
1869, pp. 72-73; vedi Edipo Giuda),
|
| Le figlie di Lot |
Ubriacano il padre
(Genesi) |
|
PSICOMAPPA DI CINIRA E MIRRA
|
||||
| TEMA |
PELLE
D'ASINO |
|||
| ATTANTE
SOGGETTO |
FEMMINILE |
|||
| MOTIVI |
ARCHÈ | PADRE
ECCEDENTE MADRE CARENTE |
La mancanza del desiderio incestuoso di
Cinira non significa che la sua figura non sia
per Mirra eccedente. La madre partecipando alle
feste di Cerere lascia libero per Mirra il suo psoto
accanto a Cinira. |
|
| ASIMMETRICI |
PERSECUZIONE |
DA MASCHILE A FEMMINILE |
In
questa storia è la figlia a desiderare il
padre, ma vive l'attrazione esercitata dal padrecome
una persecuzione. Nella concezione classica il
soggetto umano non può opporsi alla passione,
vissuta come una costrizione divina o del proprio
irrecusabile destino. |
|
| AMBIVALENZA |
DA FEMMINILE A FEMMINILE |
La
nutrice aiuta Mirra a non morire, ma in questo modo
la spinge verso la sua metamorfosi in pianta. |
||
| TÈLOS | MORTE COME PASSAGGIO ALL'ALDILÀ O METAMORFOSI | |||