Il bambino che ha fatto questo disegno ha incrementato l'attività
di Crono, al quale nel fumetto attribuisce l'idea di sistemare il
padre Urano/Cielo. Lo stesso bambino ha scritto la
sua bellissima favola mitologica che è difficile attribuire
a un bambino di otto anni che per la prima volta ha sentito questa storia.
(Pubblicato anche su Liber, numero di luglio-settembre 2003, A.G., Favole
a scuola all'ombra della psicoanalisi)
Questo bambino ha rappresentato Urano/Cielo che scende con lunghissime
braccia per avvolgere Gaia/Terra, e ha nascosto Crono/Tempo, raffigurato
come un bambino, dietro un masso/lingam, che potrebbe rappresentare la
madre fallica. Si osservi la rappresentazione della paura della rappresaglia
paterna, nel non sporgersi in alcun modo oltre il nascondiglio: ma anche
la castrazione va fatta, e quindi il braccio si allunga magicamente consentendola
senza togliere al bambino/Tempo la sua protezione.
La bambina rappresenta la conchiglia di Venere, e quando mi consegna
il disegno mi fa osservare che per fare il mare ha tritato la mina della
matita colorata e l'ha sparsa sul foglio col dito. Si osservi il colore
rosso acceso della pelle e dei capelli, e la pettinatura che ricorda le
corna delle figure demoniache
Ancora Venere, con un abito fiorito che ricorda Botticelli, sole e
pesci festanti, e conchiglia su cui poggia.
Questa bambina ha ricordato come i fiori sbocciassero sotto i piedi
di Venere, che nella veste e negli occhi ha l'azzurro, come il padre Urano/Cielo
dal cui membro è nata, come il mare che l'ha cullata nella spuma,
e Mare e Cielo si vedono sullo sfondo dell'isola fiorita, simbolo della
generatività di cui è signora Afrodite/Venere, che spiunge
all'unione i diversi.
Nel disegno c'è scritto: La mamma di Arianna si sposò
con un toro e fece Arianna.
Il toro sembra un orsacchiotto, e da fratellastro diventa padre di
Arianna. Il disegno rappresenta una scena che rimanda alla storia della
Bella con la Bestia.
Il labirinto di Creta. Rappresentare il labirinto per il bambino significa
darsi una rappresentazione del materno, nel quale teme di perdersi: si
osservi con quale acribia il bambino indica i nomi e la posizione di Arianna,
Teseo e il Minotauro. Il senso del disegno, come del mito, è la
possibilità di visitare un materno arcaico, generatore di mostri
che provocano la morte per divoramento, che è una forma di reinfetazione.
Nel fumetto si legge quanto dice
Arianna: - Tieni questo filo così non ti perdi. Teseo risponde:
- Grazie
Il Minotauro sullo sfondo fa pensare che per la bambina Arianna si
rivolge a Teseo, che si trova nella posizione di chi guarda il disegno.
Nel fumetto Teseo diventa Tedeo, e il labirinto diventa una grotta, come
il primo, simbolo del materno arcaico e potenzialmente reinfetante. Si
osservi anche il particolare delle corna che legano il toro al diavolo.
Il bambino disegna il filo come una specie di cordone ombelicale, che
comunque Teseo deve legarsi alla cintura quando ha bisogno di entrambe
le mani per combattere. Le due armi da taglio sono simmetriche alle due
corna appuntite del Minotauro, che rappresenta una condizione più
arcaica, per questo non ha una spada ma una specie di clava. Si osservi
come dalle sue narici esca una specie di fumo e come un raggio di luce
faccia brillare le armi di Teseo.
La bambina rappresenta Arianna abbandonata e disegna una lacrima lungo
la sua guancia. Si noti che l'isola dell'abbandono si salda con la tradizione
di "Laguna Blu" o dei Tropici in genere: è arredata da una bella
palma, coem quella successiva.
La bambina disegna Arianna che piange lacrime multicolori, e la veste
con una gonna viola, colore che rappresenta il lutto, la sofferenza femminile
da elaborare nella crescita. Le lacrime multicolori indicano, come le toppe
dell'abito di Arlecchino, sia un rapporto con l'oscurità, cosignificante
del viola della veste, sia un potenziale trasformativo.
La bambina ha rappresentato con libertà di tratto un ciclope
come un insieme arcaico non organizzato: sembra un tronco quello che ricopre
l'intero foglio da disegno, mentre l'occhio e la bocca vorace sono come
scissi uno dall'altro
La didascalia recita: - Io ho disegnato
il ciclopede che sta mangiando gli uomini.
E dice: - Buoni!.
Il bambino disegna il ciclope enorme e Ulisse piccolo, ma il primo
ha le proporzioni di un bebè, il secondo di un adulto. Anche qui
il colore verde, nella tonalità marcia, indica il carattere arcaico
di Polifemo. Un tratto da bebè del Ciclope è anche nel ciuffetto
di capelli, come se si saldassero stolidità e condizione infante.
Qui il ciclope è un troglodita, che mangia due uomini contemporaneamente,
come fossero pane e companatico. la rappresentazione è molto ampia,
con Ulisse e i compagni, e con la caverna arredata dal formaggio - il Ciclope
è un pastore - un cesto di frutti - per il bambino è anche
un contadino -, col fuoco acceso, sul quale tra poco Ulisse temprerà
il palo poer accecarlo, e l'enorme masso sulla destra, a chiusura della
caverna. Interessante come le capigliature e le barbe dei compagni di Ulisse
siano differenziate, a significare che si tratta di individui dotati di
particolarità soggettive, e come Ulisse abbia capelli grigi, indice
di saggezza. I bambini amano disegnare particolari grandguignoleschi, come
qui, con pezzi di carne che cadono nel fuoco.
Il bambino disegna il ciclope steso e accecato, sanguinante dall'occhio,
mentre Ulisse e compagni sembrano pronti a colpirlo di nuovo, e la punta
dell'albero è in un mucchio di sangue.
Degno di un vaso attico il tratto di questo bambino, con i compagni
seminascosti dalle pecore e Ulisse che sporge da sotto l'ariete, sollevato
dal ciclope, giallo e panciuto come un demone orientale, completamente
nudo, col sangue in mezzo alla fronte. In questo lavoro, a titolo di esempio,
sottolineiamo la grande capacità dei bambini di ricordare particolari
del racconto, che pure ha compreso tante favole greche, quando Polifemo
palpando l'ariete dice: - Come mai esci per iltimo che sei il capo gruppo?
O forse ti dispiace per il mio occhio!
La bambina che ha fatto questo disegno potrebbe aver rappresentato
i ciclopi invocati da Polifemo accecato, con Ulisse al centro, che , disegnato
al solito in modo più differenziato, sembra sfuggire completamente
al loro controllo.
La stessa bambina ha scritto anche una poesia.
Nei fumetti si legge che Ulisse dice a Polifemo: - Maledetto! Io sono
Ulisse! non sono Nessuno!. E il ciclope inorridito a bocca spalancata esclama
interrogandosi: - Cosa?!
Nel fumetto si può leggere quanto esclama il ciclope: - Ora
mi sono arrabiato!
Particolarmente ben riuscito questo disegno in cui il ciclope ha il
ciuffo da bebè, ma esteso fino a ricordare l'anguicrinita Medusa,
una delle rappresentazioni femminili più terrifiche. La bocca immensa
riporta all'arcaismo orale, mentre la nave ha i tratti accurati e differenziati
che indicano l'artifico umano, la sua intelligenza, la sua cultura: si
osservi il particolare dei vetri a poppa. E' il momento in cui il masso
già scagliato ha sollevato un'onda immensa, e il ciclope mostra
una collera impotente.