La versione collettiva della fiaba:

un’esperienza  in due classi quarte di Firenze

 

Leggere fiabe è una prassi usuale per insegnanti e genitori, ed è interessante scoprire la vasta varietà di sbocchi che una lettura può racchiudere.

Quest’anno avevo deciso di frequentare un corso di aggiornamento sulla “versione collettiva” proposto dall’assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Firenze nelle Chiavi della Città dal titolo “I miti greci come espressione corale” condotto dalla Dott.ssa Adalinda Gasparini, psicoanalista e studiosa di fiabe e mitologia. Per sperimentare la metodologia abbiamo iniziato con due fiabe tradizionali toscane in dialetto pistoiese, secondo la stesura del Nerucci: La bella Caterina o il Gatto Mammone  e Re Porco .

Le classi interessate sono state la 4C e la 4D della Scuola Primaria Kassel di Firenze.

Dopo la lettura secondo il “Decalogo” della fiaba, i bambini sono stati lasciati liberi di scegliere quale mezzo preferivano per esprimere le risonanze suscitate dalla lettura: la scrittura o il disegno. L’unione dei vari elaborati ha prodotto la ricostruzione  della storia.

La libertà di espressione non legata a giudizi o prestazioni da raggiungere ha permesso sia ai bambini che a me di gustare il sapore e la magia delle fiabe, di fare un’esperienza in cui eravamo insieme in un viaggio, sullo stesso piano. Osservare i lavori dei miei alunni fuori dai canoni consueti, mi ha permesso di “guardare oltre” e “guardare altro”, di scorgere dietro anche ad un lavoro “imperfetto” le potenzialità  comunicative che racchiudeva. È stato sorprendente anche per loro vedere come sono riusciti a ricostruire un testo anche particolare per linguaggio, terminologia a volte un po’ arcaica, l’intera storia con una freschezza espressiva coinvolgente, tipica dei bambini.

Prezioso è stato anche il lavoro collettivo svolto durante il corso di aggiornamento, perché la collaborazione e lo scambio di idee, esperienze, timori, dubbi e delucidazioni con gli altri partecipanti sotto  la guida della  dott.ssa Gasparini ha incoraggiato il lavoro e indicato nuovi sentieri.

L’insegnante di lingua italiana Silvia Lazzer



 

 


LA BELLA CATERINA

 

C’era una volta in una casa  una signora che aveva due figlie una era bellissima e si chiamava Caterina, l’altra era veramente brutta; però la mamma preferiva quella brutta. Siccome la brutta era gelosa della Caterina, e anche la madre era molto gelosa, anche se la bella aveva un cuore buono, faceva molti scherzi per farla imbruttire, ma questo non succedeva mai!

Un giorno alla madre venne un’idea e la disse alla figlia Brutta:-Farò andare Caterina dalle Fate a chiedere in prestito lo straccio! (ma qualcuno dice anche il cacio, o uno straccetto n.d.r.)

Con la scusa che con lo straccio avrebbe fatto il pane.

-Esse,che sono nemiche della razza umana, la graffieranno, la picchieranno, la ridurranno a morte (lei sapeva che l’avrebbero sbrandellata tutta) e lei diventerà la più brutta di tutte!

La madre  chiamò Caterina, le disse tutto il piano fatto con la figlia Brutta e le ordinò di andare nel bosco. La bella sapeva l’inganno e impaurita supplicò la madre di non farla andare, ma purtroppo non servì a niente! Caterina prese il cesto e si mise in cammino nel bosco piangendo con paura delle fate.

Nel suo cammino incontrò un vecchio che la fermò dicendole cosa le era successo e dove si stava dirigendo . Ed ella gli rispose:-Mia mamma mi ha mandato dalle fate a prendere lo straccio e le fate sono cattive!

Il nonnino ribattè:-Se segui i miei ordini, no! Bussa con cautela e quando ti dicono di aprire la porta con il dito, aprila con un ramoscello. Aiuta tutti i gatti a fare le faccende di casa, molti gatti ricamano, cuciono: prenderai il loro posto pulendo tutto, rigovernare tutta la cucina. Loro chiameranno il Gatto Mammone che ti chiederà di scegliere tra pan bianco e cacio o pan nero e cipolle: tu scegli la seconda opzione. Infine, scegli il vestito più brutto e ne uscirai più bella di ora.

 Caterina obbedì e lo ringraziò. Però il vecchio sentì un prurito in testa e le chiese cosa era e la bella gli rispose che aveva oro, pietre preziose e perle.

La fanciulla si incamminò tutta felice, bussò, mise un bastoncino e via nella stanza dei gatti che lavoravano e vedendoli così ridotti male in quattro e quattr’otto finì tutte le ricamature dei gatti e rigovernò tutta la cucina. Dopo tutti i gatti saltarono di gioia e contenti chiamarono il Gatto Mammone, il gatto più importante. Gli raccontarono tutto quello che Caterina aveva fatto per loro e Mammone apprezzò molto. Le chiese se voleva per colazione il pan bianco con il cacio o il pane nero con le cipolle. Lei disse:-Vorrei il pane nero. Allora Mammone le portò pan bianco con il cacio. Poi la portò al piano di sopra, in una stanza, attraverso una bellissima scala di cristallo. Il Gatto Mammone le disse di andare in punta di piedi. Essa, sapendo che non doveva rompere niente, neanche sporcarla, si tolse le ciabatte e cominciò a salire, l’attraversò piano piano, senza una scheggiatura, non ci fece nemmeno un graffio. In cima alle scale c’erano tante fate e le fu chiesto:- Cosa vuoi? Pan nero e cipolla o pan bianco con cacio ?

Lei scelse il primo, ma il gatto le diede il pan bianco.

-Vestiti belli o brutti?

Lei scelse quelli brutti, di ottone, ma il gatto Mammone e le fate le ordinarono di prendere il vestito più bello ornato d’ oro. Caterina stava per tornare a casa e il gatto Mammane le diede lo straccetto e le disse anche:-Se senti ragliare l’asino, non ti girare e se senti  il chicchirichì del gallo, girati pure.

Quando cantò il gallo, lei si girò e una splendida stella le comparve in fronte. La fanciulla tornò a casa stupenda: essa aveva avuto il pane bianco, il vestito con i gioielli d’oro e la stella: era più bella che mai. La madre e la sorella ne furono ancora più invidiose, andarono su tutte le furie e la Brutta disse che sarebbe andata lei a riportare lo straccio.

Il giorno dopo la Brutta partì e andò nel bosco e anche lei incontrò il vecchio che le chiese:-Dove vai così felice e contenta? E lei gli rispose:- Fatti gli affari tuoi.

E disse il vecchio:- Vai, Vai…! Te ne accorgerai domani…!

La Brutta arrivò, bussò a forza  sull’uscio di casa in modo tale che la porta incominciò a traballare e le fate le dissero di mettere un dito dentro; mise il dito nella serratura e “zac, zic” le tagliarono il dito. Entrata in casa, buttò lo straccio per terra ed entrò in cucina. Quando vide i gatti lavorare cominciò a ridere a squarciagola e disse:- Che gattacci, sono molto “carini”.

Li prese e li buttò tutti in terra, ruppe le costole, diede frustate e i gatti scappavano di qua e di là per non farsi prendere! Gatto Mammone arrivò e le propose:-Vuoi il pan bianco o il pan nero?

La Brutta gli rispose:- Se voi veniste a casa mia io vi staccherei un dito e vi darei pan nero? Via, datemi pane bianco!

 E le toccò il pan nero.

Poi arrivarono alla stupenda scala di cristallo; Mammone disse alla Brutta di salire con delicatezza, ma essa con i suoi maledetti zoccolacci la rovinò tutta. Le fate le proposero:- Gioielli d’oro o di ottone?

Essa rispose:- Certamente d’oro!

Scelse anche i vestiti più belli, ma come per il mangiare, prese quelli più brutti, in ottone. Il Gatto Mammone disse alla Brutta:- Quando senti ragliare l’asino, voltati; se senti cantare il gallo, non voltarti.

E lei lo fece! Quando l’asino ragliò, si girò subito e sulla fronte le comparve una coda d’asino! Così tornò a casa piangendo, arrabbiata, bruttissima e senza un dito!

Un giorno il Principe passò per le case,vide Caterina, se ne innamorò e le disse che la voleva come sposa. Le diede un appuntamento per prenderla e portarla al castello. Dopo una settimana arrivò il matrimonio, ma la Brutta e la madre non sopportarono questo e scappò uno scherzo alle due delinquenti: misero Caterina legata in un cesto (ma qualcuno ricorda che fosse un secchio n.d.r) in cantina e la chiusero dentro; rivestirono la Brutta con i vestiti di Caterina, la madre le mise un velo bianco davanti alla faccia, talmente lungo che copriva la testa,  e tutti i suoi bellissimi gioielli andarono nelle mani di sua sorella.

Arrivò il principe e quando stava per darle la mano, sentì una voce piagnucolante cantare  e provenire da sotto terra, giù in cantina. Ordinò di tagliare il velo e appena fu fatto, il principe capì l’inganno. Disse ai suoi servitori di andare a vedere chi c’era e trovarono la Caterina. Andò immediatamente a liberare Caterina e la mamma e la Brutta le buttò giù in cantina in un pentolone di olio bollente che le uccise.

Al tramonto tornarono alle nozze felici e contenti.

Caterina visse per sempre felice insieme a suo marito, il Principe.

 



RE PORCO

 

So una storia molto vecchia, toscana, ma bella. S’intitola: RE PORCO.

Un santo giorno una vecchia chiese l’elemosina alla Regina di Toscana e le disse:- Le’ mi dareste un po’ di lire?

-No, povera e vecchia donna, ci mancherebbe anche questa; preferirei che il figlio che partorirò fosse un porco.

La vecchia rispose:- Avrai un figlio porco!

-Vai via, vecchia!

La regina tornò al palazzo e il giorno seguente partorì, ma invece di un bimbo,si ritrovò un porco! La regina piangeva disperata ricordando la sua avidità verso gli altri, si lamentò dicendo:-Povera a me, quel santo giorno che dissi quella parola!

Il porco era cresciuto e non poteva stare in casa, per cui lo misero in giardino.

Il porco un giorno vide tre fanciulle alte e bionde; si chiamavan: la più piccola Ginevra,  la più grande Lucilla e quella maggiorenne (mezzana n.d.r.) Nella. Ad un certo punto il porco cominciò a gruglire e a strillare perché stava guardando le tre figlie, non voleva mangiare e dava noia. Allora capirono che ne voleva una. La regina disse alle figlie:- Chi di voi tre vuole sposare il porco?

La sorella minore disse:-Io no di certo!; la seconda disse:-Che me ne faccio di un porco? Allora la maggiore disse:-Pazienza, lo prenderò io; lo faccio solo per  il babbo e la mamma.

Si sposarono e quella notte ci fu un miracolo: il porco si trasformò in un bellissimo giovanotto. La sorella maggiore si meravigliò e gli chiese:- Che ti è successo? Il porco rispose:-Devi sapere che di notte io divento un ragazzo, ma mi raccomando: non dire nulla a nessuno. Non dirlo alla regina che la notte sono umano e il giorno sono porco: è per la sua avidità che sono così: Se lo dici, avrai le conseguenze…

La maggiore durò nove o dieci giorni e poi andò dalla regina sua suocera e chiede di dirle una cosa segretissima, non la deve sentire nessuno, proprio nessuno. La regina rispose:- Va bene, entra nella mia camera e parla. Disse ai servi di andare via e le finestre le chiuse.  La maggiore le disse:- Devi sapere che di notte tuo figlio diventa un bellissimo principe!

Di sera ella tornò a casa; il ragazzo, essendo magico, aveva sentito tutto e disse:-E’ il modo questo di mantenere le promesse, briccona?!! Prese un ago calamitato e l’ammazzò. La regina aprì la porta di camera della sorella maggiore e si prese un colpo.

La mattina seguente il porco grugniva e strillava: voleva un’altra figlia; e così fu. Il porco indicò Lucilla. Allora la regina disse alla seconda sorella:- Sposerai te il porco. La sorella portò il porco in camera sua. Appena a letto il porco diventò un principe bellissimo! La media era sconvolta e le disse :-Devi sapere che la notte mi trasformo in un principe, ma mi dovrai promettere di non dirlo a nessuno. Ma la sorella mediana,dopo diciannove o venti giorni, non resistì e disse tutto alla regina. Arrivati alla sera, il porco le disse:-E’ questo il modo di mantenere le promesse?

Riprese lo stesso ago e l’ammazzò.

La mattina seguente strillava: voleva la più piccola, indicò Ginevra. Allora toccò alla sorella minore di prendere il porco. Il porco come prima disse:-Devi sapere che io di notte mi trasformo in un principe, ma mi raccomando, non dirlo a nessuno. Passarono trenta giorni e disse tutto alla regina. Poi tornò in camera sua e il porco le disse:- Avevi promesso che non lo dicevi a nessuno, ma a te non ti uccido, ma per ritrovarmi dovrai consumare sette paia di scarpe di ferro, sette vestiti di ferro e dovrai riempire sette fiaschetti di lacrime; e poi scomparse nel nulla. La sposa andò dalla regina e disse tutto; allora la regina ordinò di fare quelle cose di ferro. E si mise in viaggio. Durante il viaggio incontrò per due volte la stessa vecchietta che le diede una nocciola, anche la seconda; la terza volta le diede una noce e le disse:-Con questa noce ti fermerai sotto il castello della seconda moglie del porco e la schiaccerai e appariranno tante cose galanti. Dopo s’incamminò verso il castello e incontrò un vecchietto che le diede una noce e le disse:-Sotto il castello schiaccia questa noce e appariranno delle galanterie e chiedi alla regina una notte con il re.

La ragazza arrivò al castello, ruppe la nocciola e uscirono cose belle. Una regina la vide e ordinò di darle ciò che voleva per le galanterie e la ragazza disse:- Una notte con lo sposo. E così anche con la seconda nocciola.

  E la regina accettò. La sera , a mezzanotte, Ginevra diceva al re:- Sono la bella Ginevra e ho consumato sette paia di scarpe, sette vesti, e riempite sette boccette di lacrime, tutte queste di ferro!

Ma il re non sentiva niente perché dormiva. Questa cosa si ripetè per ben due volte.

La noce era la più bella e di notte il re aveva sentito quello che aveva detto Ginevra e scapparono via insieme e ritornarono dalla madre del re porco, a casa loro, e infine il porco diventò per sempre una persona.

Solo la regina rimase nel castello.

 

4 scrittori: Alessandro (rosso), Barbara (rosa), Sara (blu), Tommaso (verde)