Castelmella, alunno di IV elementare: Crono evira il padre Cielo

il conflitto generazionale nella teogonia

Gennaio 2004 Biblioteca e scuole elementari di Castelmella (BS) - Classe quarta A

Ho raccontato alcune favole greche in una quarta della scuola elementare di Castelmella (BS) nel mese di gennaio 2004,  partendo dalla Teogonia di Esiodo, che riproduco nella mia traduzione, per circa trenta minuti. Lo stesso tempo hanno avuto gli alunni per disegnare o scrivere. Per il metodo del racconto e i suoi criteri, rimando ai miei saggi sulla home page di questo sito.
Fino a metà del XIX secolo il termine 'favola' indicava qualunque storia non vera, cioè tutti i racconti tranne quelli considerati scientifici, quelli della propria religione, quelli storici. Nel XVI secolo non era una favola quanto si scriveva degli unicorni, che si consideravano realmente esistenti, né sarebbe stata definito come favola il miracolo di Gesù Bambino che forma degli uccellini con l'argilla e poi dà loro vita, per quanto appartenente ai Vangeli Apocrifi. Non erano favole le storie della Leggenda Aurea di Jacopo vescovo di Varagine, cioè di Varazze, fra le quali si può leggere che l'imperatore Nerone ingoiando un girino ebbe una gravidanza al termine della quale partorì una rana. Né favola era la storia della fondazione di Roma con Romolo, Remo, il padre divino e la balia lupa.
Credo quindi che in questo contesto chiamare favole i miti greci sia corretto.
In questa pagina l'estimatore di letteratura infantile - qui nel senso di testi scritti dai bambini - potrà trovare tre esempi: il testo di una bambina che si è impegnata come un antico amanuense, quello di un bambino che a otto anni rivela una straordinaria competenza espressiva, e alla fine il testo di una bambina particolare.

I bambini hanno visto una versione collettiva corrispondente a questa nell'auditorium vicino alla scuola, dove erano andati al cinema con i loro genitori, e l'ha resa possibile la collaborazione, che va molto oltre il corretto svolgimento dei compiti propri del ruolo lavorativo, di Cristina Dossi, bibliotecaria di Castelmella, delle insegnanti della scuola elementare che hanno preso parte all'esperienza, dell'insegnante della scuola media di Castelmella che ha passato un pomeriggio intero a passare allo scanner i disegni, al sindaco di Castelmella e alla responsabile dei servizi sociali.
Riguardo al mio racconto, ho narrato una parte della Teogonia, che riporto nel testo da me tradotto da Esiodo.
Si osserverà che come fra i maschi la rappresentazione favorita è l'evirazione di Cielo, le bambine scelgono prevalentemente la nascita di Afrodite.


Narratemi di tutte queste cose
signore Muse che state sull’Olimpo,
115 dite chi nacque prima fra gli dei.
In verità per primo nacque il Caos,
e poi la Terra dall’immenso corpo
casa di tutti eterna che non crolla,
di tutti gli immortali dei beati,
che stanno sulla vetta dell’Olimpo,
monte santo di neve incoronato,
dopo nacque il nascosto sotterraneo,
Tartaro Inferno d’ogni luce muto,
sotto la Terra dalle larghe vie,
120 nacque poi il più bello degli dei:
Eros che scioglie le membra  e che doma
nel cuore dei beati e dei mortali
i pensieri e i propositi sensati.
Dal Caos nacquero il Buio e la Notte,
125 e la Notte in amore mista al Buio;
la Terra generò per suo compagno
il vasto Cielo trapunto di Stelle,
che tutta la stringeva fra le braccia,
casa eterna incrollabile di dei.
[...]
Tutti questi terribili figlioli 
nati da madre Terra unita al Cielo
erano odiati dal loro genitore
fin dal primo momento della vita,
155 e appena nati li teneva nascosti
senza luce, non li faceva uscire,
costringendoli a stare chiusi in seno,
neonati seppelliti nella madre,
nel seno grande della madre Terra,
e intanto gongolava il padre Cielo
della sua azione cattiva: la prima.
160 La grande Terra mugolava oppressa
dal peso dei terribili neonati:
furba e cattiva escogitò una cosa.
Rapida fece la pallida materia
del ferro adamantino, ed una falce
grande forgiò, dalla lama affilata,
poi si rivolse ai suoi cari figlioli,
li incoraggiò con la pena nel cuore:
- Figli miei - disse - e dello scellerato,
se vi fidate della vostra madre,
165 possiamo vendicarci dell’offesa
che vi fa il padre vostro, che è cattivo:
ha inventato l’azione scellerata. -
Così parlò, li scosse la paura
e restarono lì senza parole.
Ma le rispose coraggioso Cronos,
che nutriva pensieri sinuosi,
alla sapiente disse il grande figlio:
170 - Madre, io ti prometto che l’impresa
porterò a fondo, non mi importa nulla
del padre Cielo, cattiva noméa:
ha inventato l’azione scellerata. -
Così parlò, alla Terra dei prodigi
balzò di gioia il cuore, madre Terra
lo mandò a nascondersi ben pronto
con la falce affilata nelle mani
175 istruendolo in tutto per l’agguato.
Quando discese portando la notte
il vasto Cielo sulla Terra madre,
di Desiderio amoroso avvolgendo
in ogni parte la sua immensa sposa,
Cronos balzò fuori dal nascondiglio,
per afferrarglielo con la sinistra
mentre la destra brandiva la falce,
180 strumento prodigioso, denti aguzzi:    
afferrò e troncò di netto il fallo
del caro padre, e lo scagliò lontano
rapido dietrò a sé, non volò invano
dalla sua mano sulla Terra sposa,
che s’impregnò di ogni goccia di sangue,
e col passar degli anni mise al mondo
185 le fortissime Erinni e i giganti,
immensi corpi armati rilucenti,
lunghissime brandiscono le lance,
diede alla luce anche le Ninfe Melie,
così sono nomate sulla Terra.
Tagliato con la falce adamantina
e scagliato da Terra cadde in Mare,
che smania con le onde e mai si stanca,
190 e il Mare lo portò per tanto tempo:
dalla carne immortale del dio Cielo,
tutt’intorno sgorgava spuma bianca,
nella spuma cresceva una fanciulla:
la portò il Mare come in una culla
a Citera, in questa isola prima
si mostrò agli abitanti fortunati,
poi giunse a Cipro lambita dalle onde.
Salì dal mare la dea venerata,
dove poggiava i morbidi piedi
195 crescevano erbe, sbocciavano fiori:
presso i beati e gli uomini mortali
è nomata Afrodite questa dea
che è nata e si è nutrita nella spuma,
e Citerea dalla bella corona,
perché a Citera si mostrò dapprima,
e Ciprigna, perché a Cipro è nata,
sull’isola lambita dalle onde,
200 poi nomata la dea è Falloamante,
perché dal fallo è stata generata.
Eros lo Scioglimembra l’accompagna,
e Desiderio bello le sta accanto,
da quando è nata e ha volto i suoi passi
verso gli dei beati sempiterni.
[...]
Da madre Terra e dal padre Cielo,
che ha il vasto manto trapunto di Stelle,
Cronos aveva saputo il suo destino:
465 per quanto fosse forte gli toccava
essere sottomesso da un suo figlio,
- Zeus sapiente dai molti consigli -
e da allora teneva gli occhi aperti.
Senza dormire mai il padre Cronos
vigile trangugiava tutti i figli:
Fluente ne pativa un gran dolore.
Quando mancava poco al sacro parto
di Zeus sovrano di uomini e di dei,
la dea pregò i suoi cari genitori,
470 la Terra prodigiosa e l’alto Cielo,
li supplicò di escogitare un piano
per nascondere il suo caro neonato
e vendicare le Erinni del padre
e dei figli che aveva trangugiato
il grande Cronos, mente sinuosa.
Sentirono la figlia, la esaudirono
475 decisero per lei come dar corso
al destino di Cronos e del figlio
ardimentoso che veniva al mondo.
Mandarono il bambino appena nato
all’isola di Creta, terra grassa,
a Litto Zeus appena partorito
la Terra accolse nell’immenso seno
480 per allattare e crescere il bambino.
Venne veloce nella notte nera
portando a Litto il neonato bambino,
lo prese fra le braccia e lo nascose
in un antro scosceso, fra i burroni
sotto la Terra santa dei prodigi,
sul monte Egeo di boschi ammantato.    
485 Grande una pietra in fasce mise in mano
al primo re degli immortali, Cronos,
figlio del cielo, grandissimo dio.
Cronos prese la pietra con le mani
e se la mise nel corpaccio orrendo:
non pensava che illeso alle sue spalle
490 suo figlio era salvato da una pietra,
e l’avrebbe sconfitto e sottomesso
con azioni di forza e di violenza
togliendogli l’onore di regnare
fra gli dei beati sempiterni.
Ogni giorno crescevano le forze
e le nobili membra al re bambino:
e al passare degli anni il padre Cronos
dalla mente complessa e sinuosa
tratto in inganno dai suggerimenti
intelligenti della scaltra Terra
495 rigettò tutti i suoi figli costretto
dall’arte e dalla forza di Zeus grande.